domenica 9 agosto 2026

Gole del Verdon dall'alto e Moustiers-Sainte-Marie

 

Secondo giorno, e anche stavolta la sveglia suona presto come ieri. Il nemico di oggi non sono le code ma il sole, con circa 800 metri di dislivello da smaltire e la certezza che dopo le dieci il caldo sarebbe diventato un problema serio. Quindi il mio terrore era quello di arrivare troppo tardi e beccarmi tutto il sole. Arrivo al parcheggio di Félines, deserto, che sono ancora le 7.30 del mattino, e la scelta si rivela subito quella giusta: il sole resta nascosto dietro il Col de l'Âne per tutta la salita, un regalo che a quest'ora e con queste temperature vale più di qualsiasi panorama.

Imbocco l'anello del sentiero numero 5 in senso orario, così da affrontare la salita più dolce all'andata e lasciarmi la discesa più ripida per il ritorno, quando le gambe sono già calde. Si sale tra i boschi di Félines, si tocca il Col de l'Âne a poco più di 1.090 metri, e poi si prosegue sulla cresta verso il Col de Plein Voir, oltre i 1.160 metri. Qui il sole inizia a farsi sentire, ma la vegetazione che accompagna il tratto di cresta fa ancora da schermo naturale, e io ne approfitto senza lamentarmi. La discesa verso valle si rivela più impegnativa di quanto avessi previsto, tra tratti ripidi e sassosi, ma ricompensa ogni passo con scorci sulle gole del Verdon che meritano davvero la fatica.

Torno al parcheggio dopo circa quattro ore di cammino e non lo riconosco più: da deserto che era all'alba si è riempito di auto di gente diretta al lago, anche se per un attimo mi è scappato di pensare "al mare". Mi concedo una pausa, poi risalgo su Suzukina e punto verso Moustiers-Sainte-Marie, che non è famoso per il gemellaggio con Montelupo Fiorentino  ma ha ben altri motivi: è un borgo che sembra incastrato dentro la roccia. Le gambe avrebbero anche diritto al riposo, ma non resisto e mi faccio un'altra piccola camminata fino alla terrazza panoramica, per poi salire fino alla cappella di Notre-Dame de Beauvoir, arroccata in alto sopra il paese fin dal dodicesimo secolo, da cui il borgo si vede tutto raccolto ai piedi delle rocce, con quello strapiombo che gli dà il carattere che ha reso Moustiers uno dei villaggi più fotografati della zona.

Limonata d'obbligo per rinfrescarmi, poi si riparte verso Valensole, anche se ormai la fioritura della lavanda è finita da qualche giorno e i campi che avrei voluto vedere viola sono già stati raccolti. Pazienza, resta comunque un paesaggio che vale la deviazione.

Album fotografico Gole del Verdon dall'alto e Moustiers-Sainte-Marie 

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