sabato 3 giugno 2017

Torino (Tappa 2)

Giorno importante, salgono l'ansia e la tensione. Mi riprometto di dormire qualche ora in più, ma caldo e rumori dalla strada si mettono d'accordo per farmi alzare. Girovago per la città, oggi più gremita di turisti non dormiglioni rispetto a ieri, e raggiungo il GAM ancor prima che apra. Mostra contemporanea dedicata ai colori, ma io penso già in bianconero. Ho tempo per arrivare al Museo Egizio, trovare un saltafila e visitarmi un luogo che non credevo così suggestivo e ben organizzato. La giornata prosegue calda e soleggiata nel Parco del Valentino: mi accolgono, ad ondate, decine di ragazzi neri, premurosi che non abbia bisogno di niente. E non si riferiscono certo a braccialetti e collane. A parte il benvenuto, il parco è davvero un'oasi nella città, con tanto di borgo medievale da visitare. Ma c'è un avvenimento che mi attende: si ritorna in centro a scaldare gli animi con il popolo juventino. La piazza è calda, e salgono i brividi su tutto il corpo mentre si alzano ininterrottamente cori da stadio. Un'emozione incredibile, irripetibile, Torino torna la capitale d'Italia e la Juve unisce tutto lo stivale, come neanche Garibaldi ha saputo fare. Grazie alle mie doti da ninja riesco anche ad intrufolarmi e godere di una posizione niente male, ma onestamente ne ho già abbastanza di essere pigiato e subire la calca. Col senno di poi, sarà veramente una fortuna l'aver deciso di guardare la partita al Jumping Jester. Purtroppo le speranze di alzare la tanto attesa Coppa, si vanificano nel secondo tempo, buio e tempestoso. La Juventus non fa la gara e subisce gli attacchi dei madrileni. Orgoglioso però della mia squadra, seguita con rispetto e dedizione #finoallafine. In piazza San Carlo nel frattempo succede il caos. Un infondato allarme bomba scatena il caso e sono in centinaia i feriti. In molti si riversano, di corsa come una mandria impazzita, anche nel nostro pub. Tavoli e sedie rovesciati, bicchieri in frantumi, ma soprattutto il timore reale di qualcosa di inquietante come un atto terroristico. Anche perché non avendo notizie certe e di prima mano, il telefono senza fili fa scherzi bruttissimi. Una volta tornata la calma e chiarito il grande equivoco si torna a casa a farci consolare dalle amiche spagnole.

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