Artista: Showbiz
Anno: 1999
Tracce: 12
Formato: CD
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È un disco che sorprende, e non poco. Ci sono già tutti gli elementi che avrebbero reso i Muse quello che sono diventati con la voce di Matthew Bellamy, già teatrale e intensa, i cambi di dinamica improvvisi, quella tensione costante tra melodia e aggressività, ma in una forma ancora più grezza e meno costruita. Meno elaborata, in senso buono: c'è una spontaneità in questo disco che nei lavori successivi, più ambiziosi e levigati, si sarebbe in parte perduta. Si sente che sono tre ragazzi che suonano con tutto quello che hanno, senza ancora pensare troppo a dove stanno andando.
Le influenze sono più esplicite qui che altrove e ad esempio i Radiohead si sentono eccome, e la band non ha mai fatto fatica ad ammetterlo. Ma c'è già qualcosa di personale e riconoscibile che li separa da qualsiasi imitazione. Sunburn apre il disco con un piano ossessivo che si trasforma in un muro di chitarre ed è uno di quei brani che entrano subito e non se ne vanno più. Muscle Museum è il pezzo che avrebbe dovuto renderli famosi prima del tempo, con una costruzione che parte sussurrata e finisce in un'esplosione emotiva. Unintended è la ballata inaspettata, quasi fragile, con Bellamy che abbassa la guardia e lascia che la melodia faccia tutto il lavoro. E poi c'è Showbiz in cui il disco ebtra nel modo più grandioso possibile, lasciando intendere che quello che era appena cominciato non si sarebbe fermato tanto presto.
Impossibile non restarne affascinati. È il disco di una band che non sa ancora esattamente cosa diventerà, ma lo sta già diventando e questo, ascoltato sapendo il resto della storia, ha un fascino tutto suo.
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