giovedì 30 aprile 2020

I Sogni Segreti Di Walter Mitty (2013)




Regia: Ben Stiller
Anno: 2013
Titolo originale: The Secret Life Of Walter Mitty
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Durante la pandemia avevo già usato Chili ben cinque volte, sfruttando una promozione di Enel Energia che ricaricava il mio conto di 4.99 euro ogni settimana. Adesso è la volta di sfruttare la gift card presa con TIM Party. Si tratta di 10 euro, purtroppo utilizzabili solo su alcuni titoli. Ho scelto quindi I Sogni Segreti Di Walter Mitty. recitato e diretto da Ben Stiller. Carino, ci devi anche stare attento per capire quando sogna ad occhi aperti e quando no, quindi l'interesse c'è. Bello anche graficamente in determinate scene fantastiche ed in altre di stampo naturalistico. Manca un po' però il dove si vuole arrivare? Il personaggio è un semplice e impiegato un po' impacciato che non ha combinato un granchè dalla morte del padre, mettendo in un cassetto polveroso alcuni vecchi sogni, i capelli moicani e lo skate. Poi la sua vita cambia di nuovo improvvisamente e si rimette in gioco facendo esperienze incredibili come viaggiare in Groenlandia, cadere in mare, essere portato in Islanda da un peschereccio , sopravvivere all'eruzione di un vulcano e raggiungere l'Afghanistan. Con una serie di situazioni abbastanza fortuite e scollegate tra loro se non per essere segnate in una sorta di curriculum improvvisato. Voglio dire, carino sì, anche avventuroso, ma forse perchè devo stare chiuso in casa e non posso fare nessuna di queste esperienze, un po' mi rode. E niente, me ne sto sul divano.

Il Primo Uomo Nello Spazio (1959)




Regia: Robert Day
Anno: 1959
Titolo originale: First Man Into Space
Voto e  recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.5)
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Film:
Vecchia produzione inglese di fine anni cinquanta, con un evidente low budget, che mischia il genere fantascientifico a quello horror. Del resto sono anche due aspetti sia del cinema che della letteratura, che vanno a braccetto. I mezzi a disposizione sono pochi e lo si nota non soltanto negli effetti speciali abbastanza scarsi, ma anche nel trucco che appare grossolano e poco realistico. Interni ed esterni sono girati nel Regno Unito, ma le immagini un po' vecchiotte ed il bianco e nero nascondono in parte che non si tratti veramente del New Mexico, in cui sono ambientate le vicende. Il tema dei viaggio nello spazio, all'epoca era decisamente attuale, basti pensare che il primo vero uomo nello spazio, Gagarin, ci andrà giusto un paio di anni dopo. Senza però tornare fortemente modificato da strani raggi o polveri presenti la fuori. Il ritmo è un po' blando per poter essere a mio avviso considerato un bel film d'intrattenimento, anche se di seconda fascia.

Edizione: DVD
La costola della collana "Sci-Fi d'essai" della Sinister riporta il numero #1 ed oltre al disco abbiamo la locandina originale ripiegata all'interno della custodia. L'artwork riporta il titolo con la dicitura "Il Primo Uomo DELLO Spazio" invece che "NELLO" La qualità video è accettabile, non certo ben godibile vista l'età. Traccia audio italiana on stereo ed i seguenti extra:

  • Introduzione di Luigi Cozzi (6 minuti)
  • Trailer
  • Galleria fotografica

mercoledì 29 aprile 2020

Sukiyaki Western Django (2007)




Regia: Takashi Miike
Anno: 2007
Titolo originale: Sukiyaki Uesutan Jango (スキヤキ・ウエスタン ジャンゴ)
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.2)
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Non sono un amante di Takashi Miike, anzi: sto cercando di capirlo guardando a caso e senza alcuna scaletta una manciata di suoi film. I risultati sono più positivi di quanto pensassi. soprattutto con questo omaggio agli spaghetti western ed a Django in particolare. Quando ho visto Quentin Tarantino presenziare nella parte iniziale, mi son detto che forse valeva davvero la pena di guardarlo con interesse. Non che Tarantino sia chissà che attore eh, ma se si prestava per questa cosa, magari ci aveva visto del buono. E del buono c'è: sia nella strana ambientazione (siamo in Nevada, ma ci sono due schieramenti rivali esclusivamente giapponesi) sia in alcuni espedienti tecnici a livello di fotografia e montaggio che sono davvero piacevoli ed interessanti. Insomma si nota una mano capace che ha voglia di osare e differenziarsi dalle solite banalità. A me comunque ha destato emozioni positive vedere dei finti samurai come pistoleri e senza l'utilizzo della spada (salvo in un paio di casi) che vivono all'interno di una trama al tempo stesso divertente, ma anche cruda e spietata con rimandi shakespeariani. Un bel mix fusion di tanti elementi, forse addirittura troppi, ma che si amalgamano senza troppi intoppi tra di loro. Su Prime Video è presente la versione internazionale di 98 minuti.

martedì 28 aprile 2020

Ghoulies (1985)




Regia: Luca Bercovici
Anno: 1985
Titolo originale: Ghoulies
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (4.2)
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Film:
Sono stato di manica larga, essenzialmente per un discorso nostalgico. Anche se a dire il vero non sono per niente sicuro se da bimbo ho visto proprio questo o uno dei suoi successori. La trama beh, è davvero scarsa da film di categoria B se non inferiore, ma diciamo che è in linea con tanti prodotti anni ottanta che nonostante tutto abbiamo imparato ad apprezzare o addirittura a considerare cult. Non credo però che Ghoulies possa rientrare in questa categoria, stando a metà strada da un horror per bambini ed una pellicola trash. Tutto fatto in maniera decisamente elementare ad eccezione dei mostriciattoli. Infatti se gli effetti speciali come gli occhi luminosi, giusto per fare un esempio, sono davvero grossolani e patetici, così come il trucco ed i costumi, questi pupazzetti mostruosi hanno un che di ben fatto. Niente di trascendentale o che possa richiamare alla paura, ma in alcune occasioni sembrano proprio fatti bene. Da tenere comunque in camerina.

Edizione: DVD
Secondo me dal punto di vista video al Quadrifoglio ha fatto un bel lavoro. La qualità è più che accettabile soprattutto nelle scene più luminose e colorate. Certo i dettagli non sono il massimo, ma per questi film ci si accontenta. Non ci sono extra e la traccia italiana, disponibile anche in 5.1 è a tratti troppo bassa nei centrali sui dialoghi.

lunedì 27 aprile 2020

Your Name. (2016)




Regia: Makoto Shinkai
Anno: 2016
Titolo originale: Kimi No Na Wa (君の名は。)
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (8.4)
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Your Name. è delicato. Troppo secondo me e non mi sento di esaltarlo positivamente come invece è avvenuto un po' da tutti i lati. Freschezza e novità ci sono, è innegabile e devo dire che anche la trama ha un che di accattivante, ma il ritmo è quasi insostenibile. Passano circa cinquanta minuti (vado a memoria) prima che si delinei un qualcosa che possa avere il classico effetto WOW, ma mentre sei lì che attendi quindi un cambio di marcia o magari un colpo di scena o anche una sorta di spiegazione scientifica, ti accorgi che arriverà con difficoltà. Non è che ci debba essere lo spiegone finale, ma come anticipato inizialmente ogni movimento avviene in maniera delicata. Forse un po' troppo giapponese diciamo, con alcune situazioni enfatizzate dall'imbarazzo dei timidi e goffi protagonisti. Ok, è una storia in cui gli eroi non esistono e non devono essere neanche immaginati, ma se da un lato si calca la mano su di una specie di romanticismo adolescenziale, dall'altro si vanno a perdere alcuni valori di stampo fantascientifico (o fantastico) che stanno alla base della trama. Con questo non voglio dire che non mi sia piaciuto, anzi neanche sono stato a menzionare i disegni ed i dettagli grafici perchè do per scontato che tutti li apprezzino, ma credevo di aspettarmi qualcosa di più completo o audace. O forse soltanto di diverso.

domenica 26 aprile 2020

La Classe Operaia Va In Paradiso (1971)




Regia: Elio Petri
Anno: 1971
Titolo originale: La Classe Operaia Va In Paradiso
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
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E' cambiato tutto ed al tempo stesso non è cambiato niente. Non è una frase fatta da mezzanotte e dintorni, è la realtà delle cose. Petri non sta con nessuno, mostra i fatti. Spacca. Lo fa dall'interno, mostrando la classe operaia, i sindacati, i movimenti studenteschi. Lo fa senza stare dalla parte di qualcuno, la prova ne è il protagonista. Uno stacanovista che lavora a cottimo, un leccaculo, uno di quelli che in fabbrica, vanno evitati. Ci mostra la sua figura così reale e veritiera in un contesto che non può mettere d'accordo nessuno. Il lavoratore è soltanto un numero, lo sappiamo, lo abbiamo appurato: certo, oggi conta più che in passato, ma è tutto un andare avanti per poi tornare indietro. Diritti e doveri, sicurezza, morti sul lavoro: le pagine di cronaca ne sono piene, anche in un contesto come quello attuale in cui è il COVID-19 ad essere il protagonista principe delle nostre vite. Nel suo film, radicale, ci vengono mostrate le differenti, innumerevoli visioni del mondo dell'industria tra la presa di coscienza di una situazione precaria e una classe operaia impossibile da organizzare e mettere in d'accordo. Una confusione sempre attuale e messa in campo grazie ad una fotografia che esalta il realismo nelle postazioni in fabbrica, in cui si entra e si esce quando è buio, e con l'utilizzo di dialoghi che hanno il compito di alimentare tale turbinio di pensieri. La classe operaia viene demitizzata ed impoverita, pur essendo il motore che carbura per l'industria ed al tempo stesso essendo la parte più debole ed instabile del meccanismo. Forse una pellicola molto pessimista, pur sapendo che qualcosa è profondamente cambiato.