Spesso in rete (e non solo), nonostante la diffusione sempre più massiccia di opere rilasciate sotto licenze Creative Commons , in molti tendono a credere che la famosa piovra dai mille tentacoli, che prende il nome di SIAE , sia l’unica soluzione legalmente riconosciuta. Le Licenze Creative Commons, al contrario vengono viste, o additate, come un fenomeno modaiolo, di tendenza, confinato a determinati ambiti informatici che seguono una non meglio precisata cultura del freeware , dell’open source o ancora della non commercializzazione dei prodotti. Mentre qualora si inizi a parlare di possibili guadagni e diffusione delle proprie opere a terzi, mediante un sistema più capillare e complesso, ecco che iniziano a girare voci, sempre tendenti ad idolizzare e mitizzare (anche se spesso con termini negativi) lo
strapotere della SIAE. Queste voci riguardano soprattutto l’obbligatorietà di dover registrare i propri lavori presso tale Società, affinché vengano tutelati in ambito legale e affinché possano venire commercializzati. Ed è un problema che secondo me merita attenzione in quanto si rischia di cadere nel baratro dell’ignoranza e della superficialità. Certo è che il panorama legislativo italiano non è dei più rosei da questo punto di vista, ed
effettivamente non semplifica le cose a coloro che vogliono rinunciare ai servizi della SIAE. Fatta questa premessa, è d’uopo dire che la SIAE ha la funzione istituzionale di tutelare il diritto d’autore, facendo in modo che per ogni sfruttamento di un’opera sia corrisposto all’autore (aderente) un compenso adeguato.
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mercoledì 4 maggio 2011
martedì 1 febbraio 2011
Ricerca giuridico-sociologica sul diritto d'autore nell'era digitale
Riporto qui e diffondo un comunicato arrivato da parte di Simone Aliprandi attraverso la mailing list di Creative Commons. Si tratta di dedicare qualche minuto del nostro tempo per la compilazione di un questionario che sonda le nostre opinioni attraverso 38 domande essenzialmente riguardanti il diritto d'autore ed il file sharing. Al di là del poter aiutare Aliprandi per il suo dottorato di ricerca, ritengo sia utile e costruttivo seguire le domande. Penso che facciano riflettere molto, soprattutto l'utilizzatore comune di internet. Le risposte non sono nè giuste nè sbagliate, riguardano soltanto la nostra posizione nei confronti di temi quotidiani che ci troviamo ad affrontare molto più spesso di quanto pensiamo. Riporto qui il testo arrivato da Simone Aliprandi che spiega meglio il tutto:
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Jack O. Lyroid
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lunedì 24 gennaio 2011
Le licenze Creative Commons non ci proteggono
No... Seeeee.... O questa da dove la tiri fuori? Eh sì, buongiorno a tutti ed in tutti i sensi. Spesso si legge che le licenze Creative Commons proteggono le nostre opere e alcuni si domandano osa fare nel caso vengano violate ed i nostri lavori copiati da altri. Da molto tempo sono iscirtto alla mailing list italiana ed in effetti è anche una delle domande più frequenti. E' vero che spesso a chiedere ed attendere una risposta si fa prima, ma alcune cose sono basilari, quindi se proprio non volete leggere tutti i libri scritti sull'argomento da Simone Aliprandi almeno leggete le FAQ. Già il fatto che comunque i "manuali operativi" siano scaricabili gratuitamente (la versione cartacea costa molto poco) e siano interessanti dovrebbe comunque spingire almeno a sfogliarli.
lunedì 10 maggio 2010
La mia antipatia per Paperina
| Foto di Simone Ramella |
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Jack O. Lyroid
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lunedì 22 giugno 2009
Lawrence Lessig - Cultura Libera
Autore: Lawrence Lessig
Anno: 2004
Titolo originale: Free Culture
Voto: 5/5
Pagine: 302
Pagina di Anobii
Acquista su Amazon
Trama del libro e quarta di copertina:
"'Cultura libera' non è un libro sulla legge o sulla tecnologia, le aree
di competenza dell'autore. È un libro sul potere. Specificamente, parla
del modo in cui il potere finanziario e politico è usato dalle grandi
aziende per conservare lo status quo e favorire i propri interessi
commerciali. Il che può andare a svantaggio di qualcosa di più prezioso
dal punto di vista sociale:una perdita di creatività che non si può
misurare." (The Economist)
Sotto titolo:
Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale
(How Big Media Uses Technology and the Law to Lock Down Culture and Control Creativity)
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Jack O. Lyroid
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