mercoledì 17 giugno 2026

Sepultura - Roots

 

Artista: Sepultura
Anno: 1996
Tracce: 16
Formato: CD 
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Con i Korn avevo scoperto un certo tipo di pesantezza ritmica e oscura che mi aveva incuriosito. Roots dei Sepultura lo presi proprio dopo, e l'impressione fu immediata: con le dovute distanze, certe sonorità sembrano davvero un preludio a quel genere. Cercando poi qualche informazione, ho scoperto che la cosa non era casuale, ma anche più intricata di quanto pensassi: l'esordio dei Korn del 1994 si era ispirato proprio ai Sepultura (Jonathan Davis viene citato come una delle fonti d'ispirazione nel libretto di Roots), e i Sepultura, a loro volta, nel registrare questo disco assorbirono elementi della scena nu metal che stava nascendo proprio in quegli anni negli Stati Uniti. Un'influenza reciproca, un cerchio che si chiude su se stesso; non è importante chi abbia preso da chi per primo.

Quello che invece resta centrale, e che rende Roots un disco unico nel suo genere, sono le influenze musicali estranee al mondo metal. La band brasiliana, guidata da Max Cavalera, passò un periodo a stretto contatto con una tribù indigena nella regione del Mato Grosso, e il risultato si sente in ogni angolo del disco: percussioni tribali, il suono ipnotico del berimbau (che grazie a VIKI so essere uno strumento tradizionale brasiliano) e la collaborazione con Carlinhos Brown, percussionista già noto per il lavoro con Caetano Veloso, che porta dentro un'energia etnica difficile da trovare altrove nel metal di quegli anni. Ratamahatta, cantata in portoghese, è probabilmente il brano dove questa fusione funziona meglio.

Roots Bloody Roots apre il disco con un riff pesante e ipnotico che è diventato uno dei più iconici della band. Attitude introduce subito il berimbau in un contesto altrimenti heavy, e Cut Throat si distacca per un'andatura quasi doom. Settantadue minuti in tutto, forse anche troppi, ma con un'identità che nessun altro disco metal di quegli anni aveva.

Resta per molti il disco spartiacque dei Sepultura, quello che segna anche l'addio di Cavalera dalla band poco dopo, tra polemiche interne mai del tutto chiarite. Per me resta soprattutto questo: il punto in cui due mondi sonori, quello brasiliano tribale e quello nu metal americano, si incontrano senza che sia chiaro chi avesse copiato chi.

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