Il film segue il percorso ossessivo del protagonista, un analista acustico dal talento straordinario ma dalla personalità apparentemente fragile, che si ritrova a dover decifrare i suoni e i rumori registrati negli ultimi istanti prima dello schianto di un nuovissimo aereo di linea. È proprio questo minimalismo tecnico a fare la fortuna del ritmo narrativo. Lo spettatore viene letteralmente risucchiato in un vortice di ascolti ripetuti, frequenze isolate, respiri e impercettibili alterazioni metalliche, trasformando un lavoro apparentemente statico e d'ufficio in un'indagine sul filo del rasoio.
La sceneggiatura gioca molto bene la carta del complotto aziendale e geopolitico, dosando gli ingredienti con notevole intelligenza. Non si scivola mai nelle esagerazioni grottesche o nei colpi di scena inverosimili tipici del cinema d'azione hollywoodiano di consumo; al contrario, il dubbio e la paranoia crescono in modo realistico, insinuandosi tra le pieghe di interessi economici miliardari, coperture istituzionali e l'errore umano. Pur non essendo un'opera d'essai sofisticata o rivoluzionaria, il film fa esattamente quello che un thriller di razza dovrebbe fare: mantiene la promessa di intrattenere con intelligenza, lasciando incollati alla sedia fino all'ultimo secondo utile per sbrogliare la matassa.
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