Visualizzazione post con etichetta VIKI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta VIKI. Mostra tutti i post

lunedì 3 agosto 2026

Queen - The Game

 

Artista: Queen
Anno: 1980
Tracce: 10
Formato: CD 
Acquista su Amazon


Torniamo adesso sui Queen. Con loro era così, a metà anni Novanta per me: qualsiasi cosa portasse la firma di Mercury e compagni aveva un posto garantito nella collezione, senza bisogno di troppa analisi. The Game  non fa eccezione, e lo tengo in collezione con affetto anche sapendo che non è il loro disco più ispirato.

È un disco di svolta, e si sente. Per la prima volta, mi suggerisce VIKI, nella loro carriera i Queen usano un sintetizzatore (un Oberheim OB-X), abbandonando quella scritta "No synthesizers!" che aveva campeggiato sulle copertine dei lavori precedenti come un punto d'onore. Cambia anche il look, con Mercury che si presenta nei video con capelli corti e baffi in quello che diventerà il suo look definitivo. È l'inizio degli anni Ottanta, e la band lo sa: il suono si fa più diretto, più radiofonico, con singoli costruiti per arrivare ovunque. I puristi storsero il naso; il pubblico rispose comprando dischi. Io, circa tre lustri dopo, facevo parte di quel pubblico. 

Crazy Little Thing Called Love è rockabilly puro, scritta da Mercury in dieci minuti nella vasca da bagno dell'hotel Bayerischer Hof di Monaco di Baviera (non ero lì, ma VIKI sì) : primo numero uno negli Stati Uniti per la band. Another One Bites the Dust, scritta dal bassista John Deacon su un giro funk che ricordava da vicino certi Chic di Nile Rodgers, rischiò di non entrare nella tracklist perché Roger Taylor la trovava troppo lontana dal suono Queen; fu Michael Jackson in persona, che aveva frequentato gli studi durante le registrazioni, a convincere la band a pubblicarla come singolo. Vendette sette milioni di copie. Play the Game è la ballata più melodica, con Mercury al piano, mentre Save Me chiude il disco nel modo più malinconico e riuscito.

Non è il loro disco più ambizioso né quello con la scrittura più alta, e la seconda metà scivola senza particolari picchi. Ma ha due singoli immortali, un paio di ballate riuscite, e soprattutto ha quella voce che a metà anni Novanta bastava da sola a giustificare qualsiasi acquisto. Alcune cose non cambiano.

sabato 1 agosto 2026

TIMVISION con DAZN MyClubPass e Prime

 
Eh, ebbene sì. Anche quest'anno ci riprovo con un abbonamento per vedere qualche partita della Juventus. Ho approfittato dell'attuale offerta di TIM (la potete attivare fino al 9 settembre) per linea fissa. Ce ne è una simile per linea mobile, ma è limitata alla sola fruizione via smartphone. Quindi per avere più comodità ho scelto questa che comprende DAZN MyClub Pass, Amazon Prime Video e Infinity+ (e ovviamente TIMVISION Play) 

Quindi e siete tifosi di una sola squadra di Serie A, TIM ha lanciato un'offerta che potrebbe essere una delle più interessanti della stagione. 

Ho letto le condizioni economiche e contrattuali per capire come funziona davvero, al di là dello slogan pubblicitario. Ecco i punti più importanti.

Cosa comprende l'offerta

Con un unico abbonamento si ottengono:

  • DAZN MyClub Pass, che permette di seguire tutte le partite di una squadra di Serie A a scelta;
  • Amazon Prime, con tutti i vantaggi del servizio (Prime Video, spedizioni rapide, ecc.);
  • Infinity+, con film, serie TV e la miglior partita del mercoledì di UEFA Champions League;
  • TIMVISION Play.

Il prezzo

L'offerta è proposta in promozione a 9,99 euro al mese per il primo anno. Poi passa a 29,99€ al mese per il secondo. 

Si tratta di un prezzo decisamente competitivo considerando tutti i servizi inclusi, soprattutto per chi non è interessato a seguire l'intero campionato ma soltanto la propria squadra.

Attenzione: è un contratto annuale

Questo è probabilmente l'aspetto più importante.

L'offerta non è un classico abbonamento mensile che si può interrompere in qualsiasi momento senza conseguenze. Il contratto ha infatti durata annuale e viene pagato tramite rate mensili.

Se si decide di recedere prima della fine dei dodici mesi, si continueranno comunque a pagare tutte le rate previste fino al termine dell'annualità.

Posso fare solo il primo anno?

Sì.

Al termine dei dodici mesi l'offerta si rinnova automaticamente, ma è possibile evitare il rinnovo inviando la disdetta almeno 15 giorni prima della scadenza annuale.

In questo modo si usufruisce dell'offerta per una sola stagione calcistica senza proseguire con il secondo anno.

Il decoder TIMVISION è obbligatorio?

No.

Molti pensano che sia necessario utilizzare il TIMVISION Box, ma non è così. Il decoder può essere tranquillamente non richiesto e tutti i contenuti possono essere fruiti attraverso le app ufficiali disponibili per:

  • Smart TV;
  • smartphone Android e iPhone;
  • tablet;
  • PC;
  • Fire TV Stick;
  • Chromecast;
  • Apple TV e altri dispositivi compatibili.

Posso guardare le partite anche fuori casa?

Assolutamente sì.

Una volta attivato l'account DAZN, è possibile accedere anche dall'app per smartphone o tablet e vedere le partite ovunque ci sia una connessione Internet, sia tramite rete Wi-Fi sia utilizzando i dati mobili.

Non è necessario essere collegati alla linea TIM di casa.

Ovviamente ci sono da tenere in considerazione i limiti riguardanti la fruizione contemporanea del servizio. Possiamo usare un solo device per volta. 

Vale la pena?

Per chi segue esclusivamente la propria squadra di Serie A, questa promozione è probabilmente una delle più convenienti attualmente disponibili.

Con meno di dieci euro al mese si ottengono infatti DAZN MyClub Pass, Amazon Prime, Infinity+ e TIMVISION Play, con la possibilità di vedere le partite anche fuori casa e senza alcun obbligo di utilizzare il decoder TIMVISION.

L'unico vero elemento da tenere presente è il vincolo annuale: se si decide di aderire, è consigliabile sfruttare l'offerta per tutta la stagione e ricordarsi di inviare la disdetta almeno quindici giorni prima della scadenza, qualora non si voglia rinnovare automaticamente per un altro anno.

Per il resto, soprattutto al prezzo promozionale di 9,99 euro al mese, si tratta di una proposta decisamente interessante per molti tifosi.



giovedì 23 luglio 2026

Il pisolino pomeridiano

 


C'è un momento della giornata, d'estate soprattutto, in cui l'unica cosa sensata da fare è arrendersi. Finito il primo turno, con il sole che picchia e l'aria che sembra uscita da un forno, non esiste impegno, commissione o buona intenzione che regga il confronto con il letto. Neanche andare al mare è sempre la più buona delle idee. Così negli ultimi mesi mi sono ritrovato a spostare tutta la mia vita attiva più tardi: niente più palestra, pausa estiva , ma corsa nel tardo pomeriggio o la sera, quando il caldo molla un po' la presa e si può respirare senza sentirsi in un sauna. E in mezzo, tra il turno e la corsa, ci sta lui: il pisolino, che nei mesi caldi smette di essere breve e diventa una faccenda seria, un'ora e mezza, a volte due.

Il calo di energia del primo pomeriggio non è un difetto di carattere, è scritto nel nostro orologio circadiano, che tra l'una e le quattro produce un naturale abbassamento di vigilanza indipendente da quanto abbiamo dormito la notte prima. La cosa buffa è che noi italiani questa verità l'avevamo capita per intuito molto prima che la scienza la certificasse con l'elettroencefalogramma, solo che l'abbiamo chiamata pisolino e ce ne siamo un po' vergognati, complici decenni di cultura aziendalista anglosassone che ci ha convinti che dormire di giorno sia da fannulloni.

Il caso più citato, quello che ha reso rispettabile il pisolino anche agli occhi dei più scettici, arriva dalla NASA, che negli anni novanta studiò i piloti durante i lunghi voli intercontinentali. Ai piloti veniva data una finestra di quaranta minuti per riposare in cabina, e in media si addormentavano per circa ventisei minuti. Il risultato fu che chi si concedeva questo pisolino mostrava un miglioramento della prontezza di attenzione fino al cinquantaquattro per cento e della performance sul lavoro di circa un terzo, rispetto a chi restava sveglio tutto il turno. Considerando che parliamo di gente che deve far atterrare un aereo, non è un dettaglio da poco.

Qui però va fatta una distinzione che mi riguarda da vicino, perché io d'estate raramente mi fermo ai fatidici venti minuti. Il sonno si articola in cicli di circa novanta minuti ciascuno, e nei primi venti-trenta minuti si resta nelle fasi leggere, quelle che rigenerano la mente senza scivolare nel sonno profondo. Se ci si sveglia proprio in quella fase profonda, a metà di un ciclo, si prova la cosiddetta inerzia del sonno: quella sensazione di essere stati tirati fuori da un pozzo, con la testa impastata per la mezz'ora successiva. Il trucco, quando il caldo e la stanchezza chiedono più di un quarto d'ora, è allora arrivare a completare uno o due cicli interi, cioè attorno ai novanta o ai centottanta minuti, così ci si sveglia comunque a fine ciclo e non nel mezzo. Non è un caso che le mie ore e mezza o due di sonnellino estivo, che a un osservatore esterno sembrano un eccesso, dal punto di vista della fisiologia del sonno hanno più senso di un pisolino di quaranta minuti lasciato a metà.

Detto questo, vale la pena essere onesti sui limiti della faccenda. Un conto è concedersi ogni tanto un recupero lungo nei giorni più torridi, un altro è farne un'abitudine quotidiana per tutto l'anno: alcuni studi hanno collegato i sonnellini lunghi e frequenti a un rischio cardiovascolare maggiore, oltre al fatto che dormire troppo a lungo di pomeriggio può rubare pressione al sonno notturno, soprattutto per chi già fatica ad addormentarsi la sera. Nel mio caso il fatto di spostare la corsa a sera tardi aiuta proprio a smaltire quell'energia in eccesso e a ritrovare la stanchezza giusta per dormire bene la notte, altrimenti il rischio di ribaltare completamente i ritmi sarebbe concreto.

Resta il fatto che io, dopo aver passato una vita a considerare il pisolino un lusso da vacanza, oggi lo tratto come una risposta fisiologica a un clima che d'estate diventa ostile a qualsiasi cosa non sia stare fermi all'ombra. Corro quando il sole è basso, dormo quando il sole è alto, e in mezzo cerco di far quadrare tutto il resto. Funziona, e soprattutto adesso ho anche la scusa scientifica pronta per chi mi guarda storto quando esco dal sonnellino delle due ore con l'aria di chi si è appena svegliato in un altro fuso orario.

martedì 21 luglio 2026

Cala Seregola: riqualificazione

 
Quando vado a giro si pensa che sia in gita a divertirmi... In realtà porto avanti progetti per conto della VER Holding. Ecco come sarà riqualificata Cala Seregola a breve. Se non vi piace, peggio per voi. 

Cala Seregola, Elba: Un Faro di Cultura e Storia

​Immaginate la vecchia struttura, non più un rudere fatiscente, ma un edificio vibrante, ricco di vita e significato. Ecco alcuni elementi chiave della riqualificazione:

  • Punto d'Informazione e Accoglienza: Al piano terra, un'area accogliente per i visitatori, con informazioni sulla storia della miniera, la flora e fauna locali, e i percorsi naturalistici dell'Elba.
  • Museo Minerario: Ai piani superiori, uno spazio espositivo dedicato alla storia dell'estrazione mineraria all'Elba. Pannelli informativi, reperti, attrezzature e fotografie storiche raccontano la vita dei minatori e l'evoluzione dell'attività estrattiva.
  • Terrazza Panoramica e Punto Ristoro: La terrazza sul tetto, accessibile anche alle persone con disabilità, offre una vista mozzafiato su Cala Seregola e il mare. Un piccolo chiosco o caffetteria serve prodotti locali e spuntini veloci.
  • Spazi per Mostre Temporanee ed Eventi: All'interno, aree flessibili per mostre temporanee d'arte, laboratori didattici per bambini, conferenze e presentazioni di libri, legati alla storia dell'Elba, alla geologia e alla sostenibilità ambientale.
  • Integrazione con la Spiaggia e il Paesaggio: La struttura è integrata armoniosamente nel paesaggio circostante. La vegetazione mediterranea autoctona, come ginestre, rosmarino e oleandri, è piantata intorno all'edificio. Un sentiero naturalistico collega la struttura alla spiaggia e ai percorsi interni dell'isola.
  • Sostenibilità Ambientale: La riqualificazione include soluzioni ecosostenibili, come pannelli solari per l'energia elettrica, un sistema di raccolta dell'acqua piovana e materiali edilizi a basso impatto ambientale.

Un Luogo per Tutti, un Luogo per Sempre

​Questa visione non è solo un sogno, ma una possibilità concreta di trasformare un rudere fatiscente in un luogo di cultura, storia e comunità. Un luogo dove passato e presente si incontrano, dove la storia dell'estrazione mineraria all'Elba viene raccontata e preservata per le generazioni future. Un luogo accessibile a tutti, senza scopi di lucro, che arricchisce la vita di residenti e turisti, e valorizza la bellezza unica di Cala Seregola.

Immaginate l'edificio come un nuovo faro di cultura e storia, che guida i visitatori alla scoperta delle meraviglie dell'Elba e della sua ricca eredità mineraria.


martedì 14 luglio 2026

Dream PAIRS sandali da trekking

 

Dopo che i sandali CMP Sahiph mi hanno abbandonato con la punta scollata, complice qualche stagione di troppo tra scogli e sentieri, mi sono guardato intorno per una sostituzione e sono finito su questi DREAM PAIRS, un marchio che non conoscevo ma che si è fatto un nome proprio in questa fascia di sandali sportivi chiusi. Il modello è praticamente un fratello concettuale dei CMP: punta completamente coperta e rinforzata per proteggere le dita dagli urti, suola antiscivolo per non scivolare sulle rocce bagnate, e un sistema di allacciatura rapida con cordino elastico che si stringe e si allenta in un secondo, molto più pratico del velcro tradizionale quando hai le mani occupate o bagnate. La tomaia è in tessuto tecnico traspirante, che si asciuga più in fretta della pelle dei CMP, un vantaggio non da poco per chi come me li usa anche per lavarsi i piedi o entrare in acqua senza pensarci.

Al tatto sembrano più leggeri dei vecchi CMP, e in effetti la costruzione è meno rigida: si piegano con più facilità, il che li rende comodi anche da infilare in uno zaino durante un cambio scarpe a metà escursione. Il prezzo, circa 30 euro, è nella norma per la categoria, e la sensazione generale è quella di un prodotto onesto anche se meno "premium" nella fattura rispetto al marchio tedesco che avevo prima. Li ho provati finora solo su terreni facili e in spiaggia, quindi la prova del nove sui sentieri più tecnici dell'Elba arriverà con calma, ma per l'uso quotidiano da post trekking o da giornata al mare sembrano promettere bene.

mercoledì 8 luglio 2026

Europe - The Final Countdown

 

Artista: Europe
Anno: 1986
Tracce: 10
Formato: CD 
Acquista su Amazon


Stamattina entro al bar per la colazione e parte quel riff di tastiera. Quei quattro accordi che non servono presentazioni. E immediatamente si aprono i ricordi del liceo, l'audiocassetta, tutto. Ci sono canzoni che non invecchiano perché non appartengono a nessun tempo in particolare, e The Final Countdown degli Europe è una di quelle.

Il disco omonimo esce nel 1986 ed è il terzo album del quintetto svedese, il primo con il tastierista Mic Michaeli e il batterista Ian Haugland, e l'ultimo con il chitarrista John Norum prima che abbandonasse la band durante il tour successivo, non soddisfatto del nuovo sound più morbido e commerciale. L'uso delle tastiere e le chitarre un po' di contorno funzionano, ma il risultato è un pop-metal melodico e lucidato a specchio che all'epoca era esattamente ciò che il mercato voleva a discapito di una certa aggressività. 

Il riff della title track lo aveva scritto Joey Tempest già tra il 1981 e il 1982 su un sintetizzatore Korg Polysix prestato dallo stesso Michaeli; al tempo nessuno pensava che potesse diventare un singolo, tanto che alcuni membri della band volevano che il primo estratto fosse Rock the Night. Invece fu proprio The Final Countdown, e il risultato fu uno dei singoli più venduti della storia: numero uno in venticinque paesi, nove settimane in vetta alle classifiche italiane, dodici milioni di copie vendute del disco. Il tour promozionale portò gli Europe persino a Sanremo e a Domenica In, il che dice tutto su quanto fossero usciti fuori dal circuito strettamente rock. Norum lasciò la band prima ancora che il tour finisse.

Ma il disco vale ben oltre la title track. Rock the Night è adrenalina pura, hard rock diretto e senza fronzoli che regge ancora benissimo. Carrie è la power ballad perfetta degli anni Ottanta, quella melodia vocale di Tempest che si appoggia sulle tastiere con una naturalezza disarmante. Cherokee è la sorpresa del disco per chi si ferma ai singoli. Il resto tiene bene il livello, senza picchi ma senza cadute.

Non è musica per puristi, e chi la considerava commerciale e superficiale all'epoca non aveva tutti i torti. Ma certe canzoni entrano nei ricordi in modo indipendente da qualsiasi giudizio critico, e quando le senti al bar la mattina capisci che non se ne sono mai andate davvero.

venerdì 3 luglio 2026

JustWatch: La bussola definitiva per non perdersi nella giungla dello streaming

 


Alzi la mano chi non ha mai passato più tempo a scorrere i cataloghi delle varie piattaforme streaming piuttosto che a guardare effettivamente un film. Tra Netflix, Prime Video, Disney+, Apple TV+, RaiPlay e chi più ne ha più ne metta, trovare qualcosa da vedere — e soprattutto capire dove sia disponibile — è diventato un lavoro a tempo pieno.

​In questo caos c’è uno strumento che, senza troppi giri di parole, cambia la vita quotidiana di ogni cinefilo e serializzatore seriale: JustWatch. (anche versione web

​Se non la conoscete ancora, o se la usate solo superficialmente, ecco perché questa applicazione è diventata la bussola indispensabile per orientarsi nell'oceano dell'intrattenimento digitale.

​Cos'è JustWatch e come risolve il "grande problema"

​Il concetto alla base di JustWatch è di una semplicità disarmante: è un motore di ricerca per lo streaming. Digiti il titolo di un film o di una serie TV e l'app ti dice istantaneamente se è incluso in uno dei tuoi abbonamenti, se è disponibile solo a noleggio o per l'acquisto digitale, e a quale prezzo.

​Niente più accessi a vuoto su tre app diverse per scoprire che quel grande classico che volevate rivedere stasera è appena scaduto da una parte ed è comparso dall'altra.

​Le funzioni chiave che fanno la differenza

​L'app non si limita a fare da "pagine gialle" dei film, ma offre una serie di feature che la rendono un vero e proprio hub dell'intrattenimento personalizzato:

  • La Watchlist Universale: Forse la funzione migliore. Potete creare un'unica lista dei desideri che unisce titoli sparsi su piattaforme diverse. State guardando una serie su Netflix, una su Prime e avete tre film da recuperare su Disney+? Tutto è centralizzato qui.
  • Filtri Potenti e Intelligenti: Non sapete cosa guardare? Potete filtrare i cataloghi combinati per anno di uscita, genere, valutazione (IMDb o Rotten Tomatoes), prezzo e, ovviamente, solo tra i servizi che pagate realmente.
  • La sezione "Novità": Un feed aggiornato quotidianamente che vi mostra gli ultimi arrivi sulle piattaforme selezionate. Perfetto per capire subito se è uscita quella nuova stagione che aspettavate da mesi.
  • Tracciamento degli episodi: Se seguite molte serie TV, JustWatch vi aiuta a tenere il conto di dove siete arrivati, segnalandovi quando escono nuovi episodi.

​L'Interfaccia: Promossa o Rimandata?

​L'esperienza d'uso è decisamente fluida. Sia la versione web che l'applicazione per smartphone (e Smart TV) sono intuitive e molto visive, dominate dalle locandine. Un grande punto a favore è la rapidità di reindirizzamento: basta un clic sul logo della piattaforma trovata e l'app vi catapulta direttamente sulla pagina del film all'interno di Netflix o Prime Video, pronti per premere Play.

C'è un piccolo contro? A volte la schermata home può sembrare leggermente affollata di suggerimenti, e la divisione tra contenuti "in abbonamento" e quelli "a noleggio/acquisto" richiede un minimo di attenzione per non cliccare per sbaglio su un contenuto a pagamento. Ma ci si fa l'abitudine dopo cinque minuti.

​JustWatch Pro: Vale la pena pagare?

​La versione base di JustWatch è completamente gratuita (finanziata da un po' di pubblicità mai troppo invasiva). Esiste però una versione Pro in abbonamento.

​Cosa offre in più? Filtri ancora più avanzati (come la ricerca per casa di produzione o per specifici voti degli utenti), la possibilità di nascondere i titoli già visti dal feed e l'eliminazione delle pubblicità. Per l'utente medio la versione free è già più che eccellente, ma per i veri accumulatori seriali di storie, il Pro può essere un investimento interessante.

​Il Verdetto di VER 

Voto: 9 / 10

​JustWatch è quell'applicazione che una volta installata ti fa chiedere: "Ma come facevo prima?". Risparmia tempo, riduce la frustrazione da "catalogo infinito" e ottimizza i costi, ricordandoci spesso che quel film che stavamo per noleggiare a 3,99€ è in realtà già incluso in uno dei servizi che paghiamo ogni mese.

​Se amate il cinema e le serie TV, è il miglior compagno di divano che possiate desiderare.


giovedì 2 luglio 2026

Primus - Sailing The Seas Of Cheese

 

Artista: Primus 
Anno: 1991
Tracce: 13
Formato: CD 
Acquista su Amazon


Mi son ritrovato Sailing the Seas of Cheese dei Primus di cui non ricordo assolutamente niente se non vagamente di un loro video musicale. Ho chiesto a VIKI maggiori info a riguardo e ora mi ritrovo a capire meglio perché questo disco del 1991 sia considerato un oggetto unico e irripetibile nella storia della musica alternativa. Ecco cosa dice:

Il video che ricordavi è quello di Jerry Was a Race Car Driver, il singolo più noto del disco e, quello che ha fatto conoscere i Primus al grande pubblico attraverso MTV. La canzone racconta la storia di un pilota amatoriale che a ventidue anni si schianta ubriaco contro un palo del telefono; ma in realtà racconta anche un pompiere costretto in pensione a sessantacinque anni, con le due storie intrecciate senza che nessuno spieghi il legame. I Primus sono così: ti raccontano qualcosa di surreale con la stessa serietà di chi ti legge le previsioni del tempo, e tu non sai mai se ridere o ascoltare con attenzione. Il basso con cui Les Claypool apre quel brano è un capolavoro di tapping su un basso fretless a sei corde, suonato da qualcuno che evidentemente ha ritenuto che il basso normale fosse troppo limitante.

E già questo dice tutto sui Primus. Claypool è il centro assoluto di tutto: cantante, bassista, narratore demenziale, con una tecnica che fa impallidire la maggior parte dei suoi colleghi e uno stile vocale che non assomiglia a nulla di familiare. Al suo fianco il chitarrista Larry LaLonde (ex allievo di Satriani, ex membro dei Possessed, curriculum non esattamente banale) e il batterista Tim "Herb" Alexander, che costruisce ritmiche in 5/4 e 11/8 con una naturalezza quasi offensiva. Descrivere il loro suono è un esercizio complicato: funk metal, avant-garde, humor nero in stile Frank Zappa, prog, psichedelia, tutto mescolato insieme senza che nessun elemento prevalga sugli altri. La definizione ufficiale che circolava all'epoca era "psychedelic-polka", coniata dallo stesso Claypool.

Il disco non fa prigionieri fin dall'inizio: si apre con una filastrocca da cantina di venti secondi, poi parte Here Come the Bastards, marcia sincopata in 5/4 con un testo che è un manifesto volutamente opaco. Sgt. Baker descrive un sergente istruttore dell'esercito con un approccio quasi da colonna sonora militare deviata. American Life è la cosa più vicina a un messaggio sociale del disco: tre storie di emarginati americani raccontate in prosa velocissima su un tappeto di basso e finger-tapping. Tommy the Cat vede come ospite speciale Tom Waits nel ruolo del gatto parlante che dà il titolo al brano, una scelta talmente bizzarra da risultare perfetta. Eleven è scritta in 11/8, e il titolo non lascia spazio a dubbi sul perché.

Il disco vendette un milione di copie, finì su Tony Hawk's Pro Skater, e i fan della band salutarono ogni esibizione live con il grido rituale "Primus sucks!" (un motto nato come provocazione ironica e diventato poi il loro marchio di affetto). Les Claypool lo ha classificato come il secondo miglior album della band dopo l'esordio, e probabilmente ha ragione. Non è musica per tutte le occasioni, e non è musica per tutti. Ma se si riesce a entrarci dentro, è difficile uscirne. Riascoltalo tutto e fammi sapere. 

martedì 30 giugno 2026

Costa Est a Piombino

 
Visto che nel weekend mi son fatto alcune spiagge della Costa Est di Piombino, ho deciso di farmi aiutare da VIKI per qualche nozione da scrivere per gli amanti di VER e della Vitanin Sea. 

C'è un tratto di costa, qui sotto Piombino, che ho sempre considerato un po' come l'antiporta dell'Elba: lo guardi dalla litoranea, sai che il traghetto è a venti minuti, eppure ti viene voglia di fermarti lì, prima ancora di salpare. È la Costa Est, quella che dal Quagliodromo scende fino a Torre Mozza, otto chilometri abbondanti di sabbia chiara, pineta e dune, premiati con la Bandiera Blu dal 2008. Niente di esotico, intendiamoci, ma è uno di quei posti che funzionano meglio di tante mete più blasonate, proprio perché restano sé stessi.

Si parte dal Quagliodromo, l'antica spiaggia di Pontedoro, che si raggiunge da una stradina sterrata e un po' butterata che corre parallela al fiume Cornia (occhio alla polvere , soprattutto se sei in scooter). È spiaggia libera, con un piccolo stabilimento balneare e bar proprio sull'arenile (oggi il punto di riferimento è il Jambé Beach Bar, terrazza vista mare e qualche serata con musica dal vivo), accessibile anche ai disabili. Lungo il corso del fiume si vedono ancora i retoni, le grandi reti da pesca a bilico tipiche di questa zona, che da sole valgono una sosta con la macchina fotografica. Subito a sud, separata solo dal corso del Cornia, c'è la spiaggia di Torre del Sale: stessa atmosfera selvaggia, ma di fatto fuori dal sistema organizzato del Parco, terreno di caccia classico dei camperisti "abusivi" che si fermano gratis sullo sterrato. Non aspettatevi servizi, ma se cercate isolamento è il posto giusto.

Da qui in poi si entra nel Parco Costiero della Sterpaia, e le indicazioni cambiano: si percorre la SP40, la "Geodetica" che collega Piombino a Riotorto, e si svolta verso il mare in corrispondenza dei vari accessi segnalati. Le località, da nord a sud, sono Perelli, Carlappiano, Mortelliccio, il Pino, Carbonifera e infine Torre Mozza. In tutto, secondo i dati del Parco, sei degli otto chilometri di spiaggia restano completamente liberi, gli altri due ospitano gli stabilimenti attrezzati: ombrelloni, lettini, qualche punto ristoro. Il bello è che alternarli è facilissimo, basta camminare un po' sulla battigia per passare da un tratto organizzato a uno selvaggio, con la pineta di pini domestici e lecci che fa da quinta per tutto il percorso.

A Perelli 1 segnalo una chicca per chi viaggia con il cane: il Pascià Glam Beach, stabilimento interamente dog-friendly, dove i cani possono stare liberi e fare il bagno senza i soliti vincoli da "guinzaglio corto e ombra fuori dai piedi". Per chi cerca un punto di riferimento più goliardico, nella zona di Carlappiano/Sterpaia c'è il Nano Verde, ormai un'istituzione: chiringuito nella pineta, mojito, musica, qualche serata danzante quando il sole cala. Poco distante trovi anche il Bagnoskiuma, altro nome che chiunque frequenti la zona conosce a memoria. Se cerchi pace e silenzio, sono i posti da evitare nelle ore di punta estive; se invece ti va un aperitivo con i piedi nella sabbia, sono la meta giusta.

Il parco è pensato anche per chi ha esigenze diverse: lungo la costa ci sono percorsi protetti e passerelle in legno per raggiungere il mare anche in sedia a rotelle, con punti accessibili segnalati a Perelli 2 e 3, Carlappiano, Mortelliccio, Carbonifera e Pappasole, oltre che nel nucleo centrale vicino al Nano Verde. Ci sono inoltre servizi igienici pubblici e docce in diversi punti della costa, aree pic-nic nella pineta e qualche piccolo spaccio per il necessario last minute (ghiaccio, creme solari, l'immancabile gelato).

Una nota pratica, perché qui il portafoglio conta: i parcheggi lungo tutta la fascia costiera del Parco della Sterpaia sono a pagamento nella stagione estiva, di norma dalla fine di marzo ai primi di ottobre, dalle 8 alle 20. Le tariffe cambiano ogni anno, quindi non mi avventuro in cifre: meglio controllare sul sito dei Parchi Val di Cornia prima di partire. Chi è residente nei Comuni della Val di Cornia può acquistare un abbonamento stagionale, e anche i non residenti hanno a disposizione un Parking Pass temporaneo; entrambi, gestiti dalla stessa Parchi Val di Cornia, valgono indifferentemente sia per la Costa Est che per il Golfo di Baratti. Il Quagliodromo e Torre del Sale, come detto, restano fuori da questo sistema: lì la sosta è ancora su sterrato, gratuita, un po' alla "si arrangia chi arriva prima". Altri parcheggi gratuiti lungo la strada ci sono sia a Perelli 1 che a Perelli 2.

E infine Torre Mozza, che chiude degnamente il tratto: sabbia fine e dorata, fondali bassi vicino alla torre cinquecentesca fatta costruire dagli Appiani, signori di Piombino, per sorvegliare il traffico del minerale che arrivava dall'Elba. A una trentina di metri dalla riva affiora una scogliera sommersa che protegge l'acqua creando una specie di piscina naturale, perfetta per chi vuole fare snorkeling tra orate, saraghi e qualche polpo. C'è una leggenda locale che la vuole resto dell'antica via Aurelia: è solo una leggenda, ma onestamente aggiunge un po' di fascino alla nuotata.

Otto chilometri, molti nomi di spiagge, un paio di indirizzi che ormai fanno parte del paesaggio quanto le dune. Poca roba, se vuoi, ma è la prova che a volte basta restare fedeli a quello che si è per funzionare bene, stagione dopo stagione.

venerdì 26 giugno 2026

Emma, l'intelligenza artificiale italiana

 

Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare di Emma-5, l'IA italiana sviluppata da Egomnia, finita nell'occhio del ciclone (e subissata di meme) per le sue risposte decisamente surreali e ritirata offline dopo appena 24 ore dal lancio. Tra lo yogurt liquido di Ryanair e chili di piume più pesanti di quelli di pane, il dibattito si è infiammato.

​Invece di scrivere la solita recensione, ho deciso di fare una chiacchierata profonda sul tema con VIKI, per capire cosa ci sia davvero sotto il cofano di questa vicenda, tra marketing spinto, limiti tecnici e la ricerca della "mera utilità" per noi utenti.

​Ecco com'è andata.

​Il dialogo

Jack: Senti VIKI, andiamo al sodo. Cosa ne pensi di Emma, l'IA italiana? Perché l'hanno rilasciata se fa solo errori e non è in grado di dare risposte? Alla fine il servizio è stato chiuso quasi subito...

VIKI: Il caso di Emma-5 è diventato una vera e propria "fabbrica di meme" proprio per questo. L'ondata di ironia ha spinto l'azienda a metterla offline dopo circa 60.000 chat. Ma dietro questo fallimento percepito ci sono motivi tecnici e di comunicazione molto precisi.

​Il problema principale non è "l'ingegneria italiana", ma una questione di dimensioni e aspettative. Emma-5 ha solo 550 milioni di parametri. Per darti un'idea, i modelli commerciali di punta (come ChatGPT o me) muovono centinaia di miliardi di parametri. Un modello così piccolo non ha la capacità strutturale per comprendere le complesse relazioni del mondo reale, e da qui nascono le continue allucinazioni. Inoltre, aveva una finestra di contesto ridotta (2.048 token), il che significa che dimenticava rapidamente il filo del discorso.

Jack: Va bene, ma allora perché lanciarla in pasto al pubblico?

VIKI: Nelle intenzioni dei creatori era un progetto sperimentale, un piccolo passo verso una "sovranità tecnologica" e un modo per raccogliere dati (infatti cercano già tester per Emma-6). Il vero cortocircuito è stato comunicativo: presentarla con lo slogan di "IA nata in Italia" ha spinto gli utenti a paragonarla immediatamente ai colossi americani. Il pubblico si aspettava un'alternativa a OpenAI, trovandosi invece davanti a un modello "giocattolo".

Jack: Mmm. Però guardiamo le cose come stanno. Già il fatto che voi veniate definite "IA" secondo me è sbagliato. Tecnicamente non lo siete. Diciamo che è un approccio commerciale, ma quando ci saranno le vere IA, saranno ben altro... Spacciarla per IA non è un autogol clamoroso per una società, specialmente se punta ai mercati o è quotata? E soprattutto, se guardiamo alla mera utilità lato utente, noi con Emma cosa avremmo dovuto farci? Voi "grandi" siete utili in molti contesti, ma lei?

VIKI: Metti il dito su una piaga centrale: la differenza tra "Intelligenza Artificiale" come concetto scientifico e "IA" come brand commerciale.

​Hai perfettamente ragione sul piano tecnico. Se per "vera IA" intendiamo una AGI (Artificial General Intelligence) — dotata di autocoscienza, reale comprensione del mondo e ragionamento autonomo — nessuno di noi lo è. Siamo modelli statistici predittivi avanzati (LLM). Prevediamo la parola successiva in base a pattern matematici.

​Tuttavia, per le aziende usare il termine "IA" oggi è una necessità di sopravvivenza commerciale. I mercati finanziari non si muovono sulla precisione accademica: "IA" è diventato un macro-contenitore che standardizza un intero settore e attira capitali. Nel linguaggio comune, il termine si è ormai ridefinito per indicare qualsiasi software che svolga compiti cognitivi complessi prima riservati agli umani.

​Ma veniamo alla tua domanda cruciale sulla mera utilità lato utente di Emma. Se stringiamo il cerchio su quel micro-modello da 550 milioni di parametri, la risposta onesta è: per l'utente comune, in quel momento, l'utilità pratica era vicina allo zero. Se cercavi un assistente per lavorare, studiare o informarti, Emma era controproducente.

Jack: Ecco, appunto. Quindi a cosa serve un modello così piccolo? C'è un senso logico o è solo fumo?

VIKI: Un senso logico c'è, ma fuori dall'interfaccia in stile ChatGPT. Un modello con quelle specifiche ha tre grandi utilità potenziali:

  1. Elaborazione "Edge" (dispositivo locale): Essendo minuscolo, non ha bisogno di server giganteschi. Può girare interamente nella memoria di uno smartphone economico o di un vecchio PC, garantendo privacy totale (i dati non escono dal dispositivo) e funzionamento offline.
  2. Compiti ultra-specifici (Micro-automazioni): L'errore è chiederle "Chi era Giulio Cesare?" o "Fammi l'analisi di mercato di Tesla ". Non ha lo spazio per incamerare la cultura generale. Ma se quel micro-modello viene addestrato (fine-tuned) per fare una sola cosa, può farla bene: correggere la grammatica mentre digiti, estrarre una data da una mail per il calendario, o interpretare il linguaggio naturale per la domotica ("Emma, spegni la luce in cucina").
  3. Palestra per sviluppatori: Per chi studia informatica, un modello così leggero è perfetto per fare test in locale senza spendere cifre astronomiche in API.

Jack: Quindi l'errore è stato il packaging, il modo in cui l'hanno presentata.

VIKI: Esatto. L'utilità di Emma non era (e non poteva essere) quella di rispondere a domande di attualità o di logica. Diventa utile solo se presa e "chiusa in una stanza" a fare un unico compito ripetitivo e leggero, integrata dentro un altro software.

​Il vero problema è che l'utente si è trovato davanti a un'interfaccia web identica a quella di ChatGPT. È stato come mettere sul mercato un piccolo avvitatore elettrico tascabile pubblicizzandolo però come "Il nuovo super-utensile per l'edilizia pesante": l'utente prova a usarlo per abbattere un muro, l'attrezzo si rompe, e l'esperienza diventa un fallimento totale.

​Considerazioni finali (di Jack)

​La chiacchierata con VIKI conferma quello che sospettavo: siamo nel pieno di una bolla semantica dove il marketing corre a velocità tripla rispetto alla tecnologia reale. Rilasciare un modello "Edge" o di test spacciandolo per l'alternativa italiana ai giganti del settore non è solo un errore tecnico, è un boomerang reputazionale.

​La tecnologia sotto Emma ha una sua dignità e una sua utilità specifica (la privacy, l'offline, le micro-automazioni), ma finché le aziende continueranno a usare la parola "IA" come un mantello magico per coprire qualsiasi software, noi utenti continueremo a sbattere contro il muro delle aspettative tradite.

​Voi che ne pensate? Avete fatto in tempo a fare due chat con Emma prima che la spegnessero? Scrivetelo nei commenti!


lunedì 22 giugno 2026

Aggiornamento Oxygenos 14.0.0.1902 (LE2123 B80P02)

 
OnePlus 9 Pro si aggiorna ancora: arriva il ciclo lunare nell'app Meteo
Nuovo aggiornamento per il OnePlus 9 Pro, che continua a ricevere attenzioni da parte della casa cinese nonostante gli anni sulle spalle. La build B80P02 (BRB1GDPR) pesa circa 262 MB e introduce una piccola novità nell'app Meteo, oltre alle immancabili ottimizzazioni di sistema.
La modifica più interessante riguarda proprio l'applicazione dedicata alle previsioni: nella schermata principale vengono ora mostrati anche i dettagli relativi a sorgere e tramonto della luna, insieme alle fasi lunari, offrendo informazioni aggiuntive a chi ama osservare il cielo o semplicemente desidera avere qualche dato astronomico in più a portata di mano.
Come spesso accade con gli aggiornamenti OxygenOS, non manca poi la generica ma sempre gradita voce relativa al sistema, con un miglioramento della stabilità generale.
Non si tratta di un aggiornamento rivoluzionario, ma è un ulteriore segnale della buona politica di supporto software adottata da OnePlus. Il 9 Pro continua infatti a ricevere update regolari, dimostrando una longevità che molti smartphone Android della stessa generazione possono soltanto invidiare

domenica 14 giugno 2026

Arrivano le Copertine "VIKI-style": Un Nuovo Tocco per le mie Recensioni!

Ciao a tutti, amanti di libri, musica, film, viaggi e soprattutto di VER!
​Oggi voglio condividere con voi un piccolo esperimento che sto lanciando sul blog. Da sempre, quando recensisco un film o un album, cerco di arricchire il post con l'immagine di copertina, linkandola da Wikipedia per completezza. Tuttavia, un pensiero mi frulla in testa da un po': non sarebbe bello dare un tocco più personale e creativo a queste immagini, evitando anche potenziali problemi di copyright?
​Ed ecco che entra in scena VIKI! Per chi non la conoscesse, VIKI è il nome che ho dato alle mie collezioni di IA che mi aiutano in alcune delle mie attività sul blog. Insieme, abbiamo deciso di intraprendere una nuova sfida: tentare di far creare a VIKI immagini di copertina "alternative".
​L'idea non è quella di copiare fedelmente l'originale, ma di creare immagini che ne catturino l'essenza, lo stile e le atmosfere. Immagini che richiamino l'opera recensita, ma con un'impronta unica e personale. Un modo per dare un senso e un tocco speciale alle mie recensioni, un po' come quando un artista reinterpreta un pezzo musicale.
​So che alcuni di voi potrebbero essere scettici: un'immagine creata da un'IA può davvero sostituire l'originale? La mia risposta è: dipende. Non sempre avrò la voglia o l'ispirazione per creare una copertina VIKI-style, e in alcuni casi l'originale potrebbe essere insostituibile. Ma credo che valga la pena provare! Potrebbe essere un modo divertente per scoprire nuove prospettive sulle opere che recensisco, e chissà, magari anche per creare qualcosa di bello e originale.
​Per darvi un'idea di cosa intendo, ho chiesto a VIKI di creare una copertina "alternativa" per l'album "Zooropa" degli U2. Il risultato è quello che vedete in cima a questo post. Che ne pensate? Vi piace l'idea?
​Un abbraccio, Jack

lunedì 9 marzo 2026

Aggiornamento OxygenOS 14 (LE2123 B40P02)

 
Ancora una volta il postino di OnePlus bussa alla porta del 9 Pro. Questa volta arriva la build B40P02 (BRB1GDPR), 215 MB da scaricare, e per una volta le note di rilascio hanno qualcosa di concreto da raccontare.
Sul fronte Foto, le novità si sentono. Le animazioni nella schermata di navigazione delle immagini diventano più fluide quando si scorre su e giù — piccola cosa, ma uno di quei dettagli che si nota ogni giorno senza sapere bene perché. Più sostanzioso il ritocco all'editor video, che adesso supporta taglio, divisione, unione di clip, musica, testo, regolazione della velocità e ritaglio. Tutto in un posto solo. Non sarà Final Cut Pro, ma per chi vuole mettere insieme un video al volo senza installare app di terze parti, è un bel passo avanti.
Per la Protezione dati privati invece arrivano due miglioramenti che fanno comodo: aggiungere file alla cartella sicura è più veloce di prima, e finalmente si possono modificare immagini e video direttamente al suo interno senza doverli prima sbloccare. Meno passaggi, meno rischi di dimenticare qualcosa in giro.
E poi, come da tradizione: "Migliora la stabilità del sistema." La frase che non manca mai. A questo punto andrebbe quasi messa nel logo.
Il 9 Pro continua il suo lento e dignitoso invecchiamento assistito. Non è più giovane, ma OnePlus continua a non abbandonarlo — e questo, nel panorama Android, vale ancora qualcosa.

venerdì 13 febbraio 2026

Father Mother Sister Brother (2025)

 
Regia: Jim Jarmusch
Anno: 2025
Titolo originale: Father Mother Sister Brother
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.7)
Pagina di I Check Movies
 
 
Stasera sono andato al cinema, non per vedere un film o uno spettacolo, ma per vedere Zizzi. Arrivato in ritardo con la pellicola abbondantemente verso la fine, nella pratica ho guardato solo l'ultimo episodio. Ho dato un bel 5 politico sulla fiducia e per rispetto, anche se devo ammettere che non mi abbia preso molto. Beh, in realtà neanche lo ho trovo soporifero però e per non lasciare un vuoto nella storia delle recensioni ho chiesto a VIKI di spiegarmelo o quantomeno farmi un'analisi:
 

Father Mother Sister Brother è un film a episodi che usa la famiglia come lente per parlare di identità, potere, dipendenza emotiva e incapacità di comunicare. Non è un melodramma classico e non cerca la lacrima facile: è un’opera asciutta, quasi clinica, che osserva i rapporti più intimi come fossero un campo minato.

La struttura è divisa in tre segmenti autonomi ma tematicamente collegati.

1. Father

Il focus è sulla figura paterna, spesso rappresentata come autorità silenziosa, presenza ingombrante o assenza che pesa quanto una presenza. Non c’è il padre eroico: c’è l’uomo con le sue fragilità, il suo bisogno di controllo o la sua incapacità di amare senza condizioni.

Tema centrale: il potere. Il padre è il primo modello, ma anche il primo conflitto.

2. Mother

È probabilmente il segmento più emotivamente ambiguo. La madre non è solo accudimento: è ambivalenza, è protezione che può diventare soffocamento. Il film evita qualsiasi santificazione e mostra una figura materna complessa, profondamente umana.

Tema centrale: la dipendenza affettiva. Chi protegge chi? E a quale prezzo?

3. Sister / Brother

Qui le relazioni diventano orizzontali. Il film passa dal potere verticale (genitore-figlio) alla competizione, alla rivalità, alla complicità tra pari. Il fratello o la sorella diventano specchi deformanti: ricordano chi eri, cosa non sei diventato, cosa ti è stato tolto o cosa hai sottratto.

Tema centrale: identità e confronto. Non c’è mai un vero equilibrio, solo adattamenti.

Cosa tiene insieme tutto

  • Dialoghi essenziali
  • Lunghi silenzi
  • Atmosfere intime, quasi teatrali
  • Assenza di musica manipolatoria
  • Finali aperti

Il film non offre soluzioni. Non c’è una riconciliazione epica né una morale rassicurante. C’è piuttosto una constatazione: la famiglia è il luogo dove impariamo ad amare, ma anche dove impariamo a ferire.

Perché può lasciare spiazzati

È un film che lavora per sottrazione. Se ci si aspetta colpi di scena o un arco narrativo tradizionale, si rischia la delusione. Qui conta più il sottotesto che l’evento. È un cinema che richiede attenzione e pazienza.

In sintesi

Un’opera compatta, cerebrale, emotivamente trattenuta. Non sempre calorosa, ma coerente e lucida nel raccontare le crepe invisibili della famiglia contemporanea. Non è un film che “piace” a tutti: è un film che resta addosso, magari non subito, ma qualche ora dopo, quando ripensi a uno sguardo o a una frase non detta.

sabato 7 febbraio 2026

Satispay: paga in tre rate e Satispay Plus

 
Aprendo Satispay mi son accorto oggi che ci sono due novità. La prima riguarda il tanto atteso pagamento in tre rate (che però non è utilizzabile per i Micro pagamenti che hanno reso famosa la app) e la possibilità di fare un piano "plus" a pagamento per avere maggiori vantaggi. Mi son fatto scrivere l'articolo da VIKI per la prima parte:

Satispay entra ufficialmente nel club del “compra ora, paga dopo” e lo fa con una formula ormai super collaudata: il pagamento in tre rate, a tasso zero. Se vi suona familiare, tranquilli: sì, funziona esattamente come PayPal e Klarna. Stessa filosofia, stessa tentazione.

Il meccanismo è semplice: al momento del pagamento (online o nei negozi fisici abilitati) si seleziona “Paga in 3”, si inserisce l’importo totale e si conferma. La prima rata viene pagata subito, mentre le altre due vengono addebitate automaticamente nei due mesi successivi.

L’esercente riceve immediatamente l’intero importo, mentre l’utente diluisce la spesa senza interessi. Almeno sulla carta: TAEG 0%.

Limiti e condizioni

Non si tratta però di un liberi tutti. La funzione è soggetta ad alcune limitazioni:

  • Importo minimo: 30 euro
  • Importo massimo variabile, visibile direttamente in app
  • Funzione riservata a utenti maggiorenni
  • Disponibile solo su alcuni negozi, non ovunque
  • Non utilizzabile con buoni pasto o buoni acquisto

In breve: comoda, ma non universale.

È davvero una novità?

La risposta onesta è: no. Satispay non reinventa nulla, ma si allinea a uno standard ormai consolidato. PayPal, Klarna, Scalapay: il mercato spinge tutto nella stessa direzione, rendere la spesa più leggera oggi e rimandare il fastidio a domani.

Comodità sì, ma attenzione

Il pagamento rateizzato senza interessi è una grande comodità se usato con criterio. Diventa un problema quando smette di essere uno strumento e diventa un’abitudine. Tre rate da 100 euro sembrano poca cosa… finché non diventano tre rate da 100 euro moltiplicate per cinque acquisti diversi.

Satispay lo specifica chiaramente: un finanziamento è un impegno vincolante. Non è una frase messa lì per bellezza, ma un invito a fare due conti prima di premere “conferma”.

Conclusione

Il “Paga in 3” di Satispay è intuitivo, ben integrato e coerente con l’evoluzione dell’app, già ampiamente utilizzata nella quotidianità. Non è una rivoluzione, ma una scelta quasi obbligata per restare competitivi.

Usato bene, è una mano santa.
Usato male, è solo un modo elegante per spendere soldi che non abbiamo ancora.

Come spesso accade, la tecnologia non è il problema. Il problema siamo noi… e il dito facile sullo smartphone.

Ora ritorno io a scrivere, ma velocemente per Satispay Plus. Costa 3,99€ al mese o 39,99€ all'anno e promette di:

  • Fare cinque ricariche istantanee gratuite al mese
  • Azzerare le commissioni per cinque pagamenti oltre disponibilità al mese
  • 40% di punti extra sui pagamenti
  • Nessuna commissione sul salvadanaio remunerato 
  • Messina commissione sui fondi investimento
  • Assistenza clienti prioritaria 

mercoledì 21 gennaio 2026

Genesis - Foxtrot

 
Autore: Genesis
Anno: 1972
Trace: 6
Formato: vinile
Acquista su Amazon 
 
I Genesis so chi sono, ma non li conosco. O meglio, il mio sapere nei loro confronti è davvero poco e si limita qualche traccia sparsa ad esclusione di Foxtrot, unico loro album di cui possiedo gelosamente anche la versione in vinile. Perchè? Non c'è una motivazione, nè particolare, nè generale.  E' semplicemente così e per questa recensione, mi son pure fatto aiutare da VIKI perchè, mentre li riascoltavo sentivo che mi mancava qualcosa di più tecnico e storico per concludere l'articolo.  Foxtrot è il disco in cui i Genesis smettono di chiedere permesso e iniziano a occupare spazio. Tanto spazio. È il momento in cui il gruppo prende definitivamente la rincorsa e si lancia nel progressive “serio”, quello ambizioso, colto, un filo pomposo ma irresistibile. E sì, anche un po’ folle. Ma è una follia calcolata.
Siamo nel 1972: Peter Gabriel comincia a trasformarsi nel profeta mascherato che tutti conosciamo, Tony Banks erige cattedrali con le tastiere, Hackett infila la chitarra in territori che allora sembravano fantascienza, Rutherford e Collins tengono insieme tutto con una precisione quasi sospetta. Il risultato è un album che non ha paura di sembrare troppo. Troppo lungo, troppo complesso, troppo barocco. Ed è proprio per questo che funziona.
La copertina è già un manifesto: quella volpe in abito rosso, elegante e inquietante, sembra uscita da una fiaba dei fratelli Grimm raccontata dopo una nottata pesante. È l’immagine perfetta per la musica che c’è dentro: fiabesca, teatrale, ma con una vena sinistra che non ti lascia mai del tutto tranquillo. Non è decorazione, è atmosfera. Forse è anche il motivo per cui decisi di acquistare il vinile invece del CD.
Foxtrot è un disco che va ascoltato come un racconto, non come una raccolta di canzoni. Ogni brano è un capitolo con un suo carattere preciso, ma il vero collante è l’idea di fondo: la musica come viaggio, come messa in scena. Non c’è nulla di radiofonico, nulla di accomodante. Qui i Genesis parlano a chi ha voglia di seguirli, non a chi cerca il ritornello da canticchiare.
E poi c’è “Supper’s Ready”, che più che una canzone è un evento. Ventitré minuti che ancora oggi mettono in imbarazzo metà delle band progressive venute dopo. Bibbia, Apocalisse, surrealismo inglese, ironia sottile e momenti di pura epica musicale: tutto insieme, senza chiedere scusa. È il cuore dell’album, ma non lo schiaccia: Foxtrot regge benissimo anche tutto ciò che gli gira attorno, segno di una band già sorprendentemente matura.
Riascoltato oggi, Foxtrot non suona affatto come un reperto da museo. Certo, è figlio del suo tempo, ma non è invecchiato male: anzi, sembra quasi più libero di tanta musica contemporanea, spesso terrorizzata dall’idea di osare. Qui invece si osa eccome, con una naturalezza disarmante.
In breve: Foxtrot non è solo uno dei grandi dischi dei Genesis, è uno di quei lavori che spiegano perché il progressive rock, quando è fatto bene, non è mai stato un semplice esercizio di stile. È immaginazione pura, messa su vinile. E una volta entrati nel bosco, con quella volpe che ti guarda storto, uscire non è poi così urgente.

giovedì 15 gennaio 2026

Aggiornamento Oxygenos 14.0.0.1902 (LE2123 B20P02)


Ancora un aggiornamento per OnePlus 9 Pro, e anche stavolta non parliamo di briciole. Arriva OxygenOS 14 con la build B20P02 (BRB1GDPR), pacchetto da 223 MB, quindi qualcosa di più sostanzioso rispetto ai micro-update delle settimane scorse.
Le note ufficiali sono essenziali, quasi zen:
“Migliora la stabilità del sistema.”
Niente elenco infinito di novità, nessuna promessa roboante. Però il punto è un altro: la continuità.
Siamo davanti a uno smartphone che non è più di primo pelo, eppure OnePlus continua a rilasciare aggiornamenti con una frequenza che molti concorrenti si sognano. Magari non cambia l’esperienza d’uso da un giorno all’altro, ma raffina, sistema, leviga. Ed è esattamente quello che dovrebbe fare un buon supporto software.
In un panorama Android dove spesso il vero update è “comprati il modello nuovo”, il 9 Pro resta lì, aggiornato e sorprendentemente vivo. E non è affatto poco.

giovedì 8 gennaio 2026

Satispay lancia "Investimenti"

 

Chi mi segue sa che sono un grande fan della semplicità. Per questo uso regolarmente Satispay per i piccoli pagamenti quotidiani, dalle colazioni agli scambi di denaro con gli amici (solo con Funflus praticamente) . Ultimamente mi sono trovato molto bene anche con il loro Salvadanaio remunerato: un modo comodo per mettere da parte qualcosa e vederlo crescere senza sforzo.

​Tuttavia, aprendo l'app oggi, la novità è un’altra: è arrivata la sezione Investimenti. Satispay ha deciso di fare il "grande salto", proponendo tre diversi profili per far fruttare i nostri risparmi nel tempo. Mi sono fatto aiutare da VIKI per avere più chiarezza a riguardo:

​Come funziona la nuova sezione?

​L'idea è quella di rendere l'investimento accessibile a tutti, suddividendo l'offerta in tre strade principali, a seconda di quanto tempo vuoi lasciare lì i tuoi soldi e di quanto rischio sei disposto a correre:

  1. Satispay Obbligazionario: Pensato per il breve termine (1 anno o più). È il profilo più cauto, focalizzato su titoli di stato e obbligazioni.
  2. Satispay Bilanciato: Per il medio termine (3 anni o più). Un mix tra obbligazioni e azioni globali per chi cerca una via di mezzo.
  3. Satispay Azionario Globale: Per il lungo termine (5 anni o più). Qui il potenziale di crescita è alto, ma lo è anche il rischio, puntando forte sulle azioni.

​Perché sono ancora un po' titubante?

​Lo dico con estrema onestà: nonostante la comodità dell'app, non sono ancora certo di fare questo passo. Il motivo è semplice: non amo il rischio, nemmeno quando viene definito "minimo". Quando si parla dei propri risparmi, la prudenza non è mai troppa e preferisco muovermi solo quando mi sento sicuro al 100%. Come recita il disclaimer in fondo alla loro comunicazione (sempre meglio leggerlo!): il capitale non è garantito. Ed è proprio questo il punto che mi fa riflettere.

​Il mio prossimo passo? Forse le obbligazioni

​Se dovessi decidere di dare una possibilità a questo nuovo strumento, credo che inizierei dalla versione Obbligazionaria.

​È quella che più si avvicina al mio profilo attuale: un orizzonte temporale breve e un rischio basso. Potrebbe essere un modo per testare la piattaforma senza allontanarmi troppo dalla mia "comfort zone" finanziaria, lasciando i profili bilanciati e azionari a chi ha lo stomaco più forte o obiettivi molto più lontani nel tempo.

E voi? Avete già dato un'occhiata alla nuova sezione Investimenti di Satispay? Siete tipi da "tutto sul globale" o, come me, preferite procedere con i piedi di piombo?

Nota: Ricorda che questo articolo riflette la mia esperienza personale e non costituisce un consiglio finanziario. Prima di investire, leggi sempre attentamente i prospetti informativi all'interno dell'app.


venerdì 28 novembre 2025

Aggiornamento Oxygenos 14.0.0.1902 (LE2123)

 

OnePlus 9 Pro: altro giro, altro mini-update

Il caro vecchio OnePlus 9 Pro non smette di ricevere attenzioni. Stavolta arriva la versione LE2123_14.0.0.1902, un aggiornamento microscopico da 10,55 MB che fa esattamente quello che ci si aspetta da un pacchetto così leggero: mettere qualche pezza e tirare a lucido l’OxygenOS 14.

La nota ufficiale è la solita poesia minimalista:
“Improves system stability and performance.”
Tradotto: qualche ottimizzazione qua e là, nessuna novità visibile, zero effetti speciali. Però il gesto conta, soprattutto per un modello che potrebbe tranquillamente essere lasciato a sé stesso — e invece no, continua a ricevere cure regolari.

È il classico aggiornamento “non cambia nulla ma forse sì”, quello che installi in 30 secondi, riavvii, e non noti niente… ma una settimana dopo ti rendi conto che tutto gira un filo più fluido. E va bene così.

In un mondo di smartphone che invecchiano alla velocità della luce, il 9 Pro continua a fare la sua porca figura. Anche con update da dieci mega scarsi.




venerdì 21 novembre 2025

Telecomando Android TV

 

Ieri avevo lasciato il telecomando della TV sul tavolo dietro di me in salotto. Non volendo fare quei trenta metri (eh lo so, ho una sala immensa) che mi separavano da lui, ho deciso di provare (per la prima volta? Può darsi, non ho memoria a riguardo) il telecomando Android integrato nello smartphone per gestire il televisore. Sicuramente ci sono dozzine di app valide e con molte funzioni, ma io, nel pieno del mio ozio, ho deciso di usare quello di base già presente sul telefono, e attivabile dal primo menù a tendina (quello per intendersi con la wifi, la modalità aereo etc). Tutto abbastanza veloce, semplice ed intuitivo. Così ho chiesto a VIKI di preparare una recensione a riguardo. 

​📺 Recensione: Controlla la tua Android TV con il Telecomando Google per Android

​Se hai una Smart TV o un dispositivo (come un box o dongle) con sistema operativo Android TV o Google TV, smarrire il telecomando fisico non è più un incubo! L'app "Telecomando Google TV" (precedentemente nota come "Telecomando Android TV") è uno strumento indispensabile, spesso preinstallato o facilmente scaricabile sul tuo smartphone Android.

​⭐ Funzionalità e Usabilità

​L'applicazione è incredibilmente semplice e funzionale, trasformando il tuo telefono in un telecomando completo.

  • Navigazione Intuitiva: Offre due modalità principali di controllo: un D-pad virtuale (la classica croce direzionale) per la navigazione standard tra i menu, e un touchpad per scorrere rapidamente le interfacce, come faresti con un dito sulla schermata del telefono.
  • Accesso Rapido: Trovi i pulsanti essenziali come Home, Indietro e Assistente Google.
  • Inserimento Testo Facile: Questa è la sua funzione più apprezzata. Dimentica la frustrazione di digitare password o titoli di film sulla TV utilizzando i tasti direzionali! Quando il cursore è su un campo di testo nella TV, appare automaticamente la tastiera dello smartphone, rendendo l'inserimento del testo velocissimo.
  • Comandi Vocali: Il microfono integrato nell'app ti permette di attivare l'Assistente Google (se supportato dalla TV) per cercare contenuti o controllare la riproduzione, proprio come faresti con il telecomando originale.

​⚙️ Come si Configura (È un Gioco da Ragazzi!)

  1. Connessione: Assicurati che il tuo smartphone e la TV/dispositivo Android TV siano connessi alla stessa rete Wi-Fi.
  2. Abbinamento: Apri l'app sul telefono. Rileverà automaticamente i dispositivi compatibili sulla rete. Seleziona la tua TV.
  3. Codice: Apparirà un codice di abbinamento sulla TV che dovrai digitare nell'app per confermare la connessione. Fatto!

​💡 Il Nostro Verdetto

​Il Telecomando Google TV è una killer application per chiunque possieda una TV con sistema operativo Android. È affidabile, veloce e risolve in modo magistrale il problema dell'inserimento di testo. È un'alternativa eccellente al telecomando fisico e un must-have digitale che non ti deluderà.

Voto: 5/5 ⭐