venerdì 21 agosto 2026

Roussillon e Sentiero dell'Ocra

 


Parto da Albi che è ancora notte, verso le 5.30, sotto un cielo che non promette esattamente una giornata memorabile. Ha piovuto, c'è nebbia e per parecchio tempo la strada sembra una specie di tunnel grigio senza fine. Il tragitto verso Roussillon è lungo, parecchio lungo, e quando finalmente arrivo ho quasi l'impressione che la Provenza abbia deciso di continuare il maltempo dei Pirenei invece di accogliermi come da cartolina. Nebbia, nuvole basse, colori spenti. Insomma: tanto per cambiare, anche oggi il meteo ha deciso autonomamente il programma. Il Sentiero dell'Ocra apre soltanto alle 13, quindi non ho nessuna fretta. E Roussillon, in fondo, è uno di quei posti in cui la fretta sarebbe comunque un peccato. Il paese è letteralmente costruito sopra l'ocra: il giacimento si trova nel cuore del Parco Naturale del Luberon e già i romani avevano capito che quella terra colorata poteva essere una merce interessante, tanto da esportarla verso Oriente attraverso Marsiglia. Oggi, invece, l'ocra è soprattutto una gigantesca tavolozza. Le facciate di Roussillon sembrano essersi messe d'accordo per sfoggiare tutte le possibili variazioni del colore: rosa, arancio, giallo, rosso, mattone. Diciotto sfumature, dicono. Io non mi metto certo a contarle, ma il risultato è talmente uniforme e allo stesso tempo variopinto da sembrare quasi costruito apposta per le fotografie, anche se con il tempo che è, non rendono affatto. È uno di quei borghi provenzali che rischiano facilmente di diventare una caricatura della Provenza stessa, ma che dal vivo funzionano molto meglio che in foto. Poi finalmente arriva l'ora del sentiero. Le aspettative escursionistiche, diciamo, sono abbastanza modeste: il Sentiero dell'Ocra è più una passeggiata che un trekking, con un percorso semplice tra le vecchie cave a cielo aperto e le pareti di roccia modellate dall'estrazione. Il paesaggio però è da Far West, avrei potuto raccontare di essere in Arizona o nello Utah. Però nel frattempo succede una cosa che non avevo programmato: il cielo cambia completamente. Le nuvole si aprono, compare l'azzurro e improvvisamente quelle pareti rosse e arancioni, incorniciate dai pini, esplodono di colore. Dopo la mattinata grigia è quasi una compensazione personale del meteo. E ancora una volta mi ritrovo a pensare che, nei viaggi, il tempismo casuale spesso riesce a fare meglio di qualsiasi programma. Finita la passeggiata, torno in macchina e riparto. La destinazione è La Palud-sur-Verdon e la Provenza comincia a cambiare di nuovo faccia. L'ocra e i piccoli borghi colorati lasciano spazio a gole, pareti rocciose e paesaggi scavati dall'acqua del Verdon. È un'altra Provenza, molto meno da cartolina e molto più verticale, che mi riporta decisamente nel mio habitat naturale. Da domani, infatti, si torna a camminare sul serio. Dopo qualche giorno tra trasferimenti, borghi e strade panoramiche, ho finalmente davanti altri trekking. E, considerando dove sono finito, direi che la Provenza può smettere di preoccuparsi: non sono venuto fin qui per stare fermo.

Album fotografico (anche qui la WiFi fa onco) Roussillon 

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