mercoledì 4 maggio 2016

Indovina Chi Viene A Cena? (1967)




Regia: Stanley Kramer
Anno: 1967
Titolo originale: Guess Who's Coming To Dinner
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Allora vabbeh, cosa sia lo sanno tutti, anche quelli che non l'hanno mai visto. Io ero tra questi fino a poco fa, ma conoscevo la storia. E' una di quelle storie romantiche che tutti conoscono, anche senza averle mai guardate in tv. Così arriviamo al punto che più mi preme: sarebbe stato bello poter dire che il film è vecchio è tratta di un'epoca e di un tema ormai superato da tempo. E' vero in parte, ma come ancora tutti sappiamo non è così. Certamente per gli anni sessanta era una botta assurda: una bianca (Katharine Houghton) ed un nero (negro, nel film: Sidney Poitier) che si sposano. Razzismo e differenze razziali c'erano, ci sono e ci saranno ancora. Per fortuna oggi la viviamo in maniera differente, siamo tutti più aperti, più liberi, più colti e più intelligenti. Ma mica tutti. E non sempre. Di solito inoltre lo siamo, proprio come il liberista e progressista personaggio di Spencer Tracy, col culo degli altri. Cioè fino a quando non siamo noi stessi sotto la lente d'ingrandimento e non ci capitano (manco fossero un problema) direttamente queste cose. Fatto sta comunque che al di là di tutto ci sono dei fattori enormemente ingranditi per rendere più piccante da un lato e più ammaliante dall'altro, l'intera trama. Il primo è il fattore tempo: questi si conoscono in pochi giorni e subito decidono di sposarsi, con lei abbastanza giovane, forse non per l'epoca, ma comunque è un qualcosa che sembra pesantemente improvvisato. E' anche vero che ai sentimenti non si comanda, e che bisogna cogliere l'attimo senza stare troppo a pensarci. Ma nell'arco di una giornata, o anche meno, riuscire a far digerire non solo un matrimonio, ma uno tra due persone con la pigmentazione differentemente colorata (sic.) , non è molto semplice. Quindi i miei complimenti per la gestione dei dialoghi, che riescono a sondare, spulciare ed analizzare lucidamente i vari stati d'animo dei diretti interessati. Emozioni, logica e ragione a confronto: vincono tutti e tre gli elementi per fortuna. L'altro fattore però, quello accomodante, è dato dalla situazione sociale dei due innamorati. Ok, porta a casa un tipo di colore, ma questo è un super dottore vice presidente di questo e di quest'altro, bravissima persona sotto ogni punto di vista. E lei non è una scialba cameriera del drive in che si ingurgita LSD ogni sabato sera. La pillola da mandare giù per entrambe le coppie di genitori è molto, ma molto dolce. In ogni caso, signore e signori, bianchi o neri, zingheri (mmhhh vorrei vedere) o arabi, vince l'amore. E non solo.

lunedì 2 maggio 2016

La Ragazza Con La Pistola (1968)



Regia: Mario Monicelli
Anno: 1968
Titolo originale: La Ragazza Con La Pistola
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
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La commedia all’italiana: un genere senza tempo, ironico, profondo e suggestivo. Monicelli, grazie a Monica Vitti, contrappone l’arretratezza nostrana (andando a pescare la protagonista in un angolo della Sicilia, un po’ come fece Pietro Germi in Divorzio all’italiana) con il mondo anglosassone, più preparato ad affrontare alcune tematiche. Una ragazza, innamorata, che si è lasciata sedurre senza troppo lottare, deve difendere il proprio onore, inseguendo l’amato (e infame traditore) per ucciderlo. Inizia così una divertente avventura nel Regno Unito, con quel profumo di thriller improvvisato, una caccia all’uomo fortunata e fortuita, con la protagonista che si imbatte, si scontra e si assuefà modellandosi agli usi e costumi decisamente più moderni dell’Inghilterra. Quel ’68 di grandi cambiamenti che vede un personaggio femminile alla ribalta: coraggioso ed audace, nonostante la donna, come più volte ribadito anche nella pellicola, debba starsene al suo posto e fare la donna. Ma il soggetto è decisamente forte, tiene bene la parte, dà un’ottima prova recitativa riuscendo ad essere spaesata e tenace al tempo stesso. E’ il 68 dell’emancipazione d’altra parte, e se ci riesce Assunta, possono riuscirci tutte. Il riscatto del mondo femminile, attuato con astuzia ed ironia. Numerose le scene memorabili ed i freschi dialoghi, in parte in dialetto, in parte in inglese maccheronico. 

domenica 1 maggio 2016

Juventus 2 - Carpi 0

Anche con il 34° Scudetto vinto non manca la fame di vittorie, ed è proprio così che si costruisce e si manda avanti una grande squadra. Arriva la prima rete di Hernanes, quindi contribuisce anche lui alla nostra lunga galoppata e francamente, nonostante non lo ami troppo, ne sono felice: c'è bisogno di tutti. L'avversario non era di quelli difficili da battere, ma si sono difesi con ordine e superare quel muro può risultare faticoso. Lo sanno il Napoli (0 - 0), il Milan (doppio 0 - 0) e l'Inter (1 - 1) ed oggi giocavano per la salvezza. Ma come dicevo la voglia di vincere bianconera non teme alcun tipo di confronto ed ecco quindi che saliamo a quota 88 punti con il terzo miglior attacco (69) e la migliore difesa (18). Roba stratosferica, da fare invidia e da andarne fieri. Grazie ancora ragazzi, siamo a 34 non dimentichiamolo. #finoallafine

Up (2009)




Regia: Pete Docter, Bob Peterson
Anno: 2009
Titolo originale: Up
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.3)
Pagina di I Check Movies
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La Pixar porta con sè un qualcosa di difficilmente raggiungibile nel cinema: mette tutti (o quasi) d'accordo. Che si tratti di un'opera minore e un po' più scialba, oppure perle come WALL-E ed in questo caso Up. Facile fare animazioni per famiglie con bambini o ragazzi come protagonisti no? Allora osiamo ancora di più: non strani animali, robot, o oggetti parlanti. Prendiamo un vecchietto. Un vecchietto che è arrivato al tramonto della propria esistenza, che ha perso la moglie, che vive nella monotonia, che come un Don Chisciotte non si vuole piegare all'edilizia moderna e selvaggia. Un protagonista che nella parte iniziale del film è presentato in maniera talmente realistica da essere commovente. Ecco, bastano i primi venti minuti. Basta questa nota suonata in maniera differente dal solito per renderlo già grande. poi ok ci sono le belle animazioni, il resto della storia, la morte del cattivo, e tutto il resto. Ma quel rapporto del vecchietto con sua moglie (in gioventù, in età adulta, da anziani ed anche dopo la morte) è un diamante inestimabile. Poesia delle piccole cose, dei gesti quotidiani ripetuti. Ed anche se in modo meno prepotente, continua così per tutta la pellicola. Perchè il ricordo di quella promessa, delle emozioni, dei ricordi, è vivo, è lucido. E' così che deve essere.Bello. Anche se la realtà è spesso differente, questa è la favola nella favola che dà speranza. 
Il bluray rende onore alla storia ed alle immagini. Oltre alla versione interattiva del film (non capisco come possa piacere) abbiamo questi extra:

  • Parzialmente nuvoloso (cortometraggio 6 minuti)
  • La missione speciale di Dug (cortometraggio 5 minuti)
  • L'avventura è qua fuori (22 minuti)
  • Scena alternativa su molteplici finali di Muntz (5 minuti)


venerdì 29 aprile 2016

Lui E' Tornato (2015)



Regia: David Wnendt
Anno: 2015
Titolo originale: Er Ist Wieder Da
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (libro, il film ancora non è disponibile)

Su certi argomenti non si scherza!!! Ed infatti non è uno scherzo. Adolf Hitler è tornato veramente. Non si tratta di un comico, o di un impostore, ma di quello vero. Ed il film di David Wnendt (basato sul romanzo omonimo di Timur Vermes) risulta geniale per come riesce ad affrontare un tema, ancora oggi scomodo. Non tanto in generale forse, ma mettiamoci anche nei panni dei tedeschi. Oggi sono lì tutti beati e tranquilli che governano l’Europa biondamente conquistata a colpi di economia ed austerità e si trovano davanti un film a metà tra il documentario improvvisato, la satira politica (purtroppo non feroce come mi sarei aspettato), la commedia irriverente e la critica alla propria società. Ci domandiamo: come farebbe Hitler a conquistare il popolo oggi? Semplicemente sempre attraverso la demagogia, i media e le emozioni. Se inizialmente si crea un legame empatico tra il nazista e lo spettatore (ricordiamoci che solo noi sappiamo che lui è il reale fuhrer), è solo perchè lo vediamo come una caricatura impotente di se stesso, conosciamo già la storia e sappiamo, o meglio crediamo di sapere, che non potrà mai avere troppo successo. Eppure, tra una trasmissione e l’altra (la tv manda in onda solo spazzatura, fin troppo semplice far leva sugli ideali politici) c’è il tempo di parlare con la gente di strada e di far visita e confrontarsi con le alte sfere dei partiti di estrema destra tedeschi (ridicolizzandoli perlopiù). Comunque Oliver Masucci è bestialotto nella parte, davvero sensazionale anche se io mi aspettavo Hitler un po’ più basso, meno massiccio e più mingherlino. Di fatto però i suoi atteggiamenti ed i suoi discorsi non fanno trapelare la pericolosità che invece comporta: è proprio uno dei motivi che lo hanno portato ad essere eletto democraticamente negli anni trenta. Grossa mazzata per i tedeschi. In quanto a noi italiani siamo molto più aperti sulla questione, possiamo sbagliare, è nel nostro DNA, lo ammettiamo, facciamo finta di niente, ci incazziamo  pure e poi continuiamo a sbagliare. Anche noi del resto abbiamo messo al potere Mussolini. E Berlusconi? Tutti a lamentarsi, ma era stato votato. E Renzi? No vabbeh lui non è stato veramente votato. Comunque tornando al film, è importante sottolineare quel profondo senso di sottovalutazione del pericolo e dell’uomo che è stato e che in fin dei conti è ancora. Ok che i tedeschi non lo considerano quello vero, ma soltanto un comico o meglio un imitatore, però a maggior ragione non dovrebbero farsi esaltare dalle sue parole. Solo l’anziana donna ebrea riconosce in lui il male, ed il popolino si ribella moralmente quando uccide un cane: i suoi discorsi di propaganda non sono quindi sbagliati per tutti, ma soltanto determinate azioni. Il problema maggiore del film, è che nonostante la genialità di fondo, non riesce ad elevarsi su di un genere ben preciso, restando in un limbo che lascia interdetti. Sicuramente consigliato, una prova di metacinema e di mockumentary anche con scene improvvisate.

mercoledì 27 aprile 2016

Sereno variabile su Stoccolma

Cari amici di VER è passato del tempo (il blog sarebbe nato di lì a poco) da quando visitai la svedesissima Stoccolma, così quando ho letto le note di viaggio di un nostro stimato lettore, mi sono lasciato trasportare ed ho deciso di pubblicarle. La sua vacanza è durata quattro giorni, il tempo necessario, per studiare e vivere la città da turista. Ecco quindi le sue impressioni, buttate di getto su di un taccuino virtuale ingiallito, un diario di viaggio che rende il nostro inviato speciale un'interessante fonte di idee e sensazioni. Di cui ovviamente faremo tesoro:

Dopo tre ore scomode di volo, grazie al sig. Ryan, eccoci a Stoccolma Airport. La successiva ora e mezza di comodo bus ci porta a destinazione Stoccolma City. L'arrivo è notturno, il buio e il mare sono disturbati dalle molteplici luci della città. La metro è un ambiente pulito e pittoresco, dove artisti hanno lasciato impresse gratuitamente le loro doti in cambio di una pubblicità unica, rendendo le varie aree colorate ed accoglienti. Qui tutti pagano ticket, ci sono file composte, qui le cose incredibilmente funzionano... Ci sono strade per educate macchine, altre per biciclette e ciclisti di tutti i tipi e livelli. I puliti marciapiedi sono calpestati da turisti , da residenti e da scarpe della Nike atte al quotidiano benessere fisico del residente senza distinzione di età o sesso. Di questi tempi un'attenzione particolare è dedicata alla folla... Ormai le città mondiali son multietniche... Le teste bionde e la carnagione chiara vanno per la maggiore, ma incontrare veli islamici con pelli più o meno colorate è normalità... La bellezza degli autoctoni è palese, quasi imbarazzante, la gioventù è bella sembra felice e appagata... La crisi c'è ma non è diabolica come negli altri angoli di mondo. La città venera il Dio Sole  visto che durante l'anno il brutto tempo è una costante. Qui vento e nubi grige si alternano a sporadiche giornate primaverili. Cose per noi impensabili accadono nell'inverno dove il buio  lascia 4 ore di sola presenza al sole e viceversa in estate... Forse sarà la causa per cui tutte le strutture son prive di persiane, i parcheggi fai da te son stati sostituiti con garage accomodati sotto ogni singolo palazzo... I parcheggi free nn mancano a differenza di quelli a pago che proprio non esistono..  Nelle ordinate file e per le strade è viva la presenza di baby, minimo due, ma la normalità è 3/4 per coppia. Indagando si scopre che gli aiuti statali danno decisamente il loro ricco contributo a tali gioie.. .La birra non ha orari, anzi è a tutti gli effetti un fuori orario, i bicchieri fanno compagnia sia a uomini che a donne.. Il cibo lascia a desiderare tolti alcuni piatti di pesce baltico e carne insipida  di alce o renna.. Il resto sono autentici furti culinari da popolazioni più attrezzate al riguardo... Infatti si trovano ristoranti di ogni nazione dove l'italiano è osannato, spesso con il tutto esaurito. A qualsiasi fine cena the bill ha il suo peso tanto allo stomaco quanto al portafoglio. Le persone sono disponibili, gli italiani piacciono tanto quanto l'Italia... I più son presi da importanti conversazioni o scritture con gli iPhone 6 e mi chiedo se la malattia di Steve Jobs non sia stata una vendetta di madre natura nel veder schiavizzati i propri numerosi figli... Infine potrei paragonare la Svezia all'Italia... Sarebbe un po' come paragonare il bianco al nero ma questi colori li lascio alla mia squadra del cuore... Per una nazione il grigio penso sia il colore più giusto. Qui manca l'arte alle persone,  sono per natura tutti allineati e coperti, ciò è riscontrabile anche nel lato architettonico della città, dove l'ingegno sta nell'aver costruito in un perfetto mosaico abitazioni signorili  miste a verdi parchi sulla bellezza di quattordici isole, unite da svariati ponti ognuno atto al proprio scopo. Strano è, che la foto più scattata sia a tre palazzi insignificanti dipinti con altrettanti tipi differenti di colori... Credo che visitare Stoccolma, anche per quattro giorni ne valga la pena, sicuramente arricchisce la cultura di noi fortunati mediterranei. Venendo via, e concludo, dall'ennesimo viaggio son sempre più convinto che un abitante di Venere messo a scelta scieglierebbe di vivere in Italia, magari desideroso di renderla un po' più grigia...

Daniele Panetti.