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domenica 31 maggio 2026
Anello del Conero e Ancona
sabato 30 maggio 2026
Arrivo a Jesi
Nel primo pomeriggio arrivo finalmente a Jesi per il check-in, e l’impatto con la città conferma la mia teoria: mentre le persone di buon senso sono sbracate sul bagnasciuga a scacciare l'afa o sigillate in casa con il condizionatore a palla alla faccia di Greta, delle crisi nello stretto di Hormuz e dei rubinetti di Gazprom, io decido che è il momento perfetto per esplorare il centro storico. Ed è una goduria perversa. Le imponenti mura quattrocentesche, che di solito racchiudono il viavai della vita cittadina, oggi racchiudono solo il silenzio e un sole che picchia duro.
Passeggiare per Piazza Federico II, il punto esatto in cui l'imperatore svevo decise di nascere sotto una tenda in mezzo alla piazza (chicca per Funflus) , senza la solita folla intorno ha il suo fascino perverso. Jesi ha questa doppia anima: austera e nobiliare, con i suoi palazzi storici in mattoncini chiari e quel dedalo di vicoli che salgono e scendono, ma anche incredibilmente fiera del suo passato. Mi godo la desolazione urbana, il rumore dei miei passi sul selciato e quell'atmosfera da città che si sta prendendo una pausa prima di riaccendersi a sera.
Qualcuno lo chiamerebbe masochismo, per me questo è il vero relax: muoversi senza fretta, respirare la storia di un posto e, soprattutto, ricaricare le batterie a modo mio. Da domani si fa sul serio. Jesi d'altronde è la base logistica perfetta (e poi economica) per i prossimi tre giorni: abbastanza vicina alla costa per andare a sfidare le falesie e i sentieri del Conero, e strategicamente piazzata per puntare l'auto verso l'entroterra, dove mi aspettano le pendenze e i profili dei monti marchigiani. Gli scarpon(cin)i sono pronti, le tracce Wikiloc pure. Che il viaggio abbia inizio.
Album fotografico Arrivo a Jesi
giovedì 28 maggio 2026
Rush - A Farewell To Kings
Il trio canadese con Geddy Lee alla voce e al basso, Alex Lifeson alla chitarra, Neil Peart alla batteria, era in quel periodo nel pieno della sua fase più ambiziosa. Peart aveva preso le redini della scrittura dei testi dopo l'ingresso nella band nel 1974, portando con sé riferimenti alla fantascienza e alla filosofia che avrebbero caratterizzato gli album di quegli anni. A Farewell to Kings non fa eccezione: testi densi, immagini epiche, una voglia di costruire qualcosa di grande che si sente in ogni brano.
Xanadu è il pezzo che più di tutti rappresenta questo disco con undici minuti ispirati alla poesia di Coleridge, con un intro acustico e percussivo che si trasforma progressivamente in qualcosa di più pesante e ipnotico, con Lee che canta di un viaggiatore intrappolato per l'eternità in un paradiso diventato prigione. Closer to the Heart è il brano più accessibile e immediato, quello che funziona anche senza il contesto del resto del disco. La title track apre il disco con una chitarra acustica classicheggiante che non ti aspetti, e che dimostra quanto Lifeson fosse un chitarrista più versatile di quanto il genere farebbe pensare. Cygnus X-1 chiude con quasi dieci minuti di space rock progressivo e la storia di un astronauta risucchiato in un buco nero, da continuare nell'album successivo.
Secondo me rispetto al precedente richiede qualche ascolto in più per entrare. Ma per chi aveva trovato in 2112 qualcosa di affascinante, A Farewell to Kings è il passo naturale, magari più maturo, più stratificato, con quella stessa ambizione applicata con maggiore consapevolezza.
mercoledì 27 maggio 2026
Blue Oyster Cult - Secret Treaties
È un disco che non ti viene incontro. Rispetto alla fluidità melodica di Agents of Fortune, qui c'è qualcosa di più spigoloso, di più oscuro, un hard rock che guarda al prog e al psichedelico senza rinunciare alla durezza, con testi che mescolano riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale, all'occulto e a immagini inquietanti che non sempre si lasciano decifrare facilmente. Già la copertina dice qualcosa: la band in tuta da volo davanti a un Messerschmitt ME 262, uno degli aerei da guerra tedeschi, una delle ossessioni dichiarate del gruppo. Non è rock da ombrellone.
Career of Evil scritta da Patti Smith, apre il disco con un riff che taglia come un coltello, con quel refrain inquietante che rimane in testa più del previsto. Subhuman è il brano più pesante e claustrofobico, con cambi di ritmo e atmosfere che evocano qualcosa di difficile da nominare. Dominance and Submission cresce su un riff asciutto e diretto fino a un finale che si apre in modo inatteso, con organo e chitarra che vanno da parti diverse e ci arrivano ugualmente. E poi c'è Astronomy, il brano conclusivo del disco originale (ma nel CD ci saranno altri 5 extra) il più amato dai fan, quello che molti considerano una delle grandi ballate rock del decennio, con le chitarre che si amalgamano alle tastiere in modo quasi cinematografico.
Non è il disco che avrei scelto per avvicinarmi alla band, per quello rimando ad Agents of Fortune. Ma è quello che spiega meglio cosa fossero davvero i Blue Öyster Cult: una band che stava costruendo qualcosa di nuovo, in un momento in cui l'heavy metal non aveva ancora un nome preciso, e loro stavano già contribuendo a darglielo.
martedì 26 maggio 2026
Pantera - Vulgar Display Of Power
Non è entrato.
Non è una questione di qualità oggettiva perchè il disco è costruito bene, Darrell alla chitarra è tecnicamente inattaccabile, e capisco perfettamente perché sia considerato un riferimento del groove metal. Ma c'è qualcosa nel suono dei Pantera che non riesce a fare breccia nel mio ascolto: le intro delle tracce si somigliano troppo, con quei riff martellanti che si ripetono in modo quasi rituale prima che il brano decolli davvero. E poi c'è Phil Anselmo con la sua voce rabbiosa, urlatissima, aggressiva per principio. Non è un difetto in assoluto, è un approccio vocale che funziona per chi ci entra dentro. Io non ci sono mai entrato.
Mouth for War apre il disco come una porta che si sfonda a spallate, efficace, diretto, indubitabilmente potente. Walk è il brano più noto, con quel riff che è diventato un classico del genere e un ritornello che ancora oggi riconosco istantaneamente. This Love sorprende per una dinamica insolita, con un'intro più morbida che poi esplode nel modo consueto. Sono brani che funzionano, e lo so.
Ma alla fine del disco resto sempre un po' fuori, come davanti a una festa in cui la musica è alta e tutti sembrano divertirsi, e tu non riesci a capire esattamente perché non ti stia divertendo anche tu. Il cd è in collezione, ci mancherebbe. Ma non è tra quelli che rimetto su volentieri.
lunedì 25 maggio 2026
Queen - Queen
È un disco acerbo, e lo si sente. Non c'è ancora la grandiosità orchestrale che avrebbero sviluppato negli anni successivi, non ci sono gli inni da stadio, non c'è quel senso di inevitabilità che i Queen migliori trasmettono. C'è però già tutto il materiale grezzo: la chitarra di Brian May, costruita artigianalmente, che ha già un suono riconoscibile e unico. La voce di Freddie Mercury, che già qui mostra un'ampiezza e una duttilità fuori dal comune. E una voglia di mescolare hard rock, glam, prog e teatralità che non aveva ancora trovato la forma definitiva ma era già chiaramente lì.
Keep Yourself Alive è il singolo d'esordio con il riff di May potente e diretto, Mercury che canta come se stesse già riempiendo arene che all'epoca non aveva ancora visto. Liar è il brano più ambizioso del disco, quasi sei minuti in cui la band esplora cambi di tempo e dinamiche che anticipano quello che avrebbe fatto di lì in poi. Seven Seas of Rhye chiude in modo forse un po' brusco ma lascia intendere dove stessero andando anche se la versione completa sarebbe arrivata nell'album successivo.
Non è il disco da cui consiglio di iniziare. Ma è quello da avere e da ascoltare con la giusta prospettiva, non come un capolavoro, ma come il punto zero di una delle band più grandi della storia del rock. Ascoltato dopo tutto il resto, ha un suo fascino particolare: si riconoscono i semi di cose che sarebbero diventate enormi.
domenica 24 maggio 2026
Torino 2 - Juventus 2
Clelia Farris - Nessun Uomo E' Mio Fratello
Al centro del libro c'è un tema classico e universale, quello del legame distorto tra vittime e carnefici, una base che di per sé potrebbe non sembrare rivoluzionaria. Tuttavia, Farris ha il grande merito di declinare questo spunto attraverso un'ambientazione e un protagonista decisamente inusuali. Non siamo davanti alla solita space opera o ai paesaggi post-apocalittici standard; l'autrice sarda costruisce un contesto sporco, bizzarro e profondamente originale, dove le dinamiche di potere si riflettono nell'architettura stessa e nelle abitudini dei personaggi. In questo scenario si muove una figura centrale lontana da ogni stereotipo, le cui scelte e la cui psicologia deviano costantemente dai binari della fantascienza più commerciale.
A guardare bene, si ha quasi l'impressione che la trama e gli eventi in sé siano quasi un pretesto, una scusa narrativa che l'autrice utilizza per esplorare e descrivere un contesto sociale e antropologico affascinante. La storia non cerca a tutti i costi l'azione avvincente, la svolta epica o l'evoluzione eroica del protagonista; preferisce invece concentrarsi sulle sfumature, sulle atmosfere e sulla coerenza interna di un mondo claustrofobico e disturbante. È proprio questa scelta a rendere il romanzo un'esperienza di lettura matura. Pur non partendo con il piede giusto, alla fine lascia addosso una sensazione di profonda soddisfazione, confermando la capacità dell'autrice di creare una fantascienza italiana dal respiro internazionale e dall'identità fortissima.
sabato 23 maggio 2026
Black Box - La Scatola Nera (2021)
Il film segue il percorso ossessivo del protagonista, un analista acustico dal talento straordinario ma dalla personalità apparentemente fragile, che si ritrova a dover decifrare i suoni e i rumori registrati negli ultimi istanti prima dello schianto di un nuovissimo aereo di linea. È proprio questo minimalismo tecnico a fare la fortuna del ritmo narrativo. Lo spettatore viene letteralmente risucchiato in un vortice di ascolti ripetuti, frequenze isolate, respiri e impercettibili alterazioni metalliche, trasformando un lavoro apparentemente statico e d'ufficio in un'indagine sul filo del rasoio.
La sceneggiatura gioca molto bene la carta del complotto aziendale e geopolitico, dosando gli ingredienti con notevole intelligenza. Non si scivola mai nelle esagerazioni grottesche o nei colpi di scena inverosimili tipici del cinema d'azione hollywoodiano di consumo; al contrario, il dubbio e la paranoia crescono in modo realistico, insinuandosi tra le pieghe di interessi economici miliardari, coperture istituzionali e l'errore umano. Pur non essendo un'opera d'essai sofisticata o rivoluzionaria, il film fa esattamente quello che un thriller di razza dovrebbe fare: mantiene la promessa di intrattenere con intelligenza, lasciando incollati alla sedia fino all'ultimo secondo utile per sbrogliare la matassa.
Soundgarden - Superunknown
Superunknown è il disco che me li rappresenta meglio (l'unico che conosco in realtà), il loro quarto album Qui i Soundgarden si aprono su territori più ampi rispetto ad un semplice grunge o rock alternativo: ci sono contaminazioni psichedeliche, influenze orientali con Half, affidata alla voce di Ben Shepherd, con basso, viola e violoncello, sembra arrivare da un altro continente e persino echi dei Beatles in certi arrangiamenti. Non è un disco che rinuncia alla potenza, ma è un disco che sa usare la potenza in modo più consapevole.
Cornell è il centro di tutto. Vocalmente è in uno stato di grazia difficile da descrivere che passa dal sussurro all'urlo con una naturalezza che pochi possono permettersi, e su brani come The Day I Tried to Live e Fell on Black Days costruisce qualcosa di emotivamente devastante. Black Hole Sun è il singolo che li ha resi famosi al grande pubblico ed ovviamente a me: ipnotica, psichedelica, con quel videoclip disturbante che è rimasto nell'immaginario collettivo. Spoonman decisamente originale e alternativa, funziona meglio di quanto il concetto faccia pensare. Like Suicide chiude il disco con una claustrofobia che, sapendo la fine che ha fatto Cornell, si ascolta oggi con una malinconia diversa.
Quindici brani, settanta minuti, forse qualcosa di troppo, e il disco lo si sente ogni tanto. Ma è un eccesso che si perdona volentieri, perché quando i Soundgarden funzionano funzionano davvero. Una meteora luminosa, appunto. Ha gasato allora, e gasa ancora.
venerdì 22 maggio 2026
Deftones - White Pony
Il nu metal, come sa chiunque mi conosca, non è esattamente il mio territorio naturale. Con i Korn avevo fatto un'eccezione ragionata e reggeva. I Deftones sono un caso diverso: White Pony è il disco in cui la band di Sacramento decide esplicitamente di allontanarsi dall'etichetta nu metal, e in parte ci riesce. Le influenze quasi rap, il trip-hop notturno di certi passaggi, i silenzi usati come strumento... Tutto questo mette il disco in una categoria a parte rispetto ai colleghi di scena. Chino Moreno alla voce sa alternare l'urlo al sussurro in modo che pochi altri sanno fare, e su certi brani tipo Digital Bath, Passenger con la voce ospite di Maynard James Keenan dei Tool il risultato è davvero suggestivo.
Però. Le sonorità nu metal non spariscono del tutto, e nei momenti in cui riemergono come la ferocia grezza di Elite, certi passaggi più pesanti e diretti, il disco mi prende meno. Non è un problema di qualità oggettiva: è semplicemente che quel tipo di aggressività non mi entra dentro in modo naturale, e non è bastato White Pony a cambiare le cose.
È un buon album, probabilmente il migliore che quel movimento abbia prodotto. Capisco perché il mio coinquilino ci fosse andato in fissa. Ma rimane uno di quei dischi che apprezzo senza amare, rispettato a distanza, come si fa con certi vicini di casa educati con cui non diventi mai amico.
giovedì 21 maggio 2026
The Boys [Stagione 5]
Con la conclusione della quinta stagione di The Boys (stagione 1, 2, 3 e 4), cala definitivamente il sipario su una delle produzioni più iconiche, dissacranti e di successo di Amazon Prime Video. Sapere in anticipo che questo capitolo sarebbe stato l'ultimo aveva acceso nei fan, e in chi vi scrive, un’aspettativa altissima, la promessa di una resa dei conti finale epica, studiata nei minimi dettagli per far esplodere tutte le tensioni accumulate negli anni. Purtroppo, la realtà dello schermo si è rivelata profondamente diversa, trasformando quello che doveva essere il coronamento di un viaggio straordinario nella stagione più deludente in senso assoluto, un passo falso così evidente da riuscire persino nell'impresa di ridimensionare il valore emotivo e l'importanza dei capitoli precedenti.
Guardando indietro, i limiti della sceneggiatura, che prima venivano camuffati dal ritmo e dal carisma dei personaggi, sono emersi in tutta la loro spietata chiarezza. Ci si rende conto, con un pizzico di amaro in bocca, che lo show è rimasto intrappolato per anni in un loop narrativo tanto ridondante quanto frustrante, con il gruppo di Butcher costantemente impegnato a tessere piani per abbattere un Patriota apparentemente intoccabile, fallendo puntualmente a ogni tentativo. Se questo schema ripetitivo poteva essere accettato e persino apprezzato nelle prime quattro stagioni, sorretto com'era da una reale e profonda evoluzione psicologica dei protagonisti, nell'atto finale questa giustificazione viene del tutto a mancare. La quinta stagione soffre di una scrittura pigra, costellata da buchi di trama enormi e da una costante, fastidiosa sensazione di "filler", di riempitivo purissimo creato solo per allungare il brodo e raggiungere il minutaggio stabilito, quando l'unica cosa che sarebbe servita era un'accelerazione brutale verso l'epilogo.
A peggiorare le cose si aggiunge una gestione dei tempi e dei legami con l'universo espanso che lascia molto a desiderare. Chi ha amato e seguito con interesse lo spin-off Gen V (stagione 1 e stagione 2) si è ritrovato di fronte a una gestione frettolosa dei suoi elementi, liquidati troppo rapidamente per fare spazio a un'operazione commerciale fin troppo trasparente. La sensazione diffusa, condivisa anche da gran parte delle recensioni lette in questi giorni, è che l'attenzione degli sceneggiatori fosse tragicamente divisa tra la necessità di chiudere la storia principale e l'obbligo aziendale di inserire personaggi ed elementi utili solo a sponsorizzare e lanciare i futuri spin-off del franchise. Questa commercializzazione forzata ha sottratto spazio vitale al cuore drammatico della serie, disperdendo l'energia proprio quando la tensione avrebbe dovuto essere al culmine.
Il paradosso più grande si consuma proprio nel tanto atteso scontro finale con Patriota. Quel momento rappresenta indubbiamente il punto più alto e memorabile dell'intera stagione, regalandoci l'immagine potentissima di un superuomo privato del suo potere divino, trasformato improvvisamente in un essere umano umile, vulnerabile e divorato dalla paura. Una scelta narrativa straordinaria, che mette a nudo l'essenza stessa della nemesi di Butcher e che avrebbe meritato di essere sviscerata, sofferta e dilatata. Invece, tutto si consuma in un lampo, una risoluzione velocissima che lascia quasi storditi per la sua rapidità e che non rende giustizia ad anni di attesa. Viene quasi da chiedersi se il tempo perso in sotto-trame inutili non potesse essere investito proprio qui, regalando una degna celebrazione a una delle figure più complesse della televisione recente. Il bilancio finale è quindi segnato dal rimpianto. Resta la gratitudine per il divertimento, la satira feroce e la straordinaria compagnia che questa serie ci ha garantito per anni, ma è impossibile non guardare a quest'ultima stagione come a un epilogo indegno, un finale sbrigativo che ha spento con troppa fretta un fuoco che avrebbe dovuto bruciare tutto.
mercoledì 20 maggio 2026
The Bang Bang Club (2010)
- Trailer
Megadeth - Peace Sells... But Who's Buying?
Il contesto lo si conosce: Dave Mustaine era stato "cacciato" dai Metallica nel 1983, e i Megadeth erano nati in buona parte da quella rabbia. Non è un dettaglio biografico trascurabile e lo si sente nel suono, nella velocità, in un'aggressività che non fa prigionieri. Peace Sells è il secondo album, quello che li consacra definitivamente: probabilmente più maturo dell'esordio ma ancora sporco al punto giusto, con una produzione che non cerca di ammorbidire niente.
Il basso di apertura di Wake Up Dead è uno di quegli incipit che si ricordano con quattro note e il disco è già partito a velocità di crociera. The Conjuring è il brano più brutale, thrash puro e senza mediazioni. La title track Peace Sells è il pezzo che li ha resi famosi al grande pubblico grazie al riff iconico, testo politico cinico e sarcastico, un ritornello che è rimasto nella storia del metal. Devil's Island e My Last Words chiudono il disco senza abbassare mai il livello.
Mustaine alla chitarra è in stato di grazia, davvero tecnico, veloce, con quel gusto per le melodie acide che è il suo marchio di fabbrica. Rispetto a Countdown to Extinction manca la fluidità cinematografica che mi aveva colpito di più, ma c'è qualcosa di più diretto e viscerale che funziona a modo suo. Un passo indietro nel tempo necessario per capire meglio da dove venissero.
domenica 17 maggio 2026
Monte Macina dal Rifugio Puliti
sabato 16 maggio 2026
Monte Altissimo da Arni
giovedì 14 maggio 2026
976 - Chiamata Per Il Diavolo (1988)
- Versione estesa (1 ora e 40 minuti vs 1 e 28 minuti della standard)
- Trailer
mercoledì 13 maggio 2026
Suburbicon (2017)
Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.
Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.
Metallica - Ride the Lightning
È il secondo album, registrato in tre settimane a Copenaghen negli Sweet Silence Studios con il produttore Flemming Rasmussen, lo stesso che avrebbe lavorato poi con i Blind Guardian. Le condizioni non erano esattamente di lusso: dormivano di giorno negli spazi dello studio e registravano di notte, dopo che parte dell'attrezzatura era stata rubata tre settimane prima di partire. Si sente, in senso positivo: c'è un'urgenza in questo disco che difficilmente si riproduce in condizioni comode.
Qui la velocità lascia spazio alla potenza ed i brani diventano più articolati, più pesanti, meno grezzi di quanto ci si possa aspettare da una band nata da poco. Il merito è in larga parte di Cliff Burton, il bassista, che introduce il gruppo alla teoria musicale e contribuisce alla composizione in modo determinante. Si sente su For Whom the Bell Tolls con quel riff di basso in apertura è diventato uno dei più riconoscibili della storia del metal e ancora di più su The Call of Ktulu, quasi nove minuti strumentali ispirati a Lovecraft, con una costruzione che cresce lentamente fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico.
Fade to Black è l'altra grande sorpresa del disco: la prima ballata dei Metallica, con un intro acustico che si apre progressivamente in un finale catartico, e un testo che all'epoca fece storcere il naso ai fan della prima ora già pronti a gridare alla commercializzazione. Creeping Death è il brano thrash più riuscito del disco, con riff monumentali e uno stacco centrale che diventerà un classico dei live. Qualcosa di meno convincente, come Trapped Under Ice ed Escape, c'è ma sono peccati veniali in un contesto di livello generale molto alto.
martedì 12 maggio 2026
Trans-Siberian Orchestra - Christmas Eve And Other Stories
La premessa è già di per sé insolita. Un'orchestra di sessanta elementi e coro completo uniti a una rock band, per raccontare la storia di un giovane che la vigilia di Natale entra in un bar e incontra un vecchio misterioso che gli narra come il Natale abbia il potere di cambiare gli esseri umani. Un concept natalizio, dunque, ma niente di convenzionale: i TSO prendono melodie classiche e le reinventano con arrangiamenti che mescolano progressive rock, metal sinfonico e Broadway, con un risultato che non assomiglia a nient'altro.
Christmas Eve/Sarajevo 12/24 è il brano che già conoscevo da Savatage, e qui torna in versione strumentale con le melodie natalizie trasfigurate da chitarre e orchestra in qualcosa di maestoso e malinconico che regge benissimo anche fuori dal contesto del disco originale. A Mad Russian's Christmas è forse il pezzo più spettacolare dal punto di vista tecnico, con il tema di Čajkovskij (così mi dice Viki) riletto in chiave metal con una velocità e una precisione che lasciano senza fiato. Old City Bar è il momento più intimo e narrativo del disco, quasi una ballata da musical. This Christmas Day porta Zak Stevens alla voce, lo stesso dei Savatage, e chiude il cerchio tra i due progetti.
È un disco sperimentale e originale nel senso più letterale: non ha un genere preciso, non ha un pubblico predefinito, e probabilmente non si sarebbe potuto realizzare senza la libertà creativa che O'Neill aveva conquistato con i Savatage. Non è qualcosa che metto su spesso, e per certi versi resta un oggetto curioso più che un ascolto quotidiano. Ma come esperimento è riuscito e come punto di arrivo naturale di tutto il percorso sinfonico dei Savatage, ha perfettamente senso.
domenica 10 maggio 2026
Il Diavolo Veste Prada 2 (2026)
Partiamo dall'ovvio: l'originale del 2006 lo avevo rivalutato con sorpresa, pur non essendo il mio genere. Aveva un'anima, una cattiveria, e soprattutto aveva Meryl Streep che con un sopracciglio appena alzato inceneriva chiunque le stesse di fronte. Tutto questo ritorna anche qui visto che abbiamo lo stesso regista David Frankel, stessa sceneggiatrice, stesso cast compreso Stanley Tucci e Emily Blunt , ma il problema dei sequel è che non possono essere originali per definizione, e questo non fa eccezione.
La premessa ha un senso: vent'anni dopo, il mondo dell'editoria è cambiato radicalmente. Andy Sachs è diventata una giornalista affermata, licenziata via messaggio mentre riceveva un premio (immagine abbastanza efficace del presente) e Miranda Priestly deve fare i conti con algoritmi, branded content e contenuti da scrollare mentre la gente fa pipì. C'è materiale per dire qualcosa di interessante. Ma il film lo usa a metà, perdendosi in una storia d'amore della Hathaway che occupa minuti preziosi senza aggiungere nulla di necessario, inserita evidentemente per allungare il brodo e dare una struttura romantica che il copione non richiedeva. Alcune scene sono forzate, buoniste e slegate dal contesto in modo che si sente.
Quello che funziona, come sempre, è il cast. Tucci è ancora il cuore emotivo di tutto, l'unico personaggio con un arco narrativo davvero riuscito. La Streep fa la Streep e già questo vale il biglietto. Però il suo personaggio è più debole, sterile, stanco. Ma il paradosso più grande è che il film parla di operazioni di marketing che svuotano il contenuto mentre è esso stesso una gigantesca operazione di marketing, con collaborazioni con brand, borse per popcorn a tema e ogni scena trasformata in una passerella. Lo espone quasi con compiacimento, come se l'autoconsapevolezza bastasse ad assolverlo.
Ne potevamo fare a meno? Probabilmente sì.
Fallout [Stagione 2]
Lecce 0 - Juventus 1
sabato 9 maggio 2026
Libri letti dal 2016 al 2025
- Dan Simmons - L'Estate Della Paura (4)
- David Baldacci - Il Controllo Totale (2)
- Ernest Hemingway - Fiesta (IL Sole Sorgerà Ancora) (4)
- Paulo Coelho - Manuale Del Guerriero Della Luce (1)
- Patrick Suskind - Il Profumo (3)
- AA,VV - I Predatori degli easter egg di Ready Player One - il film: Guida non ufficiale (3)
- Haruki Murakami - L'Incolore Tazaki Tsukuro E I Suoi Anni Di Pellegrinaggio (3)
- AA. VV - Futura Lex
- Giovanni Buzi - Uragano. Storia Di Un Apprendista Schiavo (1)
- Nancy Kress - Nessun Domani (2)
- Stanley G. Weinbaum - Un'Odissea Marziana (3)
- Michel Houellebecq - Le Particelle Elementari (3)
- Charles Stross - Arresto Di Sistema (4)
- Lucia Patrizi - Nightbird (4)
- Cixin Liu - Il Problema Dei Tre Corpi (2)
- Michael Chabon - Il Sindacato Dei Poliziotti Yiddish (4)
- Stephen King - Elevation (2)
- Arto Paasilinna - L'Anno Della Lepre (3)
- Stephen King - Joyland (3)
- Jeffery Deaver - La Stanza Della Morte (3)
- Thomas Wolfe - Angelo, Guarda Il Passato (4)
- Frederick Forsyth - La Lista Nera (2)
- Jeffery Deaver - L'Ombra Del Collezionista (2)
- Jeffery Deaver - Il Bacio D'Acciaio (2)
- Frank Schatzing - Limit (1)
- Patricia Gibney - L'Ospite Inatteso (2)
- Robert Macfarlane - Montagne Della Mente. Storie Di Una Passione (2)
- Vernor Vinge - Il Mondo Di Grimm (4)
- Greg Egan - La Scala Di Schild (3)
- Elena Di Fazio - Resurrezione (3)
- Oscar Guidi - Magia E Stregoneria In Garfagnana (3)
- James G. Ballard - L'Isola Di Cemento (4)
- Frank Herbert - L'Imperatore-Dio Di Dune (2)
- James G, Ballard . Il Mondo Sommerso (3)
- Frank Herbert - Gli Eretici Di Dune (4)
- Frank Herbert - La Rifondazione Di Dune (3)
- Mauro Rinaldi - L'Ultima Estate (2)
- Stelio Montomoli - La Strega Di Baratti (3)
- AA.VV. - Giallo Sardo
- Gillian McAllister - Posto Sbagliato, Momento Sbagliato (4)
- Dmitry Glukhovsky - Metro 2033 (3)
- Dmitry Glukhovsky - Metro 2034 (2)
- Dmitry Glukhovsky - Metro 2035 (3)
- Michael Ennis - La Congiura Machiavelli (3)
- Stefano Mecorio - Di passi E Di Acqua
- Giampietro Stocco - La Corona Perduta (3)
- Jack Vance . Naufragio Su Tschai (4)
- Jack Vance - Le Insidie Del Pianeta Tschai (3)
- Giovanni Burgio - Infezione Genomica (3)
- Kage Baker - L'Imperatrice Di Marte (2)
- Joseph Conrad - Cuore Di Tenebra (5)
- Terry Miles - Rabbits (4)
- Robert Reed - Un Miliardo Di Donne Come Eva (3)
- Lois McMaster Bujold - Miles Vorkosigan L'Uomo Del Tempo (3)
- Charles Stross - Universo Distorto (3)
- Jack Vance - I Tesori Di Tschai (2)
- Jack Vance - Fuga Da Tschai (4)
- Tullio Avoledo - L'Elenco Telefonico Di Atlantide (4)
- Tullio Avoledo - Come Si Uccide Un Gentiluomo (3)
Eccoci quindi con neanche sei libri all'anno, ma poteva andare peggio. Totale pagine lette 19413 con una media di circa 329 a libro. E con questo chiudo, ci dovremmo risentire verso gennaio del 2027 con la lista di questo anno.
venerdì 8 maggio 2026
Colour From The Dark (2008)
- Dietro le quinte (18 minuti)
- Intervista al regista (7 minuti)
- Interviste ai protagonisti (12 minuti)
- I Love New York (videoclip)
- My memories of the Ghost we named Trevor (3 minuti)
- Trailers
- Galleria fotografica
- "Una Favola Di Morte" (cortometraggio 19 minuti)
56 Giorni [Stagione 1]
mercoledì 6 maggio 2026
The Voices (2014)
Savatage - Dead Winter Dead
Il punto di partenza è reale. Jon Oliva e il produttore Paul O'Neill si ispirano a due episodi di cronaca che li colpiscono nel profondo: i cosiddetti Romeo e Giulietta di Sarajevo cioè una coppia di innamorati, lui serbo e lei bosniaca, morti abbracciati sul ponte di Vrbanja nel tentativo di fuggire dalla città e il violoncellista Vedran Smailović, che suonava in mezzo alle rovine per onorare le vittime, sfidando le bombe con la musica classica. Da questa immagine nasce il cuore del disco: un anziano musicista che ogni notte scende in piazza e suona, mentre intorno tutto brucia. I due protagonisti ovvero il soldato serbo Serdjan e la partigiana musulmana Katrina che si ritrovano uniti da quella melodia nel caos della guerra.
Musicalmente è il disco in cui i Savatage abbandonano definitivamente l'etichetta heavy metal nel senso tradizionale. Le chitarre affidate questa volta ad Al Pitrelli e a Chris Caffery diventano spesso un supporto alla struttura orchestrale piuttosto che il centro di tutto. Le tastiere di Jon Oliva, i cori, gli arrangiamenti classici con richiami a Mozart e Beethoven prendono sempre più spazio. Overture apre il disco con una solennità che prepara bene a quello che viene. This Is the Time e Not What You See sono i momenti emotivamente più alti, con Zak Stevens alla voce che in certi passaggi dà il meglio di sé. E poi c'è Christmas Eve (Sarajevo 12/24): strumentale, con melodie natalizie trasfigurate in qualcosa di maestoso e malinconico il brano che avrebbe ispirato direttamente la nascita della Trans-Siberian Orchestra.
Non raggiunge le vette emotive di Streets: A Rock Opera, che rimane un loro capolavoro irripetibile. Ma tra Sirens, Handful of Rain, Wake of Magellan e Poets and Madmen, Dead Winter Dead si inserisce perfettamente in quel percorso che ha reso i Savatage una delle band più uniche e sottovalutate dell'intera storia del metal. Un disco che parla di guerra senza retorica, che trasforma la brutalità in poesia senza perdere il peso. Uno di quelli che si ascoltano dall'inizio alla fine, senza saltare niente.
martedì 5 maggio 2026
Iron Maiden - Seventh Son Of A Seventh Son
È il primo vero concept album della band con un unico filo narrativo che attraversa tutto il disco, ispirato ad un certo folklore quasi fantasy e costruito intorno alla figura del settimo figlio di un settimo figlio, un essere con poteri profetici condannato a vedere il futuro senza poterlo cambiare. Non è un pretesto narrativo buttato lì: la storia si sente, brano dopo brano, con una coerenza che tiene tutto insieme dall'apertura alla chiusura.
Le tastiere e soprattutto i synth , già presenti anche in Somewhere In Times, danno al suono una dimensione quasi eterea che all'inizio sorprende e poi si rivela perfettamente coerente con il tema. Infinite Dreams non è uno dei brani più belli che la band abbia mai scritto eppure a mio avviso è di una eleganza disarmante, con quella melodia che si apre lentamente e poi esplode senza preavviso. The Clairvoyant è immediata e potente, uno di quei pezzi da live che funziona ancora meglio dal vivo. Can I Play with Madness il singolo, forse il più accessibile del disco ha un ritornello che resta appiccicato in modo quasi irritante, nel senso migliore. E poi c'è la title track, lunga, stratificata, con Bruce Dickinson al massimo della sua forma teatrale.
È un disco che chiede un ascolto completo, dall'inizio alla fine, senza saltare. Non funziona a pezzi (infatti è difficile trovare una traccia che ho voglia di ascoltare singolarmente) funziona come un tutto unico, e in questo senso è forse l'album in cui i Maiden si sono avvicinati di più all'idea di opera rock. Mistico, come lo definisco io, è la parola giusta.












