Ci sono classici della fantascienza che orbitano attorno alla tua lista di letture per anni. Ne senti parlare, ne leggi accenni ovunque, ma aspetti il momento giusto. Per me quel momento è arrivato grazie a una promozione sull'intero ciclo che mi ha fatto portare a casa il tomo completo. E sebbene le voci di corridoio dicano che i seguiti non valgano la candela (vedremo a tempo debito se confermare o smentire), il primo capitolo si è rivelato un'esperienza monumentale.
Incontro con Rama è il manifesto definitivo della fantascienza hard. Dimenticate le space opera fatte di guerre stellari e misticismo; qui la protagonista assoluta è la scienza, unita al brivido dell'ignoto. Quando un immenso cilindro perfetto penetra nel sistema solare, l'umanità invia una nave con equipaggio umano, la Endeavour, a esplorarlo. Quello che trovano è un mondo artificiale immenso, silenzioso, geometricamente perfetto e apparentemente deserto. Ho provato a dare in pasto la descrizione a VIKI per creare l'immagine, ma non è particolarmente fedele a come dovrebbe essere.
Arthur C. Clarke non cerca la spettacolarizzazione fine a se stessa, ma la precisione. Le spiegazioni tecniche sono minuziose, rigorose, strutturate per dare un senso di realismo quasi ingegneristico. Durante la lettura è praticamente impossibile non fermarsi, chiudere gli occhi per un secondo e provare a visualizzare la vastità di Rama: il Mare Cilindrico, le città di strutture metalliche, la forza centrifuga che regola la gravità interna, la luce che si accende all'improvviso squarciando le tenebre di un mondo morto. Visivamente è un'opera che toglie il fiato e stimola l'immaginazione come pochissime altre.
Ma il vero colpo di genio sta nella gestione del mistero. Rama non dialoga, non spiega, non si cura della presenza umana. È un gigantesco enigma cosmico che l'uomo può solo sfiorare.
Il finale aperto è, a mio avviso, la chiusura perfetta. Ti lascia addosso una curiosità pazzesca e migliaia di domande senza risposta. Qualcuno potrebbe trovarlo frustrante, ma io trovo che sia esattamente come deve essere: davanti all'immensità dell'universo e a una civiltà infinitamente più avanzata della nostra, l'arroganza umana viene ridimensionata. Non tutto è fatto per essere capito da noi, e il senso di meraviglia sta proprio in questo vuoto.
Senza dubbio, uno dei migliori romanzi di fantascienza che siano mai stati scritti. Un cult assoluto che non ha subito il peso degli anni.
"I ramani fanno ogni cosa in tre esemplari." Con questa frase iconica Clarke chiude il libro, lanciando l'esca per i seguiti. Come dicevo, le recensioni generali sui capitoli successivi (scritti poi in collaborazione con Gentry Lee) sono tiepide, ma la curiosità è tanta. Intanto, questo primo capitolo brilla di luce propria.

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