mercoledì 23 giugno 2010

Irvine Welsh - Tutta colpa dell'acido


Autore: Irvine Welsh
Editore: Guanda
Pagine: 308
Voto: 1/5
Pagina di Anobii

Trama del libro:

Una raccolta di racconti turbolenti, cattivi, sarcastici, a tratti atroci, ma sempre molto, molto divertenti.

A seguito di un’invasione aliena, la comunità internazionale affida le sorti della Terra a un gruppo di ultras scozzesi che ha iniziato gli aggressori alle delizie del tabagismo. E come al solito finisce tutto a tarallucci e acido. Albert Black, bigottissimo insegnante di religione ormai a riposo, va a Miami per riflettere sulla precarietà della vicenda umana, irrimediabilmente segnata dalla presenza del maligno. Ma qui incontra per strada due ex allievi molto speciali (Gas Terry e N-Sign, protagonisti di Colla) e nel volgere di una serata si trasforma nel formidabile DJ Black. La domenica del derby, Malky rischia di perdere il fischio d’inizio perché sua moglie finisce sotto il treno. Tra ambulanza e bambini che strillano, la giornata sportiva sembra compromessa: menomale che la partita finisce zero a zero. Sono solo alcuni degli spunti narrativi di Tutta colpa dell’acido, che riunisce una serie di racconti di Irvine Welsh composti nell’arco di un decennio, a partire dai primi anni Novanta, e usciti all’epoca in antologie e pubblicazioni ormai quasi introvabili. Cinici o indifesi di fronte alla spudorata incommensurabilità del mondo, i protagonisti di queste storie sono sempre animati da una scrittura fresca e ispirata, carica di quell’irresistibile forza esilarante che redime ogni peccato nell’universo amaro dell’autore di Trainspotting.


Commento personale:

"Cazzo, cazzone a me mi ha rotto il cazzo, ora ti rompo il culo pezzo di merda frocio e magari mi mangio dieci pasticche di ecstasy mentre mi scopo la troia della tu' mamma." Queste sono frasi tipiche che si trovano per tutto il libro, in quasi tutti i racconti, con cadenza metodica ed oppressiva. Ok, lo stile di Welsh è questo, me ne ero già accorto leggendo "Il lercio", ma il turpiloquio e la volgarità non risultano tanto pesanti quanto monotoni all'inverosimile. Si ha un senso di noia e di disagio perchè non si capisce dove voglia arrivare. A differenza del romanzo letto qualche mese fa, qui inoltre i racconti non hanno una storia avvincente da seguire. Sono pezzi di vita raccontati. Una vita di merda tra l'altro, tanto per utilizzare i suoi stessi termini.
"Un guasto sulla Linea" è un'improbabile storia di un tipo che vuole vedere a tutti i costi la partita in tv e non gliene frega nulla se sua moglia è stata trinciata da un treno. "Senso di colpa cattolico" narra di una sorta di legge del contrappasso per cui il protagonista, che odiava i gay adesso è obbligato ad inculare i suoi migliori amici, e non in senso metaforico. "Il ragazzo di Elspeth" forse è quello che si salva un po' di più per la sua ironia, mentre "Baciarsi e far la pace" resta un racconto insulso, un accumulo di pensieri. "L'incidente di Rosewell" addiritutta è qualcosa di demenziale con alieni ed ultras teppisti che vogliono comandare il mondo. "Tutta colpa dell'acido" quasi neanche si capisce o si segue, perdendosi nelle riflessioni post droga dei protagonisti. "Le spoglie di Victor" un'inutile storia di due che si contendono una ragazza un po' troia che c'ha il mal di denti. Niente di più. "Amo Miami" il racconto più lungo, inzialmente più calmo e con meno turpiloquio è un po' come la corrazzata Potienkin per Fantozzi: una cacata pazzesca.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Perfettamente d'accordo,potevo impiegare meglio tempo e soldi