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venerdì 29 giugno 2012

Following (1998)


Regia: Christopher Nolan
Anno: 1998
Titolo originale: Following
Voto: 7/10
Pagina di IMDB
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Nolan è un grande. E lo era ancora prima di conoscere la notorietà grazie a lavori come Memento , Batman o Inception . Lo vediamo nel suo primo lungometraggio, Following, dove oltre alla regia cura il soggetto, la sceneggiatura e la produzione. Un grande film lo si riesce a fare, con piccoli accorgimenti maestrali, anche spendendo due lire e girandolo in bianco e nero. La struttura della trama non è lineare e questo rappresenta un marchio di fabbrica per il regista britannico, il quale riuscirà a rendere interessante a livelli da apoteosi anche una trama non troppo elaborata. Era il 1998 quando Nolan si affacciò per la prima volta con una sua produzione nel cinema degli alti livelli ed un po' bisognava osare: lo ha fatto mettendo da parte i colori e con non più di tre attori, sconosciuti tra l'altro. Come si poteva iniziare meglio di così? I vari tasselli della storia vengono via via ordinati e messi al loro posto grazie ad un montaggio sensazionale che ci stordisce leggermente all'inizio, ma che alimenta sempre di più il fuoco della nostra curiosità. Le sembianze del noir moderno sono date non soltanto dall'utilizzo del bianco e nero, ma anche dalla caratterizzazione dei personaggi principali, ombrosi e scapestrati. La non linearità con i colpi di scena sarà ben apprezzata soprattutto se riaffiorano alla mente i lavori successivi di Nolan. Following diviene un'officina sperimentale ben riuscita, con gusto. Vivamente consigliato.

Se l'Italia avesse perso non si stava meglio

L'Italia è arrivata alla finale di Euro 2012. Abbiamo passato un girone non semplicissimo pareggiando con la Spagna e la Croazia e vincendo con con la Repubblica d'Irlanda. Poi abbiamo battuto gli inventori del pallone di Sua Maestà la Regina ed infine abbiamo martoriato ancora una volta quei crucchi che nonostante le due Guerre Mondiali perse, vogliono riconquistare l'Europa con altri sistemi. Insomma, l'Italia è in finale, nonostante alcuni. Non li chiamo gufi perchè non sono superstizioso o neanche loro. Però sono dei tipetti snob a cui piace andare controcorrente (alcuni), o che semplicemente ne approfittano per dire qualcosa contro il calcio (altri), o perchè così anche loro hanno qualcosa da dire sul tema pur avendo una cultura calcistica adatta (taluni). Su facebook , twitter e compagnia bella spuntano fuori come funghi proclami di tifo per le altre nazioni (ci provò Grillo nel 2006 tenendo per "quei ragazzoni del Ghana") come fa Travaglio che sentendo la crisi della politica deve per forza far parlare di sè, sconfinando in un qualcosa che non gli compete. Ma non finisce qui, ci sono poi tutti quelli che sentono la necessità ed il viscerale bisogno di far sapere agli altri che del calcio non gliene frega un'acciderbolina e che non si sa per quale motivo, sperano che l'Italia non vinca. Giusto per spregio a tutta quella masnada di "pecoroni" che seguono lo sport più bello del mondo. Già perchè, se il calcio è vero che non gli interessa, cosa sperano a fare?. Ci sono infine i mediatori politici secondo i quali siamo nella merda solo perchè l'Italia va avanti nell'Europeo. Infatti, se fossimo usciti prima, non avremmo avuto l'IMU, la riforma delle pensioni e quella del lavoro, gli esodati, l'aumento dell'IVA, del bollo auto, della benzina e delle bollette. Sarebbe bastato non passare il girone secondo loro e tutto si sarebbe risolto per il meglio. Che bei tempi quelli del Mondiale in Sudafrica, quando la crisi non esisteva!!!!

The Cell - La Cellula (2000)


Regia: Tarsem Singh
Anno: 2000
Titolo originale: The Cell
Voto: 6/10
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Non male. Un po' di sana azione creata con un mix di horror, thriller e fantascienza. Il tutto a piccole dosi, ma ben proporzionate. Il viaggio nell'ignoto ha sempre affascinato ed in questo caso ne abbiamo uno nei meandri della mente. Onirico e fantastico nelle ricostruzioni, ma decisamente realistico nella costruzione all'interno della trama. Penetrare nella mente di un paziente affetto da schizofrenia è il fulcro su cui si basa il film ed il modello investigativo passa in secondo piano, non lasciando però a casa pathos e suspense. La violenza, il sangue e la cattiveria non mancano, però la regia di Singh non ne abusa. Per questo è piacevole e guardabile senza troppe remore. Davvero il regista è un virtuoso visivo, aiutato molto bene da costumisti e truccatori. Anche la scenografica, specie nei vari contesti immaginari, fa la sua parte per il successo della storia. Un po' meno la bella J.Lo che non è poi molto espressiva, nonostante la parte non richieda chissà quali sforzi di recitazione. La trama passa in ombra non tanto per gli effetti speciali (ad oggi davvero niente di sensazionale) quanto per la gestione del prodotto in sè, che essendo molto originale (sui passi de Il Tagliaerbe) anche se non unico, riesce a distogliere l'attenzione dai punti deboli. Affascinante.

giovedì 28 giugno 2012

Black Book (2006)


Regia: Paul Verhoeven
Anno: 2006
Titolo originale: Zwartboek
Voto: 6/10
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Paul Verhoeven è un regista crudo, diretto, già conosciuto per Robocop , Basic Instinct, Atto di Forza, Starship Troopers tra gli altri. Si è cimentato poi in questo thriller storico ambientato nell'Olanda occupata dai nazisti, con alti e bassi. La trama (con cenni ad una storia vera) riguarda Rachel Stern, un'ebrea sfuggita alla caccia perpetrata dai tedeschi, della sua fuga e della sua collaborazione con la resistenza olandese. Come una sorta di spia il suo compito è di cadere nelle grazie di un ufficiale nazista e di sedurlo per poi portare preziose informazioni per la causa. Naturalmente qualcosa va storto ed inizia così, forse un po' tardivamente, il risvolto da thriller della pellicola, con numerosi colpi di scena o presunti tali. Durante la visione si fatica a guardare il punto dove è puntato il dito di Verhoven: sul triste periodo storico e le vicende che lo accompagnano o piuttosto sull'evolversi della scena indagatrice che serve al film per andare avanti? Lo strazio e violenza del periodo sono più che accennate, ma a mio avviso non troppo marcate. Anzi, addirittura sembra sottolineare più la mancanza di ragione a termine della guerra, che lo sterminio macabro nei confronti degli ebrei. La ricostruzione storica è degna di complimenti, così come la partecipazione del cast, sebbene il taglio che si vuole dare alla pellicola non è tanto quello di denuncia quanto quello pittoresco dell'azione. A voler essere maligni si potrebbe anche pensare ad una sottospecie di revisionismo storico se guardiamo il film solo dal punto di vista dell'ambientazione. Per il resto è piacevole e ben cadenzato.

The Housemaid (2010)


Regia: Im Sang-soo
Anno: 2010
Titolo originale: 하녀 (Ha-nyeo)
Voto: 3/10
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I coreani (del sud, quelli del nord non oso neanche immaginare) sono dei maestri assoluti nella gestione di questi film. Come lo fanno loro, non lo fa nessuno: storie così assurde, vuote e brutte è difficile davvero raccontarle. Ma loro insistono imperterriti, ed io duro che ci casco random. Questa volta l'ho scelto da Sky On Demand (per adesso se guardate i voti è una delusione completa) senza sapere di cosa parlasse. Appena premuto i play e viste quelle faccine gialle, non giapponesi e non cinesi ho iniziato ad avere i brividi. un altro incubo. Speravo che la mia poca dimestichezza con le facce asiatiche non mi avesse fatto riconoscere un volto vietnamita, o tailandese, o birmano... Invece la paura più nascosta è divenuta certezza. Ecco un altro pallosissimo film coreano. Uno strazio. A confronto le immagini statiche di 2001: Odissea Nello Spazio hanno un forte dinamismo. La trama è la seguente, giudicate voi. Una ragazza trova posto come donna delle pulizie per una famiglia molto benestante: babbo, mamma (incinta di due gemelli) e figlioletta. Si fa sedurre dal padrone di casa e dopo due pompini (cose che non accadono neanche nella rubrica di Cioè) resta incinta a sua volta. Per colpa della vecchia governante ficcanaso, la suocera del riccone viene a saperlo e maldestramente cerca di farla abortire. Ci riesce al secondo tentativo e quindi la donna delle pulizie decide di suicidarsi davanti agli occhi di tutti, impiccandosi e prendendo fuoco. Che storiona eh? Mozzafiato vero? La regia voleva sicuramente puntare il dito sull'indifferenza ed il cinismo della famiglia benestante che risolve ogni problema a suon di assegni, ma ad esclusione del quadretto finale, lo fa con scarsissimo risultato. L'indifferenza di cui ci sarebbe bisogno è quella che il pubblico deve dare a questi filmetti da pseudo intellettuali. D'altra parte, quando la protagonista pronuncia le seguenti parole, a me son cadute le palle ed ancora rimbalzano per la casa: "La ringrazio molto e mi scusi se sono rimasta incinta di uno come lei." Ricordo che il film è ambientato ai giorni d'oggi.

mercoledì 27 giugno 2012

Stand By Me - Ricordo Di Un'Estate (1986)


Regia: Rob Reiner
Anno: 1986
Titolo originale: Stand By Me
Voto: 8/10
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E' da paura. E non c'entra davvero niente il fatto di essere basato su The Body, un racconto di Stephen King. Forse ha ragione chi dice che sono attratto da quelle storie dove riaffiorano i ricordi adolescenziali ed i protagonisti vivono una piccola grande avventura, ma è un dato di fatto che Stand By Me, in tutta la sua semplicità è un capolavoro di armonia e sostanza. Malinconico ed adulto il ricordo dell'infanzia ci accompagna per tutta la durata della pellicola, riuscendo a farci immedesimare in situazioni anche lontane ed improbabili. La sua forza è il non avere età, perchè tutti siamo stati dodicenni, anche se nessuno lo è stato in quella atipica Castle Rock situata in Oregon. Tutti noi siamo stati Gordie, Chris, Teddy o Vern. O li abbiamo conosciuti, ci abbiamo giocato, ci abbiamo scherzato, li abbiamo ignorati e li abbiamo persi di vista. Reiner, con il soggetto di King, riesce a rendere immensa una comune storia adolescenziale, di quelle che sono all'ordine del giorno, che non hanno niente di spettacolare se non il fatto di essere genuine. Le emozioni che sprigiona sono tante e restano marchiate a fuoco per diverso tempo. Tutto questo grazie alla mano esperta della regia che sapientemente non abbandona niente al caso, riesce a sfruttare e cogliere ogni piccolo particolare renderlo importante. Sa fungere da cassa di risonanza ampliando un dettaglio banale e trasformandolo in un gioiello emotivo. Dobbiamo dare merito di questo anche allo straordinario cast che compone l'orchestra di volti giovani e giovanissimi. Per il 1986 avevamo molte eterne promesse, alcune purtroppo non mantenute, ma di certo essenziali per la riuscita di questo film. Will Wheaton (Star Trek e The Big Bang Theory), River Phenix (Exploers e Indiana Jones e l'ultima crociata), Corey Feldman (I Goonies, Gremlins, Venerdì 13, Ragazzi Perduti), Jerry O'Connell (Il mio amico Ultraman) e Kiefer Sutherland (l'unico che possiamo dire aver sfondato) hanno tutti un'accuratezza espressiva degna dei migliori caratteristi del cinema. Sia nelle scene di forte adrenalina che in quelle di impatto emotivo riescono sempre a gestire la situazione al meglio. Ogni personaggio è ben curato dal punto di vista psicologico e riesce a non sovrastare gli altri: la giusta dose di tutti i protagonisti rendono l'avventura deliziosamente corale. Alcuni dialoghi dalle sembianze adolescenziali si rivelano profondi e sono portati avanti con maestria nelle situazioni più disparate. Se da una parte lasciano spazio alla spensieratezza giovanile, dall'altra inseriscono numerosi punti interrogativi sul futuro ed altri esclamativi su temi non sempre facili da affrontare. Disincantati e disillusi i ragazzi crescono e questa è l'estate che li porta ad essere uomini, forse senza neanche che loro stessi se ne accorgano. Ognuno a modo suo cresce, si spoglia dei propri timori e delle proprie vergogne, riesce a fare affidamento sul gruppo e su sè stesso.
Grazie, Reiner, grazie King, uno dei migliori prodotti drammatici che possiamo avere ed apprezzare.

After The Sunset (2004)


Regia: Brett Ratner
Anno: 2004
Titolo originale: After The Sunset
Voto: 5/10
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Brett Ratner, già visto recentemente nel terzo capitolo degli X-Men si trova più a suo agio con le commedie di questo stampo: leggere ed al tempo stesso d'azione. Per i palati meno esigenti After The Sunset si rivela un piacevole compromesso tra il techno thriller e le sdolcinate pellicole da commedia. Un cast che vede come attori principali Pierce Brosnan e Salma Hayek, affiancati da Woody Harrelson e Naomie Harris, è tutto sommato di rispetto e riesce a creare quel particolare e curioso legame a quattro tra forze dell'ordine e ladri di professione. Tutto il film si basa infatti su simpatiche gag tra Max e Stan, l'uno ladro di diamanti, l'altro agente dell'FBI ed al loro rapporto rocambolesco rapporto di amicizia. Improbabile quanto comunque divertente e senza troppe pretese. La pellicola non risulta eccezionalmente brillante per la pochezza della trama che è un ricalco di altre già viste e ripetute, con colpi di scena finali che per quanto graditi non sono mozzafiato. Qualcosa di piatto e nella norma insomma ed anche la bella Salma non osa niente di più (anzi di meno) che un costume abbastanza casto. Da popcorn con gli amici, se siete malati e non potete andare al mare.

I torrent su Dropbox, con Boxopus

Il mio spazio a disposizione su Dropbox in questi anni è cresciuto molto e sinceramente ne utilizzo solo una parte, anche se si sa che lo spazio non è mai abbastanza. Così, mentre navigavo nella mia raccolta di blog preferiti cercando nuovamente sistemi per perfezionare il mio account ecco che trovo un articolo di Jessica Lambiase scritto per Chimerarevo. Lei non usa un webserver come faccio io con eMule o con uTorrent, ma il sistema ha una sua comodità anche per me o per chi vuole dirottare determinati file in un'apposita cartella di Dropbox, magari condivisa con un gruppo di amici. Il servizio offerto da Boxoupus permette di caricarci i .torrent prelevati dal web, scaricarne i contenuti su una cartella di Dropbox ed il tutto senza la necessità di avere un client installato. Una volta che sarete riusciti a registrarvi (al momento serve un codice invito e l'accesso tramite Dropbox non funziona, quindi mi sono iscritto tramite Twitter). Delusione: il servizio di download è al momento sospeso, quindi dovremo attendere per fare ulteriori prove. Essendo ancora in fase beta questi disguidi possono capitare, l'importante è sapere che qualcosa si muove in una direzione che ci sembra sempre più globale ed user friendly.

martedì 26 giugno 2012

Dylan Dog - Il Film (2010)


Regia: Kevin Munroe
Anno: 2010
Titolo originale: Dylan Dog: Dead Of Night
Voto: 5/10
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Qualsiasi film con un titolo del genere merita una recensione abbastanza approfondita. Sia che faccia cacare risulti una delusione sia che faccia esprimere giudizi positivi. Pur non essendo un accanito fan del noto fumetto, avendo letto almeno un centinaio di albi posso dire di non essere digiuno sul tema. Di conseguenza la mia valutazione può tener conto delle somiglianze o discordanze con l'opera di Tiziano Sclavi ed al tempo stesso essere abbastanza obiettiva e non sporcata da idealismi da fanboy. Nonostante uno stroncamento senza pari da parte della critica mi sento di salvare nel complesso il prodotto (ricordo che il voto 5 nel mio blog non è da considerarsi basso) che presenta alcuni aspetti positivi di ben alto spessore. Tra questi metto sul podio la scelta di utilizzare una storia creata ad hoc per la rappresentazione cinematografica, che vede l'indagatore dell'incubo a New Orleans (ottima scelta per il mistero e l'alone mistico che emana) e nei panni di un comune investigatore privato a riposo per quanto concerne la sua seconda vita. Le premesse possono starci alla grande, così come la trama narrata di sottofondo che spiega a grandi linea il mondo odierno e la convivenza tra vivi e non morti. Insomma abbiamo visto talmente tante boiate e riadattamenti che questa opera riesce a non sfigurare nel suo intento. Inoltre l'azione e l'evolversi della trama sono piacevoli e veloci, con combattimenti corpo a corpo accettabili ed una sana ironia, purtroppo soltanto accennata. Ovviamente mi fermo qui. Perchè il film avrebbe potuto, e forse dovuto, essere qualcosa di più. Del resto come già detto le premesse c'erano. Già l'assenza della storica spalla Groucho si fa sentire... E non poco. Anzi direi che era basilare. Il sostituirla con una inventata di sana pianta equivale ad una martellata proprio lì dove fa più male. Altre piccolezze come il Maggiolone nero (invece che bianco), la targa e al marca di scarpe sbagliate, sono meno importanti. I problemi maggiori vengono però dagli effetti grafici, che sembrano essere tornati indietro di dieci anni: i mostri sono credibili solo per un bambino piccolo e non abbiamo davvero nulla di eccezionale. Una pellicola del genere invece avrebbe dovuto essere maggiormente curata da quel punto di vista. La trama poi è debole e confusionaria, spesso inserisce personaggi o situazioni che non hanno senso (chi se ne frega dello zombie gigante?) e che risultano create tanto per fare. Se il personaggio si fosse chiamato con un altro nome, senza scomodare il nostro amato fumetto, con alcuni ritocchi qua e là avremmo avuto un bel filmetto di azione, senza troppi fronzoli. Invece volendo utilizzare un nome d'impatto e cercando di adattare la trama a quella del fumetto, ecco che sono inevitabili certe critiche. Se qualcuno lo ha definito "un buon film di serie B che prende ispirazione da un grande fumetto di serie A" non è tanta bella pubblicità. Mi trova d'accordo sebbene possa essere apprezzato da chi il fumetto non lo hai mai letto o da un pubblico internazionale che lo conosce solo di sfuggita.

Age Of Heroes (2011)


Regia: Adrian Vitoria
Anno: 2011
Titolo originale: Age Of Heroes
Voto: 4/10
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I primi dieci minuti ho temuto di aver registrato un telefilm. Infatti l'inizio aveva tutta l'aria di essere un prodotto a puntate. Complice di ciò è anche la produzione inglese che dà un taglio differente da quello a cui siamo abituati solitamente con le pellicole americane. Tutta la trama (banale e scontata) si basa sulla reale storia dell'unità d'assalto 30° Commando (quello dove c'era il famoso scrittore Ian Fleming), non so quanto romanzata. Quindi l'ambientazione è la Seconda Guerra mondiale ed i protagonisti sono un gruppo di uomini scelti che dovrà affrontare la classica missione impossibile con tutte le avversità del caso, incluso il mancato recupero da parte delle forza alleate. Tra questi spicca Rains, l'eroe di turno che non rispetta gli ordini e l'etichetta, ma ha un temperamento tale che lo rende utilissimo all'interno della squadra d'assalto. Se ci si aspettava un film sulla guerra dal punto di visto filosofico restiamo delusi. Ma chi se lo aspettava? Se cerchiamo un film di pura azione e tattiche militari siamo ugualmente scontenti. Allora cosa ci propone? Una storiella semplice, di quelle riconducibili al peggior Ken Follett, con un finale altrettanto deludente, ma un punto di forza: è abbastanza realistico e crudo da non sembrare il classico filmettino per famiglie. Purtroppo finisce tutto qui: gli attori seguono l'andazzo della pellicola e si amalgamano alla pochezza dei contenuti risultando piatti e poco significativi, gli effetti speciali sono quanto meno ridicoli sebbene siano richiesti solo in un paio di scene. Film quindi molto limitato, senza troppe speranze di incollarvi alla tv.

Sky On Demand: seconde impressioni

Appena attivato il servizio (era il 1° giugno) scrissi la recensione riguardo alle mie prime impressioni u Sky On Demand. Adesso, a distanza di oltre tre settimane di prove, posso tirare le somme, visto che la fase di beta tester sta per concludersi e che dal 1° luglio sarà disponibile per tutti gli abbonati Sky da più di un anno (oppure quelli che hanno presentato un amico). Prima di tutto voglio rassicurare coloro che non hanno la possibilità di utilizzare un collegamento ethernet diretto (o tramite powerline)per l'accesso ad internet. Infatti è possibile utilizzare le antenne wi-fi inserendole in una porta USB del decoder. Tornando al servizio in sè la cosa che salta maggiormente all'occhio è l'ampia disponibilità di titoli (non sono stato a contarli, ma si parla di oltre un migliaio) di tutti i generi da fruire liberamente e velocemente. Mentre inizialmente avevo parlato di streaming, faccio un piccolo passo indietro: il contenuto venendo scaricato sul nostro hard disk viene letto direttamente da questo e non via internet. In alcuni casi, in base alla dimensione del file o alla sua durata, è sufficiente attendere l1%, in altri è necessario aspettare fino al 5%. Questo per sottolineare il fatto che la visione non è immediata, ma per me è sempre e comunque veloce. La nota negativa riguarda invece la qualità: i contenuti HD sono disponibili sono nella categoria "Scelti per te" che altro non sarebbe che il vecchio On Demand. Il resto è in standard definition con audio in stereo. Per un network che punta tutto sull HD e che vanta una cinquantina di canali in alta definizione mi sarei aspettato molto di più. Inoltre essendo i contenuti disponibili solo in base ai pacchetti ai quali si è abbonati, il servizio potrebbe essere decisamente inutile per un gran numero di persone. E' vero che è gratuito e che a caval donato non si guarda in bocca, ma chi ha pacchetti calcio e sport, non se ne fa quasi nulla dei contenuti dell'On Deamnd: al massimo si registra l'avvenimento che vuole. E coloro che sono abbonati a Cinema è possibile che storcano il naso, la bocca e le orecchie se messi di fronti alla scelta di scaricare un film in SD con audio in stereo. Al di là di questo (e per me comunque non è poco) ho notato che la velocità in download è migliorata (conteggio anche 700 KB/s nelle ore notturne) e che non ci sono limiti (se non quelli di spazio disponibile) per mettere contenuti a scaricare. Questi però hanno una coda, non vengono messi in DL in contemporanea. Sul fatto dell'intuibilità del menù c'è ancora qualcosa da aggiustare (il premere OK per registrare per play ad esempio) o da velocizzare, ma con un po' di pratica ci si fa l'abitudine. Come nota conclusiva direi che non è certo essenziale o uno dei migliori servizi di Sky.

The Horde (2009)


Regia: Yannick Dahan & Benjamin Rocher
Anno: 2009
Titolo orginale: La Horde
Voto: 4/10
Pagina di IMDB
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Può darsi che il problema sia io, ma questi film pseudo horror con gli zombie potevano andare bene alcuni migliaia di anni fa, non oggi. Non ho niente in contrario a prendermi un po' di tempo e guardarmi qualche pellicola anni ottanta o giù di lì, mi viene invece un po' di nausea nel vedere sempre le solite cose in un lavoro creato pochi anni fa. La regia, nonostante la trama assolutamente non originale, riesce a rendere piacevoli alcuni parti legate alla pura azione, inserendo qua e là alcune scene di sangue al limite dello splatter, Veloce e spasmodico il film dovrebbe togliere l'attenzione da tutta una serie di circostanze non spiegate o soltanto accennate: ci ritroviamo all'interno di una resa di conti tra poliziotti e criminali e da qui tutto prende il via. A tratti sembra di essere dentro Resident Evil e non prendetelo come un complimento per favore. Non tutto è negativo però: la location atipica ed il mix di personaggi possono portarlo, anche se brevemente, nel Limbo e non proprio nell'Inferno. Infatti la banlieue parigina potrebbe essere interessante e qualcosa di nuovo. Così come i poliziotti che si uniscono ed associano agli spacciatori per la sopravvivenze. Ma come ho già scritto, la trama termina qui, il resto è solo tanta azione a volte ridicola (la corsa di un personaggio in stile rugbista che abbatte gli zombie). Resta il fatto che tutto sommato è divertente, quasi piacevole da vedere sotto alcuni aspetti per chi non cerca il grande film.

Dan Simmons - Danza Macabra


Autore: Dan Simmons
Pagine: 945
Editore: Gargoyle Books
Titolo originale: Carrion Comfort
Voto: 3/5
Pagina di Anobii
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Trama del libro:

Sono i vampiri della mente, creature dotate della capacità psichica di penetrare nella mente degli altri e di usarli: possono leggerne il pensiero, soggiogarne la volontà, assorbirne le sensazioni, nutrirsi delle loro emozioni, costringerli a commettere atti di violenza folle. Ogni anno, tre di questi vampiri - Melanie, Willi e Nina - si incontrano per discutere l'andamento del loro gioco, quasi una gara, di possessione e sterminio. Ma nel corso dell'ultima riunione accade qualcosa di nuovo e i tre vengono proiettati in un conflitto dal cui esito dipende il futuro dell'intero pianeta. Alcuni normali esseri umani cercano di combattere i vampiri: Saul Laski, psicologo, reduce da un campo di concentramento nazista; Natalie Preston, figlia di un uomo che ha fatalmente incrociato la strada di Melanie; lo sceriffo Bobby Jo Gentry, coinvolto casualmente nella lotta mentre indaga su una serie di omicidi. La caccia è aperta... ma chi è il cacciatore, e chi la preda?

lunedì 25 giugno 2012

Battlestar Galactica (Stagione 2)


Anno: 2005 - 2006
Stagione: 2
Titolo originale: Battlestar Galactica
Numero episodi: 20
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Quando scrissi la recensione della prima stagione di Battlestar Galactica cercai di non essere totalmente distruttivo o negativo. Questo peccato mi è costato quindi una notevole perdita di tempo che mi ha permesso di guardare, senza apprezzare, ben venti episodi della seconda stagione. Non capisco il voler forzatamente allungare il brodo: una decina di puntate sarebbero bastate. Anzi, avrebbero reso la serie TV migliore, in quanto epurata di molte situazioni inutili e ridondanti. Proseguire la storia in questo modo, con aneddoti sterili non ha fatto che male ai personaggi, ormai vittime di se stessi. L'universo proposto ha poi del ridicolo: una manciata di sopravvissuti, ma migliaia di giornalisti, soldati, generali, dottori... Eppure le dimensioni della popolazione si riducono a quelle di una piccola cittadina. Inoltre è blasfemo vedere che una civiltà così avanzata dal punto di vista tecnologico (almeno per quanto riguarda i viaggi spaziali) sia succube di una religione (per di più politeista) e di superstizioni tangibili in ogni episodio. Insomma, a me ha fatto pena. E portarlo avanti è stato uno strazio. Freccia di Apollo? Tomba di Atena? Ma per favore... E tutto il succo su cui si è basata la prima stagione, ovvero la guerra con i Cyloni diventa un gioco a nascondino per bambini. Salvo che i Cyloni femmina possono avere una gravidanza... Roba da telenovela. Se potete evitatelo.

Pirlo e il cucchiaio

Ovviamente senza parole.
English Go Home!!!!


sabato 23 giugno 2012

Doodle e Turing

Il doodle di oggi è dedicato a Turing. Non necessita di presentazioni per chi se lo merita, gli altri possono colmare al propria lacuna con una semplice ricerca wikipediana. E' uno di quei miti che non sempre hanno ricevuto la giusta riconoscenza.  Google ha creato una sorta di macchina di Turing, la quale utilizza il sistema binario (ma va?) e che ci permette di giocare e divertirci. Un punto di fierezza lo acquistiamo automaticamente al completamento del quiz. Lo scopo è quello di riuscire a scrivere la parola GOOGLE utilizzando gli 0 e gli 1. Le sequenze da utilizzare sono le seguenti:

01011 = G
00011 = o
00011 = o
01011 = g
01001 = l
10000 = e

Non è che poi sia semplicissimo portare a termine l'ordine giusto, anche se lo si è capito. Quindi ecco in soccorso il video:

Se siete interessanti ad approfondire su Alan Turing potete trovare molto materiale qui: Alan Turing su Amazon

mercoledì 20 giugno 2012

Chelsea Cain - La Ragazza Dei Corpi


Autore: Chelsea Cain
Editore: Sonzogno
Titolo originale: Heartsick
Voto: 3/5
Pagine: 340

Trama del libro:

Per dieci anni le era rimasto alle calcagna, ma poi era stata lei a catturarlo, distillandogli per dieci giorni le più atroci torture, sul filo della morte, con sottile piacere. Poi, inspiegabilmente, lo aveva liberato e si era consegnata alla polizia. Ora la serial killer Gretchen Lowell, ex psichiatra, è detenuta in un carcere di massima sicurezza. Ma anche il detective Archie Sheridan è chiuso nella sua prigione personale: dipendente da antidolorifici e psicofarmaci, incapace di tornare a una vita normale, ancora ossessionato dalla sua aguzzina. Gli è impossibile dimenticarla: Gretchen lo ha marchiato a vita, incidendogli con un chiodo un cuore sul petto. Ora ogni domenica, lui la va a trovare in carcere, con lo scopo di estorcerle i nomi delle sue vittime e informazioni per ritrovarne i resti. Adesso Sheridan è in congedo forzato dalla polizia ma viene richiamato in servizio: per Portland si aggira un nuovo mostro, che predilige ragazzine quattordicenni. Alle indagini si unisce la giovane reporter Susan Ward, che aspira allo scoop della sua vita. Le indagini portano a tracciare un potenziale identikit dell'assassino, ma non ci sono prove per incastrare nessuno. Sheridan sa chi può aiutarlo a scovare il killer: solo una psicopatica può entrare nella mente di un proprio simile. Ma anche Gretchen lo sa e da inizio a un sottile gioco di manipolazione, per intrappolare nella sua rete sia il detective sia Susan, ancora ignari che è lei a tenere le fila dei delitti di Portland.

Trainspotting (1996)


Regia: Danny Boyle
Anno: 1996
Titolo originale: Trainspotting
Voto: 7/10
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Pagina di I Check Movies

Cavolo quanto tempo! Quanto tempo dalla prima volta che lo vedi, un po' timoroso ed un po' galvanizzato dal tema e dall'idea. E quante volte mi sono ripromesso di riguardarlo, titubante. Ed eccoci qui. L'incontro tra Danny Boyle ed Irvine Welsh partorisce uno dei migliori film sulle droghe pesanti con un'ottica completamente anticonformista. Il disagio visto da dentro, ma non totalmente criticato o demonizzato. Non è però neanche un'esaltazione delle situazioni difficili o un'apologia del bucarsi, quanto piuttosto una visione alternativa in cui le vittime sono i personaggi stessi di un cocktail vincente. Il modo di raccontare con svisionate oniriche ci introduce il mondo della dipendenza e l'impossibile rapporto con una vita normale. Ewan McGragor, ma non solo. Un cast che non sfigura, interpretando amabilmente ogni soggetto dall'inizio alla fine. Scene forti, cruente, cattive. Memorabile la crisi di astinenza ed il cinico rapporto che i tossici disperati hanno con la vita e con la morte. Le inquadrature decisamente particolari ed continui switch tra reale ed immaginario, per poi tornare prepotentemente alla cruda normalità. Ecco ciò che ha reso Boyle un grande del cinema. Non troviamo niente di superficiale tranne i superficiali che lo apprezzano per ciò che non è. Partiamo allora da ciò che le immagini ci raccontano: una condanna alla normalità, alla pseudo vita perbenista che ci viene indottrinata e che apprezziamo senza coglierne appieno il significato. Se questa vita è il culmine, la massima aspirazione per molti, è vista anche come un punto di arrivo per Mark renton che alternativamente e con scarso successo, cerca di ripulirsi. Non solo dall'eroina, ma anche da uno stile di vita macabramente sbagliato ed al tempo stesso nichilista dei problemi. Amici, genitori, società, fidanzate. Tutto perso e tutto conquistato.
 Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxi televisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

martedì 19 giugno 2012

Smartphone: quale scegliere?

Sono passati quasi due anni da quando feci l'abbonamento Top 400 con la Tre per avere il mio smartphone di ultima generazione (all'epoca) ovvero l'HTC Desire. Ad oggi sono ancora entusiasta sia del prodotto che della formula di pagamento, ma dentro di me si fa strada un'insaziabile ingordigia del superfluo. L'11 agosto è alle porte, ma non resisto più: sopraffatto dal potere mediatico desidero ardentemente possedere un telefono nuovo. Se devo guardare indietro l'unico neo del mio Desire consiste nella memoria fissa del device, che è decisamente poca. Per il resto è stato un felice e spensierato matrimonio. Ho infatti una forte indecisione sulla sua futura sorte. Tenerlo ed utilizzarlo wifi come un mini tablet e sfruttare le sue funzioni da telecomando? Oppure rivenderlo ad un prezzo onesto (per chi fosse interessato: 100 euro con tanto di base per la ricarica, custodia protettiva e calzino con cerniera) visto che potrei ritrovarmi con un doppione? Di tempo per decidere ce ne è ancora ed i dubbi riguardano altre cose soprattutto di natura burocratica. Oggi sono andato ad informarmi presso il negozio della Tre e per usufruire di un nuovo abbonamento legato al mio stesso numero devo attendere l'11 agosto. Altrimenti dovrei farne uno nuovo, con un numero differente, ma in quel caso ne pagherei due alla volta con il fastidioso punto esclamativo di dover sospendere il vecchio numero una volta giunti alal fatidica data. Un po' troppe menate. Passare direttamente questo mi costerebbe una penale di 80 ricchi euro ed in più la restituzione del telefono. Da masochisti puri accettare. Aspettiamo quindi con calma e un po' meno bramosia la scadenza dei termini. Intanto fantastichiamo sull'erede prossimo venturo: HTC One S oppure Samsung Galaxy S III? E che dire del Galaxy Nexus? Purtroppo il suo valore di mercato è inferiore e spendere gli stessi soldi per un prodotto più vecchio non mi gusterebbe affatto. Certo che avere un SO pulito potrebbe essere una bella esperienza. Con il Sense mi son trovato divinamente, ma mi piacerebbe anche cambiare un po'. Certo, la scocca dei Samsung non è bella e solida quanto quella degli HTC, ma il nuovo prodotto (S III) della coreana risulta essere elegante e leggero. Ciò che mi sdubbia sono le dimensioni: uno schermo da 4,8" lo considero mostruosamente esagerato, anche se purtroppo tutti stanno andando in quella direzione per quanto riguarda i prodotti di punta. Prima o poi uscirà anche il nuovo Nexus (Motorola? ) e puntare su uno di fascia medio alta adesso potrebbe rivelarsi fruttuoso tra tra 12 - 18 mesi o anche prima, visto che terrebbero il mercato dell'usato abbastanza bene. Altra faccenda sarà quella relativa alla durata della batteria: un processore più affamato ed uno schermo più grande incideranno sull'autonomia, anche se in un paio d'anni spero che i progressi abbiano rattoppato queste problematiche. Fino a che non ci spippolo e non li tengo in mano, la decisione sarà sicuramente ardua, spero quindi che qualche amico mi anticipi nella scelta così da testare rapidamente i prodotti prima della scelta definitiva.

lunedì 18 giugno 2012

Stefano Di Marino - Quarto Reich


Autore: Stefano Di Marino
Editore: Piemme
Titolo originale: Quarto Reich
Pagine: 398
Voto: 2/5
Pagina di Anobii

Trama del libro:

In una notte di tempesta del 1946, un mercantile si avvicina a Pointe Noire,città sulle coste del Congo, con il suo carico di armi di contrabbando e uomini pericolosi. Hanno una missione da compiere: recuperare un immenso tesoro custodito sotto la Montagna degli Spiriti, nel cuore dell'Africa.L'uomo che ha organizzato la spedizione è Klaus Hassler, ex ufficiale nazista:nel suo folle disegno il tesoro servirà a far nascere un nuovo Reich. 

domenica 17 giugno 2012

Le Morti Di Ian Stone (2007)


Regia: Dario Piana
Anno: 2007
Titolo originale: The Deaths Of Ian Stone
Voto: 4/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
Acquista il DVD su Amzon

Alcune volte i film da guardare li scelgo a caso, vado ad emozioni e sensazioni. Questa sera, non so come ero indeciso tra Le Morti Di Ian Stone ed Akira. Un ballottaggio strano, ma che vede vincente il primo. Del resto il secondo lo avevo già visto e volevo provare qualcosa di nuovo. Un'emozione unica e particolare come quando si muore due volte di seguito. Non conoscevo la trama, ma ne avevo sentito parlare a grandi linee (rivelatesi poi delle curve a zig zag) ed il tema mi appassionava alla grande. Un tipo che viene ucciso ed si risveglia in una nuova vita. Strano, enigmatico, interessante. Ricordava un racconto letto nell'antologia Le Grandi Storie della Fantascienza 1960 che mi regalarono tanti anni fa i miei genitori per Natale. O forse era una raccolta di Philip Dick? Che importa? Son passati quasi venti anni e davvero non ricordo. Magari neanche c'entra niente, ma la sensazione era quella. Comunque il film è totalmente diverso da qualsiasi cosa ricordassi. Però non finisce qui. Sto leggendo (lo finirò tra decine e decine di anni) Danza Macabra di Simmons che è un vero troio e si è cimentato anche nel genere horror, vampiri e via discorrendo. Ho temuto fortemente che il film si ispirasse al libro. Fortunatamente anche in questo caso mi sbagliavo. Dopo questa parentesi iniziale parliamo del lavoro di Piana: è insulso. Sceneggiatura e fotografia non sarebbero male, così come i poveri attori che provano a recitare una parte non molto consistente... Ma la trama fa acqua da tutte le parti. Il tipo non muore mai ed i cattivi non vogliono che ricordi le vite precedenti, ma un attimo dopo vogliono che lui gli parli qualcosa che ha fatto nel passato. Un pasticcio immane senza capo nè coda, che cerca di contrapporre l'amore e la paura. I sentimenti buoni e la morte. Scontato nel finale frettoloso. A tratti violento, ma non troppo da voltare la testa, non risulta assolutamente nuovo. A parte la letteratura già citata a mo' di esempio sentimentale (cercavo dentro di me il grande collegamento del Destino) sono innumerevoli le opere simili (e migliori) da cui ha preso spunto. Io credo che chi voglia vedere un horror, un fantasy o un thriller non si limiti alle scene di cosiddetta paura, ma cerchi una storia non troppo piatta e per certi versi razionale. Io sono ancora a chiedermi: perchè? Perchè ha vinto il ballottaggio con Akira? I misteri del Destino...

X-Men Trilogy: contenuti del cofanetto

Il cofanetto (presente su Amazon) della saga X-Men denominato X-Men Trilogy comprende i tre film della saga che ho già recensito Qui, Quo e Qua. La struttura della composizione è decisamente semplice con un totale di sei dischi, due per ogni capitolo. Nel primo vi è il film, nel secondo gli extra. Pronti, attenti, via e c'è stato subito un errore nel mio cofanetto: il primo disco relativo al primo film è geolocalizzato in lingua inglese sia per quanto riguarda il menù che la scelta. Dell'italiano neanche l'ombra. mi è "toccato" guardarlo in lingua originale con i sottotitoli per poter capire meglio. Non è una grande perdita per i dialoghi, anche per chi non ha l'inglese nelle vene. Però un tantino girano le palle: la confezione era ovviamente chiusa e sigillata, l'errore è della Twenty Century Fox, non di Amazon da cui ho acquistato. Di positivo c'è che l'audio DTS HD inglese è di certo migliore rispetto al comunque rispettabilissimo DTS 5.1 localizzato in italiano negli altri dischi. I menù a mio avviso non sono il top della navigazione, ma è difficile trovarne uno di mio gradimento. La qualità video è stratosferica in ogni film, ed anche gli effetti audio con DTS sono molto ben apprezzati. Ecco al composizione dei contenuti:

giovedì 14 giugno 2012

Il Padrino - Parte II (1974)


Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1974
Titolo originale: The Godfather: Part II
Voto: 9/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Pensare di guardare la prima parte senza avere la voracità ed il tempo necessari per gustarsi al seconda rasenta quasi il masochismo. E continua così quella danza del piacere che il grande Nino Rota imprime nelle nostre menti catapultandoci agli inizi del '900 quando tutto ebbe inizio, in quella Sicilia pericolosa ed assassina. La pellicola scorre su due binari paralleli: l'escalation sociale e criminale di Vito (qui Robert De Niro) e di Michael (sempre Al Pacino). I due boss, padre e figlio, a confronto. Da notare che è il primo sequel della storia cinematografica a vincere un Oscar come miglior film e la saga è l'unica che può vantare tale riconoscimento per il miglior attore per chi interpreta il solito personaggio. Se la statuetta d'oro era toccata a Marlon Brando due anni prima, adesso tocca a Robert De Niro per i panni vestiti del giovane Vito Corleone. E' quasi emozionante inoltre apprezzare nella solita pellicola Pacino e De Niro, ed una tortura sapere che non ci saranno scene in cui recitano insieme. Coppola dal canto suo continua l'ottimo lavoro precedente e la scenografia, i costumi e al fotografia sono davvero esaltanti. Una ricostruzione totale di più epoche e più realtà fisiche. Si va dalla New York di Ellis Island di inizio secolo scorso, alla Cuba della rivoluzione passando per Las Vegas e la Sicilia. Memorabili anche i dialoghi in dialetto (pure nell'originale) assolutamente genuini. Meno genuini restano invece i valori su cui Michael fonda il successo della sua famiglia mafiosa: il potere, il business e la violenza lo sopraffanno, così come in parte sopraffecero Vito che deve districarsi tra sentimenti di giustizia e vendetta. Un intreccio pericoloso, comandato dal destino, lunghi e profondi silenzi, studiate e pazienti soluzioni. Un lavoro profondamente legato al primo, tanto da essere immortale.

Il Padrino (1972)


Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1972
Tito originale: The Godfather
Voto: 9/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Una pietra miliare del cinema, non a caso al secondo posto nella Top 250 di IMDB con oltre cinquecentomila voti ed una media che supera il 9. Ciò che riesce a fare Coppola ha veramente dell'incredibile. Non c'è bisogno di aggiungere inoltre che non si tratta di un'esaltazione della criminalità organizzata, ma di uno spaccato storico e reale di alcune potenti organizzazioni italo americane nel dopoguerra. La trama è forte e si rifà, senza storpiature, ad un must della letteratura: lo stesso Padrino di Mario Puzo, su cui è basata tutta la trilogia, che vedo questo primo capitolo come uno dei migliori film mai realizzato sull'argomento e che darà poi il via ad una serie di grandi successi. La sua forza sta nell'andare però oltre la storia narrata e se i personaggi del libro erano già forti e determinati un cast di sorprendente bravura (Marlon Brando, Al Pacino, Robert Duvall, Daiane Keaton, James Caan e tutta una serie di soggetti minori ben definiti) riesci a renderli umani quanto spietati. L'alone di potenza e carisma che si portano dietro è solo una faccia di ciò che realmente rappresentano. Debolezze, invidie e potere li rendono per assurdo vittime di un mondo criminale che loro stessi hanno contribuito a creare e che li sovrasterà. Le prime immagini sono simmetriche con le ultime: la consolidazione della forza di Michael al termine del film ed il rispetto per Don Vito al principio. Scene in contrasto con ambienti bui e carichi di tensione nella gestione degli affari di famiglia all'interno dello studio e le feste all'esterno, colorate, rumorose, allegre. Sebbene tre ore di pellicola siano corpose non ci si abbandona mai alla noia e se vogliamo trovare un piccolo difetto, senza la lettura del libro di Puzo, non tutte le trame sono chiare al primo colpo. Per capolavori di tale portata, ormai recensiti in ogni angolo del web è difficile trovare qualcosa di originale da buttar giù, per questo il modo migliore per apprezzarlo è goderselo.

lunedì 11 giugno 2012

Certe volte basterebbe chiudere un occhio.

Foto di rolf50
Ho aperto una discussione sul gruppo Piccoli & grandi problemi @ Piombino che inizia in questo modo:
"Multe a Baratti: premesso che non sono uno di quelli che punta il dito contro le multe, però ecco cosa è successo sabato pomeriggio verso le 18:00 a Baratti. Due conoscenti di Siena hanno parcheggiato la loro auto in zona blu. Hanno pagato il loro bel biglietto e poi nel primo pomeriggio son tornati a rifarlo visto che era in scadenza. La volontà di mettersi in regola c'era tutta quindi. Mentre sono venuti via dalla spiaggia, si sono fermati alcuni minuti a chiacchiera (sulla strada, vicino al parcheggio) ed un discorso tira l'altro, non si sono accorti che nel frattempo era stato superato il limite di tempo previsto per il parcheggio. Oltre a ciò non sono accorti che tempestivamente sono stati multati. Non dico sia ingiusto, ma certe volte basterebbe chiudere un attimo un occhio ed essere più flessibili, quando è palese che si sia trattato di un errore e non della volontà dei due turisti di non pagare il biglietto. Le due ragazze della Parchi però, inflessibili hanno risposto con le seguenti parole: "se non ti va di pagare, lassù esiste un parcheggio gratuito...". Simpatiche e cortesi. Credo che la prossima volta invece che pagare il biglietto e dover stare attenti alla scadenza, i due turisti possano pensare a non pagare affatto il biglietto e pagare solo l'eventuale multa." Spesso si parla di svolta turistica per riuscire a sopravvivere nel nostro territorio, ormai troppo ancorato ad un'industria in decadimento. Ma non riusciamo a guardare più in là dell'immediato, del racimolare grana a tutti i costi. Chi conosce la zona sa perfettamente che i parcheggi gratuiti sono un numero irrisorio rispetto al totale e che questi oltre ad essere sempre pieni, soprattutto in un sabato qualsiasi di giugno, non sono tra i più comodi. Aggiungiamoci anche il fatto che i restanti a pagamento non aggiungono nessun tipo di servizio o di comodità: le strisce sono strettissime, non sono controllati, la pavimentazione è ridicola. Ok, dobbiamo pagare, nessuno lo mette in dubbio (anche se da mettere in dubbio ci sarebbero parecchie cose), ma almeno facciamo le cose perbene e non comportiamoci sempre da provincialotti metodici ed zelanti. Perchè mai un turista che viene qui per i bellissimi posti non dovrebbe avere alcun tipo di struttura ricettiva, ma soltanto un accanimento nei confronti dei portafogli? Riprendo le parole di Claudio Paci che dice:
"il problema è molto più grave di quello che potrebbe apparire.Ogni zona turistica o naturalistica ha delle tradizioni.. Se uno va a Portofino sa che viene spennato. Chi veniva qui sapeva soprattutto in bassa stagione di essere accolto senza essere perseguitato. Ora vedo un accanimento straordinario per spillare fino all'ultimo centesimo ai malcapitati che dovessero scegliere la costa toscana con tariffe esagerate e nessuna scelta per chi volesse risparmiare. Sono cose che si avvertono e se si continua così davvero non rimane che cementificare tutta la costa per cambiare tipo di turismo perché chi viene in Val di Cornia non cerca il lusso e non ha soldi da sperperare.

Icarus (2010)


Regia: Dolph Lundgren
Anno: 2010
Titolo originale: Icarus
Voto: 4/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Ho passato i primi cinque minuti a cercare sul blog o su I Check movies se lo avessi già visto. Niente. Ma più passava il tempo e più anticipavo scene e momenti imperdibili della pellicola... Azione al cento per cento, trama scontata, recitazione da nostalgici. Sprecherò solo poche righe, perchè davvero non ne vale la pena. non è per fare lo schizzinoso, ma qui non c'è nulla. Solo che Ivan Drago, conosciuto peggio come Dolph Lundgren, ha creato un film con venticinque anni di ritardo. Possiamo infatti pensare a Nico, Codice Magnum o Commando ed abbiamo molti ingredienti visibili in questo Icarus. Se potete evitate di guardarlo, non sa di nulla.

domenica 10 giugno 2012

Spagna -Italia: 1 - 1

Ne parlo un po' anche io, essendo uno dei sessanta milioni di allenatori italiani. La Nazionale va guardata, è categorico, soprattutto se gioca in competizioni del genere. Poi va anche infamata, se perde, onorata se vince. E discussa. Non si può parlare d'altro, ed io mi ci tuffo in tutta questa serie di convenzioni. Inoltre uno dei dieci comandamenti impone di guardarla in compagnia. Sarebbe peccato mortale. Questa volta è toccata a casa di Amulio, forse per simpatizzare con Balotelli, titolare dal primo minuto. Fatto sta che ci siamo riuniti, abbiamo imprecato, consigliato, esultato e smadonnato. Però il risultato tutto sommato ci può anche stare. Potevamo vincere, come perdere, il pallone è tondo, ma viste le premesse son stato contento. il gioco c'è stato ed a sprazzi anche bello. Non il catenaccio classico nostrano. Il made in Italy è ben altro e contro la temibilissima Spagna non abbiamo fatto figuracce, figurette o le più probabili figure di merda. Niente di tutto ciò. La prossima sono (sarò) a lavoro e quelal dopo chissà. Intanto vai così. Di Natale titolare, Balotelli al mare.

sabato 9 giugno 2012

Una valigia non può fermarmi


Avevo deciso di non scriverci sopra un articolo, sebbene avessi minacciato di farlo. Magari gettons poi pensa che il mio rapporto con VER sia feticista. Per questo era soltanto una minaccia; che non avrei portato a termine pur sapendo che i miei appassionati lettori avrebbero voluto sapere. (Per i più esigenti, ho appena usato un punto e virgola, non è da tutti). Poi però torno da una faticosa giornata a Baratti, bagnettino accennato, un po' di solicchio preso senza ustionarmi (questa volta) ed esser stato testimone di una multa di quelle da roba da chiodi. Neanche sto a spiegarvela, tanto c'hanno ragione loro. Quindi diciamo giornata piatta e nella norma, niente di particolare da raccontare. Però deh arrivo a casa, guardo il blog e vedo solo 42 visite. Ok che il 42 è un numero decisamente rispettabile, ma per i miei standard è un po' bassino. Così decido di raccontare l'avventura del secolo che vede come protagonisti lo Skyliner ed una valigia, e come comparse me e gettons. Anzi, mentre scrivo ci sto ripensando. Non posso dirvelo. So che la curiosità è troppo alta, ma cercate di accontentarvi. Ho paura di fare la fine di Grillo e vedere il mio blog down. Ad ogni modo ho inviato una copia dattiloscritta e criptata ad Assange ed al Moassad  che in caso di mia prematura scomparsa provvederanno ad inviare il tutto alle principali testate giornalistiche mondiali (VER escluso per conflitto di interessi). Tocchiamoci le palle però e speriamo che non succeda nulla. Ho quasi un mutuo da mantenere ed alcuni figli che potrei fare. Pensiamo quindi al meglio, tra poco ape al Barrino. Ellomo vive [cit.].

giovedì 7 giugno 2012

1921 - Il Mistero Di Roockford (2011)


Regia: Nick Murphy
Anno: 2011
Titolo originale: The Awakening
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Parto subito dicendo che non ne sono rimasto deluso. Fin da subito conscio del fatto che non poteva essere paragonabile ad altri lavori del passato, c'è da dire che l'ambientazione (collegio quasi spettrale nella campagna inglese), l'epoca (il 1921) ed il tema (i fantasmi) sono dei must abbastanza importanti per un film di genere horror che tuttavia inizia alla grande con la protagonista che mette in discussione tutto ciò che non è scientifico. Grazie ad una forte base di realismo e cinismo si riesce a rendere ancora più interessante ogni tipo di presenza paranormale. La regia di Nick Murphy riesce quindi ad essere originale pur utilizzando temi e clichè onnipresenti in opere del genere. Per essere il suo primo lavoro possiamo ammettere che non è per niente male. La trama è forte ed interessante, riesce a catturare l'interesse fin dalle prime scene, sebbene siano notevoli le forzature: dallo scetticismo e dalla razionalità si passa in maniera troppo repentina al mondo dei fantasmi e dei ricordi. Non sempre ciò che vediamo torna perfettamente con ciò che ci vogliono far vedere. Ad ogni modo la fotografia è azzeccata, con una grana tendente al grigio per ogni inquadratura esterna e con dettagli non troppo scuri negli interni. Il cast aiuta nel valutare positivamente la pellicola, soprattutto grazie a a Rebecca Hall (già vista in Vicky Cristina Barcelona ) che sa essere spietata nelle espressioni di paura e terrore. E' credibilissima sia come donna istruita in un'epoca dove soltanto essere atei per una donna è difficile, sia come vittima e fulcro di una storia sui fantasmi, quando deve rigettare tutte le sue convinzioni ed arrendersi al paranormale. Non farete salti sul divano, ma un po' di suspense ed adrenalina non manca.

mercoledì 6 giugno 2012

Sacrifice (2011)


Regia: Damian Lee
Anno: 2011
Titolo originale: Sacrifice
Voto: 3/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Peccato per Christian Slater che sia caduto così in basso. E' un film da serie B fin da subito, neanche fai in tempo ad accomodarti sul divano e lo capisci. Scontato ed acerbo ad ogni frame con una trama ridicola, ai limiti del polpettone anni novanta. L'originalità è morta? Era meglio: qui è stata stuprata e massacrata di botte. Confusionario, un patchwork di piccoli ed insignificanti dettagli sistemati in un calderone dell'ovvio. In ordine sparso abbiamo: il poliziotto dal passato difficile con la famiglia massacrata che vive nel rimpianto, il delinquentello che lo fa per cause di forza maggiore, ma sta cercando di mettere la testa a posto, la bambina con l'orsacchiotto, il prete ex soldato in Afghanistan con tanta voglia di sparare, il trafficante ci eroina mafiosissimo, suo figlio mezzo gangster senza personalità, la donna col bel culetto, ma ormai vecchia, la baby sitter che doveva essere una comparsa, ma forse conosce bene il regista. Ambientato per lo più a Toronto, tanto per risparmiare si dimostra davvero una pellicola scadente in tutto. Anche i continui flashback che non c'entrano nulla sono fatti male e noiosi, così come le panoramiche della città che danno un senso di vuoto. la cosa migliore che può capitare durante il film è se vi va via la corrente. Boiata assurda, peccato perchè ultimamente non c'è un film che mi vada a genio.

lunedì 4 giugno 2012

Benvenuti Al Sud (2010)


Regia: Luca Miniero
Anno: 2010
Titolo originale: Benvenuti Al Sud
Voto: 5/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Divertente, ma non troppo. Purtroppo manca dell'originalità del francese  Giù al Nord, di cui è un buon remake italianizzato. Fosse stato questo il primo da cui prendere spunto o se lo avessi visto per primo, penso mi sarebbe anche piaciuto di più. Almeno per quanto riguarda i dialetti è più genuino o comunque si confà meglio al nostro palato. Il milanese lo si capisce abbastanza bene, non è troppo esagerato, il napoletano invece si fatica un po'. Per fortuna (sic.) a Piombino siamo abituati a quella parlata così un po' d'abbitudine l'ajjio tenut. Vabbuò... La trama ricalca quella di Dany Boon anche se qui il regista è Miniero ed il protagonista principale Claudio Bisio che altro non deve fare che ripetere alcune battute già scritte e gag già viste. Gli stereotipi ed i luoghi comuni invece sono nostrani, simpatici sì, ma non esilaranti. Manca un po' di convinzione. I passi migliori sono quelli in cui gli abitanti del sud fanno la parodia a loro stessi. L'accentuazione è volutamente esagerata, ma risulta genuinamente divertente. Il tutto è un po' troppo populista alla volemosebbene, ma da una commedia non possiamo aspettarci di più e francamente neanche sarebbe stato gradito affrontare i temi con troppa serietà. La leggerezza alle volte aiuta determinati film, che per la loro spensieratezza risultano abbastanza graditi. A mio avviso inoltre il cast non è il top, o almeno non è all'altezza nessuno escluso. Nessuna parte è indimenticabile.

domenica 3 giugno 2012

William Tenn - Gli Uomini Nei Muri


Autore: William Tenn
Editore: Urania (730)
Pagine: 160
Titolo originale: Of Men And Monsters
Voto: 3/5
Pagina di Anobii

Trama del libro:

Una vita da topi, una vita da scarafaggi: così si diceva degli ebrei chiusi nei ghetti dell'Europa Centrale, dei popoli schiacciati dall'occupazione nazista. Ma qui, su questa Terra invasa da strapotenti, invincibili, torreggianti mostri, la vita da scarafaggi è, per l'uomo, una realtà letterale. Tribù nomadi ormai ridotte allo stato primitivo si aggirano in un groviglio di cunicoli, condotti, gallerie; il loro stato normale è il terrore, il loro unico scopo è sopravvivere fino a domani; il loro universo è quello cieco e senza speranza degli insetti, degli infimi parassiti che infestano le crepe e i segreti passaggi dei muri di casa. Ma c'è, in questa esistenza disperata, una tenacia, un accanimento, un coraggio che gli insetti non conoscono. Non è facile liberarsi, una volta per tutte, dei fastidiosi e formicolanti terrestri... 

sabato 2 giugno 2012

Final Destination (2000)


Regia: James Wong
Anno: 2000
Titolo originale: Final Destination
Voto: 7/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Sono molto legato a questo film, e nel suo genere resta tra i miei preferiti, nonostante le splatterate dei capitoli successivi. L'idea di fondo e la morta come vero protagonista, sono cose sensazionali che piacciono e fanno riflettere. Entrano in gioco fattori come il destino, le coincidenze, il caso, la sorte.. Per un horror non troppo pesante, ma che non lascia via di scampo. Memorabili sono a mio avviso anche le scene iniziali all'interno dell'aereo ed il terrore, forse comune a molti, riguardante un disastro. Timori e paure che sono all'ordine del giorno e che puntualmente si concretizzano centinaia di volte. Ma mai facciamo così tanto caso a come la morte stessa prepara le trappole nel nostro percorso e se riesci a fregarla sta sicuro che non si scorderà di te. Questo è quanto sta alla base della pellicola di Wong che riesce non solo a coordinare i giovani attori in scene che non sempre risultano semplicissime, ma dà una sorta di umanità alla morte stessa. Con studiata caparbietà cercherà di raggiungere i ragazzi utilizzando sistemi anche bislacchi e curiosi. Non passa attimo che lo spettatore non segua con attenzione il pericolo che si nasconde dietro l'angolo. Nonostante il paranormale ed il fantastico siano gli ingredienti basilari della storia, questa appare molto realistica tanto da riuscire ad incutere un senso di smarrimento e paura, con una soglia di disagio abbastanza alta. Un horror moderno che segnerà la visione che avete del destino.

venerdì 1 giugno 2012

VER utilizza Disqus per i commenti

Da questa mattina Vomito Ergo Rum ha abbandonato il sistema standard di Blogger per gestire i commenti in favore del più noto ed utilizzato DisqUs . Questa è una ver e propria piattaforma social interamente dedicata ai commenti sui blog ed è compatibile con tutti i servizi più famosi come ad esempio WordPress, Tumblr, Joomla e così via. Installare il widget su Blogger è decisamente facile è veloce: una volta iscritti al servizio creando un account possiamo procedere inserendo il link del blog che vogliamo controllare. A questo punto, dopo esserci assicurati di aver impostato la possibilità di commentare a chiunque (dal pannello di controllo del blog) prendiamo il widget ed inseriamolo nel layout della pagina. Non è necessario metterlo sotto allo spazio relativo ai post. Funziona anche nella barra a lato. Ma veniamo al nocciolo della questione: cosa comporta utilizzare Disqus rispetto al sistema tradizionale?

  • è possibile utilizzare un solo account per commentare su tutti i blog che usano Disqus
  • loggarsi con Facebook, Twitter, account di Google, OpenID, Yahoo, Anonimo
  • usare sempre il proprio avatar ed il proprio profilo visualizzando tutti i commenti
Tutto questo fa sì che una volta loggati, a Disqus o con un vostro account su citato possiate inserire i vostri commenti in maniera facile e veloce.
Inizialmente tutti i vecchi commenti risultavano non visibili, ma basta importarli e dopo un po' ecco che vengono gestiti da questa piattaforma, niente paura quindi.

Sky On Demand: prime impressioni

Un paio di settimane fa scrissi che ero stato scelto in qualità di beta tester (insieme a molti altri suppongo) per il nuovo servizio Sky On Demand. Questa sera appena arrivato a casa mi accorgo che il decoder Samsung ha il led degli avvisi acceso: l'aggiornamento software è avvenuto con successo e posso usufruire del servizio. Non me lo faccio ripetere due volte e lo provo. Si accede dal menù alla voce ON DEMAND (e chi lo avrebbe mai detto eh?) come sempre. Si nota fin da subito un cambiamento relativo ai contenuti, che vengono visualizzati con delle cover che fungono da una sorta di anteprima. Purtroppo la gestione risulta un po' confusionaria e non propriamente user friendly, ma basta poco e ci si abitua. Possiamo scorrere tra le varie sezioni a nostra disposizione (Cinema, Sport, Intrattenimento e via discorrendo) al cui interno ci sono delle categorie tematiche. Ad esempio per il Cinema abbiamo I più visti, Le Novità, gli Horror, l'Azione, la Fantascienza... Mentre per lo Sport c'è il Calcio, il Rugby, il Tennis... Giusto per muoverci in maniera non sconclusionata. E' anche disponibile la funzione di ricerca. Il menù però lo ho trovato lento, con un lag di almeno un paio di secondi da quando si preme un tasto del telecomando a quando il decoder risponde. Certe volte oltre ad essere fastidioso induce all'errore. Ho notato che questo capita soprattutto quando ci si sposta da una categoria all'altra e le cover devono essere caricate. Utile è invece il riquadro che ci permette di seguire il canale che stavamo guardando. Una volta scelti i contenuti (non sono tantissimi, ma per iniziare c'è una buona scelta, non lamentiamoci) possiamo metterli a scaricare.
La mia prova è consistita nel sceglierne due. Da quel che ho visto ne scarica uno per volta, ma possiamo metterne in coda quanti vogliamo (deduco) ed una volta terminato il primo, parte lo scaricamento del secondo e via di seguito. La visione può avvenire anche in streaming, infatti ho iniziato quando l'indicatore ha raggiunto soltanto l'1%. Avendo a disposizione la banda in download non satura ho fatto un paio di conti approssimativi sulla velocità che i server dell'On Demand ci garantiscono: dai 300 ai 400 KB/s quindi direi più che sufficienti per fruire della visione. Una volta scaricati i contenuti sono poi archiviati sul nostro hard disk e raggiungibili anche dalla voce "MY SKY" : non per sempre. Hanno una scadenza. Rispetto al normale ON DEMAND durano parecchio di più, anche alcuni mesi, però ricordiamoci che non sono infiniti. Un'ultima cosa: entrambi i film che ho scaricato presentano un audio in stereo. Per adesso è tutto, proseguiranno ulteriori prove e verifiche e se degne di nota, scriverò gli aggiornamenti.