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martedì 28 agosto 2018

Anon (2018)




Regia: Andrew Niccol
Anno: 2018
Titolo originale: Anon
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.0)
Pagina di I Check Movies

Andrew Niccol e distopia uguale Gattaca. Ma anche Anon. Ovvero anonimato, lotta per la privacy, in un futuro non tanto lontano in cui questa sembra non esistere più in cui ogni ricordo viene registrato. Il film mi è piaciuto, non tanto per la trama, forse debole con un colpo di scena ai limiti dell'inutile e forzato. No, il fatto è che questa pellicola stilisticamente e concettualmente funziona in quasi ogni sua parte. E' un noir atipico, che sfrutta una grandiosa ambientazione futuristica: spoglia, dalle tinte grezze, con un feticismo geometrico  impressionante e quel "modernariato anni cinquanta" che costituisce alcuni arredi. Un mondo dominato dal digitale, ma che la scenografia riesce a mostrarci solo con l'ausilio (ci si deve fare l'abitudine perchè inizialmente è pure fastidioso) di miriadi di scritte in sovrimpressione stando ad indicare una sorta di realtà aumentata invasiva. Il resto è roba di altri tempi, pulita, scarna che mixa il noir, solo in relazione ad un richiamo all'antico, ed il futurismo asettico che già in Gattaca mi faceva venire la pelle d'oca per cotanta bellezza. Un po' lentuccio nella parte iniziale troppo lunga rispetto ai neanche cento minuti di girato, il film cresce repentinamente ed invoglia a guardarlo senza mai stancare. "Il punto non è che ho qualcosa da nascondere. Il punto è che tu non veda niente".

sabato 21 giugno 2014

The Host (2013)


Regia: Andrew Niccol
Anno: 2013
Titolo originale: The Host
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.9)
Pagina di I Check Movies
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Più sono andato con la visione di The Host e più avevo un senso di disagio, dettato soprattutto dal paragone e dai ricordi derivanti con uno dei miei film preferiti: Gattaca , diretto dal solito regista. Purtroppo la delusione è stata immensa, non so per colpa della trama o degli arrangiamenti fatti per il grande schermo. Il soggetto è di Stephenie Meyer, quella che ha scritto la saga di Twilight, la serie con i vampiri e roba del genere. Non mi sono mai avvicinato a questi film e ne vidi uno un po' forzatamente diverso tempo fa. Non ricordo quale di preciso, so solo che era quello in cui usano una Volvo C30 (tra le mie auto preferite, per questo mi è rimasto impresso). Tornando a bomba, dicevo, anche per chi ha pochissimi rapporti con Twilight le stucchevolezze romantiche risultano ampiamente riconoscibili ad entrambi i lavori. Un qualcosa di fantascienza, in cui la bella carina ragazza della porta accanto si ritrova ad essere protagonista per "contrastare" un'invasione aliena semi pacifica. Questi extraterrestri sono simili a delle lucine bianche e rappresentano delle "anime" che usano i corpi di noi umani e si comportano alla perfezione con il pianeta e senza fare alcuna guerra. Più o meno. Saltando alcune scene ci ritroviamo con una smielata e platonica relazione a tre barra quattro persone. Non c'avete capito niente vero? In realtà nel film è tutto molto più semplice ed insulso al tempo stesso. Vi consiglierei di guardarlo se fossi abbastanza stronzo o se immaginassi che vi possa piacere. In quel caso catzi vostri. Mettetevi comunque l'animo in pace (le anime sono ad ogni modo pacifiche) e considerate che l'amore vince su tutto. Anzi, come si scrisse un mio amico sul costato Omnia Vincit Amor , quindi capirete che per chi ama la fantascienza e si aspetta qualcosa di intelligentemente ben fatto, abbia alcuni colpi di tosse improvvisi. Niente di visionario ad esclusione di buona parte delle scene in cui la protagonista Saoirse Ronan si ritrova a parlare con se stessa risultando impacciata e per niente carismatica. Togliendo il 90% di ciò che hanno messo, e rivisitando il tutto potremmo avere qualcosa di interessante, e di ben costruito. E' infatti per questo motivo che non mi è piaciuto proprio. Il finale poi è da Smemoranda di una quindicenne.

sabato 23 febbraio 2013

In Time (2011)


Regia: Andrew Niccol
Anno: 2011
Titolo originale: In Time
Voto: 5/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
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Mi stavo sfregando le mani, non appena ho visto che la regia era di Andrew Niccol l'autore di Gattaca, da sempre uno dei miei film preferiti. Inoltre si parla ancora di fantascienza, d un futuro distopico con tracce di transumanesimo , in cui il vile denaro è stato sostituito dal tempo. Puoi essere immortale se fai parte dei gradini più alti della piramide o vivere alla giornata (letteralmente) se abiti i bassifondi. A corredare il tutto c'era anche il volto di Cillian Murphy, freddo e glaciale. Purtroppo però ha tradito le aspettative e l'attesa per qualcosa di sorprendente è venuta meno fin dalle prime battute. Ok Justin Timberlake, va bene per questa parte, la colpa non è sua. D'altra parte hanno cercato di incentrare il film più su di una sorta di pseudo azione che sulla trama in sè, che oltre allo spunto interessante non è più originale di un Robin Hood del futuro che ruba il tempo ai ricchi per darlo ai poveri. E sottrarre ore, giorni o anni è qualcosa di estremamente semplice: basta toccare il braccio ad un'altra persona ed ecco fatto il trasferimento. Poi ridicolo il fatto di buttarci dentro un po' di morale, un po' di storia d'amore, uno spassoso "avambraccio" di ferro (ma di che sa?) ed un padre misterioso... Tolte queste boiate resta una caricatura mal riuscita dell'impresa venuta fuori nel 1997 Gattaca. La scenografia e la trama sono tutt'altro che perfette, con vari buchi qua e là ed una struttura che non è assolutamente studiata nei minimi particolari. Davvero il fatto di usare il tempo come moneta di scambio è stato tanto interessante quanto abbandonato a se stesso. Un minimo di realismo avrebbe fatto comodo. Vediamo inoltre un minimo accenno per un'ambientazione che dovrebbe farci capire il mondo creato da Niccol, ma anche qui niente di più: solo qualche automobile "strana" con una disign anni ottanta e niente altro. Veramente niente altro. Ambientarlo oggi o tra cento anni non cambia nulla. Niccol strizza l'occhio sicuramente ai botteghini più che al far bene. Manca un'esplosione con i controcazzi ed avrebbe fatto i compiti davvero bene. Peccato, ha perso l'occasione di potersi riconfermare piuttosto di puntare ad un'azione sterile ed inutile di cui il cinema di fantascienza non sente necessità. Sarà per la prossima.

venerdì 27 gennaio 2012

Gattaca - La Porta Dell'Universo (1997)


Regia: Andrew Niccol
Anno: 1997
Titolo originale: Gattaca
Voto: 9/10
Pagina di IMDB
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Non serve un cult cinematografico da botteghino per poter vedere il voto 9/10 su Vomito Ergo Rum. Tanto per far capire il carattere soggettivo e personale con cui vengono giudicati i film. Gattaca è tra i miei preferiti, soprattutto per i temi trattati. Lo considero l'apoteosi della fantascienza: un pellicola che mette in risalto i temi estropici e transumanisti che adoro e li spoglia totalmente mettendone a nudo le ingiustizie e le imperfezioni. Imperfezioni in un mondo perfetto, dove la migliore utopia si trasforma in distopia. Agghiacciante. Sublime. Paurosamente reale. Un mondo alla mercè del genetismo più sfrenato, dove fin dalla nascita possiamo scegliere il futuro dei nostri figli: nessuna malattia, nessun difetto, nessuna propensione ai vizi o alla violenza. Nati per vincere, per sovrastare gli altri, per raggiungere l'obiettivo. Sani principi di perfezione, raggiunta, ma forse non ben apprezzata. Un futuro dove il diverso è il debole, non geneticamente adatto al successo. Il pirata è colui che, invalido (non valido) batte il sistema, con le sue falle, e si fa passare per chi non è. Un mondo dove il DNA risponde alle domande ed il DNA è Verbo. L'unica verità assoluta. Un dramma fantascientifico con gli ingredienti del thriller in cui la natura viene sovrastata dalla perfezione genetica e cerca la sopravvivenza. Il messaggio è che chiunque può farcela. Altro che Dumbo o Kung Fu Panda, qui si va oltre, e giustamente: non si tratta di credere nei propri mezzi o alle percentuali. Non si tratta di abbandonarsi ad un destino preconfezionato. Non si tratta neanche di schiacciare il sistema e combatterlo per fini umanitari. Semplicemente però, si va avanti. Con tenacia, forza, astuzia e con le proprie capacità. Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto, ma neanche che ad impedirtelo sia il destino che hai scritto nelle cellule. Oltre a ciò il regista ha colto nel segno in numerose circostanze. Si va dall'ambientazione di stampo noir con una tecnologia ad altissimo potenziale, ma che ricorda gli anni trenta e sessanta. Negli abiti, come nelle auto, come nelle asetticità architettoniche. Colori per niente vivaci, una fotografia di alto impatto che bene si integra all'interno del dramma. Immenso Jude Law, tra i miei attori preferiti nelle prove fantascientifiche: dà veramente il tocco in più. Soffre con arroganza, tipica dello sconfitto. La scena in cui sale le scale senza l'uso delle gambe è semplice, basilare, ma ti pompa adrenalina a duemila. Uma Thurman è glaciale: sembra la donna ideale (e non è una bellezza mozzafiato) per la storia raccontata. Finale forse troppo buonista, per niente crudele come avrei voluto, ma ben mi sta: il mondo perfetto non esiste.