Artista: Sepultura
Anno: 1996
Tracce: 16
Formato: CD
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Quello che invece resta centrale, e che rende Roots un disco unico nel suo genere, sono le influenze musicali estranee al mondo metal. La band brasiliana, guidata da Max Cavalera, passò un periodo a stretto contatto con una tribù indigena nella regione del Mato Grosso, e il risultato si sente in ogni angolo del disco: percussioni tribali, il suono ipnotico del berimbau (che grazie a VIKI so essere uno strumento tradizionale brasiliano) e la collaborazione con Carlinhos Brown, percussionista già noto per il lavoro con Caetano Veloso, che porta dentro un'energia etnica difficile da trovare altrove nel metal di quegli anni. Ratamahatta, cantata in portoghese, è probabilmente il brano dove questa fusione funziona meglio.
Roots Bloody Roots apre il disco con un riff pesante e ipnotico che è diventato uno dei più iconici della band. Attitude introduce subito il berimbau in un contesto altrimenti heavy, e Cut Throat si distacca per un'andatura quasi doom. Settantadue minuti in tutto, forse anche troppi, ma con un'identità che nessun altro disco metal di quegli anni aveva.
Resta per molti il disco spartiacque dei Sepultura, quello che segna anche l'addio di Cavalera dalla band poco dopo, tra polemiche interne mai del tutto chiarite. Per me resta soprattutto questo: il punto in cui due mondi sonori, quello brasiliano tribale e quello nu metal americano, si incontrano senza che sia chiaro chi avesse copiato chi.


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