Sono comunque sopravvissuto e arrivato nel primo pomeriggio a Esparron de Verdon, un paesino arroccato che si affaccia su un lago turchese incastonato tra calanchi e boschi, uno di quei laghi artificiali nati negli anni Sessanta dallo sbarramento del Verdon, ma con un pedigree ben più antico alle spalle: in centro si trovano ancora resti medievali, tra cui un castello. Peccato che io ci sia rimasto giusto il tempo di due foto, perché con 38 gradi reali e temperatura percepita da fusione nucleare non c'era verso di fermarsi più di dieci minuti senza sciogliersi sull'asfalto.
Da lì è stato un attimo arrivare a Gréoux-les-Bains, dove dormirò le prossime due notti e che ho iniziato a girare in lungo e in largo, cotto come un uovo al tegamino ma con la curiosità intatta. È l'oasi romantica del Verdon, e passeggiando tra le viuzze del centro storico, con le case dalle porte colorate e i passaggi a volte, l'immagine calza bene. Sopra il paese domina quel che resta del castello dei Templari.
La Provenza di agosto non è quella patinata delle cartoline con i campi di lavanda in fiore, quella stagione è già passata anche se da poco , ma il paesaggio rurale resta comunque il vero protagonista: colline pettinate da ulivi e vigne, boschi che d'improvviso lasciano il posto a pareti calcaree, un'agricoltura che qui convive da sempre con l'attività termale e che ha fatto di questa zona un riferimento per olio, vino e allevamento ovino. Il Verdon, che dà il nome a mezza regione, è il grande filo conduttore di questi giorni, tra laghi color turchese nati da dighe e gole scavate nel calcare del Giurassico, ma di quello che farò domani non dico ancora niente, perché non ho deciso con precisione quale sentiero prendere e mi piace lasciarmi ancora un margine di improvvisazione.
Dopo un buon sorbetto con limoni di Mentone e vaniglia aromatizzata a lavanda, per cena ho optato per un caratteristico Broufado de bœuf.. Ma mi hanno portato un'insalata...
Album fotografico Arrivo a Gréoux-les-Bains

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