Oggi lascio la Spagna e comincia la seconda parte del viaggio: i Pirenei francesi. Il trasferimento da Torla a Gavarnie non è esattamente una passeggiata. La strada attraversa un susseguirsi continuo di vallate, salite, discese e panorami che fanno passare in secondo piano il fatto che, per buona parte del tragitto, io sia semplicemente seduto in macchina. Da Torla scendo verso Broto e Biescas, poi attraverso la zona di Sallent de Gállego e Formigal, prima di entrare definitivamente in Francia dal colle del Portalet. Da lì comincia una delle parti più spettacolari del viaggio: Laruns, il Col d’Aubisque, il Col du Soulor, la discesa verso Argelès-Gazost e poi la valle che porta a Luz-Saint-Sauveur e Gavarnie. Una strada che sembra progettata apposta per ricordarti che i Pirenei non sono soltanto un posto dove andare a fare trekking. Sono anche un gigantesco parco giochi per ciclisti. E infatti ce ne sono ovunque. Ma proprio ovunque. Gente che pedala su queste strade come se fosse una cosa perfettamente normale, mentre io, comodamente seduto in macchina, li guardo e penso che una volta posata aggiungerò la mia fatica alla loro.
Del resto siamo nel territorio sacro del Tour de France. Il Tourmalet, l’Aubisque, l’Aspin, il Soulor, il Peyresourde: sono nomi che appartengono alla storia del ciclismo e ammetto di averli dovuti cercare incuriosito. E non è soltanto il Tour: anche La Vuelta ha attraversato più volte i Pirenei francesi. Anzi, proprio quest'anno il Tour è passato da queste parti: una tappa è arrivata a Gavarnie-Gèdre, dopo aver affrontato alcuni dei mostri sacri del ciclismo pirenaico. Sull'asfalto compaiono continuamente scritte dedicate ai corridori, ai campioni, alle imprese del passato. A un certo punto ne vedo una che mi fa inevitabilmente sorridere:
FORZA PANTANI.
In mezzo ai Pirenei francesi, a distanza di quasi trent'anni dalle sue imprese, ritrovare il nome del Pirata scritto sull'asfalto è una di quelle piccole cose che raccontano quanto certi personaggi siano diventati patrimonio collettivo dello sport. Pantani, del resto, sulle montagne del Tour ci ha costruito una parte enorme della sua leggenda. Passo davanti al Col d’Aubisque e mi trovo davanti le gigantesche biciclette decorative che celebrano il Tour de France: una specie di piccolo monumento al ciclismo che sembra messo lì apposta per ricordarti dove ti trovi. Finalmente arrivo a Gavarnie. È già pieno di gente. Anzi, pienissimo. Comincio a prepararmi mentalmente a perdere un'ora cercando parcheggio, quando davanti a me succede il miracolo: vedo una macchina che sta uscendo dal parcheggio più vicino possibile alla partenza del sentiero. Non faccio neanche in tempo a formulare il pensiero. Mi infilo. E così posso fare subito quello per cui sono venuto: il Cirque de Gavarnie. Il trekking è semplicemente bellissimo. La parete del circo si apre davanti a me man mano che avanzo e il paesaggio diventa sempre più spettacolare. Il Cirque de Gavarnie è uno di quei posti in cui la fotografia rischia quasi di essere inutile: puoi fare tutte le foto che vuoi, ma dal vivo la dimensione del luogo è un'altra cosa. La cascata, le pareti verticali, i pascoli, le montagne che chiudono la valle. È uno scenario enorme, quasi teatrale. E soprattutto è un ambiente che si presta perfettamente al modo in cui sto vivendo questi giorni: camminare per ore dentro paesaggi che cambiano continuamente, senza dover necessariamente arrivare da qualche parte. Finito il trekking, però, non c'è molto tempo per contemplare l'esistenza. Mi rimetto immediatamente in macchina. Perché Saint-Lary-Soulan non è esattamente dietro l'angolo. E qui la giornata decide di aggiungere un altro piccolo episodio alla collezione. Dietro una curva trovo due ragazzi che fanno autostop. Direzione Lourdes. Sono francesi: lei viene da Grenoble, lui da un posto dalle parti di Andorra che, neanche so riscrivere. La cosa interessante è che sono entrambi completamente fissati con l'atletica leggera. E, soprattutto, sono entusiasti degli italiani. Mi raccontano che i nostri stanno vincendo una quantità impressionante di medaglie e cominciano a esaltare gli atleti azzurri. Io annuisco con grande partecipazione. Il problema è che, di atletica leggera, non so praticamente una sega. Quindi per qualche chilometro cambiamo discorso e sosteniamo una conversazione basata principalmente sui nostri trekking. Li lascio molto vicino alla loro destinazione e riprendo la strada verso Saint-Lary: però non sto esattamente "a Saint-Lary". Sto alla fine della funivia, dove cominciano gli impianti da sci del Pla d'Adet. Il che, è comunque perfetto: domani mattina mi sveglio e sono già praticamente sul posto di partenza del trekking.
PS: non c'è WiFi quindi scrocco una rete aperta che però è lontana almeno duecento metri da casa. Stasera ho caricato le foto. Domani non è detto.
Album fotografico Cirque de Gavarnie

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