Questa volta il film me lo ha consigliato uno dei tanti reel veloci che parlano di cinema, e per una volta devo ammettere che il consiglio non era male. Sto parlando di First Snow, un film del 2006 con Guy Pearce che non avevo mai sentito nominare e che invece mi ha tenuto incollato allo schermo per tutta la durata.
La storia parte da un'idea semplice e un po' da Ai Confini Della Realtà. Jimmy Starks è un venditore piuttosto sicuro di sé, uno che parla bene e sa come girarti intorno, e un giorno per gioco si fa leggere il futuro da un tizio incontrato lungo una strada del New Mexico. Il veggente, che ha la faccia di J.K. Simmons (OZ, ma anche tanto altro), gli dice cose che poi si avverano una dopo l'altra, finché arriva il punto in cui il futuro di Jimmy si ferma. Dopo la prima neve, non c'è più niente da leggere. Da lì in poi il film si trasforma in un lento conto alla rovescia, con un uomo che non sa se arrendersi, scappare o provare a vivere davvero per la prima volta.
Il ritmo drammatico è buono, e se vogliamo chiamarlo anche thriller, un po' lo è, perché la tensione cresce man mano che la paranoia del protagonista contagia anche noi che guardiamo. Ogni vecchio amico, ogni collega e ogni telefonata diventano un possibile indizio. Guy Pearce se la cava benissimo nel ruolo del tizio sempre in vendita che si sgretola piano piano.
Un'altra cosa che mi ha fatto sorridere è il cast, pieno di facce che ho incrociato in tante serie tv guardate negli anni. C'è Piper Perabo, c'è William Fichtner, c'è Shea Whigham, c'è Adam Scott molto prima che diventasse il Adam Scott di adesso, e c'è anche Steven Michael Quezada, che chi ha seguito Breaking Bad riconosce al volo. Ogni volta mi veniva da dire "ma questo l'ho già visto da qualche parte", e il gioco del riconoscimento ha reso la visione ancora più divertente.
Poi c'è la curiosità che mi ha spinto a cercare qualcosa in più sul film. Dietro la macchina da presa c'è Mark Fergus, che è il primo ed unico film che ha girato. Fergus di mestiere fa lo sceneggiatore, e che sceneggiatore: insieme al socio Hawk Ostby ha scritto Iron Man e I Figli degli Uomini, e ha messo mano anche alla spettacolare serie The Expanse. Un curriculum del genere ti fa venire voglia di vedere cosa combina quando decide di fare anche il regista, e la risposta è un film freddo, spoglio e coerente con la sua storia, con quei paesaggi gelati che sembrano raccontare già da soli la fine che si avvicina.
Non è un film da vedere se cercate azione o colpi di scena a raffica. È più una riflessione sul destino e sul libero arbitrio con una confezione da thriller. Io sto dalla parte di quelli a cui è piaciuto. Se avete una serata tranquilla e voglia di qualcosa di diverso dal solito, dategli una possibilità.






