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sabato 29 marzo 2025

La Città Proibita (2025)


 
Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2025
Titolo originale: La Città Proibita 
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies

Dopo "Lo chiamavano Jeeg Robot" e "Freaks Out", le aspettative per "La Città Proibita" erano altissime. E, per quanto il film non raggiunga l'impatto devastante dei suoi predecessori, si conferma comunque un'opera eccezionale, che dimostra ancora una volta il talento visivo e narrativo di Gabriele Mainetti.

Ambientato nella italianissima Roma multietnica, il film mescola azione, noir e dramma con una naturalezza sorprendente. Una delle caratteristiche che colpisce maggiormente è la qualità delle coreografie di combattimento corpo a corpo: non ricordo un film italiano che abbia mai osato tanto su questo fronte. Le scene d'azione sono fluide, coreografate con grande cura e girate con una fotografia che esalta ogni movimento, restituendo un dinamismo raro nel cinema nostrano.

I personaggi sono uno dei punti di forza della pellicola. Molti di loro hanno una profondità inaspettata e si rivelano autentiche merde (sì, lo scrivo così, perché rende bene l'idea). Mainetti non ha paura di mostrarci figure ambigue, oscure, mosse da interessi personali o dall'egoismo, rendendo il tutto molto più realistico e meno patinato rispetto a tanto cinema italiano contemporaneo.

Se c'è un punto in cui il film perde un po' di mordente, è nella parte centrale: il colpo di scena arriva con un ritmo un po' troppo dilatato e, sebbene funzioni nel contesto generale, avrebbe potuto essere gestito con più incisività. Inoltre, l'arrangiamento per forzare la storia d'amore tra i protagonisti mi è sembrato superfluo e meno riuscito rispetto al resto del film. Fortunatamente, questi elementi non intaccano troppo la potenza visiva e narrativa del racconto.

La fotografia merita un discorso a parte. Come già accaduto in "Freaks Out", Mainetti dimostra di avere un occhio incredibile per l'immagine. Ogni inquadratura è studiata con cura, con una Roma che si fa viva e pulsante, in bilico tra degrado e fascino, tra luci al neon e ombre minacciose. La città diventa un personaggio a tutti gli effetti, capace di influenzare gli eventi tanto quanto gli esseri umani che la popolano.

In definitiva, "La Città Proibita" è un altro centro per Mainetti, anche se con qualche riserva. Meno dirompente rispetto ai suoi precedenti lavori, ma comunque un film di altissimo livello, che lascia il segno e dimostra ancora una volta che in Italia si può fare cinema di genere con qualità e ambizione. Imperdibile.


 
 
 

giovedì 7 aprile 2022

Freaks Out (2021)

 
Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2021
Titolo originale: Freaks Out
Voto e recensione: 8/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
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Oggi voglio volare alto, ma a ragion veduta. Se con Lo Chiamavano Jeeg Robot Mainetti era entrato a gamba tesa nel cinema italiano, adesso alla sua seconda prova si è già consacrato. Ho trovato Freaks Out decisamente avvincente, interessante e ben costruito fin dalle prime immagini. Un gioiellino che riesce a spazzar via generi preconfezionati e che spazia dal fantastico allo storico, quando serve in maniera velata, altre volte con prepotenza. Non è mai scontato, non è mai smielato, non è mai totalmente crudo. E' secondo me invece ad un livello di messa in opera davvero superiore, di quelli che tra soggetto (ancora Nicola Guaglianone) e sceneggiatura hanno una marcia in più. Certamente ci sono punti deboli o passi falsi all'interno della trama che si sviluppa quasi in maniera episodica, forse un po' rocambolesca, ma ci sarà già qualcheduno avrà puntato il dito su questi aspetti. Non mi interessano onestamente. Freaks Out ha la capacità di andare oltre agli errori, alle esagerazioni accentuate, oltre alle zone morte più lente e riflessive e riesce a farsi godere in pieno. I costumi ci stanno alla grande così come la scenografia a trecentosessanta gradi e gli effetti speciali. Presenti, eppure non invasivi. Meticoloso nei dettagli (penso ai coriandoli a forma di svastica) non risulta stucchevole o arrangiato e lascia il giusto spazio ai protagonisti con un cast anche qui egregio. E' un film maturo e pieno di significati, bello, potente, sprezzante. Mainetti sa che si può osare e lo fa senza creare qualcosa di goliardico o feticista, non si gongola e non si fa le seghe su se stesso: punta a creare un'opera a tutto tondo che possa piacere al pubblico al di là della storia. Un qualcosa di non servile però per gli spettatori, un qualcosa che ci mostri anche di che pasta è fatto. Sembra un film americano per certi versi, ma siamo a Roma, si parla romano senza paura, non ci si piega a ciò che altri vorrebbero vedere. Con lui il cinema italiano è al passo con i tempi ed ha una sua anima ben precisa.

giovedì 22 settembre 2016

Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015)

Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2015
Titolo originale: Lo Chiamavano Jeeg Robot
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Articolo su Mini Fisto 

Attualmente il primo lungometraggio di Gabriele Mainetti può essere considerato il film del momento. Un momento che dura ormai già da circa un anno, visto il successo riscosso con l’uscita al cinema (non sono riuscito ad andare, ma avrei voluto), visti i sette David di Donatello e visto il passaparola mediatico che c’è stato nei suoi confronti. Del resto, già il tema, è abbastanza ambizioso ed originale per le produzioni italiane. Se escludiamo poche pellicole, di carattere da commedia peraltro come potrebbero essere I Due Superpiedi Quasi Piatti o Poliziotto Superpiù, il panorama italiano si è sempre tenuto lontano, forse per incompetenze, da possibili blockbuster in salsa action movie. Qui si fa un salto di qualità impressionante, andando peraltro a colmare un vuoto tematico che ci vedeva impreparati. Certe volte va un po’ di moda parlare male dell’Italia o del nostro cinema, non considerando erroneamente che anche oggi (e non mille anni fa) possiamo vantare titoli di un certo rilievo. In pratica, anche con una buona dose di masochismo, tendiamo a bistrattare le nostre opere. Tra quelle recenti mi vengono in mente soprattutto Suburra e Non Essere Cattivo:  entrambi con Roma come sfondo ed entrambi che trattano la malavita. Anche nel film di Mainetti sono presenti questi due elementi che con una certa astuzia riesce a valorizzare ed inserire in un contesto fantastico che non scade nel trash improbabile o nell'operazione "facemoce Hollywood a modo nostro". Su cosa sia il film e di cosa parli la trama non c'è bisogno che ve lo stia a raccontare, perchè sono sicuro che il successo è stato così elevato che difficilmente non siete stati attratti da un qualcosa che è già cult. Girato egregiamente, interpretato ancora meglio con attori quali Santamaria e soprattutto Marinelli che riesco a bucare lo schermo, accompagnati anche da una Pastorelli che si difende egregiamente. Tra i tanti di contorno non posso non ricordare Esposito, uno dei farabutti di Gomorra (altra serie italiana con le contropalle). Buono anche il comparto legato agli effetti speciali, che ok non saranno quelli a stelle e strisce, ma oltre che non essere da buttare ti danno quel senso di casalingo di alto livello che non contrasta con tutto il film. Perchè per fare qualcosa di professionale che sia acclamato in egual misura da pubblico e critica qui si usa il trucchetto della borgata: i protagonisti sono tutti quanti personaggi abbastanza semplici e comuni. Anche i malavitosi, con il villain sopra le righe per volere artistico, sono quelli da strada che possiamo incontrare e schifare tutti i giorni. Nel complesso, e tengo a precisare che per me è un grande film, voglio però anche usare la matita rossa per evidenziare un qualcosa che mi stona: la storia d'amore, con tanto di sesso che ai miei occhi è paragonabile allo stupro, tra Enzo ed Alessia poteva essere eliminata o condotta in altra maniera. Lei è visibilmente una vittima, e non c'è motivo per usarla. O meglio c'è, ma potevano evitarlo. Anche se sicuramente questo pone l'accento, in modo un po' grottesco, sulla vita difficile e scapestrata del protagonista. Solo per parlarne eh, niente di grave, ma il realismo poteva essere espresso in maniera meno invasiva.
 
 
Per il mercato home video il 15 settembre sono usciti i dischi in tre versioni: DVD, il bluray che ho io, ed il bluray in edizione limitata (250 copie) firmata dal regista. Quest'ultima irreperibile subito dopo pochi minuti. Ad ogni modo c'è una piccola sorpresa anche nella versione "normale" del bluray, ovvero una cartolina (random tra tre disponibili) che nel mio caso riguarda la Pastorelli (avrei preferito quella gialla con la poltrona). Il comparto audio è eccelso: solo lingua originale (che sarebbe l'italiano) in DTS HD Master 5.1 che beh è una gioia avere. Anche perchè i momenti di pura azione non sono lesinati ed in molte scene questo rappresenta un chiaro punto di forza. Il video mpg-4 avc è ottimo, sia in ambientazioni scure, sia in spazi aperti e luminosi. La periferia romana è ben rappresentata da una fotografia che non lascia indietro dettagli e non presenta rumori di fondo o effetti ghosting neanche nei combattimenti più movimentati. Gli extra sono ben strutturati (con audio Dolby Digital 2.0) e così suddivisi:
  • Backstage (1 ora e 1 minuto)
  • Scene tagliate (9 minuti)
  • Provini (19 minuti)
  • Ciak impaperati (6 minuti)
  • Storyboard interattiva (8 minuti)
  • Cortometraggio Tiger Boy (20 minuti)
  • 2 trailer
  • Videoclip
Manca purtroppo il cortometraggio Basette (2008) che con Tiger Boy (2012) ed appunto il film è il primo pezzo della trilogia dei supereroi di Mainetti.