lunedì 8 giugno 2026

Intimidazioni in Val Serenaia: VER sta con Apuane Libere

 

Chi frequenta, ama e cammina sulle nostre montagne sa perfettamente quanto la ferita dell'escavazione selvaggia sia profonda e dolorosa. Ma ieri, purtroppo, dalle ruspe e dalle polveri che divorano i nostri crinali siamo passati alle intimidazioni dirette sul piano civile. Un fatto di una gravità inaudita che non può e non deve lasciarci indifferenti.

​Un recente comunicato ufficiale del CAI Toscana ha denunciato un episodio intollerabile avvenuto nella splendida valle di Orto di Donna, comunemente nota a tutti noi escursionisti come Val Serenaia. Durante una "camminata consapevole" organizzata dall'associazione Apuane Libere per manifestare pacificamente contro la distruzione sistematica del territorio e l'escavazione selvaggia, si è consumato un vero e proprio atto di stampo squadrista. All'iniziativa avevano aderito con convinzione diverse sezioni del CAI, la Commissione regionale Tutela Ambiente Montano, oltre a singoli soci e liberi cittadini: più di 300 persone unite unicamente dall'amore per la montagna e dal desiderio di proteggerla.

​La manifestazione, che seguiva un'analoga e riuscita mobilitazione avvenuta lo scorso 24 maggio nella valle di Arnetola, è stata inizialmente affiancata da una contromanifestazione di cavatori e imprenditori del marmo, priva di autorizzazione formale ma svoltasi senza scontri diretti. La vera e propria imboscata è scattata nell'ombra, con una viltà disarmante: al loro rientro ai parcheggi, gli ambientalisti e gli escursionisti hanno trovato l'amara sorpresa di almeno una trentina di auto pesantemente danneggiate con calci, pugni e vistosi graffi sulla carrozzeria. Tra i mezzi colpiti da questo raid punitivo figurano anche le vetture della consigliera regionale Diletta Fallani e della presidente della sezione CAI di Carrara, Lucia Geloni.

​Dalla parte della montagna, senza se e senza ma

​Come escursionista che vive e respira le Apuane da sempre, sento il dovere di schierarmi apertamente, totalmente e senza alcuna riserva dalla parte dei camminatori e dei custodi di Apuane Libere. Quello che è successo non è un semplice "atto vandalico": è una deliberata azione intimidatoria volta a lanciare un messaggio chiaro, arrogante e mafioso. L'obiettivo è spaventare chiunque osi alzare la testa e contestare un modello industriale predatorio che sta letteralmente polverizzando montagne uniche al mondo per l'esclusivo profitto di pochissimi.

​Ha perfettamente ragione il CAI nel sottolineare come una parte del territorio apuano venga ormai trattata alla stregua di una proprietà privata feudale, una "terra di nessuno" (o meglio, "terra loro") dove i diritti costituzionali di dissenso, di libera espressione e di libero transito vengono aboliti con la violenza e la prevaricazione. Rispondere a una marcia pacifica, fatta di famiglie, escursionisti e amanti della natura, devastandone i mezzi di trasporto privati è un atto vile che qualifica perfettamente l'origine e la "cultura" di chi lo ha perpetrato.

​Contro le ecomafie per la rinascita delle Apuane

​Non possiamo più permetterci di chiamarlo semplicemente "lavoro". Quando l'attività estrattiva supera ogni limite di sostenibilità idrogeologica, distrugge le sorgenti d'acqua, cancella i sentieri storici e si barrica dietro la violenza e l'intimidazione per proteggere i propri privilegi di casta, assume i tratti evidenti e inaccettabili dell'ecomafia.

​Mi unisco con fermezza all'appello lanciato dal Gruppo Regionale del CAI Toscana: esprimo la mia totale e fraterna solidarietà a tutti i proprietari delle auto danneggiate e alle istituzioni coinvolte. Al contempo, esigo che i vertici del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane escano una volta per tutte dal loro torpido silenzio e dalla loro cronica ambiguità. Devono condannare fermamente l'accaduto e operare concretamente, nell'ambito delle proprie competenze e possibilità, per fermare lo scempio ambientale e garantire l'incolumità di chi difende legalmente la natura.

​Le Apuane sono di chi le ama, di chi le rispetta e di chi le cammina lasciando solo impronte. Non ci faremo spaventare da quattro vigliacchi con gli scarponi sporchi di marmettola e arroganza. Ci rivediamo sui sentieri, a testa alta.


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