sabato 7 marzo 2026

Firenze e Henri de Toulouse-Lautrec

 
Stessa stagione (fa un caldo boia) , stessa regione (qui va proprio di moda ) , stesso periodo storico: anche al Museo degli Innocenti di Firenze, in Piazza della Santissima Annunziata, la Belle Époque è protagonista. La mostra si intitola Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque, e se vi interessa è aperta fino a giugno. 

Henri de Toulouse-Lautrec  è una figura diversa da Boldini, per biografia e per poetica. Nobile di famiglia, colpito da una malattia genetica che ne compromise la crescita e lo lasciò con un'altezza di poco più di un metro e mezzo (quindi mi sta decisamente simpatico) , trovò il suo mondo nella Parigi notturna di Montmartre: il Moulin Rouge, i café-concert, le ballerine, le prostitute, i chansonnier. Non li dipingeva dall'esterno, con l'occhio del voyeur affascinato, ma dall'interno, da frequentatore abituale. È quella differenza che si sente nel suo lavoro: c'è ironia, c'è affetto, c'è anche uno sguardo sul lato oscuro di quel mondo scintillante. La sua innovazione più riconoscibile sono i manifesti litografici come Jane Avril, Aristide Bruant nel suo cabaret, la Troupe de Mademoiselle Églantine, opere che hanno di fatto inventato la grafica pubblicitaria moderna e che ancora oggi, a più di un secolo di distanza, sono immediatamente riconoscibili.

La mostra raccoglie oltre 170 opere, tra manifesti, litografie, dipinti e disegni, in parte provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi e in parte da una collezione privata di Amburgo. L'allestimento punta sull'immersività: arredi d'epoca, fotografie, video e costumi ricostruiscono l'atmosfera dei locali notturni parigini di fine Ottocento. Ci sono anche opere di artisti coevi tipo Alphonse Mucha, Paul Berthon che aiutano a inquadrare Lautrec in un contesto più ampio, quello di una Parigi in cui l'arte stava letteralmente invadendo la strada.

Come già a Lucca con Boldini, anche qui la Belle Époque non è il mio pane quotidiano. Ma Toulouse-Lautrec ha qualcosa in più rispetto alla media del periodo: quella capacità di guardare ai margini senza estetizzarli troppo, di trovare umanità dove altri avrebbero trovato solo decorazione. Vale la visita  e non solo per togliersi lo sfizio, come la schiacciatina dell'Antico Vinaio, che per la prima volta nella mia vita son riuscito ad assaggiare.

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