Autore: Clelia Farris
Anno: 2008
Titolo originale: Nessun Uomo E' Mio Fratello
Pagine: 223
Voto: 3/5
Trama del libro e quarta di copertina:
In un'Indonesia futuristica dove il progresso sembra essere
rimasto lontano, un piccolo risicoltore di nome Enki Tath Minh deve
affrontare gli squilibri che regolano una società composta da Carnefici e
Vittime. Tutti, all'età di dodici anni, vengono a sapere se
appartengono all'una o all'altra categoria attraverso un segno che si
manifesta sul corpo. Segno che, da quel momento, tengono gelosamente
nascosto per non svelare il loro segreto. Infatti, ogni Carnefice ha una
Vittima a lui predestinata: in caso di omicidio non può essere
perseguito dalla legge. Enki è una Vittima. Suo malgrado, pur timoroso
dei fantasmi di un passato di sangue e dolore, si troverà a lottare per
cambiare una società che altrimenti non può sperare in un futuro
migliore.
Commento personale e recensione:
Spesso l’approccio con un romanzo di fantascienza speculativa richiede una sorta di periodo di acclimatamento, e Nessun uomo è mio fratello di Clelia Farris incarna perfettamente questa dinamica. L’inizio può risultare faticoso, complice anche la scelta della narrazione in prima persona che restringe inevitabilmente il campo visivo del lettore, costringendolo a guardare un mondo alieno e spiazzante solo attraverso gli occhi del protagonista. Eppure, superato lo scoglio iniziale, le pagine iniziano a scorrere con un ritmo diverso e il romanzo svela gradualmente il suo valore, catturando l'attenzione quasi senza farsi notare.
Al centro del libro c'è un tema classico e universale, quello del legame distorto tra vittime e carnefici, una base che di per sé potrebbe non sembrare rivoluzionaria. Tuttavia, Farris ha il grande merito di declinare questo spunto attraverso un'ambientazione e un protagonista decisamente inusuali. Non siamo davanti alla solita space opera o ai paesaggi post-apocalittici standard; l'autrice sarda costruisce un contesto sporco, bizzarro e profondamente originale, dove le dinamiche di potere si riflettono nell'architettura stessa e nelle abitudini dei personaggi. In questo scenario si muove una figura centrale lontana da ogni stereotipo, le cui scelte e la cui psicologia deviano costantemente dai binari della fantascienza più commerciale.
A guardare bene, si ha quasi l'impressione che la trama e gli eventi in sé siano quasi un pretesto, una scusa narrativa che l'autrice utilizza per esplorare e descrivere un contesto sociale e antropologico affascinante. La storia non cerca a tutti i costi l'azione avvincente, la svolta epica o l'evoluzione eroica del protagonista; preferisce invece concentrarsi sulle sfumature, sulle atmosfere e sulla coerenza interna di un mondo claustrofobico e disturbante. È proprio questa scelta a rendere il romanzo un'esperienza di lettura matura. Pur non partendo con il piede giusto, alla fine lascia addosso una sensazione di profonda soddisfazione, confermando la capacità dell'autrice di creare una fantascienza italiana dal respiro internazionale e dall'identità fortissima.
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