Artista: King Diamond
Anno: 1987
Tracce: 9
Formato: CD
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Con i King Diamond ho fatto un errore di valutazione iniziale abbastanza comprensibile: credevo fossero un gruppo come tanti altri, e invece King Diamond è prima di tutto una persona, il danese Kim Bendix Petersen, che ha preso questo nome d'arte e ha costruito intorno a sé una band. Non un'entità collettiva alla pari, ma un progetto con un autore preciso al centro. Chiarito questo, Abigail è arrivato nella mia collezione per una serie di motivi convergenti: è puramente anni Ottanta, è un concept album con una storia unica e misteriosa, e arriva dal nord Europa, il che per me già diceva qualcosa di diverso rispetto alla solita scena anglo-americana. In più mi sembrava vicino ai Blind Guardian, quella voglia di raccontare qualcosa attraverso la musica piuttosto che limitarsi a suonare.
King Diamond proveniva dai Mercyful Fate, band culto del black metal melodico degli anni Ottanta, e con il progetto solista si era spostato verso qualcosa di più narrativo e meno esoterico: heavy metal gotico con un'attenzione alle atmosfere horror che all'epoca non aveva molti precedenti nel genere. La band che lo accompagna su Abigail include il chitarrista Andy LaRocque, probabilmente il musicista più importante della formazione, con uno stile tecnico e melodico che tiene tutto in piedi anche nei passaggi più elaborati.
La storia al centro del disco è quella che mi aveva incuriosito. Una giovane coppia, Miriam e Jonathan, eredita una misteriosa villa di campagna appartenente agli antenati di Jonathan. Sessantotto anni prima, il conte LaFey aveva ucciso la moglie incinta buttandola giù dalle scale, per punirla di un'infedeltà, e il feto era nato morto il settimo giorno del settimo mese del 1777. Tutto ruota intorno al numero sette e ai suoi risvolti esoterici.E sta cosa mi aveva già preso con Seventh Son Of Seventh Son degli Iron Maiden. Lo spirito di Abigail, la bambina mai nata, si è reincarnato nel corpo di Miriam, e Jonathan viene avvertito da un fantasma che deve uccidere la moglie per fermare il ritorno del male. Come finisce, lo lascio scoprire a chi non ha ancora ascoltato il disco: non è il tipo di storia che si racconta fino in fondo. E comunque sono canzoni, non un racconto facile da leggere in italiano.
Musicalmente il disco è heavy metal classico con venature gotiche e qualche influenza black metal nelle atmosfere più oscure, mai nel suono estremo. Funeral apre con una cerimonia funebre lugubre che stabilisce immediatamente il tono. Arrival e A Mansion in Darkness costruiscono la tensione narrativa brano dopo brano, come capitoli di un libro. The 7th Day of July 1777 è il pezzo più intenso, con la voce di King Diamond nel suo falsetto più acuto e teatrale che racconta l'omicidio originale. The Family Ghost e The Possession portano avanti la storia verso il finale. La voce di King Diamond merita un discorso a parte: un falsetto estremo che o si digerisce subito o non si digerisce mai, costruito su influenze che vanno da Arthur Brown a Mercyful Fate, capace di passare da toni quasi sussurrati a picchi acutissimi in pochi secondi.
La somiglianza con i Blind Guardian c'era, almeno nel senso del progetto: raccontare una storia attraverso un album intero, con una coerenza narrativa che va oltre la semplice sequenza di canzoni. La direzione musicale è diversa, più oscura e meno epica, ma quella voglia di costruire qualcosa che si possa seguire come una narrazione è la stessa. AllMusic lo ha definito il capolavoro solista di King Diamond e uno dei migliori concept album della storia del metal. Non avevo motivi per non crederci, e dopo averlo ascoltato devo dire che avevano ragione.
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