sabato 25 febbraio 2012

Denis Avery & Rob Broomby - Auschwitz: Ero Il Numero 220543


Autore: Denis Avey & Rob Broomby
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 329
Titolo originale: The Man Who Broke Into Auschwitz
Voto: 2/5
Pagina di Anobii

Trama del libro:

Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri.
Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz.
Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui.
Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager.
Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità.
La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009.
Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo.
Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto". 

Commento personale e recensione:

 Vista la tanta pubblicità mediatica e le vetrine colme di questo libro, pensavo fosse totalmente differente. Colpa mia che non leggo mai la quarta di copertina: avrei scoperto che le notti passate nel campo di concentramento nazista, ormai tristemente famoso, sono state solo due. Così, su due piedi, credevo che il protagonista si fosse totalmente sostituito ad un prigioniero ebreo. Non è così. Infatti era molto strano che una storia del genere venisse a galla soltanto settanta anni dopo. Mentre leggevo le pagine mi domandavo il perchè. Successivamente si capisce. Comunque il libro è scritto in maniera semplice, scorrevole, le prime pagine si leggono tutte di un fiato e riguardano una sorta di introduzione un po' troppo lunga di ciò che avverrà nella parte centrale. Le battaglie nel deserto, la morte vista da vicino, le fughe, sono soltanto gli ingredienti principali per prepararci a ciò che descriverà nella prigionia. La testimonianza è aberrante. Ed il libro a mio avviso è bello solo per ciò che viene descritto qui e per quello che entra nella nostra mente: soldati che torturano, seviziano e massacrano gli ebrei. Non mancano immagini che forti come l'uccisione di un neonato con un pugno da parte di un soldato, solo perchè il piccolo piangeva. Queste scene ti fanno montare rabbia e disprezzo. Ti senti totalmente impotente. Preghi che non sia vero, anche se sai che lo è. Sai anche che non si tratta del solito militare che suo malgrado è reso crudele dalla situazione e sbagliati o meno, deve obbedire ad ordini. Crudeli quanto vuoi, ma sempre ordini. In questo caso, come in tanti altri invece, la bestia non è solo chi impone le regole, ma anche il singolo uomo che gratuitamente e selvaggiamente è parte integrante della pulizia etnica. A parte però queste testimonianze, tutto il libro è una sottospecie di tediosa autobiografia di un bulletto di quartiere pieno di testosteroni che vuole andare a giocare a fare la guerra e poi scopre tanti orrori che questa comporta. Ed il Rambo tuttofare non regge psicologicamente il colpo per diversi anni. Per la cronaca: non è l'unico prigioniero al mondo ad aver vissuto una storia di questa portata. Purtroppo la tragedia che lui racconta ha dimensioni ben maggiori e non si riduce al passare un paio di notti su di un tavolaccio duro. Lui, il super soldato non ha resistito più di quel tempo. Migliaia di ebrei lo hanno dovuto sopportare per mesi. La seconda parte del romanzo è praticamente inutile e buona solo per allungare il numero di pagine.

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