Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2026
Titolo originale: Mercy
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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Il protagonista è il detective Chris Raven ( Chris Pratt ) che si ritrova dall'altra parte della sedia: accusato dell'omicidio della moglie, novanta minuti per dimostrare la propria innocenza davanti al giudice Maddox, l'IA con il volto glaciale di Rebecca Ferguson. E il paradosso è che Raven è stato tra i sostenitori del sistema stesso. C'è materiale interessante, in tutto questo, per un film che abbia qualcosa da dire sul rapporto tra algoritmi, giustizia e responsabilità umana. Anche cosiderando che giusto questo weekend abbiamo votato per una riforma costituzionale della Giustizia. Peccato che il regista Timur Bekmambetov scelga quasi subito di buttare via l'ambizione e correre verso il thriller d'azione frenetico, ipermontato, affollato di finestre digitali, bodycam e pop-up che si sovrappongono sullo schermo in un flusso incessante che alla lunga stordisce più che coinvolge.
Rebecca Ferguson è la cosa migliore del film, calibrata, artificiale, magnetica, capace di costruire qualcosa di inquietante solo con micro-variazioni di tono. Ma il copione non sa cosa farne, e la addomestica progressivamente fino a trasformarla da minaccia in possibile alleata. È lì che il film tradisce la sua premessa: riesce a mettere in scena la pena di morte automatizzata e poi arriva a una morale del tipo "anche le macchine imparano". Per un film che parte da un'idea così radicale, è una conclusione disarmante.
Il confronto con Minority Report è inevitabile e impietoso. Non è un brutto film nel senso che non annoia, ma è un film che spreca sistematicamente quello che avrebbe potuto essere. L'idea valeva molto di più di quello che è uscito.
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