giovedì 22 settembre 2016

Lo Chiamavano Jeeg Robot (2015)

Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2015
Titolo originale: Lo Chiamavano Jeeg Robot
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Attualmente il primo lungometraggio di Gabriele Mainetti può essere considerato il film del momento. Un momento che dura ormai già da circa un anno, visto il successo riscosso con l’uscita al cinema (non sono riuscito ad andare, ma avrei voluto), visti i sette David di Donatello e visto il passaparola mediatico che c’è stato nei suoi confronti. Del resto, già il tema, è abbastanza ambizioso ed originale per le produzioni italiane. Se escludiamo poche pellicole, di carattere da commedia peraltro come potrebbero essere I Due Superpiedi Quasi Piatti o Poliziotto Superpiù, il panorama italiano si è sempre tenuto lontano, forse per incompetenze, da possibili blockbuster in salsa action movie. Qui si fa un salto di qualità impressionante, andando peraltro a colmare un vuoto tematico che ci vedeva impreparati. Certe volte va un po’ di moda parlare male dell’Italia o del nostro cinema, non considerando erroneamente che anche oggi (e non mille anni fa) possiamo vantare titoli di un certo rilievo. In pratica, anche con una buona dose di masochismo, tendiamo a bistrattare le nostre opere. Tra quelle recenti mi vengono in mente soprattutto Suburra e Non Essere Cattivo:  entrambi con Roma come sfondo ed entrambi che trattano la malavita. Anche nel film di Mainetti sono presenti questi due elementi che con una certa astuzia riesce a valorizzare ed inserire in un contesto fantastico che non scade nel trash improbabile o nell'operazione "facemoce Hollywood a modo nostro". Su cosa sia il film e di cosa parli la trama non c'è bisogno che ve lo stia a raccontare, perchè sono sicuro che il successo è stato così elevato che difficilmente non siete stati attratti da un qualcosa che è già cult. Girato egregiamente, interpretato ancora meglio con attori quali Santamaria e soprattutto Marinelli che riesco a bucare lo schermo, accompagnati anche da una Pastorelli che si difende egregiamente. Tra i tanti di contorno non posso non ricordare Esposito, uno dei farabutti di Gomorra (altra serie italiana con le contropalle). Buono anche il comparto legato agli effetti speciali, che ok non saranno quelli a stelle e strisce, ma oltre che non essere da buttare ti danno quel senso di casalingo di alto livello che non contrasta con tutto il film. Perchè per fare qualcosa di professionale che sia acclamato in egual misura da pubblico e critica qui si usa il trucchetto della borgata: i protagonisti sono tutti quanti personaggi abbastanza semplici e comuni. Anche i malavitosi, con il villain sopra le righe per volere artistico, sono quelli da strada che possiamo incontrare e schifare tutti i giorni. Nel complesso, e tengo a precisare che per me è un grande film, voglio però anche usare la matita rossa per evidenziare un qualcosa che mi stona: la storia d'amore, con tanto di sesso che ai miei occhi è paragonabile allo stupro, tra Enzo ed Alessia poteva essere eliminata o condotta in altra maniera. Lei è visibilmente una vittima, e non c'è motivo per usarla. O meglio c'è, ma potevano evitarlo. Anche se sicuramente questo pone l'accento, in modo un po' grottesco, sulla vita difficile e scapestrata del protagonista. Solo per parlarne eh, niente di grave, ma il realismo poteva essere espresso in maniera meno invasiva.
 
 
Per il mercato home video il 15 settembre sono usciti i dischi in tre versioni: DVD, il bluray che ho io, ed il bluray in edizione limitata (250 copie) firmata dal regista. Quest'ultima irreperibile subito dopo pochi minuti. Ad ogni modo c'è una piccola sorpresa anche nella versione "normale" del bluray, ovvero una cartolina (random tra tre disponibili) che nel mio caso riguarda la Pastorelli (avrei preferito quella gialla con la poltrona). Il comparto audio è eccelso: solo lingua originale (che sarebbe l'italiano) in DTS HD Master 5.1 che beh è una gioia avere. Anche perchè i momenti di pura azione non sono lesinati ed in molte scene questo rappresenta un chiaro punto di forza. Il video mpg-4 avc è ottimo, sia in ambientazioni scure, sia in spazi aperti e luminosi. La periferia romana è ben rappresentata da una fotografia che non lascia indietro dettagli e non presenta rumori di fondo o effetti ghosting neanche nei combattimenti più movimentati. Gli extra sono ben strutturati (con audio Dolby Digital 2.0) e così suddivisi:
  • Backstage (1 ora e 1 minuto)
  • Scene tagliate (9 minuti)
  • Provini (19 minuti)
  • Ciak impaperati (6 minuti)
  • Storyboard interattiva (8 minuti)
  • Cortometraggio Tiger Boy (20 minuti)
  • 2 trailer
  • Videoclip
Manca purtroppo il cortometraggio Basette (2008) che con Tiger Boy (2012) ed appunto il film è il primo pezzo della trilogia dei supereroi di Mainetti.

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