giovedì 5 giugno 2014

2 Fast 2 Furious (2003)


Regia: John Singleton
Anno: 2003
Titolo originale: 2 Fast 2 Furious
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (5.7)
Pagina di I Check Movies
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A due anni di distanza dal primo capitolo, ecco il sequel del lavoro di Cohen con alcuni piccoli cambiamenti: ad affiancare Paul Walker nel ruolo del coprotagonista abbiamo Tyrese Gibson e la bella di turno è Eva Mendes. Voglio subito dire una cosa: è una boiata di film, ma almeno ha preso con sè gli ingredienti vincenti dell'originale. Attenzione: non ciò che l'altro aveva di buono, ma i fattori che lo hanno reso interessante, ovvero le gare con le macchine. E' infatti questo che ha fatto forte il successo del franchise, abusato o meno, stupido o no, ecco cosa ha portato milioni di ragazzetti (e non solo) a pagare il biglietto del cinema. Quindi abbiamo una sceneggiatura base, di quelle semplici, ricalcate da una puntata qualsiasi della serie Miami Vice con tanto di narcotrafficante (+/-) spietato. E tanti inseguimenti. O gare insomma. Ne hanno messe diverse di ogni tipo, questa volta celebrando un attimino anche i motori americani e non solo quelli made in Japan. E' così che la trama passa in secondo piano, appiattita da scorribande e prove di forza a chi romba di più ed allo scarico più potente. Colpo di scena già annunciato con lo scambio di auto e la parata con centinaia di auto da corsa inseguite da centinaia di auto della polizia. Talmente ridicolo che fa ridere e fa anche piacere. Davvero. Quasi al pari dei dialoghi: tutti forzatamente sopra le righe, frasi di repertorio che neanche alla recite di Natale avresti il coraggio di scimmiottare. Ganzo, solo perchè sai già cosa è e se lo guardi non può essere una sorpresa, neanche l'effetto "velocità di curvatura" quando vanno a 180 km all'ora.

martedì 3 giugno 2014

La Zona Morta (1983)


Regia: David Cronenberg
Anno: 1983
Titolo originale: The Dead Zone
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.3)
Pagina di I Check Movies
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A David Cronenberg piacciono le mutazioni, psichiche o carnali,  ed il paranormale che viene fuori dal potere della mente. Ecco perchè dal connubio con Stephen King mi aspettavo qualcosa in più. Ammetto che dovuto rileggere la mia recensione su La Zona Morta per rinfrescarmi un po' la memoria: la pellicola mi è sembrata abbastanza fedele dal punto di vista narrativo, eppure vengono meno alcuni elementi psicologici non indifferenti. La sofferenza interiore del protagonista Johnny (Christoher Walken) non è calcata come nelle pagine del libro, e pur ammettendo alcune modifiche presenti tra romanzo e sceneggiatura, l'aspetto horror è praticamente annullato. Non che il libro ti faccia tremare, ma da un regista del settore come Cronenberg potevi aspettarti delle scene maggiormente cruenti oppure in cui la tensione potesse essere maggiore. Visto oggi per la prima volta è "solo" un thriller. Per restare legato al romanzo, il regista perde un po' del suo essere tale, eppure questo nell'economia finale non risulta una scelta vincente: manca di verve e mordente. Nel complesso rimane un film piacevole da vedere, sebbene il grosso del merito vada al soggetto. Le comparse sono da teatrino errante, il che, fa risaltare maggiormente i protagonisti in gioco: Walken e la breve parte di Sheen.

lunedì 2 giugno 2014

E' nata Zoe!

Foto di juliaset72
Un altro fiocco rosa per il fondo. Tocca a Zoe, sorellina di Federico, che giusto tre anni fa aprì per primo le danze. Mentre adesso di balletti ce ne saranno molti ed il neo acquisto Diego ha già messo da parte le scarpette da calcio, per poter fare la corte alla nuova fiamma del fondo. Babbo Cuccu non so quanto sarà contento di simili attenzioni,ma potrebbe essere un vanto anche per la sempre_giovanissima_e_mai_attempata Cindy, che ricordiamo diede il secondo nome (non ufficiale) a Gioia. Insomma già tanti piccoli e grandi amici per la neonata che sarà contenta di avere un articolo tutto per sè. Quindi festa della Repubblica, ma anche festa di Zoe.

The Beach (2000)


Regia: Danny Boyle
Anno: 2000
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (6.6)
Pagina di I Check Movies
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Fino ad ora mancava solo The Beach per concludere la filmografia di Danny Boyle , regista a cui tengo molto e che grazie a Trainspotting si è fatto conoscere da una grande fetta di pubblico e critica. Ho citato questo suo film del 1996, perchè con The Beach ritroviamo molto, esportato altrove, di ciò che avevamo apprezzato quattro anni prima. Già con la voce racconto fuori campo, entriamo nelle idee del personaggio Richard (Leonardo Di Caprio), una critica al conformismo, al consumismo ed ai viaggi pacchetto tutto organizzati. Già perchè c'è un tipo di turista che non si accontenta della copertina platinata di una rivista di viaggi, non vuole visitare un luogo ultra pubblicizzato e sporcato da milioni di altri sui simili, non vuole la foto ricordo preconfezionata. Desidera la rarità del momento e della compagnia. The Beach, fa leva su questo, così Richard, ed una coppia francese partono per la grande avventura alla ricerca di ciò che è inusuale, paradisiaco e segreto. Se tutti fossero a conoscenza della spiaggia perfetta, tutti vorrebbero andarci, e finirebbe per trasformarsi nel solito villaggio vacanze da cui vogliono scappare. Qui trovano infatti una comunità di turisti sui generis, organizzati come una comune da villaggio, che vive spensierata e lontana da tutto ciò che odiano. E' forte in gran parte del film l'idea di liberazione, non solo dal caos metropolitano (Richard prova disgusto una volta tornato anche per pochi giorni a Bangkok) , ma anche dai problemi che affliggono la vita moderna. Certo, ogni posto ha i suoi disagi e le sue pecche, come è possibile vedere durante la pellicola. Buonissima la fotografia ed il montaggio, non scontati, come invece potrebbe essere la scenografia che sopporta una trama non poi così avvincente.

domenica 1 giugno 2014

MotoGP 2014: Mugello (Italia)

Il Mugello dà sempre sensazioni particolari, vuoi perchè è nostra pista, quella che conosciamo maggiormente, quella più volte vista e sentita raccontare in tv come nei giornali, quella in cui nel 2005 ho avuto il piacere di vedere uno dietro l'altro tutti i campioni italiani (Rossi, Biaggi, Capirossi e Melandi) e quella in cui nel 2009 Valentino Rossi perse l'imbattibilità sulla pista, vedendo vincitore la meteora Stoner. Una pista fantastica, forse non la migliore tra tutti i MotoGP, ma quella in cui il mio idolo motociclistico ha vinto per ben nove volte e sta inseguendo ormai da anni la decima. Il Real Madrid ce l'ha fatta alla lunga, forse un giorno anche Rossi potrà bearsi di ciò. Non importa però più di tanto, quando continui a dare emozioni , quando arrivi a trecento Gran Premi e sali 187 volte sul podio (anche oggi giunto terzo). Gara molto buona, strepitosa e divertente anche quelle di Marquez e Lorenzo, rispettivamente primo e secondo, dopo una gran bagarre, ma l'emozione di quel 151 esimo podio in classe regina le supera un po' tutte. Ho scritto prima 187 e poi 151, come va di moda oggi dire: ma i dati sono un tantino differenti. Se infatti si considerano 300 gare significa che si contano anche quelle fatte in 125 e 250, di conseguenza è giusto contare i 36 podi che ha ottenuto lì. Sul podio come un giovincello, roba da urlo.

La Frode (2012)


Regia: Nicholas Jerecki
Anno: 2012
Titolo originale: Arbitrage
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.7)
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Questo è uno dei tanti titoli che potrebbe vincere l'Oscar per la mediocrità. Non voglio girarci troppo intorno: a me non è piaciuto. Non nel senso che faceva schifo o per il finale netto ed includente che può aver fatto storcere il naso ad alcuni, ma proprio la sua mancanza di essere un qualcosa di più preciso. Ecco fatto il compitino, per un thriller di cui conosciamo già tutti i colpevoli, e non ci sono date notizie, se non sparse e parche, sul fondamentale rapporto tra Robert Miller (Richard Gere) ed il ragazzo di colore che in pratica lo salva. Molto piatto, non originale, tutto già visto, scontato, noioso ad eccezione dell'interpretazione di Gere, che è buona, ma te lo puoi aspettare. Quindi appunto nessuna novità e nessun tipo di esaltazione. Poi mi stucca quando vogliono far vedere il lato buono ed umano di un delinquente, che non solo fa i giochetti sporchi in borsa, ma se la svigna anche dopo aver ucciso la propria amante (Laetitia Casta). Poi fa tutto il per benino. E finisce anche bene, visto che chi svolge le indagini (Tim Roth) è disegnato come un incompetente che necessita di falsificare le prove ed abusare del suo potere per arrestare un sospettato. Tutto molto veloce, arrangiato, mancante di molte spiegazioni.