mercoledì 31 agosto 2011

The Big Kahuna (1999)


Regia; John Swanbeck
Anno: 1999
Titolo originale: The Big Kahuna
Voto: 5/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Se prendiamo un cinico e burbero realista (Kevin Spacey), un pacato ed arrendevole entropico (Danny De Vito) ed un giovane ed insicuro invasato religioso (Peter Facinelli) abbiamo un trio di piazzisti che cercano di trovare The Big Kahuna ovvero il cliente da favola, quello che tutti vorrebbero. Guardare il film o ascoltarlo non fa nessuna differenza. E' totalmente incentrato sui dialoghi. Di Kevi Spacey prima e di De Vito dopo: inframezzati da sprazzi di ottusa ingenuità. Molto statico e riflessivo è una rincorsa tra cinismo ed ottimismo che si danno il cambio durante i dialoghi. Sembra essere un'esperienza teatrale piuttosto che un film, dato l'esiguo numero dei personaggi, l'ambientazione scarna e la concentrazione sul significato delle frasi. Problemi personali, sfoghi, mezze verità tra navigati colleghi che forse sono anche amici. Il passaggio del testimone alla nuova recluta a cui insegnano i trucchi del mestiere ed anche il modo di vedere la vita. Non è da buttare, ma neanche uno di quei film che ti cambiano e ti tengono incollato al divano.

martedì 30 agosto 2011

Umberto Eco - La misteriosa fiamma della regina Loana

 Autore: Umberto Eco
Editore: Bompiani
Pagine: 451
Voto: 1/5
Pagina di Anobii

Trama del libro: (occhio: spoiler]
Yambo e sua moglie Paola vivono a Milano dove il protagonista ha anche lo studio bibliografico. Colpito da un ictus si risveglia dopo alcuni giorni completamente senza memoria relativamente alla sua storia passata, mentre molte altre conoscenze gli sono restate. Per ritrovare la memoria perduta deciderà, spinto dalla moglie, di recarsi fra Langhe e Monferrato dove lo attende la casa dell'infanzia con i propri ricordi materiali. Riscoprendo vecchi quaderni, le antiche letture, i dischi della sua giovinezza, riesce pian-piano a recuperare parte del suo passato. Ma la scoperta, nella biblioteca del nonno, di un antico libro, che aveva inutilmente cercato durante la sua carriera professionale precedente, gli provoca un nuovo ictus che lo fa ripiombare in uno stato d'incoscienza, in cui però riesce a recuperare tutti i ricordi che ancora gli mancavano, ma come Martin Eden protagonista dell'omonimo romanzo di Jack London, che era stato uno dei suoi testi di formazione: "nello stesso istante in cui seppe, cessò di sapere."

lunedì 29 agosto 2011

Dire Straits - Love over gold


Artista: Dire Straits
Anno: 1982
Tipo album: studio
Tracce: 5
Pagina di MusicBrainz

I Dire Straits non sono tra i miei gruppi preferiti, lo ammetto, perchè alla fine uno deve fare le sue scelte, tirare le somme e stabilire anche le priorità musicali. Il panorama della buona musica, è troppo vasto per poter dare la giusta importanza ad ogni gruppo che ha contribuito alla Storia. Questo Love Over Gold è però entrato a far parte della mia collezione con delicatezza e modestia, riuscendo a farsi apprezzare in maniera incredibile. Non ricordo se lo presi per celebrare il genio artistico di Mark Knopfler o semplicemente per placare la mia sete di anni ottanta e settanta. La scelta fu davvero indovinata, l'album è decisamente riflessivo ed elaborato dal punto di vista strumentale, pur mancando di virtuosismi marcati. La sperimentazione è davvero notevole così come la durata dei brani, un po' atipica. Solo cinque tracce, che abbondantemente superano i cinque minuti e sottolineano la filosofia del meglio pochi, ma buoni. Un buon progressive rock che sfuma nel folk ed in cui possiamo apprezzare la perfezione delle piccole cose, che siano una chitarra, un piano o la voce. Tutto studiato nei minimi particolari. Può sembrare un disco semplice, e forse è proprio così, ma non scade nell'errore di osare troppo. Anche un calcio di rigore sulla carta è semplice, ma ci si decidono coppe e campionati. Accordi senza troppe elaborazioni e una musicalità che ti innalza l'anima senza bisogno di ritmi forsennati. La lentezza qui non è sinonimo di tristezza quanto piuttosto di uno stato spensierato delle cose.


Volterra AD 1398 (2011)

Visto che la prima (ed unica) volta ci eravamo divertiti, abbiamo deciso di tornare al Volterra AD 1398 . Non mi sono voluto far mancare il mare e la spiaggia, ghiotto come non mai, e dopo un'intera giornata al Nano Verde ci organizziamo per la partenza intelligente nel tardo pomeriggio. Qualche attimo di difficoltà nella ricerca di un parcheggio libero e siamo subito pronti per pagare il ticket di ingresso. Gli addetti alla biglietteria sono molto scaltri: non si sono fatti ingannare dal nostro giovane aspetto quindi abbiamo pagato il prezzo intero.  Sono quattordici anni che la cittadina si sveste della modernità ed indossa gli abiti medievali. Non solo dal punto di vista del vestiario; infatti nei vari banchetti presenti per le strade è possibile osservare ed acquistare manufatti tipici dell'epoca o prodotti culinari che ricordano gli anni bui, ma altrettanto giocosi di quei tempi. Oltre a questo non mancano spettacoli di varia natura come balli, canti (tipo Grave Digger), buffoni, giocolieri, mangia fuoco, giullari e così via. Una cosa simpatica è quella che permette l'utilizzo del "grosso volterrano" ( un grosso equivale ad un euro) come moneta di scambio e per acquistare i prodotti artigianali. Il nostro inizio è conciso e rapido: aperitivi e cena. Cena ed aperitivi. In un loop che rischiava di farci regredire più che al Medioevo, all'età della Pietra. Vino speziato, formaggi, focacce, tigelle, zuppe, crostini, verdure, affettati ed altri generi alimentari, preparati secondo le ricette di quell'antica e povera cucina che spesso anche oggi riprendiamo come esempio. Abbiamo deciso che dovevamo assaggiare tutto per poter dare una valutazione (positiva) ed infatti così è stato. Gordi!!. Ad un tratto ci siamo resi conto che non stavamo facendo assolutamente altro se non mangiare o bere. Il circolo era veramente vizioso, così finalmente è cominciato il viaggio itinerante tra banchetti di pelli, prostitute, agnellini belanti fino a  giungere alla piazza principale, dove alcuni temerari si sono inseriti nei balli di gruppo (Rase passami il video) con i musici erranti. La salita fino al castello ci ha fatto smaltire tutti i grassi e le cibarie ingollati, provandoci non poco. Lì ho cercato di farmi leggere la mano o farmi fare i tarocchi, visto che credo fortemente a queste pratiche esoteriche ed ero curioso di conoscere i (ne)fasti che il futuro mi avrebbe preparato. Non c'è stato verso: le medioevo tutti credevano in queste cose e staccavano le teste dei pipistrelli a morsi, quindi troppa fila. Nel complesso la città è veramente ben allestita ed sembra proprio che tutti gli abitanti indossino i costumi giusti e facciano la loro parte. Glie eventi e gli spettacoli non mancano ed è un piacere starli a guardare. La gente viene da ogni parte della Toscana ovviamente. La prossima estate sarebbe anche più carino rinunciare ad una domenica al mare e poter partecipare più attivamente, magari presenziando tutto il pomeriggio per assistere ad un maggior numero di sfilante, eventi e duelli. Infatti esausti siamo tornati in quel di Piombino, tra ciminiere cyberpunk e lingue di fuoco siderurgiche dopo una manciata di ore immersi nel passato.

venerdì 26 agosto 2011

Basta che funzioni (2009)


Regia: Woody Allen
Anno: 2009
Titolo originale: Whatever works
Voto: 4/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Da dove parto? Nè dall'inizio, nè dalla fine, mi sembra ovvio, ma dal punto di non ritorno; ovvero dall'entrata in scena della madre (che madre? Di chi? Eh, ma che dici?). Se infatti analizziamo il suo ingresso è difficile non vederlo come come un atto estremo, ma maldestro per far decollare il film. Inizialmente, tra l'altro, neanche era partito poi così male, con lo sproloquio al gusto di cinismo amaro di Boris (interpretato da un anonimo Larry David che cerca di essere simile a Woody Allen) e con l'introduzione agli avvenimenti che seguiranno. Manca però quel tocco magico che possa accendere l'interesse, consacrando invece una sagra delle banalità che non può essere migliore de "Il bisbetico domato", in cui la misoginia è sicuramente più apprezzabile. Dicevo, che pare ingranare abbastanza bene per poi perdersi in un qualcosa di non ben precisato. Sicuramente Allen accortosi di ciò ha voluto dare maggiore enfasi alla storia, ed appunto con l'inserimento della madre prima e del padre poi, ha fatto più danni della grandine. I personaggi, mancano di spessore, sembrano marionette che eseguono quanto il copione impone loro. Insomma, già di per sè il genere della commedia non mi riempie gli occhi, poi ci mettiamo anche situazioni improbabili ed ingiustificate, per me si può parlare di vero e proprio fiasco. La storia si svolge esattamente come la racconto, nè più nè meno: Boris è un vecchio genio cinico ed antipatico. Un giorno incontra una sbandata e nonostante il suo odio profondo per le donne, gli incolti ed i barboni la ospita in casa. In breve (toh, ma guarda) se ne innamora, nonostante sia una deficiente cronica e la sposa. La pipa un po' nonostante a lui non piaccia il sesso ed intanto cerca di spiegarle il suo bieco punto di vista del mondo, le sue manie e le sue paranoie ipocondriache. Arriva la mamma di lei ed è contraria al matrimonio, ma scopre se stessa e si fidanza con due uomini (contemporaneamente in un menage a trois). Arriva poi il babbo di lei, che scopre essere gay. Lei nel frattempo lascia il vecchio e va con il primo bellone di turno che la impala senza il Viagra. Alla fine vivono tutti felici e contenti. Wow, imperdibile.

giovedì 25 agosto 2011

We're Anonymous...

Vivo in un'anonima strada di un'anonima cittadina dove oggi ad un orario imprecisato, un furgone nero senza alcun segno distintivo ha lasciato sotto la mia cassetta della posta (inutile dire che anche questa è anonima) un pacco mancante di qualsiasi tipo di etichetta o riferimento. Quando mi avvicino con passo regolare e con la mia comune faccia che ama confondersi tra la folla, noto che è veramente una scatola qualunque. E' per questo che capisco che indirizzata a me. Ed inizio a sperare che il mittente sia proprio chi dico io. Ho passato anni a lavorarmeli ed a dimostrare loro la mia dedizione per ogni cosa che li riguarda. Apro quindi con spasmodica attesa e titubante concentrazione il cartone e trovo la maschera che vedete in foto con allegata la lettera di ammissione ad Anonymous .D'accordo, V per Vendetta non ce l'ho in BD, ma l ho scaricato quindi credo sia uguale ed a leggere quanto mi hanno scritto penso siano d'accordo anche loro. Ho ancora la tremarella alle dita per l'emozione, ma voglio riportare qui quanto ricordo di aver letto (la carta si è autodistrutta subito dopo):