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mercoledì 10 giugno 2026

U2 - Zooropa

 
Artista: U2
Anno: 1993
Tracce: 10
Formato: CD
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Con gli U2 avevo già un percorso avviato, da October a War, due dischi che mi avevano convinto abbastanza. Poi era arrivato Zooropa , spinto in parte dal marketing e in parte dalla voglia di avere qualcosa di contemporaneo visto che il disco era appena uscito, il Zoo TV Tour faceva parlare di sé ovunque, e sembrava il momento giusto per stare al passo. In realtà è stata quasi una delusione.

Il contesto lo spiega in parte. Zooropa nasce come EP durante una pausa del tour. Nel corso delle sessioni la band decide di allungarlo fino a farne un album vero, e si sente: c'è qualcosa di incompiuto e frammentario in questo disco, come se non avesse mai deciso del tutto cosa voleva essere. È figlio di una direzione sperimentale, di un interesse per l'elettronica, la sovrasnaturazione mediatica, il rumore del presente, ma senza la coerenza e la forza di altri album.

La title track apre il disco con un'atmosfera sospesa e quasi ipnotica che funziona. Numb è curiosa con la recita di un elenco di divieti su un loop elettronico quasi industrial, con Bono ai cori , ma più come esperimento che come canzone. Lemon è il momento più riuscito del disco, con quel falsetto di Bono che si muove su un tappeto funk-elettronico in modo inaspettato. Stay (Faraway, So Close!) è la ballata più accessibile, quella che si salva meglio nel tempo. Il finale con The Wanderer cantato con Johnny Cash, voce inconfondibile su un paesaggio quasi apocalittico  è il momento più memorabile del disco, e arriva quando è già quasi finito.

Troppo poco per un album intero. Zooropa è il disco degli U2 che ha pagato il prezzo di essere nato di fretta, in mezzo a qualcos'altro. Non è un brutto disco però è un disco a metà, e per chi come me non era ancora dentro la loro fase più sperimentale, non era il punto di ingresso migliore.

giovedì 22 gennaio 2026

U2 - October

 The band standing together, wearing coats
Artista: U2
Anno: 1981
Tracce: 11
Formato: CD
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Visto che ieri ho preso il via con ben tre album musicali, voglio proseguire questa strada, così magari nel 2026 abbassiamo la media film / articoli di VER che supera il 40% (40,337% fino al 2025)). Non ascolto solo hard rock, progressive o metal, o meglio non lo ho sempre fatto. Gli U2 sono un gruppo più nelle corde del mio amico Fatikkio (detto Bonovox per gli amici del web), ma anche di gettons (che oggi compie gli anni), sebbene anche lui vari molti su altri generi. Comunque eccoci qui.
October è il disco degli U2 che molti saltano. E fanno male. Perché è il loro album più fragile, più irrisolto, più umano. Non è un manifesto, non è uno slogan, non è uno stadio pieno che canta in coro. È una stanza piccola, luci basse, e una band giovane che si chiede chi diavolo sia e dove stia andando.
Uscito nel 1981, subito dopo Boy e prima di War, October nasce in un momento complicato: smarrimento creativo, crisi personali, dubbi profondi (anche spirituali) che rischiano seriamente di far saltare il gruppo. Non a caso molte parti furono scritte o ricostruite in fretta, alcune idee perse, altre appena abbozzate. Eppure – o forse proprio per questo – il disco respira sincerità da ogni poro.
La copertina è già una dichiarazione d’intenti: una band spalle al muro, sguardi bassi, colori smorti. Niente posa da rockstar, niente giovinezza esibita. October non vuole piacere: vuole sopravvivere. Ed è un disco che sembra sempre sul punto di spezzarsi, ma non lo fa mai davvero.
Musicalmente è un album introverso, quasi timido. The Edge usa la chitarra come uno strumento atmosferico più che melodico, Larry (Mullen)  suona con una sobrietà quasi trattenuta, Adam Clayton costruisce fondamenta discrete ma essenziali. E Bono… Bono qui non è ancora “Bono”. È una voce che cerca, che domanda, che spesso non ha risposte. Ed è proprio questo il suo punto di forza.
I testi sono attraversati da una tensione costante tra fede, dubbio, paura di perdersi. Ma attenzione: non è un disco religioso in senso predicatorio. È un disco spiritualmente inquieto, che parla più di incertezza che di certezze. E questo lo rende molto più interessante di quanto gli venga solitamente riconosciuto.
October è anche l’album meno immediato degli U2, quello che non ti prende per mano. Va ascoltato senza aspettarsi “l’inno”, senza cercare il colpo ad effetto. È un lavoro di atmosfera, di silenzi, di spazi vuoti. Un disco che sembra sempre trattenere il fiato.
Riascoltato oggi, October suona come una fotografia sfocata ma autentica di una band prima della trasformazione. Qui non ci sono ancora i grandi temi universali, c’è il travaglio personale. Ed è affascinante proprio perché non è risolto, non è definitivo.
In conclusione: October non è un classico nel senso canonico del termine. È un passaggio, una crepa, un momento di vulnerabilità. Ma senza October non esisterebbero gli U2 che verranno dopo. È il disco in cui imparano che per parlare al mondo, prima bisogna fare i conti con se stessi.
E non è poco, per una band di ventenni.

mercoledì 16 aprile 2025

U2 - War

 

Autore: U2
Anno: 1983
Tracce: 10
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Continua la pubblicazione dei miei album. Stranamente di questo posseggo solo il vinile (ok e la copia lossless) e non ho mai pensato di affiancargli anche il cd.

Nel panorama musicale dei primi anni '80, segnato da fermento e nuove direzioni, gli U2 irrompono con "War", un album del 1983 che non è semplicemente una raccolta di canzoni, ma una dichiarazione d'intenti, un pugno nello stomaco sonoro che affronta di petto i conflitti e le tensioni di un'epoca. Come un'opera che stimola la riflessione, "War" si erge come un'esperienza d'ascolto intensa e carica di significato.
Fin dalla copertina iconica, con il volto di un bambino segnato dalla guerra, l'album ci introduce in un universo di tematiche forti: la violenza, il conflitto nordirlandese, la fede e la speranza in un futuro migliore. Questo non è un disco da ascoltare distrattamente; richiede attenzione, un'immersione totale nelle liriche appassionate di Bono e nelle sonorità potenti e evocative della band.
Musicalmente, "War" rappresenta un'evoluzione rispetto ai lavori precedenti degli U2. Pur mantenendo le radici post-punk e l'inconfondibile riff di chitarra di The Edge, l'album si fa più diretto, più muscolare. La sezione ritmica di Larry Mullen  e Adam Clayton è solida e propulsiva, fornendo una base granitica su cui si innestano le melodie vocali intense e spesso dolenti di Bono.
Brani come l'inno di protesta "Sunday Bloody Sunday", con il suo ritmo marziale e il violino straziante, sono pietre miliari che ancora oggi risuonano con la loro urgenza. "New Year's Day", con il suo celebre arpeggio di pianoforte, si trasforma in un'esplosione di energia e speranza. 
Ma "War" non è solo fragore e denuncia. Canzoni come "Two Hearts Beat as One" e "Drowning Man" mostrano un lato più intimo e riflessivo della band, con melodie avvolgenti e testi che esplorano le complessità delle relazioni umane sullo sfondo di un mondo in conflitto.
"War" ha segnato un punto di svolta nella carriera degli U2, consacrandoli come una delle voci più importanti e influenti del panorama musicale internazionale. È un album che non ha perso la sua forza e la sua rilevanza nel corso dei decenni, un grido di battaglia sonoro che continua a interrogarci sulle ferite della storia e sulla possibilità di un futuro di pace.
In conclusione, "War" non è solo un album, è un'esperienza. È un viaggio emotivo attraverso le zone d'ombra del mondo, illuminato dalla speranza e dalla potente espressività di una band al suo apice creativo. Se cercate un disco che vi scuota dentro e vi faccia riflettere, "War" degli U2 è una scelta imprescindibile.