martedì 2 aprile 2013

Bayern Monaco 2 - Juventus 0

Risultato netto e meritato per i tedeschi, che hanno giocato e bene. La Juventus invece lo ha fatto poco e male. Non tanto per colpa sua mi spingo a dire, ma per la forza del Bayern. Senza fare inutili pronostici direi che la Coppa l'abbiamo salutata questa sera. Impossibile ribaltare il risultato a Torino con un avversario del genere. Da parte nostra poche idee, tanta confusione, ma soprattutto paura. Ritengo che la maggior parte degli errori siano stati dettati dal timore reverenziale che subconsciamente ogni giocatore aveva. Inizialmente sulla carta davo cinquanta e cinquanta per il passaggio del turno, perchè effettivamente la Juve poteva giocarsela metterli in difficoltà. Esclusa la cappellata (e vi ricordo che non è la prima, possiamo ammettere che sia anche da cercarne un altro no?) di Buffon al trentesimo secondo, ci abbiamo provato per almeno quattro o cinque minuti. Poi il buio. Cortina fumogena, Nebbia in stile Stephen King. Già al decimo non vedevo l'ora che la mattanza terminasse. Davvero troppo più forti e nel primo tempo ci è andata di lusso. Nel secondo tempo un po' più di possesso palla da parte loro e poi alcune fiammate. Ancora una vaccata del nostro ex portierone ed altri brividi. Un solo tiro e mezzo nella loro porta in novanta minuti. Cambi gli uomini in attacco, ma anche con il bimbo il risultato resta il solito. Potevi solo sperare nel colpo di culo che riaprisse tutto. Non c'è stato. Da una parte meglio così, almeno non ci illudiamo per il ritorno. Sarà per il prossimo anno via...

Full Metal Jacket (1987)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1987
Titolo originale: Full Metal Jacket
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
 
Di tante presentazioni non credo abbia bisogno, tanto più che secondo me dispone dei sette minuti iniziali più conosciuti ed apprezzati della storia del cinema. Il (quasi) monologo del sergente Hartman è un qualcosa di inarrivabile, che racchiude alla perfezione lo stereotipo militarista e che nel corso del tempo è divenuto un vero e proprio cult. Kubrick ad anni di distanza dal termine della guerra in Vietnam dirige un film diviso nettamente in due parti. La prima di queste, relativa all'addestramento dei marines a Parris Island, è la più introspettiva e psicologica ed introduce la pellicola sulla guerra. La seconda, ambientata sul fronte a Da Nang (quindi niente giungla), è invece quella che fa di Full Metal Jacket un film di guerra. Lo stacco tra le due è deciso, ma in entrambe aleggiano i medesimi temi: l'assuefazione alla morte derivata dal progressivo distacco della mente umana dalla propria identità e l'odio nei confronti degli altri, siano essi commilitoni o nemici. I soldati si fondono nell'ambiente militare che li avvolge estraniandosi dalla realtà e vivendo la guerra anche con numerose contraddizioni personali. Basta pensare a Joker con la sua spilletta della pace e la scritta "born to kill" sull'elmetto. Strumenti di morte, forse alienati da un verso, ma che non sempre perdono la propria identità personale. Almeno non definitivamente e non completamente poiché sempre Joker abbandonando l'odio per il cecchino che ha ucciso l'amico Cowboy, ci regala un pietoso colpo di grazia. La parte riguardante l'addestramento è la mia preferita, non tanto per gli sproloqui coloriti e fantasiosi di Hartman, ma per tutto il contesto, quasi irreale e soprattutto pieno di contraddizioni. Si esaltano killer come quello della strage di Austin o Oswald che uccise Kennedy, in quanto macchine per uccidere, assassini psicopatici, creati dall'esercito. Insomma è la parte più genuina e diversa dal solito. La seconda è troppo in stile Apocalypse Now senza poterlo eguagliare. Nel complesso Kubrick però ci regala uno dei momenti più alti delle pellicole di guerra, da sempre punto di riferimento di questo genere. La versione bluray che ho è quella classica con un solo disco la cui qualità video full hd è la stessa di sempre (dai tempi dell HD DVD di riferimento). L'audio italiano è un Dolby Digital 5.1 che dà il meglio di sé nella seconda parte. Per chi vuole apprezzare Hartman in lingua originale potrà farlo con una traccia in PCM. Gli extra sono pochi (commenti, trailer e documentario "Tra il bene e il male" di trenta minuti) e non all'altezza di ciò che rappresenta la pellicola. L'interesse che ci gira intorno è molto, ma viene nutrito in maniera poco consona purtroppo.

lunedì 1 aprile 2013

Hugo Cabret (2011)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2011
Titolo originale: Hugo
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Hugo Cabret non è tanto la storia di un ragazzino orfano che vive tra le mura della stazione ferroviaria di Parigi, quanto un omaggio a Georges Milies, uno dei padri del cinema. Martin Scorsese in modo del tutto differente da Michel Hazanavicius con The Artist ci riporta agli albori della storia cinematografica utilizzando qualcosa di non troppo diretto: prepara infatti una commedia per ragazzi in pieno stile Oliver Twist e la disegna aiutandosi con una fotografia sensazionale e molti effetti speciali (cosa per altro non comune a questo regista) in modo da ricreare un'atmosfera ai limiti del fantastico. Gli ingranaggi che si muovono all'interno della trama faranno percorrere al ragazzo la strada per raggiungere il segreto di Georges Milies, figura all'interno del film ambigua che secondo me cambia modo di essere in maniera troppo repentina e troppo arrangiata per il genere. Osservando la pellicola con occhi un po' più critici si evidenzia che il nocciolo sta tutto nell'inventore di numerosi effetti speciali, mentre tutto il contesto è una buccia: interessante per il genere "guarda un film in famiglia" o per chi (tutti diciamo) resta ammaliato dalla scenografia creata e dalla fotografia ed i filtri utilizzati. Ma il punto focale è proprio Milies, in secondo piano per buona metà del film, riportato in auge nel finale. E' senza dubbio un bel film, lontano però da certi capolavori proprio per il suo essere, alla fine soltanto un omaggio alla nascita del cinema, sfruttando un budget stratosferico per mostrarci alcuni ingranaggi, lo stereotipo di una guardia ferroviaria cattiva, lo zio ubriacone e spezzoni di pellicole di cento anni fa. La colpa maggiore che do a Scorsese è quella di aver utilizzato una commedia per raggiungere uno scopo sublime ed aver svelato anche a tutti noi la grandiosità di un maestro del passato. Credo però non ci fosse bisogno nè dell'automa, nè del doppio sogno di Hugo nè del siparietto tra la guardia e la fioraia. Molte scene infatti strizzano apertamente l'occhio ad una commercialità inaudita e quasi deprimente, come se senza di questi il film non sarebbe stato altrettanto apprezzato (ai botteghini). Resta un film magico che racconta la magia del cinema.

Tutti Gli Uomini Del Presidente (1976)


Regia: Alan J. Pakula
Anno: 1976
Titolo originale: All The President's Men
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies

La storia degli Stati Uniti d'America l'ho sempre seguita, anche quella che può essere definita di attualità. Da parte mia quindi conoscevo già abbastanza bene ed approfonditamente gli avvenimenti relativi al famoso Watergate. La pellicola di Pakula narra in maniera decisamente attenta e metodica come si è arrivati a creare un'inchiesta giornalistica di tale portata: i passi di Carl Bernstein (Dustin Hoffman) e Bob Woodward (Robert Redford) seguiti meticolosamente soprattutto nella parte iniziale. Il tutto è raccontato in modo da far crescere l'interesse dello spettatore, anche se questo è già a conoscenza dei fatti reali. Da un'insignificante effrazione, ad una della pagine più nere della politica americana. Seguiremo quindi le fatiche dei due reporter che dovranno fare i conti non solo con l'omertà (neanche troppo diffusa per come siamo abituati noi italiani) dei testimoni coinvolti, ma anche con le minacce ed i muri creati dai potenti. Se andiamo oltre alla trama, trattandosi di una storia vera e molto conosciuta, abbiamo delle ottime interpretazioni: alle due già citate aggiungiamo Jason Robards che non a caso prese l'Oscar per il miglior attore non protagonista. Una pellicola sicuramente di forte impatto specie se consideriamo che uscì immediatamente dopo lo svolgersi dei fatti raccontati. E se Gola Profonda disse di non amare la stampa perchè non ama la sua superficialità, possiamo dire che Tutti Gli Uomini Del Presidente non è affatto superficiale, ma ben costruito. La ricerca della Verità è qualcosa di certosino, forse noioso e non affatto semplice.

sabato 30 marzo 2013

Inter 1 - Juventus 2

Le partite contro i prescritti dell'Inter non sono mai state facili, e giocare in un San Siro piovoso quando tra pochi giorni hai i quarti di finale di Champions, può rivelarsi assai difficoltoso. La Juve affronta però ogni avversario a testa alta, ed anche in questo caso raggiunge la vittoria. Forse scontata sulla carta (gli interisti attualmente sono a 21 punti di distanza dalla vetta), ma comunque una sfida da dover affrontare. Non è stata una delle migliori partite dei bianconeri, che soprattutto sulle fasce non riescono a dettar legge (Asamoah sembra spompato e Padoin è la riserva di una riserva), ma non sono mancate le occasioni e nel bene o nel male è stata una gara abbastanza divertente. Non che il risultato fosse incerto, ma i neroazzurri ci hanno provato in un paio di occasioni dopo i nostri due vantaggi. Se volevamo una Vecchia Signora cinica l'abbiamo avuta: gioca così e così contro una squadra che lotta per l'Europa, ma riesce a vincere in maniera tutto sommato tranquilla. E ci pensano di nuovo gli attaccanti titolare, Quagliarella (autore anche di un assist) e Matri. Una breve risposta ai disonorevoli piagnistei degli interTRisti: se si vuole dare il rigore del contatto tra Chiellini e Cassano, lo si dà anche a quello di Handanovic e Vidal. Il gol del pareggio di Palacio non è regolare, in quanto Guarin atterra Chiellini volontariamente a palla lontana (da cartellino con colore a scelta). L'epilogo poi è in pieno stile Inter: Fallo assassino di Cambiasso su Giovinco al 94°. Hai voglia a chiedere scusa, sei vergognoso quanto Bergomi che ti difende in diretta. Peccato per il risultato stretto: se l'Inter dovesse raggiungere la Juventus vincerebbe lo Scudetto per il vantaggio sugli scontri diretti. Fine del sogno. Salutate le capolista!!!
PS: La Fiorentina ha perso.

La fotocamera del Nexus 7

Quando recensii il Nexus 7 scrissi che si notava la mancanza di una fotocamera posteriore (è presente soltanto quella sul lato frontale, da 1.2 Megapixel utile per le video chat, il riconoscimento facciale e poco altro). In base all'utilizzo che uno fa del tablet può essere una comodità non indifferente: non tanto per fare il preistorico burino che si pone davanti a Piazza del Campo con il tablet alzato sulla testa ed inizia a scattare foto. Penso ad un uso molto più domestico: ovvero scattare qualche foto magari ad oggetti mentre li si recensiscono senza dover utilizzare un latro device. Ovviamente anche quella frontale può essere usata (grazie al Camera Launcher ), ma l'esperienza non è il massimo visto che, a meno che non si vogliano fare gli autoscatti, non si visualizza su schermo ciò che stiamo inquadrando. Ok, meglio di niente, ma davvero poco. Tanto più che l ho usato solo una manciata di volte, con risultati faticosamente mediocri. Non che poi ce ne sia davvero la necessità, ma insomma, alla fine se fosse stata presente anche una ridicola VGA posteriore non avrebbe fatto schifo. Soprattutto per alcuni utilizzi non esplicitamente legati alla fotografia. Oggi avevo tra le mani una scatola di pesce Findus da fare al forno, e sul retro c'è il QR Code con delle ricette. Non sarebbe stato male, visto che stavo navigando, poter aprire il link con il tablet invece ch usare lo smartphone. Farlo con l'ausilio della frontale non è impossibile, ma neanche comodo. Quindi braccia legate da questo punto di vista. Idem con Goggles, usato qualche volta con la funzionalità di risolvitore sudoku, o magari per scannerizzare velocemente documenti. Insomma quell'affaretto dietro non serve soltanto per fare gli idioti davanti alla Torre di Pisa, ma per alcne funzionalità che tutti gli smartphone ci permettono di fare. Poi ok che sarebbe stato solo uno sfizio in più per un oggetto utilizzato per la maggior parte mentre sono seduto sulla tazza o per fare giochi, ma già che c'erano uno sforzino in più non sarebbe guastato.