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martedì 24 settembre 2013

Rocky V (1990)


Regia: John G. Avildsen
Anno: 1990
Titolo originale: Rocky V
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (4.8)
Pagina di I Check Movies
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Due parole veloci sul bluray: è vergognoso. Nessun extra e qualità video scadente. Per quanto riguarda il film in sè invece lo ricordavo molto peggio. Certo, un quattro non glielo toglie nessuno e non c'è da andarne molto fieri a dire il vero. Ma qualcosa si salva, ovvero il ritorno al Rokcy uomo che potevamo apprezzare nel primo Rocky.  Molto alla lontana, però Avildsen ci prova con un ritorno alle origini. Poi la trama purtroppo è quella che è, cioè un miscuglio di niente e brutti dialoghi. Persino il doppiaggio di Ferruccio Amendola sembra parecchio sottotono con una voce rauca ed ombroso specie ad inizio pellicola. Ci sta che fosse sfavato pure lui. Ho sempre ritenuto questo quinto capitolo della saga come un pezzo inutile ed in effetti è così. Dopo il combattimento contro i russi il livello successivo è per la strada. Neanche fosse un videogame... Tommy Gunn non fa paura  a nessuno, è soltanto un bestialotto che deve far la parte del cattivo, ma è soltanto tonto. Ed il suo essere manovrato neanche è fatto tanto bene: ciò che il film voleva mostrare viene trasmesso in una maniera terribile e piena di clichè. Il vecchio pugile suonato che non può più combattere, la rovina economica e soprattutto il business man che funge da sanguisuga. Una palla immensa. Frase da ricordare: "Toccami e ti denuncio, toccami e ti denuncio".

venerdì 23 agosto 2013

Karate Kid III - La Sfida Finale (1989)


Regia: John G. Avildsen
Anno: 1989
Titolo originale: The Karate Kid, Part III
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (4.6)
Pagina di I Check Movies

Terzo capitolo della saga di Karate Kid creato solo per far passare il buon vecchio Daniel LaRusso (sempre Ralph Macchio truccato da giovane) per un bimbominkia che crede a tutto. Questo film è più legato al primo che al secondo se consideriamo la trama, ma per la sua scarsa importanza si rivela un annunciato insuccesso. Avildsen (ma chi glielo ha fatto fare?) cerca di stuzzicare l'attenzione riproponendo il tema della cattiveria contrapposta alla bontà rispolverando Kreese. Tutti i cattivi ridono sguaiati anche quando vengono conciati per le feste dal pacato maestro Myagi e il piccolo Daniel continua il suo percorso spirituale per capire ciò che è bene e ciò che è male. Spazzare con la granata per terra è cosa buona e giusta. Rompere il naso ad un farabutto che fa il furbo ed importuna la tua ragazza invece è sbagliato. Ma nel frattempo viene perdonato anche per le cose più idiote come devastare un bonsai all'atto rubato. Gli allenamenti non hanno nulla di interessante, neanche quelli con il maestro Silver (i due attori sono coetanei, ma non sembra) in cui si limitano a colpire delle tavole di legno. E quelli di Myagi si riducono a ginnastica respiratoria pre parto. Niente mosse segrete, niente metti la cera. Atterramento in stile judo e finta gomitata sulla spalla per vincere il titolo più ambito di una qualche contea sperduta nella periferia più remota di Los Angeles. Guardato solo per giungere senza vuoti al nuovo Karate Kid di Zwart, anche se scopro adesso che ce ne è addirittura un quarto prima. Oibò.


venerdì 19 aprile 2013

Karate Kid II - La Storia Continua (1986)


Regia: John G. Avildsen
Anno: 1986
Titolo originale: The Karate Kid, Part II
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.6)
Pagina di I Check Movies

Passano due anni nel mondo reale, quello in cui vive Ralph Macchio, ma soltanto sei mesi in quello in cui Daniel LaRusso è uno che mena forte. Eppure tutta questa differenza di età non si vede. Beh, meglio così, un punto a favore del realismo. Forse l'unico. Siamo in un Giappone anni ottanta proiettato ancora nel medioevo in cui le ragazze sono prenotate per essere maritate, la terra del villaggio è del maestro kattivo et mallevagio e l'onore è una questione di vita e di morte. Del resto se sono quel che sono lo devo soprattutto agli insegnamenti umili ed alla disciplina filosofica narrata dal grandissimo e venerabilissimo vecchio Miyagi. Un grande lui, un piccolo bambino io che seguiva il suo catechismo e non si accorgeva di quanto il film potesse essere brutto. Ad ogni modo il viaggio ad Okinawa era qualcosa di molto esotico e se Avildsen si è scordato di inserire qualche combattimento degno di nota, ci ha pensato nell'ultimissima parte, con calcetti a mezza altezza ed una serie di colpi in stile Rocky: niente colpo segreto ed acrobatico come quello visto nel primo episodio. In effetti la storia è ben più frammentata e difficilmente si capisce dove vogliano arrivare. Daniel San, si innamora della cinesina jappo di turno che gli prepara il tè con il rito dell'amore, salva un'altra bimba durante l'uragano e soprattutto spacca sei lastre di ghiaccio con un colpo. Forte il ragazzo, ma quanto a resistenza lascia molto a desiderare: appena lo sfiori si fa male. O magari simula per il calcio di rigore. Quando sembra finito però, sente i tamburi che suonano e inizia a schiaffeggiare come imbufalito. Termina l'incontro con una strizzata di naso all'avversario, che poverino avrebbe preferito morire. Altro che onore perduto. E' emigrato in Corea ed assembla telefoni per Samsung. Daniel invece è tornato in America ed ha un autolavaggio (a mano).

martedì 25 dicembre 2012

Rocky (1976)


Regia: John G. Avildsen
Anno: 1976
Titolo originale: Rocky
Voto: 8/10
Pagina di IMDB (8.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (cofanetto)

Rocky è sicuramente il film sul pugilato più conosciuto, ed anche se non è il migliore (qualcuno ha regalato al mondo Million Dollar Baby) racchiude dentro di sè tanti di quegli aspetti positivi da non dover essere mai dimenticato. E più che la storia di un pugile, Rocky è la storia di un sempliciotto che riesce a sfondare ed accalappiare il sogno americano. E' la svolta che lo rende popolare e vincente, il colpo di fortuna che lo mette sotto ai riflettori e che lo consacra. Del resto n Rocky, si narra il prima, non il dopo e nemmeno il durante: la lente di ingrandimento è posta su Balboa che si arrangia per vivere, e vive ai margini di una società dura e difficile, dove Paulie è un fallito alcolizzato, Adriana una scialba e timida commessa e tutti gli altri fanno da contorno in un mondo di perdenti. Ma Rocky ce la fa, Rocky ci riesce. Forse è questo ciò che più ci piace, non le botte prese e date ad Apollo, non gli allenamenti singolari che ci propone. Il tutto ha quell'aria di poco sofisticato ed improvvisato che lo rende genuino al cento per cento. Da Stallone alle comparse abbiamo un insieme davvero gradevole. Il budget irrisorio con cui è stata girata la pellicola permette di avere una visione molto realistica in alcune scene, girate direttamente in strada con personaggi comuni, Ad ogni modo abbiamo un qualcosa che entrerà nelle nostre vite di tutti i giorni, una regia strepitosa ed una colonna sonora sensazionale. In tutta onestà pur non facendo parte dei capolavori cinematografici considero il film come una pietra miliare, primo di una grande serie di successi che hanno portato il personaggio ad incassare non solo pungi sul set, ma anche entrate sbalorditive ai botteghini. Per quanto riguarda il bluray nella versione cofanetto, questo è quasi ridicolo poichè ad esclusione di un buon audio 5.1 DTS (perfetto tranne che nella parte finale dove le voci sono silenziate dalla musica) non abbiamo nessun contenuto speciale. La qualità video è da dvd, pulito, ma soffre la vecchiaia.

venerdì 4 maggio 2012

Karate Kid - Per Vincere Domani (1984)



Regia: John G. Avildsen
Anno: 1984
Titolo originale: The Karate Kid
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Se per i più grandicelli c'era Rocky, per i più giovani tirarono fuori dal cilindro Karate kid ( conosciuto anche come caratè chidde). Questo film fu qualcosa di davvero riuscito considerando che il combattimento sportivo è presente soltanto nei venti minuti finali su circa due ore: tutto il resto è una sorta di insegnamento verso la cultura umile e non violenta dello sport. Diciamo pure che per molti di noi Karate kid è stato simile al sussidiario a scuola, mostrandoci il lato buono della competizione e l'importanza delle piccole cose, dei gesti comuni e semplici. Molte battute ("togli la cera, metti la cera2 o "c'è paura in questo dojo? No, sensei") e i personaggi (il maestro Miyagi soprattutto) hanno creato tormentoni per più di una generazione cresciuta negli anni ottanta, e tutto questo pur avendo un attore (Ralph Macchio) che palesemente non sa neanche tenere l'equilibrio, figuriamoci fingere di combattere. Il nostro bagaglio culturale è pieno zeppo di Karate Kid ed è difficile oggi cercare di recensirlo in modo obiettivo. Eppure è sotto gli occhi di tutti la sua lontananza dall'essere un bel prodotto cinematografico. E' però decisamente funzionale, ti prende, ti fa apprezzare lo sport, riesce ad immedesimarti in Daniel Larusso. Del resto io stesso sono divenuto un campione nell'effettuare la mossa della gru, e come me altri miliardi di trentenni. Poco importa se la mossa fa cacare, è anti estetica ed inutile dal punto di vista pratico. Avildsen ce l'ha mostrata e noi l'abbiamo imparata, memorizzata, immagazzinata. E così per ogni altro centimetro di pellicola. Se siete cresciuti ed avete un figlio o un nipotino potrebbe toccare adesso a lui: non so quanto riesca ad apprezzare il vecchio jappo (che poi tanto vecchio non era) e il suo furbo sfruttamento minorile, oggi i film vanno in un'altra direzione. Sarebbe davvero curioso conoscere il parere di un giovanissimo. Mettiamo adesso un attimo da parte i sentimentalismi e valutiamo gli ingredienti vincenti del film: i già citati buoni propositi del vivere bene senza offendere il prossimo sono un dato di fatto ed a questi si aggiunge la possibilità del riscatto personale da parte del più debole in tutti i sensi (italoamericano, povero e trasferito dalla costa est a quella ovest). E' Macchio (avere 23 anni ed impersonare un gracile 16enne...) che impersona il Davide contro il Golia riuscendo a portare tutti i fan dalla sua parte, aiutato anche dall'arroganza e dalla meschinità del sensei bullo. Non tralasciamo poi la genuina ironia ("da dove vengono tutte queste auto? Da Detroit") del maestro di origini giapponesi a cui non manca una tragedia familiare che lo rende ancor più interessante. E per finire la storia d'amore tra i due adolescente con quella spruzzatina di Romeo e Giulietta, tanto per dar maggior sale alla trama. Imperdibile.