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lunedì 13 febbraio 2023

Persona (1966)

 
Regia: Ingmar Bergman
Anno: 1966
Titolo originale: Persona
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (8.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Se scrivere qualcosa sul precedente film è stato semplicissimo, provare ad approcciarmi con questo caposaldo di Bergman diventa di una difficoltà assurda. Fin dall'inizio si nota comunque la superiorità e la dimestichezza con cui la regia riesce a proporre un dramma psicologico sicuramente di non semplice digestione. Il cast principale è formato essenzialmente da un'unica coppia di attrici, Bibi Andersson e Liv Ullmann che si dividono al scena ed i dialoghi. Già, se li dividono entrambe, sebbene una non si sia rinchiusa in mutismo assordante: sguardi, espressioni e gesti fanno il resto. Perchè del resto si può discutere in due, anche se parla soltanto uno. Un film decisamente sperimentale che può spaziare legandosi a più di un tema, ed essere dipinto con maestria da una fotografia in bianco e nero che fa giocoforza su luci ed ombre. Primi piani sempre presenti, così come i volti delle protagonisti, che si possono anche scambiarsi e fondersi. Metacinema e poetica che vanno a braccetto e riescono a catturare il profondo interesse dello spettatore che può trovarsi davanti a più di un'interpretazione. 

Edizione: DVD
Esistono molte versioni in DVD di questa opera, la mia nello specifico è quella del link Amazon (se non cambiano contenuto) ed ha la dicitura "Bergman Collection", l'artwork tendente al rosso con i volti delle protagoniste ripresi dalla locandina ufficiale. La qualità video è buona così come quella audio con traccia italiana in stereo. Come extra:
  • Sul set (20 minuti)
  • Bergman e la censura (14 minuti)
  • Interviste (5 minuti)
  • ebook di Persona a cura di Roberto Chiesi (sezione dvd rom per PC)

domenica 20 gennaio 2013

Il Volto (1958)


Regia: Ingmar Bergman
Anno: 1958
Titolo originale: Ansiktet
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies

Se non fosse stato per un corso sul cinema  che sto seguendo, non solo non avrei conosciuto il film Il Volto, ma sarei restato nella quasi più totale ignoranza anche nei confronti di Bergman. Per me in effetti era uno sconosciuto e non faceva parte della mia povera cultura cinematografica. Ho così cercato di rimediare e nel giro di circa sette ore ho guardato due volte la pellicola. Se determinate cose possono saltare all'occhio anche di chi come me è alle prime armi o soltanto uno spettatore occasionale, altre vengo meglio esplicate grazie ad una conoscenza più approfondita del regista, dei suoi fil, e del suo background. Ciò che tutti sono in grado di vedere è la presenza di una sorta di dualismo tra realtà e finzione, da ragione e magia, grazie anche all'interesse mostrato per tutto il film sul volto. Bergman risalta l'importanza dell'arte nelle nostre vite e mette in mostra la porzione di vita che ognuno di noi passa immerso nella finzione che altro non è che una forma d'arte, sia come spettatore che come attore. Inoltre mette in dubbio l'onore del riconoscimento: il pubblico ama ed acclama la maschera, il personaggio, non tanto il volto comune appartenente a chi si prodiga per lo spettacolo. Il dottor Vogler (Max von Sydow) è misterioso e carismatico grazie al suo ruolo imposto, ma una volta smascherato resta un comune attore intento a fare cassa. Anche in questo caso vediamo quindi la dualità dei due volti dell'arte, così come nei personaggi della nonna e dell'imbonitore, l'una che rappresenta la vena sentimentale, l'altro il mero atto commerciale e pubblicitario, due facce della solita medaglia. Anche i personaggi secondari hanno una loro valenza metaforica: la speranza di credere nella magia e nell'occulto (il console), il potere istituito prepotente ed ottuso (il capo della polizia) e la ragione incredula (dotto Vergerus). Il teatrino, spesso accompagnato da marcette musicali, segue fasi drammatiche che poi sfociano nel grottesco quasi raggiungendo punte di horror. Tutta finzione certo, voluta ed acclamata. Un film da apprezzare e studiare, senza prenderlo alla leggera.