Cavolo, ho avuto un tremendo vuoto di memoria. Mi son messo a guardare The Cell - La Cellula convinto di non averlo recensito. Tra l'altro mentre lo guardavo, qualcosa mi tornava in mente, ma credevo fossero reminiscenze della mia prima volta. Quella che mi spinse a guardarlo per la presenza di Jennifer Lopez. Oggi le cose sono un po' cambiate e non so come, ma ho puntato dritto proprio su questo titolo per rispolverare un horror fantascientifico dai risvolti onirici. Tutto pronto, lo guardo, mi accorgo di una chicca sublima che poi vi spiegherò dopo e vado per scrivere la recensione. Inserisco le etichette e mi accorgo che Tarsem Singh lo ho già utilizzato. Eppure come nome non mi dice quasi nulla ed ha fatto da regista ad una manciata di film... E allora cazzo, vado a vedere che neanche due anni fa ho già visto il film e pure lo ho recensito. Un deja-vu bestiale, di quelli che ti ci fanno rimanere veramente male. Anche perchè leggo la recensione e dice le stesse cose più o meno che avrei detto stasera. Un incubo guardate. Giusto per restare in tema. Comunque torniamo alla stupenda cosa che ho scoperto e che l'altra volta non so come mi era sfuggita. Guardate l'immagine usata per l'articolo: si tratta di quando Jennifer Lopez incontra Carl il serial killer. E' praticamente la stessa stanza usata nel video dei R.E.M. Losing My Religion che potrete apprezzare qui sotto. Il regista, tale Tarsem Singh è il medesimo e nel 1191 aveva appunto girato il video musicale.mercoledì 30 aprile 2014
The Cell + Losing My Religion: vuoto di memoria
Cavolo, ho avuto un tremendo vuoto di memoria. Mi son messo a guardare The Cell - La Cellula convinto di non averlo recensito. Tra l'altro mentre lo guardavo, qualcosa mi tornava in mente, ma credevo fossero reminiscenze della mia prima volta. Quella che mi spinse a guardarlo per la presenza di Jennifer Lopez. Oggi le cose sono un po' cambiate e non so come, ma ho puntato dritto proprio su questo titolo per rispolverare un horror fantascientifico dai risvolti onirici. Tutto pronto, lo guardo, mi accorgo di una chicca sublima che poi vi spiegherò dopo e vado per scrivere la recensione. Inserisco le etichette e mi accorgo che Tarsem Singh lo ho già utilizzato. Eppure come nome non mi dice quasi nulla ed ha fatto da regista ad una manciata di film... E allora cazzo, vado a vedere che neanche due anni fa ho già visto il film e pure lo ho recensito. Un deja-vu bestiale, di quelli che ti ci fanno rimanere veramente male. Anche perchè leggo la recensione e dice le stesse cose più o meno che avrei detto stasera. Un incubo guardate. Giusto per restare in tema. Comunque torniamo alla stupenda cosa che ho scoperto e che l'altra volta non so come mi era sfuggita. Guardate l'immagine usata per l'articolo: si tratta di quando Jennifer Lopez incontra Carl il serial killer. E' praticamente la stessa stanza usata nel video dei R.E.M. Losing My Religion che potrete apprezzare qui sotto. Il regista, tale Tarsem Singh è il medesimo e nel 1191 aveva appunto girato il video musicale.
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L'Implacabile (1987)
Regia: Paul Michael Glaser
Anno: 1987
Titolo originale: The Running Man
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.6)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
L'Implacabile è uno dei tanti titoli che hanno segnato la mia infanzia. Ai tempi non potevo resistere all'accoppiata fantascienza più Arnold Schwarzenegger ed il film basato, molto liberamente su L'Uomo In Fuga di Stephen King (con lo pseudonimo di Richard Bachman). Le differenze con il libro sono abbastanza elevate, tuttavia Glaser si presta a descrivere un futuro distopico in cui il controllo dei media (il network). Lo fa anche grazie all'introduzione che presenta una sorta di riassunto per dipingere il buio futuro colmo di violenza e menzogne. Non si tratta in alcun modo di nessun tipo di capolavoro: le battute sono ridicole e ridotte all'osso, gli effetti speciali da mercatino dell'usato e la trama è semplicistica così da lasciare molto spazio all'azione ed agli scontri che avvengono nell'arena di gioco. Già in passato ho recensito pellicole simili (nuove e vecchie) come Rollerball, Hunger Games e Battle Royale.; questa per un verso o per l'altro è sicuramente inferiore a tutti e tre gli esempi, perchè manca di intensità che sia di intrattenimento ludico o psicologica. A suo modo però riesce a difendersi, risultando anche oggi, a distanza di anni abbastanza piacevole. Se escludiamo Ben Richard, il protagonista, l'unico personaggio che riesce a regalarci qualcosa è Killian, il presentatore senza scrupoli che incarna il male del controllo totale. Gli altri sono deboli comparsi che contribuiscono all'economia spicciola del picchiaduro cinematografico. Ganza comunque la sfilza di nemici che Schwarzenegger dovrà affrontare:
Sub Zero in un'arena ghiacciata, Buzzsaw con la motosega, Dynamo che
lancia scosse elettriche e Fireball con il lanciafiamme. Il tutto si basa su uno show must go on un po' particolare, alla 1984 se vogliamo esagerare un po' i toni e scomodare Orwell, visto che per raccogliere punti di audience televisivo si punta a tutto, ma si cerca anche di terminare l'effetto fenomeno, una volta che sembra sfuggire di mano. La tirannia della tv è in un certo senso profetica, ma anche un po' scontata: era il 1987 e la storia di base ha cinque anni in più, quindi nessuna palla di cristallo, ma solo una buona idea da sfruttare. Tutto lo scenario è un classico degli anni ottanta, inteso come un qualcosa di tipico, una visione del futuro cupa e stanca in cui il pubblico riesce a farsi infinocchiare e cambia opinione nel giro di pochi minuti. Nostalgia.
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martedì 29 aprile 2014
Carlito's Way (1993)
Regia: Brian De Palma
Anno: 1993
Titolo originale: Carlito's Way
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
Ancora Brian De Palma con un cult che sta nella mia personale classifica un po' al di sotto di Scarface e de Gli Intoccabili , ma che rimane per sempre nell'olimpo dei migliori gangster movie di sempre. E' per colpa di questi lavori e della loro grandiosità che ogni volta che guardiamo un film sulla criminalità, non si accende completamente la lampadina. Al Pacino (e Giancarlo Giannini) assieme ad un decisamente giovane Sean Penn riesce alla perfezione a trasmettere la poesia del fallimento. Una volta intrapresa una strada, è impossibile imboccarne l'uscita. Brian De Palma trasforma la sceneggiatura di Koepp in un immenso altare, drammatico e penoso che esalta il perdente. E questo è un eroe cattivo, ma che cerca di rigare dritto nonostante le avversità che si presentano sul suo camino. E' un'opera commovente, anche diversa dal solito se vogliamo, perchè Carlito Brigante è un poco di buono, una leggenda nella criminalità, ma è rimasto scottato dal carcere. Uscendo non certo per meriti, non desidera altro che mettersi in riga anche se sente "i riflessi di un tempo che tornano a galla" e psicologicamente la trama è invasa dalla voce fuori campo che cerca di cambiare il proprio essere. Le sue paure ed i suoi sogni infranti invadono lo schermo con un forte bianco e nero subito nelle prime scene: conosciamo già la sua fine, ma vogliamo conoscere coda ha da raccontarci. I personaggi principali non sono buoni, ma sono parte di quel lato umano che rende la storia elegante e colma di passione. L'amicizia che a seconda di chi la descrive fa parte di un codice, ma anche vista come strumento per salvarsi il culo, l'amore teso fino allo stremo che necessita di una svolta nell'ordine naturale delle cose. Sentimenti insomma che vengono schiaffeggiati dalla sorte e dal destino, al quale è difficile spiegare di non essere d'accordo. Nella prima metà degli anni novanta De Palma ci riporta negli anni settanta e nelle guerre malavitose che segnavano quel periodo, con costumi, ambientazioni e musiche veramente ben azzeccate, che con molta nostalgia richiamano a lavori del passato. Ma qui il peso delle proprie azioni ha un'importanza elevata solo se legato a fatti ed avvenimenti incontrollabili. Si può essere una leggenda del crimine pur avendo paura di voler manifestare il proprio status? Si può lottare contro se stesse per guarire da una malattia che non dipende da cause eccezionali quanto dal nostro proprio essere? Carlito si pone queste domande, senza avere una risposta certa, quando invece lo spettatore grazie alla sequenza iniziale conosce già come andrà a finire. De Palma nella sua carriera ha avuto alti e bassi, ma qui possiamo siuramente parlare di un'opera ben riuscita sotto ogni punto di vista, soprattutto quello dell'intensità.
lunedì 28 aprile 2014
Sassuolo 1 - Juventus 3
Garcia è un patetico provincialotto. E lo ha dimostrato a più riprese con i suoi lamentini. Al bar adesso, oltre a fare chiacchiere, potrebbe affogare i suoi dispiaceri in una bella tazza di pastis o cosa diavolo bevono dalle sue parti. lo champagne non è certo adatto. Il Sassuolo ce l'ha messa tutta, come ogni squadra che incontra i bianconeri. Se proprio ha voglia di recriminare su qualcosa lo faccia sulla partita dell'andata, visto che ci abbiamo preso tre punti d'oro mentre la sua squadra ha preso tre pere. A risultato invertito, potrebbe ancora giocarsela nello scontro diretto. Su questa sera invece non ha niente da dire, deve solo ciucciarsi il calzino, con eleganza sia ben chiaro. Neanche hanno avuto la coppa ad infastidirgli il cammino, eppure loro con il Sassuolo hanno lascia punti per strada.. Non la Juve, neanche quella di questa sera, che è passata in svantaggio. Ci hanno poi pensato Tevez, Marchisio e Llorente a chiudergli il becco. Le chiacchiere le porta via il vento, i punti di distacco neanche la pioggia. Saluta i Campioni d'Italia.
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domenica 27 aprile 2014
Fargo (1996)
Regia: Joel Coen
Anno: 1996
Titolo originale: Fargo
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Wow, davvero inaspettato. Ok i fratelli Coen sono spesso sulla bocca di tutti, quindi da alcuni loro lavori puoi aspettarti molto o sapere già che tipo di film puoi trovarti di fronte, però Fargo è abbastanza in disparte rispetto a quel cerchi che tanto va di moda. Fin dai titoli che appaiono ad inizio pellicola Joel Coen ci presenta la storia come vera, basata su fatti realmente accaduti. Non è così, però il realismo che sta alla base di tutto, scansa senza fatica la finzione. E' infatti vero che il film è al tempo stesso originale e familiare come una vecchia scarpa [cit. Roger Ebert] perchè i dialoghi, i luoghi, le situazioni tendono a farti entrare nelal storia, a credere che non ci sia niente di romanzato. Il realismo, soprattutto nelle battute è qualcosa di geniale. Ed anche come gli attori mettono in pratica ciò che è richiesto dal proprio personaggio. William Macy, nei panni dell'impacciato bugiardo senza stile è esattamente reale quanto Frances McDormand, la poliziotta incinta sempre affamata e certamente senza il mantello da super eroe. Tutto quadra, tutto fila nel verso giusto, per una commedia grottesca che è sui generis mescolando il poliziesco al thriller drammatico. Siamo alla fiera della disorganizzazione, sia per chi è malvivente di professione sia per chi si improvvisa tale, e la crudeltà, non solo accennata bensì esplicita, risulta come facente parte della normalità. Non c'è tempo per essere buoni, avere rimorsi o sentirsi in colpa. Il bianco freddo e candido della neve, spesso viene macchiato dal rosso intenso del sangue delle vittime. Un problema necessita di una soluzione, e questa va portata a termine a tutti i costi, gli ostacoli sulla strada sono birilli, che se non schivi puoi sempre buttar giù. Ed è esattamente ciò che fanno Peter Stormare e Steve Buscemi, due delinquenti per niente professionali e molto arrangiati, che con sporadici incontri con gli altri soggetti inscenano una danza macabra composta da ingredienti anomali e di sicuro mai abusati. Psicologicamente molto forte, Fargo è un grandissimo film degli anni novanta, che merita di essere visto ed apprezzato.
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MotoGP 2014: Termas De Rio Hondo (Argentina)
Circuito bellissimo quello Argentino, che mancava da ben quindici anni. Curve pazzesche che prevedono più di una traiettoria, hanno fatto sì che potessimo vedere numerosi sorpassi e staccate. Per la terza volta consecutiva è Marquez a chiudere il primo posto, questa volta con una gara in rimonta. Risucchiato dal gruppo nei primi giri ha portato avanti un attacco forsennato nei confronti soprattutto di Lorenzo in testa per oltre metà gara. Lo spagnolo della Yamaha doveva lasciarsi alle spalle gli errori fatti nelle due gare precedenti ed ha dimostrato di essere in grande spolvero, chiudendo poi sul podio al terzo posto. Ancora uno spagnolo, l'ex "camomillo" Pedrosa nel secondo gradino più alto. Bella gara, ancora una volta, pure di Valentino Rossi che conquista un buon quarto posto, tenendo sempre il passo dei primi. Nella classifica totale del 2014 resta ancorato al terzo posto con 41.
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