lunedì 16 maggio 2016

Il Gigante Di Ferro (1999)



Regia: Brad Bird
Anno: 1999
Titolo originale: The Iron Giant
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
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Spesso le vecchie storie, specie quelle ambientate durante la Guerra Fredda, vengono riadattate, aggiustate e modellate in qualcosa di più moderno ed al passo coi tempi. E nel 1999 poteva succedere una cosa del genere: fortunatamente l’esordio di Brad Bird invece prende spunto dal romanzo di Ted Hughes e ci riporta negli USA degli anni cinquanta, costruendo una storia di pura sci-fi, intelligente, con morale, ben architettata. Tutto ricorda pienamente quel periodo, non solo la trama. Anche, e non è un caso fortuito, i disegni animati: lo stile è la cosa più sorprendete. Il robot gigante è un omaggio alla nostra infanzia, un compagno di giochi che può anche essere pericoloso, o buono: dipende dalle sue scelte. Il robot è proprio come noi, ha un’anima e può decidere se essere cattivo oppure no. Anche se è un’arma di distruzione potentissima. La cosa bella di un film di animazione di questo genere, col robottone semi antiquato, con lo spauracchio atomico, con il sapore di Guerra  Fredda è che nonostante siamo abituati a mangiare libri di cibernetica ed insalate di matematica ed a tutto ciò che è venuto dopo, riusciamo a stupirci. Siamo in grado di apprezzare, nonostante con questi giganti robot di ferro ci abbiamo convissuto. E dal 2000 in poi lo faremo sempre d più in maniera più prepotente che mai. Ma torniamo indietro nel tempo, a quelle storie di ragazzini che hanno la fortuna e l'audacia di venire a contatto con ciò che gli adulti considerano un pericolo. Torniamo a quel piccolo e strano extraterrestre che vuole tornare a casa per esempio... I bambini non hanno timore di fare amicizia con chi è diverso, con chi per i grandi è portatore di guai. E anche questa storia è un po' così, con quella buona morale sparata a dosi massicce, che riesce a non stancare. Meraviglia delle meraviglie, il Gigante di Ferro racchiude questa ed altre storie "vecchie" , ma non acerbe. E ti torna la voglia di leggere quegli autori del dopoguerra....

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