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lunedì 30 maggio 2016

Italiano Medio (2015)


Regia: Maccio Capatonda
Anno: 2015
Titolo originale: Italiano Medio
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.2)
Pagina di I Check Movies
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Non lo giudico in globale, ma in base al genere. Altrimenti sarei stato ancora più critico. La commedia leggera e comica è divertente, e lo è anche la sua ci mancherebbe. Ma Maccio Capatonda può fare (ed ha fatto) molto di più. La regia di un lungometraggio lo ha messo in difficoltà: i vari sketch che negli anni mi hanno fatto piegare in due sono di gran lunga superiori, più geniali, più genuini, più immediati. In Italiano Medio si limita, e lo fa anche senza troppi sforzi, ad orientare la pellicola proprio verso coloro che possono essere definiti dal titolo stesso. Sia che Giulio Verme rappresenti il cagacazzo di turno (e ce ne sono di spettacolari sui social network più che nella RL) o si trasformi nel tanto italiano medio di successo. Se la sceneggiatura può risultare simpatica in alcuni punti e quindi strapparti qualche sorriso, è comunque troppo poco originale (anche il finto refake di Limitless) e rappresenta un insieme di cose già viste. La Febbra e Il Vecchio Conio da soli superano alla grande tutta questa produzione che è rivolta proprio all’italiano medio che va al cinema a guardarlo (quindi fa parte della categoria) e dice “oh bada ganzo, è vero, laggente è così”. Insomma, boiata, che se la scarichi ok, sennò stai male e hai bisogno di una pillola.

domenica 29 maggio 2016

Kodi su Nvidia Shield TV

Operazione saputello: Kodi, che un tempo di si chiamava xbmc, lo usavo praticamente da quando è nato, con l'xbox che diventava così il migliore media player esiste sulla faccia di tutti gli universi. Poi lui si è evoluto, io un po' meno. Saranno almeno un paio di anni che ho smesso di seguirlo, proprio ora che invece pare sia tra i sistemi più in voga. Non azzecco mai i tempi! Non sto a spiegarvi nello specifico cosa è, su quali piattaforme può girare (ovunque) ed a cosa serve. Solo che spinto dal nuovo giocattolino Nvidia Shield TV (che pare essere lo strumento perfetto per Kodi) e dall'entusiasmo dei miei cari A+ bonovox e gettons, eccomi qui a mettere e provare i vari add-ons che meritano di essere conosciuti.

Io uso SuperRepo (srp.nu) e Fusion (fusion.tvaddons.ag) come repository contenitore (seguite le numerose guide o le FAQ ufficiali per installarli) grazie ai quali, dopo alcuni piccoli passi, possiamo installare tutto ciò che ci interessa veramente. Non sto a mettere troppi link e troppi nomi, in quanto, nel caso fosse un'operazione che utilizzate in maniera illegale, non sarò certo vostro complice. Comunque con StreamOnDemand e LivestreamPro ad esempio si può vedere, in italiano quasi tutto il palinsesto live e non.
Ero partito con l'idea di fare una lista, ma vedo che non ce ne è bisogno, si trova tutto anche sul sito ufficiale senza problemi.

sabato 28 maggio 2016

Nvidia Shield TV: prime prove

Ancora da smaltire l’effetto WOW per la Nvidia Shield Tv ecco una recensione leggermente più tecnica che riguarda essenzialmente la sua prima accensione e la prova su strada. La configurazione di home 2.0 permette di poter utilizzare la rete via cavo così da sfruttare al massimo TIM SuperFibra per i contenuti esterni, ma anche il gigabit per quelli nella rete casalinga. Avendo un NAS dedicato per i file video ed audio, la scelta della memoria interna è ricaduta su una semplice MicroSD da 32 GB, utile soprattutto per gli emulatori. Ma vediamo da vicino e passo dopo passo come si presenta e cosa ci propone.

Confezione:

La confezione principale è compatta, abbastanza grande ed ordinata nel contenuto. Oltre al box TV, alloggiato nella parte superiore, abbiamo un cavo HDMI, uno microUSB per l'alimentatore, che offre oltre alla classica presa europea anche quella britannica e quella americana. Abbiamo poi il joypad ed il suo relativo cavo per la ricarica. Il remote control (il telecomando) ha invece una sua apposita confezione con all'interno il proprio cavo di alimentazione. Nel mio caso, entrambi i dispositivi di controllo sono arrivati con la batteria completamente scarica.

Struttura e design:

La Shield TV è davvero piccola, maneggevole, con dimensioni (25mm di spessore 210mm di larghezza e 130mm di profondità) ridotte ed asimmetriche. La non simmetria, voluta, la si nota anche osservando la scossa superiore in cui si alternano parti lucide e più ruvide e dove vi è il LED verde forma di V quando la console è accesa. Nella parte superiore abbiamo sulla destra il logo Nvidia con il tasto touch di accensione. Sul lato anteriore troviamo il ricevitore infrarossi, mentre su quello posteriore sono presenti le varie porte: microUSB per alimentazione, HDMI, RJ45 per ethernet, 2 porte USB 3.0 ed un'altra microUSB per OTG oltre che lo slot per MicroSD. Il joypad è bello pesante, di quelli che piacciono a me, più simile al vecchio delle Xbox piuttosto che a quello della Play Station. Ha tutti i pulanti e le leve al punto giusto, l'impugnatura è perfetta per le mie mani, forse scomoda per chi le ha più grandi. Sono presenti anche dei tasti touch nella parte centrale, un microfono per i comandi vocali (semplice da usare) e l'ingresso per le cuffie. Il telecomando è perfetto per navigare all'interno delle applicazioni, molto più comodo rispetto al controller, ed anche esso ha la possibilità di essere usato per i comandi vocali

Primo avvio:

Una volta collegati tutti i cavi a dovere si accende ed inizia la configurazione. Non so se per un mio problema di disattenzione o altro, ma mi ha chiesto subito la rete wifi a cui collegarsi (nonostante avessi a disposizione il collegamento via cavo) e da lì come per tutti gli Android basta inserire nome utente e password di Gmail ed il gioco è fatto. Ha scaricato immediatamente l'aggiornamento a Marshmellow (oltre 800 mega) e poi è partito immediatamente. L'interfaccia Android è scarna, modificata appositamente per la console. Dalle impostazioni si possono verificare le connessioni, la memoria, interna, i dispositivi collegati e così via. Il Play Store esiste, ma non è completo come quello degli smartphone, ma vengono comunque indicate quelle applicazioni che sono compatibili. Utile soprattutto per i giochi. I titoli gratuiti esistono, ma difficilmente li troviamo in primo piano, ho comunque fatto le prove con BombSquad e Asphalt 8: Airborne. La potenza della Tegra1 è talmente elevata che manda tutto in massima risoluzione senza un minimo cedimento. Non dimentichiamoci poi di Nvidia Geforce NOW:  la piattaforma cloud per poter giocare ai suoi titoli esclusivi. Possibile anche fare streaming dei giochi dal pc... Provato anche Netflix (ricordo che questa applicazione supporta il 4K come quella delle smart TV) ed il Play Musica, su cui ho tutte le mie tracce. Valuterò in futuro di riutilizzare Spotify, adesso che c'è la possibilità. Ho poi installato e provato Kodi. Ma questa è tutta un0altra storia...

Caratteristiche tecniche:

Processor NVIDIA® Tegra® X1 processor with a 256-core GPU and 3 GB RAM
Video Features 4K Ultra HD ready
4K playback at 60 FPS (VP9, H265, H264)
4K capture at 30 FPS (H264, H265)
Supports: MPEG-2/ MPEG-4/ Xvid/ DivX/ WMV9/ ASF/ AVI/ MKV/ MOV/ M2TS/ MPEG-TS/ H.263/ H.264/ H.265/ VC-1/ VP8/ VP9
Audio 7.1 and 5.1 surround sound pass through over HDMI
High-resolution audio playback up to 24-bit/192 kHz over HDMI and USB
High-resolution audio up-sample to 24-bit/192 kHz over USB
Supports: AAC, AAC+, eAAC+, MP3, WAVE, AMR, OGG Vorbis, FLAC, PCM, WMA, WMA-Pro, WMA-Lossless, DD+/DTS (pass-through), DTS-HD MA (pass-through), Dolby TrueHD (pass-through)
Storage 16 GB and 500 GB (Note: portion of storage occupied by system software) Expandable with microSD card or USB drive.
Wireless 802.11ac 2x2 MIMO 2.4 GHz and 5 GHz Wi-Fi
Bluetooth 4.1/BLE
Interfaces Gigabit Ethernet
HDMI 2.0 with HDCP 2.2
Two USB 3.0 (Type A)
Micro-USB 2.0
MicroSD slot
IR receiver (compatible with Logitech Harmony)
 
Weight and Size Weight: 23 oz / 654 g
Height: 1.0 in / 25 mm
Width: 8.3 in / 210 mm
Depth: 5.1 in / 130 mm
Operating System Android 6.0 (Marshmallow) powered by Android TV and Google Cast
Software Updates SHIELD software upgrades directly from NVIDIA
Power 40W power adapter (5-10 W typical consumption)
Gaming Features NVIDIA GeForce NOW™ game streaming service
NVIDIA Share
NVIDIA GameStream™
Included Apps Netflix
Google Play Store
YouTube
Google Play Movies & TV
Google Play Music
Photos & Videos
PLEX



venerdì 27 maggio 2016

Nvidia Shield TV: panoramica di base

Innanzi tutto voglio ringraziare gettons e Lady Portopiria per la gradita sorpresa e la possibilità quindi di avere ad Home 2.0 la box tv con Android più potente e performante che esista. E' il nuovo prodotto di fascia gaming (ma non solo) della Nvidia con il SO dedicato di casa Google e processore Tegra X1. Esistono in commercio numerosi device di questo tipo, ma nessuno ha le caratteristiche tecniche qui in dotazione, che permettono alla Shield TV di operare a 360 gradi in ambito video ludico, quasi al pari di alcuni HTPC o console. In Italia è davvero difficile trovarla e dobbiamo affidarci a store stranieri. Esiste in due versioni: con memoria da 16 GB e con hard disk da 500 GB. Potendo essere usata prevalentemente online ed avendo il lettore di MicroSD integrato, la scelta più ovvia e consigliata ricade sulla prima. Ha in dotazione inoltre un controller per giocare ed è possibile acquistare separatamente o in bundle il telecomando (decisamente più comodo per navigare all'interno della sua interfaccia).
Il versante gaming è più completo di quanto si possa credere: non solo i giochi per Android, ma è possibile fare streaming in locale dal proprio pc ed utilizzare il servizio GeForce Now. Ha numerose porte in dotazione (USB 3.0, HDMI 2.0, il joypad è wifi direct, MicroUSB OTG, ethernet, modulo wifi) gestisce il 4K (anche per Netflix, cosa più unica che rara), l'audio Dolby e DTS...
La cosa più mostruosa è però la totale ed armoniosa compatibilità con Kodi (quello che fu xbmc) e tutto ciò che questo connubio comporta. Una perfetta macchina per i contenuti audio video, per lo streaming online e per la rete casalinga.
Un gioiello di cui vado fiero, grazie ancora.

Galleria fotografica Nvidia Shield TV

Motorola Moto X Force

Dopo aver passato oltre due anni a consigliare prodotti Motorola per tutti i prezzi e tutti i gusti (Moto G, Moto E, Moto X e così via), averne comprati all’asta e rivenduti, averne comprati per me, salvo poi ripensarci e puntare al maggior profitto, eccoci qui. Adesso è arrivato, un po’ all’improvviso e d’istinto, il momento di averne uno. Il mio preferito tra l’altro, ovvero il successore del Moto Droid Turbo che prende il nome di Moto X Force. Il top di gamma del brand americano da poco sotto l'ala Lenovo. Anche questo è difficile da trovare in Italia (distribuito solo da Vodafone), ma con un po’ di fortuna sulla Baia o sui vari Amazon qualcosa si riesce a trovare senza svenarsi troppo. Inutile dire che se avessimo avuto la possibilità di utilizzare il Moto Maker (disponibile ad esempio in USA ed in UK), il nostro smartphone sarebbe stato molto più personalizzabile, sia a livello di cover che di splash screen o memoria interna. Mi accontento quindi di una versione standard con 32 GB ed il rivestimento in kevlar nero, soluzione esteticamente meno controtendenza, ma anche più oculata in caso di vendita futura come usato. Resta ad ogni modo uno smartphone che difficilmente si vedrà a giro, essendo un prodotto di nicchia, ricercato da chi conosce bene le sue specifiche.

Confezione:

All’interno della confezione non troviamo praticamente niente oltre che il minimo necessario. Nella parte superiore è alloggiato il telefono, ricoperto dalla solita pellicola esplicativa e poi non abbiamo niente altro a corredo. Neanche un paio di cuffie, che solitamente, anche se non di qualità eccelsa, rappresentano la dotazione consueta nella maggior parte dei casi. Oltre ai vari piccoli manuali ed alla garanzia abbiamo la spillettina con impresso il marchio Motorola, per far uscire il carrellino di alloggiamento per nanoSIM e MicroSD. Inoltre è presente il caricabatteria (modello con spina britannica) il cui cavo USB non è separabile. Avendo molti adattatori a giro per casa non è un problema, e si tratta della versione TurboCharger che molti produttori fanno pagare a parte.

Struttura:

E’ grosso. Questo particolare salta subito all’occhio se si è abituati a smartphone più maneggevoli e sotto i 5”. Questo ne ha 5,4” , ma nonostante le dimensioni abbondanti risulta esteticamente più gradevole rispetto a molti altri: gli angoli sono stondati e la parte posteriore è leggermente curva ai lati. Questo lo fa sembrare più sottile di quanto sia in realtà e gli conferisce un aspetto solido ed elegante se guardato di lato. La parte migliore è senza dubbio quella posteriore, rivestita in kevlar nero (Ballistic Nylon), molto aderente e per niente scivoloso (gli ultimi tre che ho avuto sono sempre stati rivestiti in vetro). Le dimensioni in mm sono 149,8x78x7,6 ed ha un peso di 169 grammi. Tutti numeri abbastanza importanti che vengono però bilanciati dagli ottimi materiali con cui è costruito: scocca di metallo ed il già citato ballistic nylon. Una volta presa l’abitudine a tenerlo in mano, l’ingombro resta solo quando si mette in tasca. Sebbene ci siano differenze anche estetiche, le dimensioni ricordano quelle del più comune Moto X Style, ma la differenza sostanziale la fa il retro. Non sono sicuro che l’assottigliamento solo sui bordi faciliti la presa ergonomica, ma aiuta senza dubbio ad impugnarlo, anche per chi ha mani piccole. Nel bordo alto abbiamo l’ingresso per il jack audio e lo slot per nanoSim e MicroSD: comodo avere tutto lì, anche se togliere una delle due inevitabilmente influirà sull’altra. La faccia del display ha gli speaker (mono purtroppo) e si nota particolarmente il flash led dedicato alla camera frontale. Manca il led di notifica, ma vedremo più avanti il perchè. L’ingresso microUSB per la ricarica è posto centralmente sulla parte inferiore e mi viene da dire spontaneo: sì, cazzo!!! Sul lato destro, quasi nascosti anche al tatto oltre che visivamente ci sono i pulsanti per il power e per il volume. Hanno poco gioco e poca sporgenza, decisamente scomodi per fare lo screenshot, ma fenomenali come tasti fisici per scattare le foto. A proposito di queste, il retro vede l’obiettivo ben separato dal resto del corpo con subito sotto un flash led molto potente. L’impressione generale è quella di robustezza: dimensioni, peso e materiali utilizzati danno proprio questo effetto. Il Moto X Force ha anche una certificazione IP52 che non permette di immergerlo in liquidi, ma gli garantisce una protezione da schizzi accidentali e da pioggia oltre che da polvere.

Display (ShatterShield):

Il display del Moto X Force è il suo cavallo di battaglia: schermo a cinque strati, infrangibile. A prova di urto e costruito con una particolare tecnica di pannelli sovrapposti, ha  una garanzia della durata di ben quattro anni. Le dimensioni sono 5,4” AMOLED con Quad-HD (2560x1440 pixel) che danno una densità di oltre 540 ppi. Sebbene le dimensioni siano generose, resto dell’idea che sia impossibile poter usufruire di una qualità simile ed ammirarla. 540 ppi sono veramente tanti anche su di un padellone che non è comunque una TV da 60”. Si tratta di una risoluzione da 2K in meno di 20 cm. Al di là di questi numeri credo sia il display migliore che abbia mai provato, anche se il bianco sembrerebbe non perfetto. Sia per gli angoli di visuale, sia per le performance su foto e video ad ogni angolo di visuale. Lo ho provato anche contro la luce del sole e con una lampada al neon. Ovviamente i riflessi ci sono, ma non disturbano la lettura. Ho sempre creduto gli IPS migliori da questo punto di vista, ma negli anni la tecnologia è andata avanti.

Fotocamere:

Parto dalla frontale che non mi interessa minimante: 5 megapixel ed un flash dedicato. Avrete i vostri buoni selfie da spavento. Quella posteriore è bella anche solo a vederla: obiettivo grande, spazioso, sistemato centralmente. Metterci il dito davanti sarà difficile. Comunque snocciolando i numeri abbiamo una 21 Megapixel (se facciamo in 4:3 mentre arriva a 16 se siamo in 16:9 ed io uso questa) con apertura f/2.0 ed il led è a doppio tono che bilancia i colori. Non ho scattato book e book in ogni condizione, ma trovo comodo alcune funzioni del software che gestisce l’apparato. Non sono milioni di milioni di opzioni e combinazioni (magari ci scarichiamo qualche app di terze parte se vogliamo giocare a fare i fotografi o lavoriamo una volta eseguito lo scatto). Di suo permette di usare HDR, il focus rapido, funziona immediatamente da lettore di codici QR. Registra poi video anche in 4K o al rallentatore a 720p. La personalizzazione per il reparto video è davvero poca cosa, io uso però Cameringo+ che opera live su numerosi effetti quindi passa la paura.

Hardware:

La scheda tecnica fa paura: quasi tutto il meglio del meglio in ogni ambiente. Qualcomm Snapdragon 810 (MSM8994) con Quad-core 1.5 GHz Cortex-A53 & Quad-core 2.0 GHz Cortex-A57, 3 GB di RAM, 32 di memoria interna (espandibile con lettore di microSD) e bla bla bla e ancora bla. Insomma le caratteristiche tecniche sono alte, con alte prestazioni, non lagga, non dà problemi, ma questo deve essere un must per prodotti di un certo tipo. Oltre alle varie connettività (NFC etc etc etc) è dotato di una serie di sensori di prossimità che compongono la personalizzazione che Motorola ha fatto su di un prodotto che altrimenti sarebbe stato puramente stock. Quando poi si prende uno smartphone e si ha fiducia nel comparto hardware di prim'ordine ciò che vogliamo conoscere è anche al durata della batteria. Qui è non removibile è nominalmente è da 3760 mAh. Bella, potente. Con uno schermo così non mi aspettavo certo che si stesse sotto i 3000, ma i numeri spesso significano poco. Veniamo ad un primo test su strada. Una volta acceso l'ho trovata a 41% ed ho iniziaito ad usarlo in maniera così stressante che più stressante non si può, dovendo aggiornare e sistemare tutto quanto. Siccome in anni e anni di prove so cosa significa stressarlo, specie nelle prime ore di utilizzo, posso dire che non mi sono limitato e ci sono andato giù pesante. Con una punta di disappunto, quando dopo circa sei ore piangeva e chiedeva pietà (6%). Arrivato a casa ho usato il Turbo Charge (non originale, ma quello Aukey che già avevo attaccato alla parete. Lo riconosce subito ed avvisa che è in atto la ricarica veloce. Ed è davvero veloce. Circa un'ora o poco più e siamo al 100%. Quindi di nuovo staccato, fatto aggiornamento a Marshmellow e utilizzato la giornata successiva, sempre con il solito stress da prova di un device nuovo di cui vuoi conoscere un po' tutto. Arriva tranquillo alle 24 ore (18% rimanente) anche se a mio avviso non dura tanto quanto l'Xperia Z2 con la modalità Stamina attivata. In condizioni normali, supera la giornata, ma manca un'ottimizzazione della batteria che invece Sony aveva.

Software:

E' un Android stock con poco altro. Parte con 5.1.1 e si aggiorna subito alla 6.0 e magari sarà tra i primi ad avere Android N. Di suo non ha particolari applicazioni, ma vari sistemi integrati con l'hardware (sensori di movimento e vocali) che lo rendono diverso e migliore dei Nexus. Moto Display, Moto Voice e Moto Actions: una volta abituati ad usarli si capisce il perchè manca il led di notifica ad esempio. In base a come posizioniamo lo smartphone o se passiamo la mano vicino allo schermo si attiva, i comandi vocali sono enormemente migliori rispetto a quelli di Google Now (con cui comunque è integrato), impara le tue abitudini quando lo metti in tasca o lo porti in macchina... Comodo e fatto bene. Per il resto uso ed ho sempre usato applicazioni di terze parti, come più volte detto, come  Nova Launcher, SwiftKey, Dolphin Cerberus, AirDroid, Cameringo+ ... Non c'è niente di ingombrante e che non puoi togliere.

mercoledì 25 maggio 2016

La Fabbrica Di Cioccolato (2005)



Regia: Tim Burton
Anno: 2005
Titolo originale: Charlie And The Chocolate Factory
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.7)
Pagina di I Check Movies
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Ho deciso di non far passare troppo tempo dalla visione del film originale, così da potermi gustare un confronto senza dover andare a ricercare nella memoria particolari dimenticati. Quando guardai per la prima volta questo remake (che poi mi puzza di reboot) una delle cose che pensai fu: “certo che da Johnny Depp mi aspettavo qualcosa in più. O da Willy Wonka...” Oggi non rivolgo le mie attenzioni sull’attore, ma sul complesso regia / sceneggiatura. Se l’inizio mi ha colpito favorevolmente, con quella sorta di tocco fiabesco che arricchisce la pellicola (anche la casetta sgarrupata), sono rimasto un po’ deluso dalla piega che prende la storia con il passare dei minuti. Siccome non ho letto il romanzo, non mi è dato di sapere quante e quali fossero le modifiche apportate nell’edizione degli anni settanta, e quante siano quelle imposte qui da Burton & Compagnia Bella. Fatto sta che il primo, vuoi l’età, vuoi la nostalgia, vuoi il sentimentalismo, mi ha emozionato, mentre questo lo ho trovato tremendo sotto certi aspetti. Charlie c’ha il babbo, Wonka è più che mezzo matto e pare Michael Jackson, sempre lui è una figura non paterna spaventato dai legami di famiglia, complessato e non mette alla prova i ragazzini, ma si limita a scegliere il meno fastidioso. Insomma si perde tutta la poesia morale e buonista che stava nel film natalizio per antonomasia. Non c’è (ovviamente Burton non intende ricalcare il film tradizionale) la scena dei rutti, non ci sono cattivi con importanti offerte da ignorare. Eppure fa specie, perchè proprio Burton è un maestro nel raccontare favole, e da qui ha tolto (o meglio, non ha considerato volutamente) elementi che in una favola ci sarebbero stati proprio bene. Anche perchè la visione onirica e fantastica avrebbe vestito tutto ciò che era stato fatto da Mel Stuart: ok vuoi modificare un po’ e metterci del tuo? Allora perchè lo inizi inserendo scene che riprendono fedelmente il vecchio film? Visto che il tema è dato dal cioccolato e dai dolciumi avrei gradito che restasse sul solito piano sdolcinato e stucchevole della prima pellicola. 
Il bluray dal canto suo è bello e fatto bene, abbiamo un audio avvolgente anche se forse si poteva osare di più. Gli extra sono numerosi, ma non poi così corposi:
  • Movie experience (interattiva)
  • Commento audio o traccia musicale
  • Gioco interattivo
  • Trailer
  • La fabbrica di cioccolato: sogni di cioccolato (7 minuti)
  • Facce diverse, sapori diversi (11 minuti)
  • Cioccolato d'autore (10 minuti)
  • Sotto l'involucro (7 minuti)
  • La fabbrica di cioccolato: dolci melodie (7 minuti)
  • La creazione degli Umpa-Lumpa (7 minuti)
  • La scena degli scoiattoli  (10 minuti)
  • Mr. Dahl - Un fantastico autore (18 minuti)
  • La danza di Augustus Gloop (sequenza prova) (2 minuti)
  • La fine di mike TeeVee (sequenza prova) (2 minuti)

martedì 24 maggio 2016

La Grande Guerra (1959)




Regia: Mario Monicelli
Anno: 1959
Titolo originale: La Grande Guerra
Voto: 8/10
Pagina di IMDB (8.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Questa è la storia del cinema. Non solo italiana. Monicelli riesce ad ottenere il giusto, anzi il perfetto, equilibrio tra commedia e dramma legato alla guerra. Lo fa in una pellicola sublime che annovera nel cast, tra tutti, Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Si respira aria di eroismo ed ironia, con una sensibilità comica che non risulta pesante o fuori luogo. Uno dei compiti più difficili, difficilmente raggiunti in futuro (risultato ottenuto anche da Benigni con La Vita E' Bella) in cui lo spettatore, come i protagonisti, riesce a sentire quell'oppressivo senso di disagio che la guerra porta con sè, ma al tempo stesso si rilassa e si gode i dialoghi, alle volte spensierati, altre colmi di timore. Situazioni realistiche, umane, che tirano fuori la vivacità dei soldati, persone normali che usano l'arte dell'arrangiarsi, ma non tralasciano i buoni propositi. Colpisce inesorabile, come una freccia lanciata da Cupido che ti trapassa il cuore, la scena in cui incontrano la moglie dell'ormai defunto Bordin. E' la mia preferita sotto ogni punto di vista: commovente, poetica, vera. E ti apre il cuore. Non da meno le altre, meno drammatiche e pienamente ironiche in cui i due uomini diversi in tutto, si punzecchiano con battute e gag divertenti, ma mai sopra le righe. E sì, questo possiamo definirlo un capolavoro, senza scadere nel banale.

lunedì 23 maggio 2016

Better Call Saul [Stagione 2]



Anno: 2016
Titolo originale: Better Call Saul
Numero episodi: 10
Stagione:2
 
Terminata da poco la prima stagione,  e rimasto affascinato dalla figura di Jimmy ad inizio carriera, mi sono catapultato sulla seconda. Nel complesso non è intrigante quanto la precedente, sebbene si difenda bene. Molta meno "azione", ma più concentrata sugli aspetti legali e sulla sua formazione. Al resto ci pensa Micky, la cui storia prosegue su binari paralleli. Purtroppo dieci puntate non sono sufficienti: la trama si interrompe in maniera troppo brusca, quando invece ci si è soffermato un po' troppo su aspetti e dettagli secondari. E proprio sul più bello... Fine. Vabbeh, ovviamente il più bello, per come è costruito questo genere di serie, capita sempre alla conclusione di ogni episodio, in maniera che ti invogli a proseguire. Qui siamo certi quindi che avremo una terza stagione in cui magari Jimmy e Kim litigheranno e si separeranno e lui adotterà il nome di assonanza ebrea. E' bello comunque che la prima puntata inizia trasposta nel presente: ovvero al termine dell'ultima stagione di Breaking Bad.

domenica 22 maggio 2016

MotoGP 2016: Mugello (Italia)

Niente. Era tutto perfetto nella preparazione. Il "Mugiallo" era in festa, c'era la pole position, c'era Iannone dietro, c'èra che Vale andava veramente forte. Poi Lorenzo ha fatto una partenza straordinaria, a fionda, e da quinto in cento metri si è ritrovato primo. Ma ci poteva stare, Vale era incollato alle sue gomme e gli faceva sentire la sua presenza. Poco dopo il disastro: nei primi giri il motore della Yamaha non regge, fumata bianca, da buttare. Così come tutta la gara, la possibile festa, le gioia. Ancora zero punti, maledetti. E ti passa anche la voglia di guardare tutta la gara, visto che di sorpassi pare essercene pochi. Ma il Mugello è bello sempre. E' bello con Pedrosa, Dovizioso e Iannone che lottano. E' un bello anche negli ultimi due giri con Marquez e Lorenzo che si superano a vicenda. Ma non così bello che avrebbe potuto essere.

Daredevil [Stagione 1]




Anno: 2015
Titolo originale: Marvel's Daredevil
Numero episodi: 13
Stagione: 1

Merita. La serie tv in questione non è di quelle bellissime, ma è carina, anzi qualcosa di più. Sicuramente meglio rispetto a Jessica Jones ed anni luce più interessante della versione cinematografica. E' incentrata sulle fasi iniziali del personaggio, sulla sua nascita, tanto che per vedere Charlie Cox con la tutina rossa dobbiamo attendere l'ultima puntata, quella in cui "il temerario" acquista anche il suo nome di battaglia. Inizia comunque bene, e prosegue quasi sempre sul solito livello, intramezzando l'azione alle parti più ragionate. Un po' sottotono, ma la storia è proprio questa, quelle dove esce fuori l'introspezione psicologica, con Matt Murdock che si interroga sugli aspetti etici del proprio agire. Fortunatamente questi momenti non sono così lunghi e la trama prosegue in maniera divertente e pittoresca, in quella Hell's Kitchen buia e crudele che necessita di essere salvata. La produzione e senza ombra di dubbio di alto livello con una fotografia degna delle ultime serie tv di successo ed un cast di comprimari che è davvero di prim'ordine. Abbiamo infatti Vincetn D'Onofrio nei panni del villain di questa prima stagione: un cattivo che non si ferma ad essere solo il malvagio di turno, ma ha una sua storia da raccontare. Abbiamo poi una certa Rosario Dawson e un Helden Henson da applausi, senza dimenticare che la loro coralità è un elemento da non sottovalutare. Ripeto, niente di straordinariamente belo, ma una serie giusta, che ti mette a tuo agio e che sa essere apprezzata.

Milan 0 - Juventus 1

Undicesima Coppa Italia. Unico club ad aver fatto il double per due anni consecutivi. Inarrestabili. Eppure, con la formazione da Coppa nazionale (Neto in porta, Hernanes in campo...) abbiamo giocato un primo tempo inguardabile, ed il resto poca roba. Eppure il Milan (arrivato qui vincendo contro l'Alessandria) aveva tutte le motivazioni del mondo, per poter bugiardamente dire di aver salvato la stagione. Invece loro, eccoli lì a guardarsi i vecchi trofei e per il terzo anno consecutivo (record) a non entrare in una competizione europea. Forza Sassuolo quindi, si sono meritati questo traguardo. E noi? Beh noi continuiamo a vincere, anche se con affanno e senza troppi meriti. Ma l'importante è stare qui e godere il terzo trofeo stagionale, il quinto della gestione Allegri, il decimo della gestione Andrea Agnelli. Grazie, ragazzi, grazie Max (ex #noallegri], grazie società, grazie a chi ci ha creduto fin dall'inizio ed a chi, preoccupato, spronava. Alla fine ci siamo arrivati, stagione indimenticabile.

giovedì 19 maggio 2016

Solo Chi Cade Può Risorgere (1947)




Regia: John Cromwell
Anno: 1947
Titolo originale: Dead Reckoning
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.2)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

l noir ed il suo bianco / nero, il noir e la sua voce fuori campo, il noir ed il suo Humphrey Bogart. Trama misteriosa, arzigogolata, una vera storia da detective e da uomini duri, che sanno il fatto loro, tra sigarette, impermeabili e pupe. Elementi che contraddistinguono il genere e lo rendono affascinante. Certamente non un capolavoro di originalità, con due omicidi che si intrecciano ed alcune situazioni risolte con eccessiva semplicità romanzata. Sebbene oggi determinate battute da duro di periferia, possano far sorridere, queste sono state le chiavi identificative e del successo del noir.  Esaltante  la figura di Bogart, ma la femme fatale, sorniona, non è meno interessante. Dipinta come un oggetto del desiderio, utile solo a stuzzicare i sensi maschili, scopriremo che è il fulcro di tutta quanta la pellicola. Bugiarda, ammaliatrice, decisa: compromessa in maniera certa nell’omicidio del marito, facente parte (qui c’è un po’ di confusione narrativa però) del complotto per eliminare il buon soldato, amante e complice del meschino uomo d’affari sporchi. Tutto sommato non bastano i succitati chiarissimi elementi per restare incollati allo schermo: nonostante il finale dubbio, il racconto non impressione ed anzi è pure alimentato da alcune punte di noia. Sicuramente non un brutto film, anche perchè il noir di per sè è davvero affascinante. Il DVD per l’home video è una versione del 2003 prodotto da Sony: esemplare la resa del bianco e nero, in relazione al formato utilizzato. Audio mono un po’ basso sulle voce ed alto sulle musiche, doppiaggio italiano che lascia un po’ perplessi per Lizabeth Scott e per la scelta del titolo.

mercoledì 18 maggio 2016

Google Spaces

Google ci riprova. Ancora. Non demorde mai con i social. Da Buzz /Wave a Google+ (che secondo me resta ottimo), da Gtalk a Hangouts... Adesso ecco Space. L’idea in sè non è male. Semplicità di utilizzo imbarazzante. Purtroppo però rischia di essere ridondante con altri social ben più noti e quindi utilizzati, come Whatsapp e Telegram ad esempio. Perchè sebbene questi siano più generici sistemi di messaggistica, con la creazione di gruppi o bot, (o magari aggiornamenti futuri) possono fare più o meno le stesse cose. Certo, Spaces è dedicato, quindi più pulito, più immediato... Ma gli utenti lo useranno nel modo giusto? I gruppi sono comodi ed avere uno strumento per fare sharing di interessi è buona cosa. Non lo è però la frammentazione ed essendo uno tra tanti a mio avviso potrebbe rischiare di essere un flop. Lo vedo più come un’estensione di Google+ che già adesso, almeno per quanto mi riguarda, è la prima scelta con i suoi canali tematici. Questo Spaces mi dà l’idea di un sistema velocizzato per community, ma sicuramente l’uso personale o privato non ha le solite potenzialità. Quando ci saranno invece un sacco di Spazi specifici e monotematici potrei valutare un suo utilizzo per tenermi informato. Ma a quel punto Goole+? Boh staremo a vedere. Basta un account Google per attivarlo ed è possibile accedervi via web o tramite le app per lo smartphone.

martedì 17 maggio 2016

Better Call Saul [Stagione 1]



Anno: 2015
Titolo originale: Better Call Saul
Numero episodi: 10
Stagione: 1
 
In Breaking Bad il mio personaggio preferito era proprio l’avvocato Saul Goodman. Hanno visto bene di creare quindi uno spin-off a lui dedicato ed il  lavoro è stato sublime. L’idea è quella vincente di Vince Gilligan e Peter Gould, quindi non poteva che essere una perla da ammirare, ma fino a  che non si preme play, è impossibile dirlo con certezza. Fatto sta che il nostro ebreo azzeccagarbugli, inizialmente era l’irlandese “sleeping” Jimmy McGill e la vita per lui non è stata tutta rose e fiori. Se le prime puntate possono essere lentucce, una volta che i prende il via, il personaggio sarà ancora più accattivante, e staccarsi dai dieci episodi risulterà sempre più difficile. Il nostro eroe (anche se nessuno lo considera tale) è un piccolo truffatore che si caccia spesso nei guai e non sa cosa fare della propria vita, ma grazie alla sua tenacia ed alla forza di volontà (ed all’Università Americana delle Isole Samoa per corrispondenza) riesce a decollare. Starà a lui poi decidere se volare in alto, planare o atterrare subito. Sicuramente dopo una serie così mi sono affezionato ancora di più al buon Jimmy e tifo per lui in tutto e per tutto. Di fatto è un prequel che ci anticipa la vita dell'avvocato prima che incontri Walter White ed alcune vicissitudini che lo hanno portato ad essere ciò che è. lo stile narrativo è molto simile alla serie principale, sebbene qui l'uso dei flashback sia più intenso e più marcato facendo salti nel passato anche abbastanza lunghi. Abbiamo anche l'onore di incontrare il taciturno e misterioso Mike, una pedina fondamentale per la riuscita della serie. Bello davvero.

lunedì 16 maggio 2016

Il Gigante Di Ferro (1999)



Regia: Brad Bird
Anno: 1999
Titolo originale: The Iron Giant
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Spesso le vecchie storie, specie quelle ambientate durante la Guerra Fredda, vengono riadattate, aggiustate e modellate in qualcosa di più moderno ed al passo coi tempi. E nel 1999 poteva succedere una cosa del genere: fortunatamente l’esordio di Brad Bird invece prende spunto dal romanzo di Ted Hughes e ci riporta negli USA degli anni cinquanta, costruendo una storia di pura sci-fi, intelligente, con morale, ben architettata. Tutto ricorda pienamente quel periodo, non solo la trama. Anche, e non è un caso fortuito, i disegni animati: lo stile è la cosa più sorprendete. Il robot gigante è un omaggio alla nostra infanzia, un compagno di giochi che può anche essere pericoloso, o buono: dipende dalle sue scelte. Il robot è proprio come noi, ha un’anima e può decidere se essere cattivo oppure no. Anche se è un’arma di distruzione potentissima. La cosa bella di un film di animazione di questo genere, col robottone semi antiquato, con lo spauracchio atomico, con il sapore di Guerra  Fredda è che nonostante siamo abituati a mangiare libri di cibernetica ed insalate di matematica ed a tutto ciò che è venuto dopo, riusciamo a stupirci. Siamo in grado di apprezzare, nonostante con questi giganti robot di ferro ci abbiamo convissuto. E dal 2000 in poi lo faremo sempre d più in maniera più prepotente che mai. Ma torniamo indietro nel tempo, a quelle storie di ragazzini che hanno la fortuna e l'audacia di venire a contatto con ciò che gli adulti considerano un pericolo. Torniamo a quel piccolo e strano extraterrestre che vuole tornare a casa per esempio... I bambini non hanno timore di fare amicizia con chi è diverso, con chi per i grandi è portatore di guai. E anche questa storia è un po' così, con quella buona morale sparata a dosi massicce, che riesce a non stancare. Meraviglia delle meraviglie, il Gigante di Ferro racchiude questa ed altre storie "vecchie" , ma non acerbe. E ti torna la voglia di leggere quegli autori del dopoguerra....

sabato 14 maggio 2016

Juventus 5 - Sampdoria 0

Cinque reti, come cinque scudetti. Anche questo vinto con largo anticipo, anche insperato se vogliamo, con una stagione che non poteva iniziare in modo peggiore. Però alla Juve lottano #finoallafine e questa cosa dobbiamo impararla prima di tutto noi tifosi: mai arrendersi, ma impegnarsi al massimo per raggiungere un buon risultato, il migliore possibile. Se poi questo si traduce con l'ennesimo titolo nazionale tanto meglio. La festa di oggi allo Stadium è stata la coronazione di un'impresa eccezionale, epica, mastodontica. Anche per come è arrivata, macinando una serie di vittorie consecutive che hanno dello strepitoso, creando un gioco divertente e bello da vere, eguagliando anche il record di migliore difesa subendo solo 20 reti (il 15% su rigore). Sono tanti, troppi per essere menzionati, i record fatti in questi cinque anni di strapotere bianconero, ma più di ogni cosa conta la gioia nel tifare una squadra che ti riempie di soddisfazioni. Un gruppo unito, vincente, maturo, che conosce i propri limiti e punta ai propri obiettivi. Se ride bene chi ride ultimo, gode bene solo chi gode dei propri successi. Salutate i Pentacampioni!!!

venerdì 13 maggio 2016

Trovata finalmente #9

Questa non è che l'ho trovata finalmente. Ma l'ho ritrovata finalmente. Ogni tanto la perdo, e quando la ritrovo sono più contento. Sarà che è venerdì. Sebbene i venerdì non valgano più come una volta. Comunque il buon Facebook, con accadde oggi, mi ha ricordato che esattamente sette anni fa sfruttai il social per chiedere info riguardo ad un video ganzo, di un gruppo (che credevo francese) che cantava vestito da topi o da animali ed in cui c'era un nano. Ero un po' vago, ma Melone mi aiutò. Ora, a distanza di tempo, ecco che il ritornello mi frulla di nuovo in testa, con quel Discovery Channel prepotente e divertente. Ecco a voi Bloodhound Gang con The Bad Touch.



giovedì 12 maggio 2016

Adele H. - Una Storia D'Amore (1975)



Regia: Francois Truffaut
Anno: 1975
Titolo originale: L’Histoire D’Adele H.
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
 
Romanticismo, amore e follia. Ma non solo: in questo dramma psicologico, in cui gli elementi si susseguono fino a formare una trama fitta ed intensa, Truffaut va ben oltre. Ci presenta una giovane (anche troppo rispetto alla realtà) Adele Hugo, tormentata dal proprio irrefrenabile e malato amore, guardinga, attenta, che si nasconde nell’anonimato per non essere associata al pesante cognome del padre. Ed inizialmente quella H posta dopo il nome Adele, suscita interesse, curiosità: perchè mai nascondersi? Per amore. E per follia. Quella follia che si alimenta da un sentimento non corrisposto e ti fa quasi impazzire, perdere la messa a fuoco, abbandonare il proprio orgoglio, uccidere la propria gelosia. Scopriamo molto di lei, in via epistolare, attraverso gli scritti che spedisce alla sua famiglia. Lettere che lasciano trapelare molto di ciò che è, che si tratti di menzogne o di assurde verità che vengono messe nero su bianco, da una mano fragile come la persona che la comanda. Una fragilità soltanto interiore, poichè la giovane stalker, risulta combattiva e decisa, sa il fatto suo, non si arrende, lotta per il proprio amore. E viene sopraffatta da esso.Una tristezza che profuma di poesia e che rende pieno di angoscia il film. Monumentale ed epico, un inno alle anime innamorate e sofferenti.

martedì 10 maggio 2016

Mio Mini Me 3D

MMM con la sua Mini Auto
Giusto pochi giorni fa, trovo nella cassetta delle lettere una busta arancione. Ahia... La apro con cautela, come se dentro potesse esserci dell’antrace. Ahimè sono stato meno fortunato in quanto come avrete già indovinato c’era la lettera dell’INPS con la loro aspettativa di vita nei miei confronti. Già, perchè sempre secondo loro io dovrei campare fino al 2050 per lavorare e versare contributi. Ma è proprio nei momenti di difficoltà che abbiamo le idee più geniali della nostra vita. Come in un lampo mi è tornata alla mente la mia ultima vacanza in USA, quel giorno a Key West... In cui investito da una sorprendente lucidità, assieme al mio fido amico gettons, mi sono fatto creare un Mini Me in tre dimensioni. Visti i lunghi tempi di incubazione, mi ero quasi scordato di lui, intrappolato in una scatola, in balia dei corrieri di mezzo mondo. Posso addestrarlo, non solo a combattere per conquistare il mondo, cosa oggigiorno scontata, ma a lavorare al posto mio. Anche se non dovesse crescere, e rimanere piccoletto (io è una vita che lo sono e mai un lamento), sarebbe senz’altro in grado di andare a lavoro al posto mio. Di strada d’altra parte ne ha già fatta tanta. E’ nato alla 3D Mini Me di Key West, grazie a due tablet con apposite telecamere ed apposito software, assieme al suo Mini Amico (il Suo Mini Lui di gettons). Eravamo appena tornati dalla spiaggia, dopo una giornata a fare snorkeling e saltare le onde con i nostri aquascooter (tipi sportivi noi) e ci siamo soffermati ad ammirare questo particolare negozio che prometteva delle miniature di noi stessi in 3D, grazie alle nuove stampanti in loro dotazione. Impossibile rinunciare, impossibile non restare ammaliati da tale possibilità. Il processo di scannerizzazione non dura molto, sui dieci minuti, forse anche meno: basta stare immobili e scegliere la posizione che vorremo immortalare. Se avete degli occhiali da vista purtroppo non possono essere inseriti nel vostro modellino. Non so perchè, hanno farfugliato in inglese lesto. Altre cose, anche più piccole come i braccialetti invece possono essere riprodotte con facilità. La struttura è in plastica, ed utilizzano colori che riproducono abbastanza fedelmente la realtà. Anche i dettagli non sono male, considerando che abbiamo scelto la scala più piccola (altezza di 3”, circa 8 cm). Il prezzo è stato di 39 dollari + 15 di spedizione con corriere. Purtroppo la simpatica Signora Dogana (che fa rima con..) ha voluto dire la propria sovrapprezandomelo di altre 15,17 euro. Malidetti loro. L’importante è che adesso il Mio Mini Me sia sano e salvo, e che lo abbia liberato dalla scatola in cui era rinchiuso. Un piccolo passo per il Mio Mini Me, un grande passo per l’umanità.
MMM e Realtà Virtuale


MMM si prepara un caffè
MMM e il lancio dei coltelli
MMM sceglie una serie su Netflix
MMM a giro per il mondo
MMM scrive una lettera all'INPS
MMM in spiaggia con accendone
MMM assieme ad Oscar Kevin
MMM ascolta la musica tuz tuz
MMM a tavola
MMM ha bisogno di carezze
MMM si dedica alla lettura

domenica 8 maggio 2016

Hellas Verona 2 - Juventus 1

Anche se il campionato è finito e anche se lo abbiamo vinto con largo anticipo, mi aspettavo qualcosa in più. Sono scese in campo molti giocatori non titolari, quindi a maggior ragione avrebbero dovuto provare qualcosa di diverso. Il compitino serve a poco, anche se non devi vincere a tutti i costi. D'altra parte il Verona poteva contare sulla stessa mancanza di fame da risultato: matematicamente già retrocessi, ci hanno comunque messo più cuore, più gamba e più anima. Per noi c'è da dire la partita di stasera rappresentava anche un test, o meglio una serie di test e di prove che Allegri voleva fare, sia in vista della finale di Coppa Italia, sia per farsi anche un'idea su ruoli e tipi di gioco. Conta relativamente il risultato, anche se avrebbe fatto piacere una grinta quantomeno diversa. Salvo due occasioni non abbiamo creato altro. Un saluto speciale a Luca Toni ed al grande pubblico veronese che non ha mai abbandonato la squadra.

The Bridge - La Serie Originale [Stagione 1]




Anno: 2011
Titolo originale: Bron | Broen
Numero episodi: 10
Stagione: 1

Partiamo dal titolo: visto che le serie è mezza danese e mezza svedese, che originariamente si intitola Bron oppure Broen sarebbe da chiedere ai detentori dei diritti in Italia, perchè dover usare una trasposizione in lingua inglese. Tanto più che negli Stati Uniti è uscito pure un remake, che giustamente si chiama The Bridge. O lo lasci in originale o metti magari Il Ponte. Sarebbe più brutto? Ok questo era giusto per fare un po' di sana polemica. La serie invece è veramente ben fatta. Un thriller nordico, dalle tinte velatamente noir che ti incuriosisce fin da subito. Ultimamente si stanno impegnando un po' ovunque per tirare fuori dei bei prodotti. Questo lo metto sullo stesso piano della prima stagione di True Detective: d'accordo manca un cast invidiabile come quello della serie americana, ma i protagonisti bucano lo schermo e la trama è sensazionale con pochissimi punti deboli. Già dalla fotografia, non tenebrosa, ma grigia, non spenta, ma decisamente nordica. L'approccio poliziesco ed investigativo è ben fatto, con la raccolta degli indizi mano a mano che si va avanti, la caccia all'uomo sempre più serrata e la manipolazione degli elementi che avviene in maniera realistica e mai esagerata. Anche il tema dell'informatica viene trattato in modo egregio, senza esagerare troppo, con il cattivo che si districa tra account violati e sicurezza aggirata. Uno dei punti di forza maggiore è dato dai due protagonisti: i detective danese e svedese. Ognuno molto particolare, ed accentuato in maniera che può sembrare inverosimile, ma più si va avanti con la visione e più scoprono dettagli rilevanti relativi al loro essere umani. Nessuno è perfetto, neanche la polizia, e la regia si concentra molto su questo aspetto. Anche il finale non delude: temevo una conclusione troppo in stile Seven, ma hanno pensato anche a questo. Davvero consigliata.

MotoGP 2016: Le Mans (Francia)

Ok, le gare con chi parte primo ed arriva primo non piacciono a nessuno. A meno che non sia Vale, ovvio. Però Le Mans ha un suo fascino, e vi si respira aria di storia. E non tutte le storie, come ci insegnano, hanno una fine ben definita. Già perchè tornando sempre a quel Vale, noi siamo sempre pronti a vederlo correre e dare del suo meglio. Anche se parte dalla terza fila in settima posizione, anche se sappiamo che gli altri due hanno forse qualcosina in più, anche se lui da dimostrare non ha più niente. Però... Però... Quando recupera, quando supera prima Marquez e poi Dovizioso, quando questo finiscono a terra per potergli stare dietro, vuoi vedere che la Storia è ancora lunga? Ogni stagione, ogni circuito, le emozioni non mancano. Che debba arrivare secondo (214 esimo podio in carriera) o che lotti per arrivare fino in fondo poco importa. Lui c'è, Vale c'è. Ed ora, a campionato tutto da definire, si trova a - 12 e -7 dai suoi rivali. 37 anni...

sabato 7 maggio 2016

The Danish Girl (2015)




Regia: Tom Hooper
Anno: 2015
Titolo originale: The Danish Girl
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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Scrivere senza fare lo spoiler sarebbe troppo faticoso, e non mi interessa. Il film parla di uno dei primi transessuali, o transgender o boh, non sono pratico nelle definizioni: Danimarca ventennio del secolo scorso. Senza dubbio fa un po' aprire gli occhi sullo stato di una donna che nasce suo malgrado dentro al corpo di un uomo. Interessante, bene fatto, ma secondo me anche abbastanza noioso e privo di emozioni. Due cose però saltano all'occhio: la prima è la fotografia. Scorci come se fossero quadri. Davvero bella da vedere, intrigante. L'altra è quella più semplice: la bravura di Eddie Redmayne, visto recentemente in un altro ruolo non facile in La Teoria Del Tutto. Certamente parte del merito andrà ripartita anche ai costumi ed al trucco, però diciamo pure che lascia di stucco. La trama che è basata su di una storia vera, non so quanto sia fedele o meno alla realtà, ma poco importa. Un profondo senso di ammirazione per il personaggio di Alicia Vikander, la moglie, che appoggia in tutto e per tutto le scelte del marito, rimandogli(le) fedele, amica e vicina sempre. Anche nei momenti più difficili, che sono praticamente tutti. Già fa difficile parlare di questo tema, o anche solo capirlo, mi immagino un secolo fa... Seppure in Danimarca e seppure gli artisti possano avere una mentalità più aperta rispetto agli standard. Se nasceva contadino in Maremma sarebbe stata tutta un'altra faccenda. Film che comunque ritengo vada visto, un po' come un imperativo.

Edimax Smart Plug

Inizio col dire che secondo me questi prodotti siano ancora un po' acerbi. Non che non funzionino, ma che abbiano alcune pecche, specialmente lato software o di applicazione. Alcuni mesi fa acquistai un prodotto simile della concorrenza: D-Link Smart Plug (oggi a 33,67 euro). Il problema maggiore riguarda la configurazione iniziale. Poi per diverso tempo è andato tutto bene, anche dopo che ho fatto il passaggio alla fibra e di conseguenza ho cambiato router. Il procedimenti è sempre risultato macchinoso, ed alcune volte quando misteriosamente si staccava da solo dalla rete, risultava impossibile accoppiarlo nuovamente. Niente di definitivo sia chiaro, al millesimo tentativo tutto tornava nella normalità. Sicuramente una scocciatura. E' stata la volta quindi di Ankuoo Neo IT Pro. Configurazione più semplice, ma applicazione fatta da cani. A parte che la schedulazione, come si legge da tutte (TUTTE) le recensioni, riporta i giorni della settimana tradotti in modo sbagliato, una volta collegato alla rete, l'applicazione non mi metteva il dispositivo in lista. Eh sì, così era proprio unitile. Amazon però ha un ottimo servizio di resi e ne ho approfittato. Adesso con Edimax Smart Plug, la storia sembra totalmente differente. Attacchi la presa, scarichi l'applicazione EdiPlug e lo smartphone si collega immediatamente. Scegli la rete casalinga, immetti la password ed il gioco è fatto. Nessuna menata, neanche trenta secondi. Stacchi e riattacchi senza problemi. Spengi il router, e lo riaccendi, senza problemi. Facile. Speriamo poi continui a funzionare come deve. Ah, non ha il controllo e la gestione dei consumi, e costa di più (oggi 39,95 euro), ma vabbeh...

Ho Affittato Un Killer (1990)


Regia: Aki Kaurismaki
Anno: 1990
Titolo originale: I Hired A Contract Killer
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Schivo, solitario, taciturno. Mi piace fin da subito il personaggio interpretato da Jean-Pierre Leaud: così come il film che si mostra spoglio nell'ambientazione (una Londra scialba, periferica, anonima degli anni ottanta), nel sonoro (soltanto pochi dialoghi, lunghi silenzi e musica all'interno dei locali - con niente popodimenoche il cantante dei Clash - o dalla radio), ma non sicuramente per quanto riguarda la commedia nera che è sempre presente nella trama. La pellicola è molto breve, siamo sotto gli ottanta minuti, ma racchiude tutto ciò che serve, riuscendo ad essere anche lento e riflessivo. Specialmente nella seconda parte la film. La prima è quella che trovo maggiormente geniale, surreale, divertente ed anche romantica. Un mix potente insomma che riesce a catturare l'attenzione dello spettatore. Contrariamente a ciò che si può pensare, non è un film di nicchia. O meglio, forse lo è, ma non abbiate paura: una volta visto ne apprezzerete ogni singolo stacco. Anche se siete ignoranti quanto me. Anche se è il vostro primo Kaurismaki.

venerdì 6 maggio 2016

Netflix su mobile: impostazioni per traffico dati

Ho sempre tessuto le lodi di Netflix: un servizio memorabile che può comunque migliorare sotto alcuni punti di vista. Uno di questi riguarda la gestione, attraverso l’applicazione mobile, del traffico che consumiamo. Finalmente è possibile scegliere tra varie opzioni che troviamo sotto la voce “consumo dati cellulare”: Automatico (selezionato di default che corrisponde al vecchio sistema, Disattivato (riproduzione solo in Wi-Fi), Basso (1GB/4H), Medio (1GB/2H, Alto (1GB/1H) e Illimitato. Ovviamente in base all’opzione scelta avremo una visualizzazione dei contenuti con una qualità crescente. Fate i conti quindi non solo in base al vostro piano tariffario, ma anche relativamente al vostro schermo. Avete davvero bisogno di 1080p su di un display da neanche 5 pollici? Ad ogni modo da oggi c’è molta più possibilità di scelta, e coloro che si sono trovati bene fino ad adesso, o si fidano del bilanciamento proposto da Netflix possono comunque lasciare su automatico. Per curiosità, e brevemente ho provato sia la bassa che la illimitata: ero sotto rete 3G e poco segnale. Non ho notato grandissime differenze qualitative o riguardanti il consumo di banda. Dipende quindi anche dalla bontà del segnale disponibile. La cosa cambia con LTE ad esempio, ma io ho uno schermo da 4.7" quindi i vantaggi di sfruttarlo al massimo in Full HD non sono poi così evidenti. Poter gestire il consumo è una gran bella cosa.

Robin Hood - Principe Dei Ladri (1991)




Regia: Kevin Reynolds
Anno: 1991
Titolo originale: Robin Hood: Prince Of Thieves
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.9)
Pagina di I Check Movies
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Anni novanta. Quando i film belli potevano permettersi di essere hollywoodissimi, quando chi moriva lo faceva con una capriola, quando i set erano vistosamente di cartapesta e quando non importava che ci fosse troppo realismo. Neanche quello storico. Erano storie di azione e di avventura, adatte per un pubblico vasto, con il giusto senso di romanticismo ed una piccola dose di commedia. Poi nello specifico c'erano anche Kevin Costner, Morgan Freeman, Alan Rickman e Christian Slater. Bastava ampiamente. Vederlo oggi è un po' un nostalgico salto nel passato, non tanto in quello leggendario in cui vengono narrate le gesta di Robin Hood, ma in quello in cui adoravamo questi film. Resta il fatto che è intrigante ed avventuroso al punto giusto, piacevole da vedere anche se alcune cose ci fanno sorridere. La trama è quella, corretta o sbagliata che sia, non frega niente a nessuno purchè rispetti le aspettative, e dobbiamo dire che ci riesce. Senza però sfondare come kollosal o come epica pellicola da avere a tutti i costi con sè.

giovedì 5 maggio 2016

Loot Crate: Quest (aprile 2016)

Eccoci con il primo appuntamento con Loot Crate: una sorta di mistery box a tema, proveniente dalla California. Il buon vecchio amico gettons mi regalò per il compleanno una di queste scatole, quando ancora non venivano spedite in Italia, e la mia indole nerd subito apprezzò. Me ne accaparrai poi un'altra su eBay e visto che da qualche tempo è possibile fare un abbonamento anche per il nostro Paese, ho deciso di sottoscriverne uno trimestrale per vedere un po' come funziona. Tra le varie opzioni (sette al momento) ho scelto quella base, la meno costosa: in base al tipo di abbonamento andiamo a spendere tra i 24 euro ed i 28, spese di spedizione comprese. Oggi 5 maggio, data che gli interisti ricorderanno con il nodo in gola, è arrivata quella di Aprile che ha come tema Quest. Ricordo che ogni mese viene proposto un argomento: sono stato abbastanza sfortunato visto che il genere fantasy non è tra i miei preferiti, ma i gadget al suo interno sono comunque interessanti e difficilmente deluderanno.

- Maglietta di Labyrinth (in fase di iscrizione è possibile selezionare la taglia che desideriamo) con tanto di David Bowie (lacrimuccia) stampato in viola su sfondo nero.
- Calzini di Harry Potter, anche questi di colore scuro.
- Piccolo poster del videogioco Uncharted 4
- Stampo in silicone a forma di dado a venti facce per i giochi di ruolo, in cui mettere per poter creare un cubetto di ghiaccio atipico
- Corno vichingo da bevuta: una trashata immane da appendere al collo e riempire probabilmente con qualcosa di alcolico come il Tiamat Punch
- Spillettina raffigurante un D20 e dedicata al gioco in stile D&D, Neverwinter
- Il librettino del magazine in inglese che raccoglie le descrizioni degli oggetti nella scatola

Foto Loot Crate: Quest (aprile 2016)