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giovedì 22 ottobre 2026

Senso (1954)

 

Regia: Luchino Visconti
Anno: 1954
Titolo originale: Senso 
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Lo dico subito con onestà, il film storico, romantico e in costume non è proprio il mio genere. Se ne parlo comunque è perché volevo recuperare un pezzo importante del nostro cinema che mi è stato suggerito, e armato di Santa Pazienza ho guardato Senso di Luchino Visconti fino in fondo. Il film è del 1954, tratto da una novella di Camillo Boito della fine dell'Ottocento (che non ho letto, ma so che qui è stata ampliata). Il cast è guidato da Alida Valli e Farley Granger, con Massimo Girotti a completare il terzetto principale.

La storia è ambientata a Venezia nel 1866, in piena occupazione austriaca e mentre l'Italia si prepara alla guerra. Tutto comincia a teatro, durante una rappresentazione del Trovatore di Verdi che si trasforma in una manifestazione contro gli austriaci. Da lì nasce la passione tra la contessa Livia Serpieri e un giovane tenente austriaco, Franz Mahler, un amore che la porta a rischiare famiglia, posizione sociale e patrimonio per un uomo che dall'altra parte della barricata sta con il nemico e soprattutto pensa a se stesso. Ve lo dico così per non rovinarvi il resto, perché la parte che viene dopo conviene vederla con i propri occhi.

Dal punto di vista scenografico e della ricostruzione degli ambienti, considerando appunto che è stato girato nel 1954, devo dire che mi trovo d'accordo: è monumentale e preciso. Interni, costumi, palazzi e luci sono curati in un modo che ancora oggi lascia a bocca aperta, con il Technicolor a dare un colore pieno e ricco a ogni inquadratura. Se c'è una cosa che ho apprezzato senza riserve, è questa. Perfino io, che non sono un fan del genere, ogni tanto mi fermavo a guardare lo sfondo più che i personaggi principali, accerchiati anche da un numero incredibile di comparse.  Il tema del tradimento, che è un argomento sostanzioso, non si limita al piano amoroso. Il tradimento di Livia è verso il marito, certo, ma anche verso i propri ideali e verso la causa patriottica, e il film sembra voler dire che la fedeltà e la lealtà sono cose che si rompono su più livelli insieme. Quindi non solo una storia di passione, ma qualcosa di più morale e generale, che dà un po' di sostanza a quello che altrimenti sarebbe un melodramma in costume.

Poi mi sono cercato qualche informazione extra su Wikipedia e ho scoperto che il film ha subito una forte censura e molti tagli. Per me è una cosa abbastanza inspiegabile per un film di questo genere, che a prima vista sembra solo una storia d'amore ottocentesca. Da quello che ho letto in giro, però, a dare fastidio sarebbe stato il modo in cui venivano mostrati i soldati italiani, non proprio da eroi, e addirittura il finale originale è stato rigirato su richiesta dei censori. Insomma, anche una storia in costume negli anni cinquanta poteva toccare nervi scoperti, e questa curiosità da sola mi ha fatto guardare il film con altri occhi.

 Un film lungo e solenne, da guardare con calma, e che per chi ama il cinema italiano classico è sicuramente un titolo da conoscere.

lunedì 7 settembre 2026

Europa '51 (1952)



 Regia: Roberto Rossellini
Anno: 1952
Titolo originale: Europa '51
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies 
Acquista su Amazon 

Alcuni film invecchiano male. Altri, semplicemente, cambiano significato mentre invecchiamo noi. Europa ’51, diretto da Roberto Rossellini nel 1952, appartiene alla seconda categoria. È un film profondamente figlio del dopoguerra, della povertà italiana, delle macerie materiali e morali lasciate dal conflitto. Eppure, guardato oggi, continua a porre una domanda tutt'altro che sepolta nel passato: quanto siamo disposti a vedere davvero il dolore degli altri, prima di considerarlo un problema che non ci riguarda?

La protagonista è Irene, interpretata da Ingrid Bergman, una donna dell'alta borghesia che vive a Roma una vita agiata e apparentemente perfetta accanto al marito, un uomo d'affari. La sua esistenza viene sconvolta dalla morte del figlio dodicenne, che accade dopo essersi sentito trascurato dai genitori ed aver tentato il suicidio. È il trauma che manda in frantumi il mondo di Irene. Ma Rossellini non è interessato soltanto al lutto. Gli interessa ciò che quel lutto produce.

Irene comincia a guardare ciò che prima non vedeva: la povertà, la prostituzione, la malattia, la marginalità, la delinquenza, le periferie romane. Inizia ad aiutare concretamente le persone che incontra, fino a trasformare completamente la propria esistenza. E qui Europa ’51 smette di essere semplicemente la storia di una donna sconvolta da una tragedia familiare e diventa qualcosa di molto più ambizioso: un film sulla possibilità, e forse sull'impossibilità, di vivere davvero secondo la propria coscienza.

Rossellini arriva a Europa ’51 dopo aver raccontato la guerra e le sue conseguenze in Roma città aperta, Paisà e Germania anno zero. Ma qui le macerie non sono più soltanto quelle delle città. Sono dentro le persone. Il neorealismo non scompare, ma cambia oggetto. Le borgate romane sono reali, i luoghi sono poveri e spesso abitati da persone comuni. Ed Irene è una figura completamente diversa dagli abitanti delle periferie che incontra. È una donna ricca che entra in un mondo che fino a quel momento aveva potuto permettersi di ignorare.

Rossellini mette continuamente a confronto questi due universi. Da una parte ci sono il salotto, il marito, gli amici, le convenzioni sociali, la rispettabilità. Dall'altra ci sono gli appartamenti miseri, gli ospedali, le prostitute, i delinquenti, i malati. Irene attraversa entrambi, ma progressivamente non appartiene più a nessuno dei due. È qui che il film diventa quasi un'indagine sulla società borghese del dopoguerra: una società che ha ricostruito le proprie case molto più velocemente di quanto sia riuscita a ricostruire i propri valori.

La domanda centrale diventa allora inevitabile: Irene è una santa o una pazza? Quando decide di dedicarsi completamente agli altri, le persone che le stanno intorno non riescono più a interpretare il suo comportamento. Per alcuni è una donna straordinariamente buona. Per altri è semplicemente impazzita. E il confine tra santità e follia diventa progressivamente indistinguibile.

Rossellini costruisce così una sorta di via crucis laica. Irene non cerca più il benessere, il successo o la rispettabilità. Cerca qualcosa che non sa nemmeno definire completamente, ma che passa attraverso la sofferenza degli altri. Come dicevo inoltre è un film laico, non religioso sulla conversione: Irene non trova una chiesa nella quale rifugiarsi. Trova gli esseri umani.

C'è poi Ingrid Bergman. E non è un dettaglio. Nel 1952 Bergman è una delle più grandi star internazionali. Rossellini, invece, la immerge progressivamente in un mondo nel quale la sua aura divistica deve scomparire. All'inizio Irene è elegante, sofisticata, perfettamente inserita nella propria classe sociale. Poi, man mano che il suo percorso procede, anche il volto di Bergman sembra cambiare. Il trucco, gli abiti, gli ambienti e soprattutto la relazione con gli altri personaggi la fanno progressivamente diventare meno “vip” e più persona. È una delle operazioni più interessanti del cinema di Rossellini: utilizzare una delle attrici più famose del mondo per parlare proprio della distruzione dell'immagine sociale. La Bergman non è più semplicemente una star che interpreta una donna. È una donna che deve liberarsi della star che porta addosso.

Europa ’51, però, non è un film perfetto. Anzi, probabilmente è proprio la sua imperfezione a renderlo interessante. Rossellini ha idee enormi e spesso le mette in scena con una certa pesantezza. La sceneggiatura tende talvolta a trasformare i personaggi in strumenti di una discussione filosofica. Ci sono momenti in cui Irene sembra più un'idea che una persona. Alcune situazioni sono talmente programmatiche da rendere evidente quello che Rossellini vuole dimostrare. È un limite che impedisce al film di essere emotivamente perfetto: Rossellini non si accontenta di raccontare Irene, vuole che noi capiamo Irene. E quando un regista insiste troppo perché lo spettatore capisca qualcosa, inevitabilmente perde un po' di quella forza misteriosa che il cinema potrebbe avere.

La cosa più sorprendente, però, è che tolto il contesto storico il problema di Irene non è affatto morto. Anzi. Nel 1952 il film raccontava una società divisa tra ricchi e poveri, tra centro e periferia, tra rispettabilità e marginalità. Una società che cercava di ricostruirsi dopo una guerra devastante. Oggi non abbiamo più le stesse macerie. Abbiamo però altre forme di distanza.

Possiamo vivere circondati dalla povertà senza incontrarla davvero. Possiamo sapere in tempo reale cosa succede dall'altra parte del mondo e contemporaneamente non conoscere il nome del vicino di casa. Possiamo vedere quotidianamente immagini di guerre, migranti, senzatetto, malattie e disastri attraverso uno schermo, trasformando la sofferenza in una sequenza infinita di contenuti. Il problema non è più non vedere. È vedere continuamente senza lasciarsi coinvolgere.

Ed è qui che Europa ’51 diventa sorprendentemente contemporaneo. Irene compie il percorso inverso rispetto a quello che facciamo spesso noi: invece di guardare il dolore degli altri attraverso una distanza di sicurezza, decide di entrarci dentro. E naturalmente la società la punisce. Perché aiutare qualcuno è accettabile finché non mette in discussione il modo in cui tutti gli altri hanno deciso di vivere.

Forse il vero bersaglio di Rossellini non è nemmeno la borghesia, né il capitalismo, né la religione. È la normalità. Quella normalità fatta di comportamenti che tutti consideriamo ragionevoli semplicemente perché li fanno tutti. Lavorare, consumare, mantenere una posizione sociale, rispettare le convenzioni, occuparsi della propria famiglia, evitare problemi. Irene rompe progressivamente questo meccanismo. E quando lo fa, la società deve necessariamente trovare una spiegazione. Se non è normale, deve essere pazza.

È una delle intuizioni più moderne del film: forse la società tollera molto più facilmente la cattiveria che la deviazione dalla normalità.

Guardato nel 2026, Europa ’51 può certamente sembrare lento, didascalico e in alcuni momenti persino ingenuo. Ma è anche uno di quei film che non hanno bisogno di essere completamente condivisibili per essere importanti. Rossellini non offre una soluzione. Non dice che Irene abbia ragione in tutto. Non dice nemmeno che basti essere buoni per cambiare il mondo. Fa qualcosa di più interessante: mette davanti allo spettatore una persona che improvvisamente non riesce più a vivere come prima.

E questa è forse la domanda più inquietante del film. Cosa succederebbe se smettessimo davvero di considerare “normale” ciò che ci circonda? Se vedessimo fino in fondo la povertà che normalmente ignoriamo? Se ascoltassimo davvero le persone che normalmente attraversiamo senza guardare? Se il dolore degli altri smettesse di essere “degli altri”?



sabato 1 agosto 2026

TIMVISION con DAZN MyClubPass e Prime

 
Eh, ebbene sì. Anche quest'anno ci riprovo con un abbonamento per vedere qualche partita della Juventus. Ho approfittato dell'attuale offerta di TIM (la potete attivare fino al 9 settembre) per linea fissa. Ce ne è una simile per linea mobile, ma è limitata alla sola fruizione via smartphone. Quindi per avere più comodità ho scelto questa che comprende DAZN MyClub Pass, Amazon Prime Video e Infinity+ (e ovviamente TIMVISION Play) 

Quindi e siete tifosi di una sola squadra di Serie A, TIM ha lanciato un'offerta che potrebbe essere una delle più interessanti della stagione. 

Ho letto le condizioni economiche e contrattuali per capire come funziona davvero, al di là dello slogan pubblicitario. Ecco i punti più importanti.

Cosa comprende l'offerta

Con un unico abbonamento si ottengono:

  • DAZN MyClub Pass, che permette di seguire tutte le partite di una squadra di Serie A a scelta;
  • Amazon Prime, con tutti i vantaggi del servizio (Prime Video, spedizioni rapide, ecc.);
  • Infinity+, con film, serie TV e la miglior partita del mercoledì di UEFA Champions League;
  • TIMVISION Play.

Il prezzo

L'offerta è proposta in promozione a 9,99 euro al mese per il primo anno. Poi passa a 29,99€ al mese per il secondo. 

Si tratta di un prezzo decisamente competitivo considerando tutti i servizi inclusi, soprattutto per chi non è interessato a seguire l'intero campionato ma soltanto la propria squadra.

Attenzione: è un contratto annuale

Questo è probabilmente l'aspetto più importante.

L'offerta non è un classico abbonamento mensile che si può interrompere in qualsiasi momento senza conseguenze. Il contratto ha infatti durata annuale e viene pagato tramite rate mensili.

Se si decide di recedere prima della fine dei dodici mesi, si continueranno comunque a pagare tutte le rate previste fino al termine dell'annualità.

Posso fare solo il primo anno?

Sì.

Al termine dei dodici mesi l'offerta si rinnova automaticamente, ma è possibile evitare il rinnovo inviando la disdetta almeno 15 giorni prima della scadenza annuale.

In questo modo si usufruisce dell'offerta per una sola stagione calcistica senza proseguire con il secondo anno.

Il decoder TIMVISION è obbligatorio?

No.

Molti pensano che sia necessario utilizzare il TIMVISION Box, ma non è così. Il decoder può essere tranquillamente non richiesto e tutti i contenuti possono essere fruiti attraverso le app ufficiali disponibili per:

  • Smart TV;
  • smartphone Android e iPhone;
  • tablet;
  • PC;
  • Fire TV Stick;
  • Chromecast;
  • Apple TV e altri dispositivi compatibili.

Posso guardare le partite anche fuori casa?

Assolutamente sì.

Una volta attivato l'account DAZN, è possibile accedere anche dall'app per smartphone o tablet e vedere le partite ovunque ci sia una connessione Internet, sia tramite rete Wi-Fi sia utilizzando i dati mobili.

Non è necessario essere collegati alla linea TIM di casa.

Ovviamente ci sono da tenere in considerazione i limiti riguardanti la fruizione contemporanea del servizio. Possiamo usare un solo device per volta. 

Vale la pena?

Per chi segue esclusivamente la propria squadra di Serie A, questa promozione è probabilmente una delle più convenienti attualmente disponibili.

Con meno di dieci euro al mese si ottengono infatti DAZN MyClub Pass, Amazon Prime, Infinity+ e TIMVISION Play, con la possibilità di vedere le partite anche fuori casa e senza alcun obbligo di utilizzare il decoder TIMVISION.

L'unico vero elemento da tenere presente è il vincolo annuale: se si decide di aderire, è consigliabile sfruttare l'offerta per tutta la stagione e ricordarsi di inviare la disdetta almeno quindici giorni prima della scadenza, qualora non si voglia rinnovare automaticamente per un altro anno.

Per il resto, soprattutto al prezzo promozionale di 9,99 euro al mese, si tratta di una proposta decisamente interessante per molti tifosi.



venerdì 3 luglio 2026

JustWatch: La bussola definitiva per non perdersi nella giungla dello streaming

 


Alzi la mano chi non ha mai passato più tempo a scorrere i cataloghi delle varie piattaforme streaming piuttosto che a guardare effettivamente un film. Tra Netflix, Prime Video, Disney+, Apple TV+, RaiPlay e chi più ne ha più ne metta, trovare qualcosa da vedere — e soprattutto capire dove sia disponibile — è diventato un lavoro a tempo pieno.

​In questo caos c’è uno strumento che, senza troppi giri di parole, cambia la vita quotidiana di ogni cinefilo e serializzatore seriale: JustWatch. (anche versione web) 

​Se non la conoscete ancora, o se la usate solo superficialmente, ecco perché questa applicazione è diventata la bussola indispensabile per orientarsi nell'oceano dell'intrattenimento digitale.

​Cos'è JustWatch e come risolve il "grande problema"

​Il concetto alla base di JustWatch è di una semplicità disarmante: è un motore di ricerca per lo streaming. Digiti il titolo di un film o di una serie TV e l'app ti dice istantaneamente se è incluso in uno dei tuoi abbonamenti, se è disponibile solo a noleggio o per l'acquisto digitale, e a quale prezzo.

​Niente più accessi a vuoto su tre app diverse per scoprire che quel grande classico che volevate rivedere stasera è appena scaduto da una parte ed è comparso dall'altra.

​Le funzioni chiave che fanno la differenza

​L'app non si limita a fare da "pagine gialle" dei film, ma offre una serie di feature che la rendono un vero e proprio hub dell'intrattenimento personalizzato:

  • ​La Watchlist Universale: Forse la funzione migliore. Potete creare un'unica lista dei desideri che unisce titoli sparsi su piattaforme diverse. State guardando una serie su Netflix, una su Prime e avete tre film da recuperare su Disney+? Tutto è centralizzato qui.
  • ​Filtri Potenti e Intelligenti: Non sapete cosa guardare? Potete filtrare i cataloghi combinati per anno di uscita, genere, valutazione (IMDb o Rotten Tomatoes), prezzo e, ovviamente, solo tra i servizi che pagate realmente.
  • ​La sezione "Novità": Un feed aggiornato quotidianamente che vi mostra gli ultimi arrivi sulle piattaforme selezionate. Perfetto per capire subito se è uscita quella nuova stagione che aspettavate da mesi.
  • ​Tracciamento degli episodi: Se seguite molte serie TV, JustWatch vi aiuta a tenere il conto di dove siete arrivati, segnalandovi quando escono nuovi episodi.

​L'Interfaccia: Promossa o Rimandata?

​L'esperienza d'uso è decisamente fluida. Sia la versione web che l'applicazione per smartphone (e Smart TV) sono intuitive e molto visive, dominate dalle locandine. Un grande punto a favore è la rapidità di reindirizzamento: basta un clic sul logo della piattaforma trovata e l'app vi catapulta direttamente sulla pagina del film all'interno di Netflix o Prime Video, pronti per premere Play.

​C'è un piccolo contro? A volte la schermata home può sembrare leggermente affollata di suggerimenti, e la divisione tra contenuti "in abbonamento" e quelli "a noleggio/acquisto" richiede un minimo di attenzione per non cliccare per sbaglio su un contenuto a pagamento. Ma ci si fa l'abitudine dopo cinque minuti.

​JustWatch Pro: Vale la pena pagare?

​La versione base di JustWatch è completamente gratuita (finanziata da un po' di pubblicità mai troppo invasiva). Esiste però una versione Pro in abbonamento.

​Cosa offre in più? Filtri ancora più avanzati (come la ricerca per casa di produzione o per specifici voti degli utenti), la possibilità di nascondere i titoli già visti dal feed e l'eliminazione delle pubblicità. Per l'utente medio la versione free è già più che eccellente, ma per i veri accumulatori seriali di storie, il Pro può essere un investimento interessante.

​Il Verdetto di VER 

​Voto: 9 / 10

​JustWatch è quell'applicazione che una volta installata ti fa chiedere: "Ma come facevo prima?". Risparmia tempo, riduce la frustrazione da "catalogo infinito" e ottimizza i costi, ricordandoci spesso che quel film che stavamo per noleggiare a 3,99€ è in realtà già incluso in uno dei servizi che paghiamo ogni mese.

​Se amate il cinema e le serie TV, è il miglior compagno di divano che possiate desiderare.


sabato 25 ottobre 2025

Paziente 64 - Il Giallo Dell'Isola Dimenticata (2018)

 
Regia: Christoffer Boe
Anno: 2018
Titolo originale: Journal 64
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
 Acquista su Amazon
 
 

A volte i thriller nordici riescono a fare quello che Hollywood, quando non ha budget elevati,  tenta e spesso fallisce: tenerti incollato non tanto per il colpo di scena, ma per il modo in cui ci arrivi. Paziente 64 è uno di quei casi. Ultimo (?) film della serie tratta dai romanzi di Jussi Adler-Olsen, dedicata ai casi del Dipartimento Q, è in realtà il primo che ho visto. E mi ha preso di brutto.

La trama si apre con un ritrovamento macabro: dietro un muro, vengono scoperti tre corpi mummificati seduti attorno a un tavolo, con un quarto posto vuoto. Un inizio da giallo classico, ma il film si sposta presto su terreni più scivolosi, toccando questioni sociali e morali che affondano le radici nella storia danese. Senza spoilerare troppo, diciamo solo che si parla di istituti per “donne difficili”, sterilizzazioni forzate e segreti che qualcuno vorrebbe tenere ben sepolti.

Il bello è che Paziente 64 non si limita alla tensione da thriller: costruisce un’atmosfera densa, fredda, quasi opprimente, in cui il duo investigativo Carl Mørck e Assad funziona perfettamente. Carl, burbero e ossessionato, e Assad, più umano e razionale, sono il cuore di tutto: due uomini feriti che cercano giustizia, ma anche un senso. E questa dimensione umana – molto più che i soliti cliché da giallo – è ciò che rende la pellicola più profonda di quanto sembri all’inizio.

Tecnicamente è girato con grande mestiere: fotografia cupa ma elegante, ritmo calibrato, colonna sonora che non invade mai ma accompagna con precisione chirurgica. Non c’è mai bisogno di effetti o forzature: il film ti porta dentro lentamente, ma con presa ferma, come una trappola che si chiude.

Ne esci con quella sensazione tipica dei migliori noir scandinavi: soddisfatto, ma anche un po’ scosso. Talmente soddisfatto che ora voglio assolutamente recuperare i film precedenti della saga  perché se il livello è anche solo vicino a questo, vale la maratona completa.

Un thriller che colpisce più per come è raccontato che per la storia in sé, ma quando le due cose si incontrano, il risultato è solido, maturo e decisamente appagante.


mercoledì 6 dicembre 2023

NowTv gratis con TheFork

 
Per diversi mesi in passato, mi ero preso la briga di recensire, o comunque segnalare con un piccolo parere, ristoranti o pizzerie in cui ho utilizzato TheFork. Ad un certo punto ho smesso perchè diventava troppo complicato e noioso, anche se è rimasto uno dei miei principali metodi di prenotazione online soprattutto quando vado fuori. Molto comodo e sebbene alcuni considerino che gli sconti sono applicati su listini "gonfiati" (cosa secondo me non vera) è innegabile che accumulando yums questi si traducono non più in percentuali, ma in denaro vero e proprio da spendere. Una manna soprattutto per chi come me solitamente viaggia in solitaria. Ad ogni modo, volevo segnalare questa interessante promozione che regala di fatto due messi di utilizzo della piattaforma NowTv, di Sky. Non so se valida per tutti gli utenti di TheFork o se ho avuto particolare culo ad essere stato scelto, fatto sta che due mesi, mi fanno comodo in questo periodo di magra, in cui ho disdetto da qualche tempo Netflix. Mi interessa moltissimo infatti la serie nuova (ormai non molto) su Dexter e le altre di Fargo (ero arrivato alla terza). Il piano è completamente gratuito ed è annullabile in qualsiasi momento. 

Se utilizzi questo codice puoi avere già dalla prima prenotazione 1000 yums, pari a 20 euro su TheFork

domenica 12 novembre 2023

La Cena Dei Cretini (1998)

 
Regia: Francis Veber
Anno: 1998
Titolo originale: Le Diner De Cons
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.6)
Pagina di I Check Movies
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Dopo diversi anni, da quando mi fu consigliato, finalmente sono riuscito a vederlo grazie a Chili. Si tratta di una commedia semplice, sottile in alcuni casi, ma non certo raffinata, cosicché si fa guardare bene. Non è neanche pesante a livello di comicità demenziale, né sullo stile italiano né su quello americano. Ecco forse più british di quanto un francese possa immaginare. Niente di impegnato quindi, ma una trama semplice e girata quasi tutta nel solito ambiente. Però è proprio questa semplicità ad essere apprezzata, anche se non si tratta di alcuno sketch geniale, e soprattutto l'avere i due protagonisti che favellano tra loro in modo tale che il pubblico possa mettersi subito dalla parte del "cretino". Questo infatti è l'uomo comune, certo parecchio tonto e credulone, ma che si ritrova ad essere un'ignara vittima del prepotente bullo di turno, persona poco corretta anche nei rapporti intimi con amici e moglie. Facile quindi trovare empatia con goffo Pignon, e mettersi contro il bugiardo Brochant. I minuti passano così veloci, senza incappare in statici momenti di noia. 

mercoledì 19 ottobre 2022

Gotti - Il Primo Padrino (2018)

 
Regia: Kevin Connolly
Anno: 2018
Titolo originale: Gotti
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (4.7)
Pagina di I Check Movies
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E' gratis su Prime Video  ma io avevo un buono (gratuito) per scegliere un film da una breve lista su Rakuten TV ed ho optato per questo. Avevo sentito un po' di voci riguardo al fatto che non fosse molto bello, ma sai, i gusto son gusti, e anche se si tratta di un genere che considero ormai morto e sepolto, il gangster movie mafioso poteva risultare interessante. Del resto The Irishman, è stato portentoso. Ma non tutte le ciambelle escono col buco ed il rischio qui era maggiore, essendo basato sulla reale figura di John Gotti, capo mafia, o boss dei boss, di New York. Il film però non gira, un po' per questo aspetto biografico, ma soprattutto per un ritmo spezzettato. Sembra infatti un insieme di tanti aneddoti, alcuni davvero irrilevanti e noiosi che seguono la vita del boss, senza però inserire aspetti determinanti che hanno fatto grandi altri film. Mi riferisco soprattutto al modus operandi mafioso, a quella sorta di onore che vanno raccontando, ad un certo di tipo di violenza tipico della mafia. Elementi che qui ci sono, ma mai descritti in maniera vincente cinematograficamente parlando. Non che si debba creare empatia certo, ma qui non si crea neanche disgusto. Solo distacco. 

giovedì 6 ottobre 2022

Run Hide Fight - Sotto Assedio (2020)

 
Regia: kyle Rankin
Anno: 2020
Titolo originale: Run Hide Fight
Voto e  recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
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Filmetto con molti luoghi comuni ed una trama scontata e rivista in cui le scene di azione dovrebbero essere il fulcro della storia. In una parte minore abbiamo Thomas Jane, uno dei protagonisti di The Expanse, ma le cose interessanti finiscono più o meno qui. In realtà il film in sè non è brutto, perchè riesce a farsi guardare e il ritmo, pur essendo altalenante, fa il suo dovere. Però la storia, classico attentato in una scuola superiore americana, per futili motivi è un po' troppo povera. Gli sceneggiatori provano ad infarcirla con alcuni elementi chiave, come la morte della madre della protagonista, o il bullismo come atto scatenante di quella che potrebbe essere una mattanza. Però il succo è davvero poco, pur spremendo vari temi. L'azione la fa da padrona, con alcuni noiosi intermezzi ed il tutto è costruito a tavoli senza una vera e propria logica per cui determinati eventi dovrebbero andare proprio nel modo indicato dal regista. Niente di che insomma.

giovedì 17 febbraio 2022

Train To Busan (2016)

 
Regia: Yeon Sang-ho
Anno: 2016
Titolo originale: Busanhaeng (부산행)
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.6)
Pagina di I Check Movies
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Disponibile su RAI Play, Train To Busan è in film che merita di essere recuperato e goduto. E lo dico da non amante delle pellicole orientali (che poi è una frase che non significa niente, ma io mi sono capito) e di horror con zombie o simili. Qui non ci sono veri e propri zombie alla Romero, ma ci siamo capiti ugualmente. La storia non è affatto originale: fuga di un qualche composto, contagio, infetti che diventano all'improvviso violentissimi assalitori di chi non lo è, fuga dei superstiti, lotta. La cosa bella però è che Yeon Sang-ho, regista sudcoreano alla sua prima esperienza con un lungometraggio in live action, riesce a dare vivacità a questi mostri famelici e li stipa con violenza si di un treno diretto a Busan e partito da Seoul. Quindi da un lato abbiamo questi esseri immondi che vogliono azzannare chiunque vedano (al buio no, si rimbambiscono) molto veloci e che si muovono all'unisono (belle le immagini in cui si ammucchiano e si accartocciano tra loro) e dall'altra gli spazi claustrofobici, stretti e separati per comparti di un treno che ospita sia sani che non. Come da tradizione asiatica (ma non solo) è tenuto in considerazione anche l'aspetto sociale che vediamo sia nello sviluppo del protagonista che degli altri superstiti. Infatti il soggetto principale è un uomo egoista e dedito al lavoro che non ha neanche tempo per ricordarsi del compleanno della figlioletta, che all'interno del viaggio in treno crescerà psicologicamente e subirà una sorta di redenzione, nei confronti della bambina, degli altri ospiti del treno e del pubblico.Bella anche la scena profetica che richiama a green pass - no green pass / vax - no vax, con alcuni basterdelli che non vogliono nella propria carrozza altre persone palesemente sane. Ma la paura fa anche questo, e in due anni di pandemia lo abbiamo ben capito tutti quanti. Un contesto ristretto quindi con un numero considerevole di zombie che attaccano a più riprese e si moltiplicano quindi di conseguenza a velocità folli. Ben trasposto visivamente, non annoia pur risultando assai prevedibile.

mercoledì 14 luglio 2021

Attivare TIM Vision Sport

 
Ormai tutti sanno che Sky per questa stagione )e le prossime) si è aggiudicata soltanto 3 partite della Serie A, e neanche in esclusiva. E' tutto su DAZN, di cui purtroppo ho alcuni dubbi (tanti in realtà) sulla tenuta delle dirette in streaming, ma hanno vinto loro la gara e ci dobbiamo accontentare. Così, nonostante fossi un cliente Sky da più dieci anni mi sono visto costretto a disdire completamente il mio piano che prevedeva Calcio e Sport. Ho quindi accettato l'offerta di TIM, con cui sono già cliente di rete fissa e mobile (ma è la stessa anche per i nuovi clienti). Questa prevede oltre all'abbonamento a TIM Vision anche quello a DAZN (come avveniva appunto con Sky negli anni passati) e ad Infinity+, uno dei canali a pagamento di Infinity e si sviluppa in questo modo:
- 9.99 euro di attivazione
- luglio ed agosto 2021 gratuiti
- da settembre 2021 ad agosto 2022 19.99 euro al mese
- da settembre 2022 il costo totale passa a 34.99 euro al mese

Considerando che si riceve a casa anche il nuovo TIM Box, che funge sia da decoder per il digitale terrestre che da Android Box e che TIM Vision ha un valore base di 6.99 euro al mese, DAZN di 29.99 euro al mese e Infinity+ di 7.99 euro, qualsiasi offerta mi ha fatto SKY in queste ultime settimane è stata rimandata al mittente.
Nel dettaglio:


TIMVISION serie TV, film e cartoni, produzioni originali TIMVISION; il meglio di alcuni dei programmi Mediaset tramessi negli ultimi 7 giorni, senza interruzioni pubblicitarie ed anche in lingua originale con sottotitoli; l’intrattenimento di Discovery+; i grandi eventi sportivi di Eurosport Player, incluso per 12 mesi (al termine dei 12 mesi Eurosport Player si disattiverà automaticamente senza costi e potrà essere riattivato direttamente dall’App TIMVISION a 3€/mese; la promozione dei 12 mesi Eurosport con TIMVISION è fruibile una sola volta; in caso di disattivazione del servizio TIMVISION anche l’abbonamento a EUROSPORT Player verrà disattivato in pari data).I contenutidi TIMVISION si possono vedere su due dispositivi in contemporanea. Puoi accedere al catalogo di contenuti dai tuoi dispositivi di rete mobile quando viaggi nei paesi dell'UE. Con il Download&Play puoi scaricare i contenuti preferiti su smartphone o tablet e guardarli anche offline in assenza di connessione Internet. Con la funzione Autoplay puoi vedere gli episodidelle serie TV preferite tutte d’un fiato. 

L’abbonamento DAZN include tutta la Serie A TIM per un totale di 10 partite a giornata (7 in esclusiva e 3 in co-esclusiva) e tutta la Serie BKT con 380 match stagionali,oltre a play off e play out, fino al 2024. Oltre al calcio Italiano, il grande calcio internazionale con LaLiga, la Copa Libertadores, oltre ai canali tematici di Inter e Milan.Oltre al calcio, tutti gli appassionati in Italia potranno godere di un’offerta multisport completa con MotoGP, Moto2 e Moto3, NFL, UFC, Matchroom, GGG e Golden Boy per la boxe, Indycar e freccette.A ciò si aggiungono i canali Eurosport 1 HD e 2 HD l 

Il servizio Infinity+ include migliaia di contenuti tra film, serie tv e cartoni anche in 4k. Infinity+ è incluso per 12 mesi nella tua offerta, decorsi i quali si disattiverà automaticamente senza costi. Potrà essere riattivato secondo le condizioni economiche e contrattuali vigenti al momento della richiesta di attivazione.Nel corso della durata dell’offerta, i singoli contenuti messi a disposizione dell'utente potranno subire variazioni ed aggiornamenti anche in considerazione della scadenza dei relativi diritti e dell’eventuale acquisizione, nell'ambito del servizio Infinity+, di nuovi diritti e/o di nuovi contenuti. 

 

L'attivazione è stata semplice: tramite la app My Tim mi sono fatto chiamare da un operatore ed ho accettato l'offerta in cinque minuti. Il TIM BOX è arrivato a casa nel giro di dieci giorni tramite corriere ed è stato possibile passare il piano di DAZN (ero cliente, ma non pagante da giugno) sotto TIM invece che sotto SKY semplicemente seguendo il link inviato via email. Per Infinity+ , non essendo cliente, è bastato fare un nuovo account per Infinity (il + è un sottocanale a pagamento). sempre utilizzando il link fornitomi da TIM.

I pagamenti arriveranno direttamente nelle prossime fatture della linea fissa.

giovedì 13 maggio 2021

L'Uomo Che Uccise Hitler E Poi Il Bigfoot (2018)

 
Regia: Robert D. Krzykowsk
Anno: 2018
Titolo originale: The Man Who Killed Hitler And Then The Bigfoot
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.7)
Pagina di I Check Movies
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Resto un po' con tanto amaro in bocca. Il titolo, abbastanza trash, lasciava presagire, un po' come al locandina, un qualcosa di tipo fumettistico o alla Tarantino. Invece c'è un vecchio (Sam Elliott) che è ossessionato dai ricordi misti ai sensi di colpa per come ha vissuto la propria vita, per lo più al servizio dell'Esercito. Nei vari flashback, ma era già presentato dal titolo appunto, alcune scene di come abbia ucciso niente popò di meno che Hitler. Boh. La sua nuova missione è quella di uccidere il Bigfoot (ariboh!) che è gravemente malato e potrebbe diffondere un virus letale per il mondo (straboh!). Ci sono adesso vari bivi nella struttura della trama e nessuno di questi viene preso in esame in maniera continuativa o interessante: non si tratta quindi di una pellicola d'azione, ma ci prova, non si tratta di una trama drammatica ed esistenziale, ma anche su questo prova a buttarci le basi, non si tratta di un polpettone strappalacrime e romantico, eppure anche in questo caso vengono lanciati elementi qua e là. Che è quindi? Un'accozzaglia di genere iniziati e mai terminati, in cui la triste vita volta alla vecchiaia dei protagonista va di pari passo con la lentezza e la noia che colpisce lo spettatore. Malinconico sì, ma certamente non più di tanti altri e su cosa si punta? Sul rapporto con il fratello?, Sulla bruttezza della guerra? Sull'amore mandato a puttane? Sull'essere prossimi a usare il pannolone nonostante si scalino montagne a mani nude?

giovedì 6 maggio 2021

I Segreti Di Wind River (2017)

 
Regia: Taylor Sheridan
Anno: 2017
Titolo originale: Wind River
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Ultimo film, dopo Sicario e  Hell Or High Water, dell'ideologica e tematica trilogia della Frontiera Americana, ideata e questa volta diretta da Taylor Sheridan. Una storia di confine, di vinti, e di abbandonati, che questa volta si concentra sulle innevate terre del Wyoming, all'interno della riserva di nativi Wind River. La sceneggiatura è pulita, forte, semplice: si concentra sulle difficoltà di essere uomini in una terra difficile. Intesa sia come spazi impervi e desolati, in cui le bestie sono più degli uomini ed il freddo è un nemico per tutti, sia come luogo in cui l'uomo è abbandonato a se stesso, e nonostante le istituzioni deve farsi giustizia da solo, o riuscire a cavarsela. I lupi non sono soltanto gli animali a quattro zampe, e le prede non si limitano ad essere il bestiame. Sheridan si concentra molto su questi aspetti, tanto da lasciar andar via, anche in maniera prepotente, le potenzialità da thriller con cui inizia la pellicola. Il flashback esplicativo ne è la dimostrazione: in pochi minuti taglia fuori ogni sorta di mistero legato all'investigazione e permette allo spettatore di non avere più alcun dubbio. Dubbi che però non esistono neanche più nei protagonisti, infatti da dopo il flashback inizia la vera azione del film, che nella parte centrale aveva un ritmo decisamente più lento e pacato. Uomini che attaccano e si difendono, si fanno giustizia da sè, come se legge ed istituzioni fossero parole estranee. Tanto più che nella maggior parte dei casi sentir dire "fermi FBI" fa cacare in mano i peggiori delinquenti di città, mentre qui per nascondere un crimine si accerchiano poliziotti e agenti federali, coperti dalla vastità delle montagne e della neve. Ancora una volta un lavoro molto introspettivo e di grande impatto sociale.

venerdì 30 aprile 2021

Le Due Inglesi (1971)

 

Regia: Francois Truffaut
Anno: 1971
Titolo originale: Les Deux Anglaises Et Le Continent
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Non c’è molto da fare: il film è noioso. Davvero. Certe volte si possono mettere da parte gli apprezzamenti dovuti a grandi registi ed arrivare al sodo: Le Due Inglesi non spicca certo per ritmo, anzi. E sebbene non sia a priorità, avere nella stessa pellicola elementi come un protagonista dalla faccia austera e praticamente monoespressiva (dell’utilizzatissimo Jean-Pierre Leaud), una voce narrante principale, una voce narrante per le lettere di Claude ed una voce narrante per le lettere di Muriel, lo rende a tutti gli effetti una sorta di audiolibro molto statico. Lento ed anacronistico anche nel racconto che si basa su di un romanzo di Roche ambientato agli inizi del 900, il tema è l’amore tormentato dei tre protagonisti. Ecco quindi le similitudini o comunque gli elementi in comune (che in alcuni casi sono speculari ed invertiti) con Jules E Jim. A differenza dell’altro però, per quanto mi riguarda, a causa della sua forma epistolare che lo rallenta a dismisura. Il triangolo amoroso è concepito per esasperarne i toni e le esperienze sentimentali. I tre protagonisti sono ragazzi giovani, che crescono e si domandano cosa sia l’amore, se esista e se quello corrisposto possa essere gestito se non combaciano i tempi e le situazioni. Potrebbe risultare così straziante e doloroso se non fosse per l’eccessiva prolissità della messa in opera, che a mio avviso deturpa in questo modo anche la trama ed il concetto stesso dell’amore, sempre spiegato da una o l’altra voce narrante e quasi mai messo in opera da qualche scena attoriale. Il realismo e la crudezza di un ambiente così lontano, non pagano e questa pellicola soffre molto di alcuni elementi più vicini alla letteratura che al cinema.

sabato 19 dicembre 2020

The Judge (2014)

 

Regia: David Dobkin

Anno: 2014

Titolo originale: The Judge

Voto e recensione: 6/10

Pagina di IMDB (7.4)

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Film potentemente drammatico che spazia tra il legal thriller, utilizzato come genere di supporto, ed il drammatico concentrato sui rapporti interpersonali di una famiglia. Al centro il vecchio giudice scorbutico (Robert Duvall) e il figlio avvocato di successo "fuggito" dal paesello (Robert Downey Jr.) . Da una parte un uomo fin tropo retto che non riesce a stabilire rapporti umani con i propri figli, dall'altro chi ha messo da parte i valori etici e morali per proseguire la propria carriera. I due si ritrovano in aula, dalla stessa parte della barricata, ma con numerosi attriti non solo per quanto riguarda la gestione legale della faccenda. Un travaglio che vede coinvolti anche gli altri fratelli e le vecchie storie che il "figlio prodigo" cerca di contenere con distacco e passione al tempo stesso. Le prove del cast sono tutte davvero sorprendenti e realistiche, riescono a trasmettere empatia ed emozioni contrasti per queste catene di rapporti davvero non semplici, tra difficoltà, rimorsi e ricordi. Il racconto è vivido, con un ritmo ben equilibrato pur essendoci toni contraddittori nell'evoluzione della storia. I temi trattati sono molti e come nota negativa abbiamo al sensazione che non tutti possano ricevere il giusto spazio e ci si accontenta di piccole sfumature un po' qua ed un po là. Ma resta pur sempre un'idea coinvolgente ed una bella sorpresa.

lunedì 16 novembre 2020

Tirate Sul Pianista (1960)

 

Regia: Francois Truffaut

Anno: 1960

Titolo originale: Tirez Sur Le Pianiste

Voto e recensione: 6/10

Pagina di IMDB (7.5)

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Per prima cosa un po' di sana pubblicità: su RaiPlay è disponibile la raccolta Effetto Truffaut che permette la visione gratuita di 11 film del regista in versione integrale, con doppio audio e sottotitoli. Non cadete nel tranello che "alla RAI fanno cose da schifo". Che RaiPlay funziona egregiamente lo sappiamo da sempre, anche se spesso ci scordiamo di accedervi. Questa collezione è davvero meritevole e ne ho approfittato per guardarmi e godermi Tirate Sul Pianista, film che mischia vari generi e stili, dal noir, al thriller, al drammatico e con una punta di commedia. Che Truffaut sia un grande maestro, d'altra parte, non lo si scopre adesso. Ed anche questo fa parte del filone della Nouvelle Vague, riuscendo a stravolgere i capisaldi tanto del noir che del thriller: le figure dei gangster sono vere e proprie parodie drammatiche, così come le scene votate all'azione con sparatorie ed inseguimenti o i pensieri del protagonista, timido ed incerto, che sono in contrasto con la messa in pratica. Lo svolgimento della trama è davvero piacevole, numerose sono le trovate stilistiche che variano di scena in scena Un bel film con forti contrasti che non si limitano soltanto alle azioni dei protagonisti, ma esaltano anche l'appartenenza della trama a più generi differenti tra loro come il dramma e la comicità.

sabato 24 ottobre 2020

Borat - Studio Culturale Sull'America A Beneficio Della Gloriosa Nazione Del Kazakistan (2006)

 

Regia: Larry Charles

Anno: 2006

Titolo originale: Borat: Cultural Learnings Of America For Make Benefit Glorious Nation Of Kazakhstan

Voto e recensione: 6/10

Pagina di IMDB (7.3)

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Spinto essenzialmente dalla voglia di guardare il suo sequel, appena uscito su Prime Video , mi sono deciso a recuperare l'originale su Chili. Questa volta niente offerta promo, ma ne valeva la pena. Visto anni fa, mi aveva fatto sorridere e ridere all'occorrenza: oggi resta un prodotto valido ed originale. A metà strada tra il comico ed il documentario irriverente, di quelli cattivini, anche se prontamente confezionato per il cinema. Il suo modo di essere lo a reso il migliore e più conosciuto (e riuscito) di questo genere. Riesce a raccontare ciò che vuole senza però risultare politicamente a senso unico: è evidente che Sacha Baron Cohen non ce l'abbia con nessuno in particolare, ma con tutti nello specifico. E lo fa per creare caos e disagio, ma soprattutto per il suo film. Lo fa in maniera tanto scorretta che secondo me era impensabile credere potessero pensare ad un seguito. Chissà cosa avranno ideato per far sì che un pubblico di ignari possa essere vittima delle riprese senza peli sulla lingua che seguiranno. Per quanto riguarda il primo Borat voglio menzionare la scena dell'inno durante il rodeo: credo la più coraggiosa mai girata.

mercoledì 14 ottobre 2020

La Ragazza Del Treno (2016)

 


Regia: Tate Taylor

Anno: 2016

Titolo originale: The Girl On The Train

Voto e recensione: 5/10

Pagina di IMDB (6.5)

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Premetto di non aver letto il libro da cui è tratto il film, ma poco importa, se non per capire quanto sia fedele o meno all’originale. La storia resta però intrigante e coinvolgente, andando a toccare temi importanti quali l’alcolismo e la depressione. E le accende i riflettori sulla condizione della donna, coraggiosa, indipendente, ma anche fragile e soprattutto vittima. Sia essa una moglie, una ex oppure un’amante. Tate Taylor fa affidamento però su di una sceneggiatura che risulta un po’ bucherellata, soprattutto per quanto riguarda gli stati emotivi delle tre protagoniste femminili: si nota la mancanza di un qualcosa di più spesso dal punto di vista psicologico, magari per far spazio invece ad un susseguirsi di situazioni atte a coinvolgere lo spettatore spingendolo verso il genere thriller. Da questo punto di vista infatti abbiamo una buona rivisitazione del giallo classico in chiave moderna, con l’inserimento di colpi di scena e una piccola dose di ambientazione investigativa. Peccato per i flashback e le interruzioni riguardanti i salti temporali, che sono lì con un intento chiarificatore, ma spezzano troppo il ritmo. Ed anche la figura di Rachel (Emily Blunt) per come è inserita nel contesto, non convince mai realmente lo spettatore in negativo: ok, sappiamo che è alcolizzata e che quindi può fare di tutto, ma i vuoti di memoria capitano troppo a pennello per far sì che ci crediamo davvero. Risulta ad ogni modo piacevole, intrigante e non troppo complesso.

martedì 13 ottobre 2020

Venere In Pelliccia (2013)

 

Regia: Roman Polanski

Anno: 2013

Titolo originale: La Venus A La Fourrure

Voto e recensione: 6/10

Pagina di IMDB (7.2)

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Teatro e cinema fusi insieme grazie al sapiente lavoro di Polanski, che sfrutta il soggetto di David Ives ed i volti di Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric. Si fondono e si ribaltano, come i ruoli dei protagonisti che è difficile ridurre a due soltanto: ognuno infatti all'interno della trama stessa interpreta da prima un protagonista dell'opera teatrale e poi nuovamente abbiamo un ribaltamento dei ruoli. Un'ambiguità che spodesta le certezze e fa crescere la finzione il tutto raccontato con pochissimi strumenti a disposizione e nell'ambito di un unico e piccolo palcoscenico. Un lavoro psicologicamente pesante e dalle grandi ambizioni che si tramutano in aspettative da parte dello spettatore. Chiuso all'interno del teatro , non resterà deluso osservando attentamente le performance che si intrecciano e si scambiano i ruoli a più riprese in un crescendo dal vago potenziale erotico.

lunedì 12 ottobre 2020

Boston - Caccia All'Uomo (2016)

 

Regia: Peter Berg

Anno: 2016

Titolo originale: Patriots Day

Voto e recensione: 5/10

Pagina di IMDB (7.4)

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Non vado matto per i film basati in maniera troppo convinta su fatti realmente accaduti, specialmente se riguardano fatti di cronaca recenti, o come in questo caso, attentati terroristici. Nello specifico siamo a Boston nel 2013 quando fu presa di mira la Maratona più antica degli Stati Uniti. C'è da dire però che si tratta di un gran bel film e che la regia attenta riesce ad emozionare senza strafare: quasi tutti i personaggi principali (ad eccezione di quello interpretato da Mark Wahlberg) sono realmente esistiti e si fa leva sul patriottismo come sentimento buono e di unione tra le genti, senza sporcare questo sentimento di inutili connotati negativi. Fin dal prologo abbiamo una sorta di presentazione della vera protagonista assoluta: la città di Boston ed i suoi abitanti. Perchè è proprio lì che si tende puntare. Peter Berg inoltre riesce a dosare le scene in cui ci sono forti dialoghi, quelle più emozionanti, quelle più votate alla ricostruzione dei fatti ed infine anche quelle maggiormente dedicate all'azione. Peccato che a esempio quella relativa alla sparatoria al SUV sia troppo lunga ed elaborata, ma non sciupa certo la pellicola, anzi riesce a darle un po' di ritmo che non guasta in quello che non è un documentario emozionale, ma ha le basi del thriller ad effetto.