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sabato 8 febbraio 2025

2024 – Lazio – Parco nazionale del Circeo – San Felice Circeo

 

Ed infine l'ultimo articolo di Riccardz (versione completa qui) della nostra gita sul Circeo, in cui è descritta la sua versione di quando lo ritrovai steso a pelle d'orso, esanime e avvolto dai fumi del delirio per gli effetti della disidratazione.
 

Se il sabato è stato dedicato interamente alla cultura, oggi è il giorno del trekking e gli occhi di Jack già luccicano. Mi ero raccomandato, mio malgrado, che il tragitto scelto fosse semplice e per principianti, visto che questo era stato scelto già in un precedente tentativo di gita, andato in fumo. Le rassicurazioni fornite e anche il dislivello non troppo eccessivo mi avevano indotto a credere della fattibilità dell’impresa e così, signor giudice, eccomi qui.

Dovendo ritornare a casa in giornata è necessario centellinare i tempi pertanto, anche in questo caso, la partenza è decisamente mattiniera; poco male, ad attenderci c’è uno dei più piccoli parchi nazionali d’Italia, ovvero quello del Circeo. Il nome del parco deriva dalla cima più alta del comprensorio e la nostra meta è proprio quella; che qualcosa dovesse andare storto lo dovevo intuire già dal caldo asfissiante e soprattutto da quel cartello EE che in tutte le lingue del mondo sta a significare Escursionisti Esperti. Non che io mi faccia scoraggiare, ma le pendenze, l’esposizione e soprattutto la roccia da scalare a mani nude – sì, non sarà stata una parete rocciosa, ma le braccia erano fondamentali – ha fatto sì che mi perdessi d’animo per qualche istante. La prima parte del tragitto in realtà, in mezzo ad un fitto bosco, è risultato essere anche piacevole, ma la mancanza d’acqua, di fontanelle dove caricare la borraccia e la vista lontana del monte mi ha fatto fare la scelta più sofferta ma alquanto intelligente della giornata: “Vai avanti tu, io torno indietro”. Lo so, è uno smacco, ma certe volte le scelte più dure sono anche quelle più sagge e sono felice di averle fatte. In realtà poi la cime non era così distante ma io avevo bisogno di riposo e quindi opto per la dipartita, sebbene poi Jack mi raggiunga al punto di partenza non più tardi di un quarto d’ora. Leggenda vuole che Jack abbia visto in lontananza una figura stesa per terra agonizzante; in realtà ero soltanto io che lo stavo attendendo sul ciglio della strada tranquillamente. Speravo di trovare al parcheggio il bar aperto, almeno per dissetarmi, ma tutto sembrava chiuso da tempo. Seppur non completato, il tragitto permette di vedere panorami unici e una vegetazione sempre verde che però va a scomparire in favore della pietra locale. Una volta terminato il trekking decidiamo di pranzare nel paese più prossimo, o soprattutto per quanto mi riguarda di bere il più possibile. Giunti a San Felice Circeo, per chi non lo sapesse altro BBI, e dopo una bottiglia di due litri, decidiamo di visitare anche il paese.Anche in questo caso il borgo è quello tipicamente medievale, trasformato in luogo turistico dove ogni via è caratterizzata da locali, piccoli negozi di souvenir o ristoranti. La sua posizione geografica fa sì di essere uno dei luoghi ideali per una vacanza dedita al mare e alle vicine città d’arte, ma in realtà, ancora per una volte debbo dire che nella sua specificità non ho trovato nulla di speciale o particolare. Il nostro fine settimana si conclude qui, torniamo in quel di Piombino con la consapevolezza di aver visitato luoghi importanti da tutti i punti di vista, sia storici, sia archeologici, sia ambientali. Siamo entrati ad agosto e siamo usciti a settembre. Mi attende un autunno pieno di novità ma ben pochi viaggi.

 

2024 – Lazio – Anagni – Sperlonga


 Ecco un altro articolo leggibile per intero su Riccardz di cui porterò qui solo alcuni estratti senza le fotografie che potrete vedere sul suo blog. 
Dopo la scorpacciata di arte della Cripta non ci resta che visitare l’altro museo cittadino, ovvero quello dedicato all’illustre Bonifacio VIII. La duecentesca dimora pontificia di Anagni è legata ai giorni dello “Schiaffo”, l’oltraggio consumato nel 1303 da Sciarra Colonna, su mandato del re di Francia Filippo IV il Bello, ai danni di Bonifacio VIII. L’epilogo di uno scontro tra due visioni del potere: quello universale ed eterno della Chiesa; e le esigenze finanziarie di Filippo IV, re del primo stato nazionale d’Europa. Il Palazzo conserva memorie ancora più antiche e tracce recenti e moderne.

Ovviamente non è possibile ripercorrere per filo e per segno ogni sala presente, così come le raccolte, ma è bene dire quanto sia stata fondamentale l’audio guida per poter immedesimarsi nei vari episodi storici; ulteriore plus il fatto che mi abbia dato l’opportunità di rimuginare sulla figura di Bonifacio, sempre considerata negativa, ma che va interpretata proprio nel contesto difficile in cui ha vissuto.

Questa tela commissionata da Claudia De Angelis per la Chiesa di Sant’Angelo in Anagni, raffigura le sue guide spirituali, Santa Caterina da Siena e Santa Rosa da Viterbo, rispettivamente maestre di purezza e di carità. Seguendo questi valori Claudia fondò una comunità di maestre consacrate le cui figlie spirituali furono aggregate nel 1728 all’ordine Cistercense e dalla fine del Settecento abitano il Palazzo di Bonifacio VIII.[omissis...] 

Nella teca è conservata la pregevole testa marmorea di Celestino V, predecessore di Bonifacio VIII e papa del gran rifiuto. Celestino si dimise dal soglio pontificio il 13 dicembre del 1294; solo dieci giorni dopo, alla vigilia di Natale, i cardinali riuniti a Napoli in conclave elessero Bonifacio VIII. L’opinione pubblica non era pronta ad accettare le dimissioni di un papa e le circostanze dell’abdicazione restavano controverse, ammantate da un velo di sospetto alimentato dalle accuse dei cardinali Colonna. In realtà Celestino V era un umile eremita e ben presto fu divorato dai dubbi e oppresso dai sensi di colpa, considerandosi incapace dell’alta dignità pontificia e disorientato di fronte alle pressioni politiche cui era sottoposto.[omissis...]

La visita del palazzo termina qui e ne usciamo arricchiti più che mai; il sabato però è dedicato alla cultura e, seppure non propriamente nelle vicinanze, completiamo il tour artistico con la visita di un altro borgo medievale, ovvero Sperlonga. In realtà questi è famoso soprattutto per il parco archeologico della Villa di Tiberio, imperatore romano. Proprio adiacente alla spiaggia, infatti, furono ritrovati moltissimi reperti archeologici, tra cui frammenti marmorei delle immense statue ora ospitate nel museo archeologico nazionale lì vicino; nonostante il caldo soffocante, io e Jack abbiamo potuto esplorare la villa romana così come la grotta di Tiberio, affascinante anfratto naturale. Il museo archeologico, a differenza di molti altri visitati, contiene una raccolta limitata di manufatti, ma proprio in questo consiste la sua fruibilità. Spesso mi accorgo del fatto che giganteschi contenitori non fanno altro che distrarti e rendono meno appetibile la visita. Non è questo il caso e infatti riusciamo ad ammirare estasiati nonostante le fatiche della mattinata.[omissis...] 

Completato il museo non ci rimane che intraprendere il percorso verso i resti della villa; anche in questo caso siamo ben consapevoli che molti, al di là della recensione, stiano facendo un bel bagnetto, ma ormai noi ci siamo immedesimati in Alberto Angela e completiamo il giro.[omissis...]

Il percorso archeologico è terminato e, dopo aver visto le strutture della domus, possiamo anche dirigerci verso l’ultima tappa, almeno quella turistica. Vista la difficoltà nel trovare parcheggio, diamo altri cinque euro al tizio non tanto raccomandabile dello stabilimento balneare e ci dirigiamo rigorosamente a piedi verso il borgo. Qui oltrepassiamo dune di sabbia, bagnini, gelatai, ristoranti; e poi ripide scale che non finiscono più, sotto quaranta gradi minimo.[omissis...]

Di per sé il borgo non presenta alcunché di particolare, se non la sua costruzione arroccata e la pietra bianca che ne esalta la bellezza. I vicoli sono quelli tipici medievali che, in alcuni casi, si aprono nelle piazze cittadine. A mio parere manca un vero monumento – se si esclude la villa romana che è alle pendici – che possa attirare ancora di più il turista, sebbene immagino quanto sia piacevole sostare in uno dei tanti locali a fare aperitivo le sere d’estate. [omissis...]

Dopo una meritata sosta in piazza siamo pronti per tornare al punto di partenza, ormai si è fatto tardi e la stanchezza regna sovrana. Tornati in albergo qualcuno si riposa a letto, qualcun altro fa il giovane tuffandosi nella piscina, così da instagrammare alcuni momenti.

Non ci resta che tornare ad Anagni per la cena; pur avendo prenotato la mattina stessa, nel locale regna il caos. Chiedono a noi che numero di tavolo fossimo, pur non essendoci nessun segnale, sentiamo gridare la proprietaria con vari clienti. E poi ci si domanda perché il famoso schiaffo sia avvenuto proprio qui.

 

domenica 2 febbraio 2025

2024 – Lazio – Anagni – Museo della Cattedrale di Santa Maria e Cripta di San Magno

 Ed ecco a ruota anche il secondo articolo di Riccardz che potete leggere in forma originale qui. Un bel malloppone studiato di cui riporto solo alcune parti scritte che raccontano gran parte dei dettagli.

Nonostante la nostra indole mattiniera, ci svegliamo con calma, anche perché i due musei che vorremmo visitare ad Anagni non aprono prima delle 9, quindi non è necessario questa volta vedere l'alba. Il sole però non è ancora alto quando entriamo in paese, per questo motivo possiamo gustare con calma i primi suoni del borgo e girarci intorno senza fretta.

Le viuzze ci mostrano piccole testimonianze del passato con affreschi murali, tra cui un Cristo in trono tra i Santi Luca e Cataldo vescovo, attribuiti al Maestro della Cripta.

Il monumento più importante è sicuramente la Cattedrale di Santa Maria con l'ormai famosissima cripta; l'articolato complesso architettonico occupa gran parte dell'acropoli. Costruita in pieno Medioevo in stile romanico, poi modificata nel corso del tempo con altri stili, fu testimone, grazie alla vicinanza con Roma e alla sua importanza papale, di grandi eventi storici, come le due scomuniche inflitte ai due Federico, il Barbarossa e lo Stupor Mundi, o la canonizzazione di Santa Chiara.

Il Campanile

Per poter visitare la chiesa è necessario fare tutto il percorso museale, passando in vari ambienti, il primo dei quali risulta essere la Biblioteca capitolare, composta da una ricca collezione di oltre 1800 volumi, tra cui svariati incunaboli.

L'Annunciazione di Pietro Gagliardi

Il Paliotto di San Magno, un pannello in legno a argento con l'effige del santo, utilizzato ancora nel secolo scorso per decorare la fronte dell'altare della Cattedrale il giorno della festa patronale.

Il tour prosegue per la sala capitolare

Reliquiario della veste della Vergine

Gli ambienti successivi sono le sagrestie, realizzate nell'Ottocento, chiudendo un portico che si affacciava sul chiostro. Esse accolgono una serie di armadi a parete ancora oggi utilizzati e altre opere d'arte compresi quei manufatti raccolti in secoli di donazioni e di compravendite; sono qui ubicate, per esempio, le 14 tele ad olio della via Crucis realizzate dalla scuola napoletana nel Settecento così come il Tesoro antico della Cattedrale.

Attraverso un manoscritto medievale conosciamo perfettamente la donazione di Bonifacio VIII, sebbene alcuni oggetti preziosi non siano più nella collezione; sorte meno fortunata quella donata precedentemente dal papa Leone IV i cui pezzi non hanno più traccia fisica ma solo documentaria. Nonostante questo il museo offre una variegata esposizione di opere d'arte, tra cui quella di maggior prestigio risulta essere il cofanetto reliquiario di Thomas Becket, realizzato in smalti di Limoges.

Sulla fronte e sul coperchio sono rappresentati il martirio e la sepoltura di San Thomas Becket, l'arcivescovo di Canterbury assassinato nel 1170. Fa parte di una serie fortunata di oggetti con il medesimo soggetto che si possono trovare anche in altre zone d'Europa, a testimonianza di quale fama avessero raggiunto le gesta del santo che si opponeva al potere regale.

Il paliotto della beata Vergine e dei Santi

Proseguendo si giunge alla Cappella del Salvatore: "La tradizione vuole che la Cappella sia stata realizzata per volere dello stesso vescovo Pietro da Salerno al termine dei lavori di costruzione della Cattedrale e da lui consacrata al Salvatore e a san Benedetto. Essa servì sin da subito per le celebrazioni private del vescovo di Anagni e in un primo momento era connessa con la chiesa attraverso una scala che ne permetteva l’accesso direttamente dal presbiterio, come è evidente dalla tamponatura del muro meridionale".

L’altare risalirebbe agli anni della realizzazione della Cappella all’epoca del vescovo Pietro da Salerno; esso fu realizzato con marmi di recupero, forse provenienti dal complesso abbaziale di Villamagna. L’elemento di maggior pregio è il pilastrino destro, probabilmente databile al V secolo.

il crocifisso ligneo databile agli ultimi anni del XV secolo presenta una straordinaria attenzione al realismo anatomico, come si può notare dai dettagli della pelle e dalle vene; d’altra parte l’estrema magrezza del corpo di Cristo e il sangue che scende copioso dal costato sottolineano l’aspetto della sofferenza. La presenza di un meccanismo alla base della nuca del Cristo permetteva la fuoriuscita della lingua, enfatizzando ulteriormente l’aspetto patetico dell’opera. Sappiamo che questo crocifisso era usato per le processioni e probabilmente il meccanismo veniva messo in funzione proprio durante queste solenni occasioni, per impressionare i fedeli e renderli partecipi della Passione di Cristo.

L'icona del Salvatore di Anagni e i suoi sportelli dipinti, provenienti dalla chiesa di Sant'Andrea. La tavola centrale, in legno di castagno, accoglie la maestosa figura di Cristo seduto su un trono dorato mentre nelle due tavole laterali sono rappresentati San Magno e San Secondina.

Madonna col bambino e Rainaldo presbitero: realizzata nel 1325 da Lello de Urbe, importante pittore cavalliniano attivo tra Roma e Napoli, autore anche dell’affresco con San Pietro da Salerno tra sante presente nella Cripta di San Magno. Si tratta di una preziosa icona reliquiario che conserva le reliquie di San Tommaso d’Aquino, San Thomas Becket e San Pietro da Salerno.

Come se non ci fosse nient'altro da vedere, nel piano superiore è allestita anche una pinacoteca dove è possibile vedere dipinti e quadri di ispirazione ovviamente cattolica.

Santi anagnini accolti in Cielo dalla Vergine

La Vergine col bambino consegna il cingolo della castità a Simon Rojas di Francisco Preciado de la Vega

L'annunciazione di Pietro Gagliardi

Finalmente dopo questo percorso ad ostacoli - e vi dirò, non oso immaginare le facce degli stranieri - possiamo giungere, da una porta laterale, in cattedrale; prima della visita della Cripta ci sono ancora piccoli step che ti fanno nuovamente meravigliare.

Il percorso ci propone la Cappella Caetani, completata nel 1296 per volere di papa Bonifacio VIII, addossando un nuovo corpo di fabbrica alla navata sinistra della chiesa, allo scopo di accogliere le spoglie di alcuni personaggi legati alla figura del pontefice anagnino e per celebrare il duplice potere, temporale e spirituale, di Bonifacio e della sua discendenza familiare.

L’affresco che decora la porzione di parete inquadrata dal ciborio fu realizzato tra la fine del 1296 e il 1297, ma subì numerose ridipinture nei secoli seguenti. Al centro la Vergine è seduta su un trono con il Bambino benedicente; ai lati santo Stefano (a destra) e, forse, l’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket (a sinistra) presentano due personaggi inginocchiati. Essi sono due esponenti importanti della famiglia Caetani: quello di destra è Roffredo II, il potentissimo conte di Caserta, fratello di Bonifacio VIII; quello di sinistra, che aveva in origine un cappello cardinalizio accanto alle ginocchia, era il cardinale Benedetto II Caetani. A causa degli infelici rifacimenti, attuati già prima del 1749 e ancora nel corso del XIX secolo, il cappello cardinalizio sparì dall’affresco e il cardinale venne trasformato in frate francescano, identificato come il beato Andrea Conti, zio materno di papa Bonifacio VIII. Anche se fortemente rimaneggiata, l’iscrizione dipinta sotto il trono della Vergine ci informa che nel primo sarcofago riposa il corpo di Pietro, vescovo di Todi, maestro di papa Bonifacio VIII; nel secondo sono le spoglie di Roffredo II Caetani; nel piedistallo sono contenute le ossa di Giacomo Caetani, che forse va identificato con il fratello del cardinale Benedetto II Caetani.

Sulle pareti della cappella sono visibili tracce di una antica decorazione ad affresco databile probabilmente agli stessi anni del ciborio. Questa decorazione si è preservata dalle ridipinture che la cappella subì grazie all’inserimento di un coro ligneo che l’aveva celata alla vista. Sulla volta è rappresentato un Cristo benedicente del XIX secolo.

È giunto il momento di scendere e raggiungere l'ambulacro, ambiente di passaggio tra l’Oratorio di San Thomas Becket e la Cripta di San Magno. Si tratta di un antico luogo dedicato alla sepoltura di personaggi illustri di Anagni, che potevano ambire a essere seppelliti sotto il pavimento della Cattedrale, in una tomba prossima al luogo sacro per eccellenza: la Cripta. La scala di accesso dalla navata sinistra fu aggiunta nel XVII secolo.

Si prosegue con l'oratorio di Thomas Becket, un antico mitreo del I-II sec. d.C., il più antico ambiente di tutto il complesso della Cattedrale di Anagni. Esso si presenta con le caratteristiche architettoniche originali e con la consueta copertura “a carena” (come se vedessimo una nave rovesciata).

Difficile far capire al lettore la bellezza del luogo, per questo motivo prendo in prestito alcune didascalie che forse riescono a far comprendere maggiormente la storia e la creazione di questo splendido luogo:

"La volta sull’altare accoglie una composizione con l’Agnello Mistico tra angeli e simboli degli Evangelisti e un’Ascensione di Cristo in mandorla sorretta da angeli. Sulla parete destra del presbiterio trovate una teoria di apostoli, mentre a sinistra ci sono quattro pannelli relativi alla vita e al martirio di san Thomas Becket. Le prime due scene sono di difficile interpretazione; la terza rappresenta il momento del martirio del santo. Quattro cavalieri irrompono nella cattedrale di Canterbury e uno dei fedeli di re Enrico sferra un fendente con una spada sulla testa dell’arcivescovo inginocchiato di fronte l’altare sotto lo sguardo di alcuni chierici. Nella quarta scena si intravede il primo miracolo compiuto dal santo.

Sulla volta della “navata” seguiamo le storie della Genesi, suddivise in quattro registri (fasce). Il ciclo comincia nel secondo registro da sinistra con la Creazione dell’Universo e la Separazione della Luce dalle Tenebre. Seguono: la Creazione di Adamo ed Eva, il Peccato Originale, il Rimprovero dei progenitori. Sul registro successivo, il secondo da destra: la Spada di Fuoco a guardia dell’Eden, la Cacciata dei Progenitori, il Lavoro dei Progenitori, il Sacrificio di Caino e Abele, l’Assassinio di Abele, Noè nell’Arca. Sul terzo registro, appena sotto il precedente: il Sacrificio di Abramo e Melchisedec ed episodi relativi all’incontro di Abramo con i tre angeli. Sul quarto registro, il primo da sinistra: episodi relativi al Sacrificio di Isacco e alla Primogenitura di Giacobbe.

Sulla parete sinistra si intravedono cinque episodi del Nuovo Testamento: l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al Tempio.

Sull’altro lato trovate una teoria di santi tra cui san Remigio, san Leonardo, san Benedetto e il gigante san Cristoforo, accanto all’antico ingresso dell’Oratorio.

In passato quest’ambiente fu utilizzato come cimitero per i canonici della Cattedrale. Quest’uso improprio ha alterato lo stato di conservazione delle pitture che risultano oggi compromesse e di difficile fruizione."

Io non ho più parole per descrivere questo complesso architettonico, considerando che ancora ci manca il pezzo forte, ovvero la Cripta di San Magno; io e Jack rimaniamo estasiati. Le foto ovviamente sono una piccola testimonianza di ciò che potremmo dire "Bellezza", ma come al solito queste non rendono merito fino in fondo. Unica pecca, a mio parere, è quella di non aver pensato ad una visita guidata, perché qui appare tutto già di per sé magnifico ma non oso immaginare sapendone anche le "storie" e le allegorie presenti.

Per quanto riguarda la Cripta, rimando direttamente al link del museo, con Cartina e spiegazione di ogni singolo elemento pittorico.

Gli affreschi si dividono in vari settori: vi sono elementi della Creazione, la zona dei Tetramorfi e la storia dei Santi, quella dei Miracoli di San Magno, quella delle Storie dell'Antico Testamento, dell'Apocalisse, delle storie di Santa Secondina e infine di San Magno

La Creazione

Il Cristo Pantocratore, benedicente alla greca, affiancato da quattro santi: da sinistra san Pietro apostolo, un santo (forse san Marco Evangelista), san Leonardo e infine san Giovanni Evangelista.

Nel catino absidale e nelle tre volte adiacenti è illustrata l’Apocalisse di Giovanni e l'Agnello mistico, con i sette corni, i sette occhi e il libro chiuso dai Sette Sigilli. Intorno a lui sono i quattro simboli degli Evangelisti, mentre al di sotto i ventiquattro Vegliardi lo venerano.

Nella volta centrale è il Cristo Giudice, rappresentato all’interno di una mandorla con i capelli e barba bianca, la spada che esce dalla bocca, due chiavi in una mano e sette stelle nell’altra, simbolo delle Sette Chiese d’Asia alle quali Giovanni indirizza il suo scritto.

Le volte invece raccontano le storia del Vecchio Testamento, con l'Arca di Noè come principale argomento.

Rimasti senza fiato possiamo uscire dalla Cripta, non a caso chiamata anch'essa, tra le altre, la Cappella Sistina del Medioevo. Vi è un'ultima parte museale, ovvero il Lapidario e la collezione archeologica dove sono conservate lapidi romane, paleocristiane, medievali e moderne. In particolare si segnala la presenza di pezzi dell’arredo liturgico fisso della Cattedrale carolingia del IX secolo e preziose lastre decorate con mosaici cosmateschi del XIII secolo.

Un visita impegnativa che ti trasporta direttamente in un altro tempo; non ci sono ovviamente dubbi sul fatto di consigliare questo sito a chiunque possa visitarlo. Certe volte non ci rendiamo conto davvero del patrimonio sotto i nostri occhi.

2024 – Lazio – Anagni – Venerdì

 Dopo mesi e mesi dalla nostra avventura (mia e del fido Funflus) nel Lazio, finalmente escono gli articoli che ho il dovere e l'onore di ricopiare e trascrivere su VER. In queste occasioni mi limiterò al testo scritto senza riprendere anche le foto, che non sono ridimensionate, Così metto anche il link diretto per chi volesse maggiori informazioni: articolo originale.

Non faccio in tempo a sfare lo zaino che sono subito in partenza con il vecchio Jack; lo accompagno, infatti, in uno di quei trekking che voleva fare da tempo, tanto mica fa caldo nel Circeo ad agosto! E così sia! Con la Suzukina, il venerdì sera siamo già in direzione Anagni che, diciamolo, non è proprio dietro l'angolo; ma è il luogo scelto da me dove pernottare, come compromesso, almeno possiamo visitare il paese e accrescere la nostra cultura. D'altronde è famoso per la sua cripta, ma anche per lo schiaffo ricevuto da Bonifacio VIII e da docente di storia non posso esimermi dal non presenziare. Sistemati i bagagli, seppure stanchi dal viaggio, decidiamo di fare un piccolo assaggio serale del borgo, tanto per vivere la vita anagnanese (si dirà così?).

In realtà, a nostra insaputa, il paese è più che vivo, straborda di persone; penso che questo sia dovuto anche al festival del teatro medievale e rinascimentale che ha richiamato un sacco di turisti, tant'è che abbiamo difficoltà pure nel trovare parcheggio.

Il centro storico è grazioso e sono curioso di vedere l'indomani cosa ci possa offrire. Entriamo dalla porta principale della città ovvero quella di Santa Maria e facciamo il classico giro di perlustrazione.

Davanti alla cattedrale hanno allestito il palco per le varie rappresentazioni; sento che sta per finire l'estate per me e il periodo delle vacanze, ma non ci voglio pensare.  

Il giro è già terminato, il centro storico è molto piccolo sebbene qui sia passata la Storia con la esse maiuscola; la città dei Papi ci ha accolto nel migliore dei modi e siamo pronti per ritornare all'alloggio.

giovedì 7 novembre 2024

2024 – Veneto – San Zenone degli Ezzelini – Castelfranco Veneto

A stare dietro a Funflus ed al suo blog si fa notte. Anzi, si fa inverno tra poco.  Come però da contratto riporto pari pari il suo racconto dell'ultima nostra uscita al Nord, in Veneto. 

Il buon vecchio Old si trova nei paraggi (sempre a giro pure lui) e quindi, complici anche le previsioni meteo che sconsigliano trekking e similari, decidiamo di incontrarci, con calma, sulla strada del suo ritorno. La cittadina prescelta è Castelfranco Veneto, sebbene nei dintorni, presso Maser, non possiamo lasciarci sfuggire un’altra villa palladiana, ovvero Villa Barbaro.

Per raggiungere la destinazione parto troppo in anticipo e, dopo aver ricevuto varie “infamate” riguardo l’orario d’arrivo, decido di rallentare fermandomi in varie località che incontro durante il tragitto.

Presso San Zenone degli Ezzelini cattura il mio sguardo la parrocchiale, la chiesa di San Zenone: punto di riferimento storico, artistico e religioso per la popolazione locale, fu edificata dal 1860 al 1871, per voto solenne dei parrocchiani in occasione della terribile epidemia di colera del 1855. All’interno abside, soffitto e pareti decorati dal pittore Noè Bordignon.

La mia piccola deviazione però non termina qui, perché vedendo alcuni cartelli, decido di seguire le indicazioni per il santuario di Sopracastello. Dopo alcune curve pericolose sono finalmente giunto, ma una schiera di ragazzi in preghiera mi fanno desistere dall’entrare dentro.

Questo piccolo excursus tra le campagne venete fa sì, mio malgrado, che faccia quei cinque minuti di ritardo all’appuntamento; poco male, dovrò sorbirmi un’altra risciacquata.

Arrivato e parcheggiato, incontro Old con la Susukina e siamo pronti per questa nuova gitarella insieme; anche in questo caso abbiamo le ore contate, in quanto la distanza verso casa è enorme ed è impensabile trattenerci per molto tempo.

La villa del Palladio, altro monumento Unesco da segnare, è simile a tutte le altre già viste; sì, è ovvio che ci siano differenze, ma strutturalmente è già nel mio immaginario e quindi so cosa aspettarmi.

All’interno è possibile vistare soltanto il piano nobile che è impreziosito dagli affreschi rinascimentali di Paolo Veronese, un unicum nel panorama pittorico italiano. E’ severamente vietato fotografare, anche se questa regola non ci viene espressamente comunicata, tant’è che alcuni scatti proibiti vengono effettuati, prima di posare il cellulare in tasca.

Da notare anche l’utilizzo delle pattine per non rovinare il pavimento dell’epoca.

Concluso il giro della villa, anche perché il resto del giardino è ben sigillato, possiamo avvicinarci a Castelfranco dove siamo propensi a visitarne un’altra, Villa Bolasco, stavolta però non pensata e ideata dal Palladio. Di proprietà dell’università di Padova che ne cura il maestoso parco è stata una vera e propria sorpresa; è vero che non abbiamo visitato l’edificio principale (le tempistiche non ce lo permettevano) ma il giardino, le strutture, l’accuratezza dei alcuni angoli, i laghetti e le maestose piante mi hanno immerso in un locus amoenus che non pensavo potesse esistere in mezzo ad una città.

Le statue

La Vegetazione

La villa in lontananza:

La serra ispano-moresca:

Il tempo è tiranno, quindi abbiamo il tempo solo di pranzare e fare una piccola passeggiata nel centro storico, costeggiando il castello e la cinta muraria; purtroppo anche il duomo è chiuso, potrei attenderne l’apertura, ma è giusto che completi questa piccolo viaggio in sintonia con Old.

Il centro storico

La facciata del Duomo

Anche questa domenica è terminata, una delle ultime in Nord Italia; il giorno del rientro si avvicina sempre più, così come il giorno degli orali per i miei studenti. Ad ognuno le proprie fatiche.