mercoledì 16 settembre 2026

La mappa del mondo ci ha mentito

 
Nel mio studio (non) ovale ho una mappa gigante della National Geographic Pacifico centrica di cui vado fiero, presa a Londra. Solitamente invece abbiamo quelle "normali" con l'Europa al centro. Questo per dire che mi sono sempre piaciuti i punti di vista differenti, anche in geografia. 
Guardiamo una cartina geografica e pensiamo di guardare il mondo. In realtà stiamo guardando una delle sue tante possibili rappresentazioni. Sembra una distinzione da fissati della geografia, ma basta fare una cosa semplicissima per accorgersene: prendere una cartina e chiedersi perché la Groenlandia sembri enorme quasi quanto l'Africa. Non lo è. L'Africa è circa quattordici volte più grande della Groenlandia. Eppure siamo cresciuti vedendole rappresentate in modo apparentemente simile. Non è un errore del cartografo e nemmeno un complotto geografico: è il risultato di una scelta matematica. E in queste settimane la questione è tornata sorprendentemente d'attualità perché il 4 settembre 2026 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 164 voti favorevoli, uno contrario e sei astensioni una risoluzione che incoraggia l'utilizzo di proiezioni capaci di rappresentare in modo più corretto le dimensioni relative dei continenti, citando in particolare la proiezione Equal Earth. Il problema nasce da una cosa apparentemente banale: la Terra è una sfera e una carta geografica è piatta. Non si può trasferire perfettamente una superficie curva su un foglio senza deformarla. Qualcosa deve necessariamente cambiare: le superfici, le forme, le distanze oppure le direzioni. Non esiste quindi la "mappa perfetta". Esistono mappe progettate per scopi diversi. La famosa proiezione di Mercatore, elaborata da Gerardus Mercator nel 1569, fu pensata soprattutto per la navigazione. Ha una caratteristica fondamentale: permette di rappresentare le rotte a direzione costante in maniera particolarmente utile ai navigatori. Il prezzo da pagare è che le terre vengono progressivamente ingrandite man mano che ci si avvicina ai poli. E così la Groenlandia diventa gigantesca, il Canada sembra quasi spropositato e l'Europa assume dimensioni che il nostro cervello finisce per considerare normali. L'Africa invece, trovandosi molto più vicina all'Equatore, appare relativamente piccola. Se prendiamo una cartina di Mercatore e la confrontiamo con una rappresentazione che conserva correttamente le proporzioni delle superfici, il risultato è quasi straniante. Il continente africano improvvisamente sembra molto più grande di quello che ricordavamo. E non è perché qualcuno lo abbia "ingrandito": è perché per una volta non lo stiamo rimpicciolendo. La cosa interessante è che Mercatore non aveva progettato una mappa per insegnare alle persone quanto fossero grandi i continenti. Aveva risolto un problema pratico della navigazione. Per quello scopo la sua proiezione era straordinariamente utile. Il problema è arrivato molto dopo, quando quella stessa rappresentazione è diventata una sorta di immagine mentale standard del pianeta. L'abbiamo appesa nelle scuole, stampata sugli atlanti, utilizzata nei libri e poi trasferita sul mondo digitale. La proiezione Web Mercator è diventata infatti uno standard di fatto per le mappe online, perché funziona molto bene con le mappe interattive e permette di spostarsi e fare zoom in maniera efficiente. E qui arriva la parte che trovo più interessante: una mappa non è mai soltanto una fotografia del territorio. È una scelta su cosa vogliamo vedere bene. La storia della cartografia lo dimostra benissimo. Nel 1154 il geografo arabo al-Idrisi realizzò per il re normanno Ruggero II di Sicilia una delle più importanti rappresentazioni geografiche del Medioevo. La sua carta aveva il Sud in alto e il Nord in basso. Per noi appare immediatamente "sbagliata", perché siamo abituati all'esatto contrario. Ma non esisteva nessuna legge naturale secondo cui il Nord dovesse stare sopra. Era una convenzione. Nella cartografia islamica medievale l'orientamento con il Sud in alto era tutt'altro che strano, e nella carta di al-Idrisi la Mecca assumeva una posizione centrale e particolarmente importante. Ancora prima, molte mappe europee medievali non avevano nemmeno l'obiettivo di essere strumenti geografici nel senso moderno del termine. Alcune erano soprattutto rappresentazioni religiose e simboliche del mondo. La celebre mappa di Hereford, per esempio, era concepita come una rappresentazione della storia cristiana più che come una guida per attraversare l'Europa. Il punto non era sapere con precisione quanto fosse distante Parigi da Roma: il punto era rappresentare il mondo secondo una determinata visione religiosa. Anche il concetto di "centro del mondo" è quindi meno innocente di quanto sembri. Mettiamo l'Europa al centro e ci sembra normale. Mettiamo l'Asia al centro e improvvisamente cambia tutto. Mettiamo il Pacifico al centro e l'Europa finisce ai margini della carta, in alcuni casi divisa addirittura in due. Non è cambiata la Terra. È cambiato il modo in cui l'abbiamo tagliata. E la storia continua ancora oggi. La risoluzione approvata dall'ONU non vieta la proiezione di Mercatore e non stabilisce che da domani tutte le carte geografiche del pianeta debbano essere sostituite. Il testo riguarda soprattutto finalità educative e di consapevolezza e riconosce esplicitamente che ogni proiezione comporta dei compromessi. La stessa risoluzione chiarisce che non modifica questioni relative a confini, sovranità o status territoriale. La proposta che ha ricevuto il sostegno dell'Assemblea è la Equal Earth, una proiezione sviluppata nel 2018 che cerca soprattutto di mantenere corrette le proporzioni delle superfici. Ma anche questa non è "la vera mappa del mondo". È semplicemente una mappa costruita per rispondere meglio a una domanda precisa: quanto è grande davvero una parte della Terra rispetto a un'altra? Se invece dobbiamo tracciare una rotta navale, abbiamo bisogno di altre proprietà. Se vogliamo rappresentare correttamente le distanze, ne servono altre ancora. Se vogliamo una carta del mondo che abbia una forma gradevole e facilmente leggibile, probabilmente faremo un altro compromesso. È una cosa che vale la pena ricordare anche quando usiamo Google Maps. Noi siamo ormai abituati a pensare alle mappe come a qualcosa di oggettivo e quasi magico. Il telefono sa dove siamo, vede la strada, ci dice dove girare e sembra mostrarci il territorio così com'è. In realtà anche lì dietro ci sono proiezioni, sistemi di coordinate, algoritmi, semplificazioni e scelte grafiche. La tecnologia ha reso le mappe infinitamente più comode, ma non le ha trasformate in una copia della realtà. Forse è proprio questa la cosa più affascinante della faccenda. Una carta geografica è un po' come una fotografia: ci sembra di vedere la realtà, ma qualcuno ha deciso da dove guardarla, cosa includere, cosa escludere, quale scala utilizzare e quali caratteristiche mettere in evidenza. Una mappa non mente necessariamente. Sceglie. E questa consapevolezza cambia parecchio il modo in cui possiamo guardarla. La prossima volta che vedremo la Groenlandia gigantesca accanto all'Africa non sarà necessario indignarsi contro Mercatore, né buttare nel cestino tutti gli atlanti di casa. Possiamo semplicemente ricordarci che quella carta sta facendo bene il lavoro per cui era stata progettata. E che se vogliamo capire quanto è grande davvero il mondo, forse dobbiamo cambiare mappa. Alla fine, è una lezione piuttosto bella: per secoli abbiamo cercato di rappresentare il mondo su un foglio. Abbiamo costruito mappe sempre più precise, inventato proiezioni, coordinate, satelliti e sistemi GPS. Eppure il problema fondamentale è rimasto lo stesso del primo cartografo che ha provato a disegnare la Terra: non possiamo mettere una sfera su un piano senza modificarla. Possiamo soltanto decidere come modificarla.

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