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giovedì 29 maggio 2025

Dark Tranquillity - The Gallery

 

Autore: Dark Tranquillity
Anno: 1995
Tracce: 16
Formato: CD 
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C'è qualcosa di solenne, quasi ieratico, nel modo in cui The Gallery si impone all’ascolto. Se con Projector ero rimasto colpito dalla svolta stilistica e dalla voce pulita di Stanne, è stato solo successivamente che ho approfondito i lavori precedenti e mi sono imbattuto in questo monumento del melodic death metal svedese. A colpirmi, sin dai primi ascolti, è stata la sensazione di trovarmi davanti a un disco che vive di equilibri perfetti: un costante dialogo tra potenza e melodia, tra complessità tecnica e spontaneità emotiva.

A differenza di Projector, che consumai in lungo e in largo, The Gallery l’ho ascoltato meno, ma ogni volta è un’esperienza totalizzante. Qui i Dark Tranquillity sembrano trovare una sintesi tra le derive più folli di Skydancer e la maturità che esploderà nei dischi successivi. Brani come Punish My Heaven e Lethe mostrano come sia possibile coniugare riff serrati, tempi spezzati e aperture melodiche in maniera naturale, senza mai suonare forzati.

Il termine "melodic death" sembra quasi andare stretto a un album così vario, che flirta con il progressive senza mai diventarne succube, e che utilizza gli inserti pianistici e le trame acustiche non come abbellimento, ma come parte integrante della narrazione sonora. Anche i testi – evocativi, criptici, spesso poetici – aggiungono strati interpretativi, completando un'opera che più che ascoltare, si vive.

La band, ancora lontana dalla svolta elettronica e più rifinita dei 2000, suona qui con una fame e una convinzione che si fanno carne. Non c’è una nota di troppo, non c’è un brano che non abbia un senso preciso nel mosaico. Nonostante sia uno degli album che ho esplorato dopo, non esiterei a definirlo una vetta assoluta della discografia dei Dark Tranquillity. E, per quanto Projector rimanga per me un legame personale più forte, The Gallery è forse l'album che definisce meglio il cuore oscuro e brillante di questa band.

Tracklist 

1.Punish My Heaven
2.Silence And The Firmament With Drew
3.Edenspring
4.The Dividing Line
5.The Gallery
6.The One Brooding Warning
7.Midway Through Infinity
8.Lethe
9.The Emptiness From Which I Fed
10.Mine Is The Grandeur
11.Of Melancholy Burning
12.Bringer Of Torture (Bonus)
13.Sacred Reicil (Bonus)
14.22 Acacia Avenue (Bonus)
15.Lady In Black (Bonus)
16.My Friend Of Misery (Bonus)



giovedì 28 luglio 2011

Dark Tranquillity - Projector


Artista: Dark Tranquillity
Anno: 1999
Tipo album: studio
Numero tracce: 10
Pagina di MusicBrainz

Il (melodic) death metal ho iniziato ad ascoltarlo con loro e proprio con questo album. Per certi versi è un po' come dire che il Black Album mi ha iniziato al trash o che These Days di Bon Jovi mi ha introdotto all'hard rock. Projector è in effetti un album atipico, sperimentali. Ma gasa. E piace. Forse non a tutti i vecchi fan, forse non a tutti gli amanti del genere. Ma per le mie orecchie è qualcosa di pomposamente ideale. Il metal scandinavo lo ho sempre trovato interessante, ma niente di cui innamorarsi. Forse troppo povero come contenuti musicali e stilistici. Mancava quell'improvvisazione e quella verve che possiamo notare in altri generi. Sicuramente più accessibile nei confronti del black o del death puro, generi da cui son quasi sempre stato alla larga. In Projector abbiamo un alternarsi decisamente piacevole tra voce pulita e growl. Non una cosa semplice e da tutti i giorni, ma il cantante (Mikael Stanne) riesce a rendere questi cambi repentini di timbro di una bellezza unica. Abbiamo sonorità per lo più melodiche con testi forti, da atmosfere cupe ed introspettive., ma possiamo vedere anche qui il gioco del parallelismo con scene più rabbiose e graffianti. Resta evidente che non siamo di fronte al capolavoro, forse i limiti sono proprio quelli stessi del genere, ma il passo avanti evolutivo è più che certo. Poi soggettivamente parlando non ho mai amato chi mi urla incattivito dentro le orecchie. Qui ci provano, per poi fermarsi e ripartire con melodie accattivanti. Due chitarre e le testiere riescono a spararti note tristi e malinconiche per tutte le dieci tracce, quasi sempre introdotte da un calmo incipit di pianoforte o comunque arpeggi da brividi. Tra ballad, voci femminili e cori sembra di assistere veramente ad una rivoluzione musicale.