venerdì 3 gennaio 2014

Integrati ad Istanbul

Siamo già tornati, ma ho avuto poco tempo per aggiornare VER a riguardo. Lasciamo perdere il quanto sia magica la città con le sue luci, i suoi minareti, i suoi richiami alla preghiera. Ciò che trovate nelle guide è vero, Istanbul ha un suo particolare tocco che mischia l’antico ed il moderno, o meglio l’incontro tra oriente ed occidente. I salotti ottomani in cui gustarsi il tè non stridono affatto con le fumerie dove i narghilè sono già disposti sui tavoli, ed i rumorosi locali di piazza Taksim possono convivere con gli hamam più tradizionali. I giorni successivi alle prime visite li abbiamo passati in maniera meno turistica e più ortodossa, mischiandoci tra la folla, divenendo due di loro. Mamma li turchi e mamma che turchi: il segno che maggiormente mi ha lasciato la città sta nella gentilezza delle sue persone. Mai fidarsi quindi delle prime sensazioni, l’abito non fa il monaco e quindi i Keyser Soze non si trovano per strada. Così dopo aver fatto il bagno turco in un nostalgico hamam sulla sponda asiatica e confabulato di eventuali controversie con le bande a noi rivali, abbiamo passato un 31 decisamente atipico. La prenotazione già effettuata a Zarifi ha fatto sì che arrivassimo tardi a casa dell’amico Kemal. Nonostante i nostri buoni propositi (siamo usciti dal locale verso le 23) trovare un taxi, salirvi ed arrivare a destinazione è stato traumatico. Il traffico della città è qualcosa di sovrumano, così nonostante il nostro tassista passasse sui marciapiedi, bruciasse i semafori e si infilasse nei pertugi più impensabili, abbiamo passato con lui lo scoccare della mezzanotte. Quasi un’ora dopo siamo invece arrivati da Kemal ed amici che ci hanno dato un esempio incredibile di ospitalità, facendoci pure un regalo e preparandoci un tiramisù fatto in casa. Grazie amici turchi, alla prossima.

Foto Istanbul Parte 1
Foto Istanbul Parte 2









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