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lunedì 25 marzo 2024

Il Discorso Del Re (2010)

A film poster showing two men framing a large, ornate window looking out onto London. Colin Firth, on the left, is wearing as naval uniform as King George VI, staring at the viewer. Geoffrey Rush, on the right, is wearing a suit and facing out the window, his back to the reader. The picture is overlaid with names and critical praise for the film.
Regia: Tom Hooper
Anno: 2010
Titolo originale: The King's Speech
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
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“Il Discorso del Re” è un film che ha riscosso un grande successo di critica e pubblico, vincendo quattro premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista per Colin Firth, quindi non potevo non vederlo essendo anche disponibile su Prime Video . Ho tardato un po', perchè nella più totale ignoranza credevo fosse ambientato in tempi medievali e non mi andava affato, invece la pellicola, diretta da Tom Hooper, racconta la storia di re Giorgio VI, interpretato da Firth, che deve superare la sua balbuzie con l’aiuto del logopedista Lionel Logue, interpretato da Geoffrey Rush, in un momento cruciale della storia, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.Mi sento in dovere di lodarlo per la sua eleganza, il ritmo narrativo e la capacità di mescolare ironia e malinconia. La performance di Colin Firth è stata particolarmente apprezzata per la sua capacità di rendere il personaggio umano e vulnerabile, pur mantenendo la dignità regale ed infatti ci sta tutto. La sceneggiatura offre un’immagine complessa del sovrano, mostrando non solo le sue difficoltà ma anche la sua irritabilità e arroganza, evitando di cadere nel sentimentalismo. “Il Discorso del Re” è anche un’opera che riflette sul potere dei media e sulla relazione tra pubblico e privato, in un’epoca in cui la radio iniziava a trasformare la politica in spettacolo. La lotta personale di Giorgio VI diventa così metafora di un’intera nazione che si prepara ad affrontare la guerra. In conclusione, “Il Discorso del Re” è un film che, oltre a fornire intrattenimento di qualità, invita alla riflessione su temi importanti come la leadership, la comunicazione e il ruolo dei media nella società moderna.

sabato 7 maggio 2016

The Danish Girl (2015)




Regia: Tom Hooper
Anno: 2015
Titolo originale: The Danish Girl
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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Scrivere senza fare lo spoiler sarebbe troppo faticoso, e non mi interessa. Il film parla di uno dei primi transessuali, o transgender o boh, non sono pratico nelle definizioni: Danimarca ventennio del secolo scorso. Senza dubbio fa un po' aprire gli occhi sullo stato di una donna che nasce suo malgrado dentro al corpo di un uomo. Interessante, bene fatto, ma secondo me anche abbastanza noioso e privo di emozioni. Due cose però saltano all'occhio: la prima è la fotografia. Scorci come se fossero quadri. Davvero bella da vedere, intrigante. L'altra è quella più semplice: la bravura di Eddie Redmayne, visto recentemente in un altro ruolo non facile in La Teoria Del Tutto. Certamente parte del merito andrà ripartita anche ai costumi ed al trucco, però diciamo pure che lascia di stucco. La trama che è basata su di una storia vera, non so quanto sia fedele o meno alla realtà, ma poco importa. Un profondo senso di ammirazione per il personaggio di Alicia Vikander, la moglie, che appoggia in tutto e per tutto le scelte del marito, rimandogli(le) fedele, amica e vicina sempre. Anche nei momenti più difficili, che sono praticamente tutti. Già fa difficile parlare di questo tema, o anche solo capirlo, mi immagino un secolo fa... Seppure in Danimarca e seppure gli artisti possano avere una mentalità più aperta rispetto agli standard. Se nasceva contadino in Maremma sarebbe stata tutta un'altra faccenda. Film che comunque ritengo vada visto, un po' come un imperativo.

lunedì 6 gennaio 2014

Il Maledetto United (2009)


Regia: Tom Hooper
Anno: 2009
Titolo originale: The Damned United
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.5)
Pagina di I Check Movies
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Maledetto orgoglio, maledette ambizioni, maledetto ego personale. E maledetto Leeds solo per un confronto personale ed un mettersi alla prova per superare i propri limiti, sempre e comunque. Per gli amanti del calcio Brian Clough è un'icona sportiva da seguire, spesso arrogante, ma altrettanto spesso vincente. Uno di quei volti scomodi che hanno fatto la storia del pallone e che non possono essere semplicemente amati o odiati. Fa parte dei più moderni Mourino, Capello, Sacchi, Ferguson e perchè no Conte, che non si limitano ad essere seduti su di una panchina, ma creano ed innovano. Il film non è poi tanto concentrato sui successi (l'impresa è la doppia Coppa Campioni con il Nottingham Forest), quanto sul suo malato scontro psicologico con Don Revie. Evidenziati gli insuccessi con il Leeds che non lo segue e l'esonero del Derby che aveva reso grande. Quindi le ombre di una carriera votata a vincere in un film sportivo atipico che non esalta, ma rende umana e se vogliamo colma di imperfezioni, la vita di uno dei più grandi allenatori inglesi. Il campo di gioco non è il manto verde (o fangoso) in cui avvengono i match, ma si svolge tutto a livello psicologico, fuori dallo stadio, anzi negli spogliatoi e nelle sedi delle società. Il rapporto tra i due allenatori, visto essenzialmente dalla parte di Clough, e l'ossessione nel superare l'avversario sono i punti salienti della trama che come già detto non si limita, anzi quasi non la fa affatto, a celebrare vittorie e successi dei due personaggi interpretati da Michael Sheen  e Colm Meaney. La storia è quindi raccontata in modo egregio ed originale, dedicata agli amanti del calcio e di "sfide".