Anno: 1977
Tracce: 6
Formato: CD
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Il trio canadese con Geddy Lee alla voce e al basso, Alex Lifeson alla chitarra, Neil Peart alla batteria, era in quel periodo nel pieno della sua fase più ambiziosa. Peart aveva preso le redini della scrittura dei testi dopo l'ingresso nella band nel 1974, portando con sé riferimenti alla fantascienza e alla filosofia che avrebbero caratterizzato gli album di quegli anni. A Farewell to Kings non fa eccezione: testi densi, immagini epiche, una voglia di costruire qualcosa di grande che si sente in ogni brano.
Xanadu è il pezzo che più di tutti rappresenta questo disco con undici minuti ispirati alla poesia di Coleridge, con un intro acustico e percussivo che si trasforma progressivamente in qualcosa di più pesante e ipnotico, con Lee che canta di un viaggiatore intrappolato per l'eternità in un paradiso diventato prigione. Closer to the Heart è il brano più accessibile e immediato, quello che funziona anche senza il contesto del resto del disco. La title track apre il disco con una chitarra acustica classicheggiante che non ti aspetti, e che dimostra quanto Lifeson fosse un chitarrista più versatile di quanto il genere farebbe pensare. Cygnus X-1 chiude con quasi dieci minuti di space rock progressivo e la storia di un astronauta risucchiato in un buco nero, da continuare nell'album successivo.
Secondo me rispetto al precedente richiede qualche ascolto in più per entrare. Ma per chi aveva trovato in 2112 qualcosa di affascinante, A Farewell to Kings è il passo naturale, magari più maturo, più stratificato, con quella stessa ambizione applicata con maggiore consapevolezza.

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