Visualizzazione post con etichetta Jean-Marc Vallèe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jean-Marc Vallèe. Mostra tutti i post

domenica 20 luglio 2014

Dallas Buyers Club (2013)


Regia: Jean-Marc Vallée
Anno: 2013
Titolo originale: Dallas Buyers Club
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

La prima volta che sentii parlare di AIDS ero ancora un bambino e quella parola di cui avere paura era un po' sulla bocca di tutti: giornali, trasmissioni tv, scuola, opuscoli. Era la fine degli anni ottanta ed iniziavano i novanta: emergenza a livello mondiale e i cittadini dovevano almeno conoscere non tanto gli effetti devastanti dell'HIV quanto le precauzioni per evitare il contagio. Poco dopo morì Freddie Mercury ed uscì il film Philadelphia: il mondo ne sapeva sempre di più. Con il passare degli anni, l'interesse verso la malattia è calato, almeno dal punto di vista mediatico, in quanto assorbito collettivamente come una piaga con cui conviverci e da debellare. Il problema resta di proporzioni enormi e non siamo ancora in grado di abbassare la guardia. A risvegliare il coinvolgimento ci pensa Dallas Buyers Club di cui si è parlato molto bene in relazione agli Oscar vinti. Non sapevo di cosa trattasse, così mi accingo alla sua visione venendo catapultato nel Texas di metà anni ottanta, in cui l'omofobo (facile esserlo, anche io lo sono stato) Ron Woodroof / Matthew McConaughey , dopo aver vissuto una vita di eccessi con droga alcol e sesso, si ritrova ad essere sieropositivo. Gli danno circa trenta giorni di vita. E già qui penso che sia una storia di quelle in cui il protagonista vive tra rimpianti e redenzioni. D'altra parte quando l'etichetta sul tuo corpo ha una scadenza, breve o lunga che sia, è già un trauma di per sè. Invece il racconto, basato su di una storia vera, continua tra cure sperimentali, la ricerca di altri farmaci non approvati dalla FDA ed un continuo vivere al limite tra droghe ed importazione di farmaci non approvati. Sulla trama mi fermo qui, guardatelo. Faccio anche un breve accenno, ma tanto in ogni altra recensione ne hanno abbondantemente parlato, sulla grandissima prova recitativa di McConaughley e di Jared Leto (suo partner in affari transex). Grandiosi veramente.  Vallée è bravo a presentarci il rude cowboy che si scontra dapprima con la sua fobia per il mondo gay (tema caro al regista già apprezzato in C.R.A.Z.Y. ) e con l'evolversi di una malattia tanto pericolosa quanto poco conosciuta. Da "figa dipendente" e da uomo che ama gli eccessi, deve suo malgrado (e lo fa fino ad un certo punto) riuscire a combattere la malattia ed ingaggia una difficile battaglia contro il sistema medico americano la FDA, che pare approvare ed accettare un solo tipo di farmaco (lo AZT) per la cura. Ad un certo punto addirittura i "non approvati" risultano illegali. Quindi per chi volesse provare o sperimentare cure differenti, magari utilizzate in altri Paesi come Israele, Giappone, Cina, Paesi Bassi, Francia o Germania, non vi è possibilità di scelta. L'eroe in questione non è mosso solo ed esclusivamente da sani principi: crea un business con il quale si arricchisce ed allunga la vita agli altri. Il suo Buyers Club da una parte crea fastidi alle case farmaceutiche, dall'altra dà speranza ai malati. Una voce fuori dal coro che parte dal basso, ma arriva a toccare i sentimenti di tutti: chi soffre ed ha una scadenza, sa che è meglio poter scegliere e provare tutte le strade possibili. Come dicevo la storia ha un fondamento che si basa su fatti realmente accaduti. Woodroof ha vissuto davvero e per davvero ha creato il Dallas Buyers Club (articolo che racconta la storia del club) dopo che gli fu rifiutato di essere una cavia per la sperimentazione dello AZT. Probabilmente contrasse il virus quattro anni prima dell'ambientazione della pellicola e, nonostante quanto descritto nel film, il suo orientamento poteva essere considerato bisessuale. Anche il personaggio Rayon (Leto), che ha un'importanza fondamentale per l'economia della storia, non è mai esistito quindi il lavoro di Vallée tende a romanzare quelle parti di più forte impatto emotivo che vedono scomparire pregiudizi e creano un cambiamento di personalità nel protagonista. Riguardo l'AZT, come si evince anche dagli extra presenti, è tuttora uno dei farmaci più utilizzati e più efficaci contro la malattia e le dosi nel corso degli anni sono variate ed utilizzate assieme ad altri prodotti (articolo del Washington Post), ma effettivamente negli anni in cui è ambientato il film era ancora in fase sperimentale su diversi pazienti per poterne studiare gli effetti. A distanza di anni (quindi portati avanti di un decennio rispetto al film) si è visto che molti dei farmaci utilizzati dai vari buyers clubs, non avevano alcun effetto sul HIV, ma riuscivano comunque a prevenire infezioni senza causare gli effetti collaterali, distruttivi e deleteri per un gran numero di pazienti, provocati da un uso troppo massiccio dell'AZT.Uno dei farmaci utilizzati invece fu in un primo momento accettato dall'FDA, salvo poi essere ritirato, perchè causava altri effetti collaterali. Ci tenevo a precisare queste cose, perchè alle volte alcuni film vengono visti come fossero Bibbia, ed in casi in cui malattie così brutte colpiscono la persona, possono sviare l'attenzione o dare false speranze.
Il bluray presenta alcuni extra, tra parentesi la durata in minuti:
  • Interviste (13)
  • Backstage (15)
  • Scene tagliate (5)
  • Trailer
  • L'AIDS oggi, a cura della Anlaids (9)

lunedì 5 settembre 2011

C.R.A.Z.Y. (2005)


Regia: Jean-Marc Vallèe
Anno: 2005
Titolo originale: C.R.A.Z.Y.
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Non fate il mio stesso errore basandovi sul titolo e sulla copertina colorata. Avevo voglia di ridere, e credevo si trattasse di una commedia spiritosa o addirittura demenziale. No, sbagliato. E' un film drammatico sulla lenta scoperta della propria identità sessuale da parte di un gay canadese, ambientato tra gli anni sessanta e gli ottanta. CRAZY sta per le iniziali dei cinque fratelli che compongono la famiglia ed è il titolo della canzone di Patsy Cline che ha un ruolo importante nella trama. La pellicola è veramente lenta e l'autore impiega diversi anni per scoprire di essere omosessuale: il film dura altrettanto. Non è la classica storia con checche (passatemi il termine non politicamente corretto) che possono andare di moda, neanche una di quelle strappalacrime con abusi e maltrattamenti razzisti, e neanche un film politico e documentaristico come può essere il capolavoro biografico "Milk". Niente tutto questo: è solo il punto di vista di un ragazzo che non sa che pesci prendere. Non è una battuta. E' un ragazzo che compie il suo itinerario alla scoperta di se stesso. Neanche in maniera troppo cruda. Molto soft, nessuna scena di sesso, nessuna scena pesante. Il tutto avviene sotto gli occhi di un padre un po' poco moderno (deh..) e poco contento della situazione. Impossibile però non dargli torto e condannarlo. Alla fine neanche fa niente di male ed accetta i gusti del figlio (ci mancherebbe) che tardivamente affronta la questione con sè. Quindi al termine del film possiamo anche vedere che  il vecchio detto "meglio buco che bucato" ha un valore importante in quanto il padre fa meno fatica ad accettare il figlio maggiore tossico rispetto a quello gay. Uno però muore di overdose, l altro vive felice e contento. Interessante la colonna sonora con Bowie, Pink Floyd e Rolling Stones.