domenica 6 maggio 2012

Il Pianeta Delle Scimmie (1968)


Regia: Franklin J. Schaffner
Anno: 1968
Titolo originale: Planet Of The Apes
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Non mi è mai piaciuto, nè da piccolo nè adesso. Addirittura le scimmie della serie tv mi facevano un po' ribrezzo e paura e per quanto riguarda i film mi son fermato ai primi due capitoli della tetralogia. Da grande però non poteva mancarmi il cofanetto BD e così è bene che si cominci dall'inizio. Pur apprezzandone meglio i risvolti sociologici e religiosi che stanno alla base del romanzo di Pierre Boulle da cui è ispirato, non riesco a digerire Charlton Heston e il suo essere spocchioso ed arrogante. Non so se è tutta colpa sua o anche del doppiatore (in questo caso Renato Turi), ma davvero non si può sentire. Del resto i suoi dialoghi sono ridotti ai minimi termini e lo preferivo quando cercava di recitare da muto. Bollare un attore storiche per una sua apparizione non mi sembra giusto, visto che anche il resto dei personaggi non mascherati non ci fanno una bella figura. Ad esempio Linda Harrison sarà anche stata topa, ma deh non spiccica parola e non sa tenere la parte dell'umana ritardata. Lasciamo perdere e concentriamoci sulla trama che è molto interessante, anche se debolissima (magari a quei tempi poteva andar bene): viaggio spaziale alla velocità della luce ed ammaraggio di fortuna i nostri eroi si ritrovano in un mondo misterioso. Peccato che il titolo sveli già tutto quindi i primi 30 minuti possono essere anche tagliati. Non per questo però manca la suspense e la curiosità incalza. Ottimo infatti il mistero che aleggia nei confronti della razza umana e in questa sorta di mondo capovolto dove sono le scimmie la razza dominante. Grazie ad un'attenta ed efficace egemonia di stampo religioso, non dissimile dalla nostra del resto, i primati tengono sotto controllo la scienza, che come vedremo è stata male sfruttata dall'uomo che si è auto distrutto con le atomiche. E' Charlton Heston a dirlo, dal film non si capisce affatto. Se però la saga ha avuto un successo strabiliante non credo che lo dobbiamo solo ai costumi (formidabili nel 1968) ed ai belloni di turno: l'allegoria dello scontro tra razze, lo spauracchio della guerra totale e le imposizioni di un governo rendono interessante la pellicola. Poi ci sono almeno due immagini che hanno fatto la storia del cinema e che tutti ricordano: il bacio tra Taylor e la scimmia ed il ritrovamento della parte superiore della Statua della Libertà in riva al mare. Ottima la colonna sonora

Attivare Google Music

I servizi di clouding sono sempre più utilizzati e giusto pochi giorni è uscito Google Drive con i suoi buoni 5 giga, ma alla fin fine non eccessivi. Soprattutto se qualcuno ha in mente di utilizzarlo come storage musicale online. A questo proposito Google ci viene in contro (o meglio lo fa per gli utenti americani) con Google Music oggi integrato in Google Play. Come avrete notato il servizio non è accessibile dall'Italia, e viste le nostre connessioni e piani tariffari mobili non è poi che saranno in molti a sentirne la mancanza. Di certo però, chi ha molta pazienza e banda a disposizione (sia download che upload) può provare ed attivare il servizio. Basta fingere di avere un IP targato USA. In passato avevo già segnalato come fare un'operazione del genere utilizzando dei proxy. Oggi il sistema più semplice ed immediato è quello di utilizzare Tor Browser : fate da soli, scaricatelo e se già non lo fa di default impostate per l'utilizzo di un IP americano. A questo punto andate su http://music.google.com/ e loggatevi con i vostri dati. Una volta accettati i termini di utilizzo e cose varie, potete anche non utilizzare più il proxy. Infatti una volta effettuato il primo accesso, potrete raggiungere tranquillamente il sito senza problemi. L'operazione è anche abbastanza veloce, gli unici intoppi che ho avuto sono stati per la troppa (?) sicurezza impostata. infatti per loggarmi ho dovuto attendere l'sms con il codice e poi impostare la password automatica per accedere con l'applicazione del player. Comunque se non avete attivato queste restrizioni tutto dovrebbe procedere senza ostacoli. Una volta dentro alla pagina del servizio potete ascoltare la musica offerta gratuitamente da Google: è divisa per generi e ci sono alcuni artisti famosi oltre che quelli indipendenti e lanciati sul momento. Se non vi interessano, saltate pure al passo successivo scaricando appunto il player e scegliendo la libreria da importare (compatibile anche con iTunes). Ora inizia la vera menata: al momento ho sui 500 album tutti in FLAC e per caricarli con 1 Megabit a disposizione servono alcune vite a disposizione. Se uno non ha fretta può farlo. Vi farà piacere comunque sapere che i FLAC vengono letti e riprodotti e che non ci sono limiti di spazio, ma di numero. Le tracce memorizzabili sono infatti 20000. Che siano lossy o lossless non cambia (se non in termini di banda). Valuterò sicuramente una riconversione di mp3 per garantire un più rapido caricamento dei dati. Tanto l'ascolto in streaming da device portatili non credo richieda chissà quale qualità audio. Con il vostro smartphone Android ecco che potete mettere l'applicazione ( o cercate l apk per installarlo) per avere il player. Anche  qui i problemi sono sempre relativi alla banda: se non siete sotto wifi occhio a non consumare tutto per lo streaming. Per accedere allo shop ed acquistare le tracce (non ho provato) dovete comunque navigare dietro proxy ed avere IP americano. Credo che la carta di credito vada bene soprattutto se già registrata nello store di google.

Terminator 3 - Le Macchine Ribelli (2003)


Regia: Jonathan Mostow
Anno: 2003
Titolo originale: Terminator 3: Rise Of The Machines
Voto: 5/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Se un certo James Cameron decide che la saga di Terminator debba essere "terminata" con Il Giorno del Giudizio magari non è solo per stanchezza o per noia. Forse conosce la sua creatura meglio dei produttori e andrebbe ascoltato. Ma con Terminator 3 non ci sono solo sconfitti (il pubblico ed i fan di sicuro) in quanto i risultati dei botteghini danno ragione a chi ha insistito: oggi al 134° posto della classifica mondiale, non è certo male avendo incassi per più del doppio delle spese di budget. Vuoi infatti per il richiamo degli altri due capolavori o vuoi per gli effetti speciali che sono davvero gustosi, ecco che un prodotto mediocre e senza alcuna utilità diventa un blockbuster di successo. Vabbeh, meglio per loro, anche se potevano fare un po' di più. Il cast può anche essere accettabile con un Arnie che sembra il mì babbo e John Connor dalle folte sopracciglia, ma almeno la regia di Jonathan Mostow potevano cambiarla. Non è che se porti un nome conosciuto e blasonato di sicuro hai un prodotto vincente, ma se a questo Mostow affianchi uno sceneggiatore senza troppa verve (Brancato) non si va troppo lontano. Dai via senza starci troppo a girare intorno sparo subito cosa non mi piace, cosa non ha convinto e cosa mi ha deluso. Brevemente però preciso che il film non è brutto, ma questo solo grazie alla tanta azione ed agli effetti speciali di tutto rispetto. Partiamo quindi con gli aspetti negativi:
- Personalità. Tutta la pellicola manca di personalità. Se guardiamo il cast ed i soggetti vediamo un T 850 che non è più all'altezza, non è quella figura rassicurante ed impacciata vista in Terminator 2 e i tentativi di risultare simpatico risultano patetici. John Connor è un signor nessuno che scappa e non aggiunge adrenalina neanche alle scene di azione. Impossibile non rimpiangere Furlong. Abbiamo poi il "terzo" eroe, femminile come la fu Sarah Connor (pace all'anima sua) che è insulsa. Anche qui manca del tutto una personalità forte e camaleontica come quella della madre. Kate ha il solo scopo di divenire la moglie del leader mondiale della resistenza. Tutto qui. Il Terminator cattivo è questa volta una Terminatrix (Kristanna Loken è forse l'unica che si impegna realmente e che fa bene il suo lavoro) che però non ti stupisce come il robot di acciaio liquido di dieci anni prima. Tutto il film poi vive nell'ombra dei lavori precedenti, riutilizzando addirittura battute (e tormentoni) già sentiti in passato: Hasta la vista, baby. Ma vaffangulag, non mi commuovo per niente.
- Paradosso temporale. Nelle prime due avventure di Terminator è evidentissimo il paradosso temporale per cui se il il primo T 800 non fosse tornato indietro nel tempo, Skynet non sarebbe mai esistito, così come Kyle Reese non avrebbe messo incinta Sarah. Con Le Macchine ribelli, si vuole risistemare dal punto di vista scientifico il paradosso riguardante Skynet. Ma chi se ne frega? Chi sentiva questo sfrenato bisogno di vedere il destino già segnato? Non possiamo modificare il futuro, ma solo rimandarlo? Ma per favore... Perde tutto il senso delle trame precedenti, per aggiustarlo adesso.
- Storyboard e trama. Non che le altre fossero le trame di Guerra e Pace e dei Miserabili, ma qui è solo una rocambolesca fuga in macchina, con tante sparatorie (belle ok). Ma un attimo di brivido reale però: nessuno dubita che la Terminatrix riesca ad uccidere uno dei personaggi principali. Neanche quando può e li ha a portata di mano. Tanto arriva sempre Schwarzenegger, cyborg obsoleto ma efficace, che risolve tutto. Addirittura è dotato di una propria personalità e si ribella ai comandi che il proprio chip gli impone. Non è credibile per niente, così come non lo è il repentino e quasi inspiegabile fatto che Skynet prenda il controllo di tutte le forze armate. Così, tanto per aggiustare la storia e darle una svolta. Non si teme più per il futuro dell'umanità, manca il pathos di Sarah e John giovane o di Kyle... Per in due minuti finali ecco che il giorno del giudizio arriva e le atomiche vengono lanciate.

venerdì 4 maggio 2012

Karate Kid - Per Vincere Domani (1984)



Regia: John G. Avildsen
Anno: 1984
Titolo originale: The Karate Kid
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
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Se per i più grandicelli c'era Rocky, per i più giovani tirarono fuori dal cilindro Karate kid ( conosciuto anche come caratè chidde). Questo film fu qualcosa di davvero riuscito considerando che il combattimento sportivo è presente soltanto nei venti minuti finali su circa due ore: tutto il resto è una sorta di insegnamento verso la cultura umile e non violenta dello sport. Diciamo pure che per molti di noi Karate kid è stato simile al sussidiario a scuola, mostrandoci il lato buono della competizione e l'importanza delle piccole cose, dei gesti comuni e semplici. Molte battute ("togli la cera, metti la cera2 o "c'è paura in questo dojo? No, sensei") e i personaggi (il maestro Miyagi soprattutto) hanno creato tormentoni per più di una generazione cresciuta negli anni ottanta, e tutto questo pur avendo un attore (Ralph Macchio) che palesemente non sa neanche tenere l'equilibrio, figuriamoci fingere di combattere. Il nostro bagaglio culturale è pieno zeppo di Karate Kid ed è difficile oggi cercare di recensirlo in modo obiettivo. Eppure è sotto gli occhi di tutti la sua lontananza dall'essere un bel prodotto cinematografico. E' però decisamente funzionale, ti prende, ti fa apprezzare lo sport, riesce ad immedesimarti in Daniel Larusso. Del resto io stesso sono divenuto un campione nell'effettuare la mossa della gru, e come me altri miliardi di trentenni. Poco importa se la mossa fa cacare, è anti estetica ed inutile dal punto di vista pratico. Avildsen ce l'ha mostrata e noi l'abbiamo imparata, memorizzata, immagazzinata. E così per ogni altro centimetro di pellicola. Se siete cresciuti ed avete un figlio o un nipotino potrebbe toccare adesso a lui: non so quanto riesca ad apprezzare il vecchio jappo (che poi tanto vecchio non era) e il suo furbo sfruttamento minorile, oggi i film vanno in un'altra direzione. Sarebbe davvero curioso conoscere il parere di un giovanissimo. Mettiamo adesso un attimo da parte i sentimentalismi e valutiamo gli ingredienti vincenti del film: i già citati buoni propositi del vivere bene senza offendere il prossimo sono un dato di fatto ed a questi si aggiunge la possibilità del riscatto personale da parte del più debole in tutti i sensi (italoamericano, povero e trasferito dalla costa est a quella ovest). E' Macchio (avere 23 anni ed impersonare un gracile 16enne...) che impersona il Davide contro il Golia riuscendo a portare tutti i fan dalla sua parte, aiutato anche dall'arroganza e dalla meschinità del sensei bullo. Non tralasciamo poi la genuina ironia ("da dove vengono tutte queste auto? Da Detroit") del maestro di origini giapponesi a cui non manca una tragedia familiare che lo rende ancor più interessante. E per finire la storia d'amore tra i due adolescente con quella spruzzatina di Romeo e Giulietta, tanto per dar maggior sale alla trama. Imperdibile.

X-Men (2000)


Regia: Bryan Singer
Anno: 2000
Titolo originale: X-Men
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
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Secondo me tra i recenti lavori cinematografici (quelli dell'ultimo millennio per intenderci) della Marvel questo primo X-Men è tra i migliori. Grazie al gene X il mondo popolato dai mutanti risulta fin da subito attraente e per quanto mi riguarda questo tipo di fantascienza mi ha sempre affascinato. I personaggi sono tanti, possono tendere all'infinito e questo guasta un po' l'armonia, ma la trasposizione cinematografica non lo fa pesare e ne prende in esame alcuni tra cui Xavier (Patrick Stewart), Magneto (Ian McKellen), Wolverine (Hugh Jackman), Tempesta (Halle Berry), Ciclope, Mystica, Rogue (Anna Paquin) e pochi altri. Giusto per dare un senso di dinamica, pur non creando troppa confusione di ruoli e caratteri. Ciò che rende i mutanti degni di interesse è il fatto di essere emarginati a causa dei loro poteri e della loro incapacità (valida quasi per tutti) a gestirli. Ecco quindi due scuole di pensiero: quella più brutale ed egoistica di Magneto e quella pacifica e tollerante del Professor Xavier. I mutanti quindi si combattono tra loro e non mancano spunti decisamente genuini e curiosi legati al passato (il campo di concentramento per Magneto o gli esperimenti militari per Wolverine) lasciando aperte molte porte. Il progetto è stato affidato ad un certo Bryan Singer: già proprio il regista de I Soliti Sospetti, quindi uno che al successo ci è e ci ha abituato. Riesce a sfruttare la caratterizzazione di ogni personaggio alla (quasi) perfezione senza appiattarli nonostante il proficuo numero, ma lasciando il seme della curiosità per evoluzioni future (la saga infatti è molto fortunata e non si limita ad una semplice trilogia). A dire la verità senza i successivi sarebbe stato un po' acerbo, ma con il senno di poi inutile non dare ragione alla regia ed al soggetto. Il tutto con una scelta di non basarsi su scene specifiche del fumetto, ma creando e rimodernizzando una sorta di collage per creare le basi del mondo degli X-Men ai giorni d'oggi. Un rischio che può deludere i fan, ma senza altro riesce ad accontentare tutti coloro che non sono patiti di fumetti e che vogliono una storia semplice ma accattivante da seguire. Per quanto riguarda gli effetti speciali, complimenti per gli investimenti: sicuramente migliori di molti altri venuti fuori anni dopo. Anche quelli legati ai personaggi minori come il senatore che si liquefa e Mystica che cambia aspetto in modo repentino ogni volta che ne ha voglia. Le specifiche relative al bluray le descriverò in un articolo a parte, visto che ho la trilogia in cofanetto ed i dischi sono separati.

giovedì 3 maggio 2012

Il Dottor Stranamore, ovvero: Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1964
Titolo originale: Dr. Strangelove or: How I learned to stop worrying and love the bomb
Voto: 7/10
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Una delle migliori satire politiche di sempre è opera del maestro Kubrick. Semplice senza risultare leggera ed impegnata pur non essendo impegnativa. Se non fosse per il bianco e nero della pellicola, unico indizio degno di nota, si potrebbe confondere con qualche altra opera, non dico contemporanea, ma in parte più vicina ai nostri giorni, tanto è frizzante e moderna la prospettiva di una guerra totale tra due super potenze. Oggi è un qualcosa di decisamente più lontano, la lotta al terrorismo e la globalizzazione economica pongono l'accento su altre questioni, non per questo però non è apprezzabile in toto. Anzi, proprio grazie anche al distacco con cui possiamo vivere la situazione narrata, le gesta esposte da Sellers risulteranno ancora più chiare e più cupe (passatemi il contrasto). I nemici cambiano, ma i timori restano insomma, siamo ben vaccinati. La scelta dei dialoghi è perfetta in quanto lo spettatore li percepisce come surreali, ma al tempo stesso hanno una loro immediatezza tipica dell'umorismo nero. Kubrick riesce ad estrapolare il drammatico, mascherandolo con una vena ironica che non è da tutti. Oggi sono cose già acquisite, ma nel 1964 il fatto di arrivare alla distruzione totale del pianeta per mezzo di un unico errore (o un'unica volontà) facevano parte del terrore quotidiano, ed il raccontare queste paure con una sorta di irriverenza in parte divertente in parte drammatica non è certo semplice. Il cinismo che sta alla base della ricetta si diffonde nell'animo di chi, seduto sulla sua poltroncina, aspetta l'intrigo finale, atomizzato da una bomba di suspense. Beffardo in ogni scena ed ogni dialogo. Imperdibile per chi vuol rivivere un corpo a corpo nucleare coi russi [cit.] dove nella pratica non esistono davvero buoni e cattivi, ma soltanto imbranati. E questi, nella loro spietatezza ed arroganza, hanno in mano il destino dell'umanità., tanto più che il Dottor Stranamore racchiude in sé lo spauracchio passato della guerra mondiale. Abbiamo un perverso pentolone in cui l'assurdo diviene la certezza del collasso globale, con personaggi matti, ingombranti, schizzati o idioti. Non è una pellicola contro la guerra, ma contro chi la usa.