martedì 6 ottobre 2026

Pink Floyd - The Wall

 

Artista: Pink Floyd
Anno: 1979
Tracce: 26
Formato: doppio CD 
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Con i Pink Floyd mi ero già dichiarato: sono uno di quei nomi che tutti credono di conoscere, mentre in realtà la maggior parte conosce due o tre brani e si ferma lì. Io ho cercato di andare oltre, partendo da Atom Heart Mother e passando per Meddle. Prima o poi però il momento di The Wall doveva arrivare. Ed è arrivato.

Su questo disco è già stato detto tutto, da chiunque, in qualsiasi lingua e con qualsiasi approccio critico. Musicologi, appassionati, giornalisti, ex fidanzate col cappotto nero e l'eyeliner: tutti hanno avuto qualcosa da dire su The Wall. Per questo ho deciso di lasciare la parola a VIKI, che in quanto ad archivio enciclopedico mi batte senza discussioni, e di limitarmi a raccontare cosa mi ha lasciato addosso questo disco.

Intanto, i fatti. The Wall esce il 30 novembre 1979, undicesimo album dei Pink Floyd, doppio disco di 26 brani, oltre 24 milioni di copie vendute nel mondo. La genesi è caotica quasi quanto il contenuto: la band è in crisi finanziaria (avevano affidato i soldi a un manager che li aveva investiti male, perdendone l'83%), i rapporti interni sono logorati, e Roger Waters è stanco, esaurito, ai limiti della paranoia. L'idea nasce durante il tour In the Flesh del 1977, quando Waters sputa addosso a un fan invasivo durante un concerto e si rende conto di quanto stia diventando distante dal pubblico. Vuole costruire un muro tra sé e il mondo. Letteralmente. Il produttore Bob Ezrin, chiamato a dare forma all'idea, passa una notte insonne a scrivere un manoscritto di quaranta pagine che diventa la sceneggiatura base del disco. La band si trasferisce in Francia per questioni fiscali e registra tra Londra e Parigi tra il dicembre 1978 e il novembre 1979.

Il disco racconta la storia di Pink, alter ego di Waters costruito anche su elementi di Syd Barrett, il fondatore della band perso nella follia anni prima. Pink è una rockstar che ha eretto un muro intorno a sé mattone dopo mattone, partendo dalla morte del padre in guerra (Another Brick in the Wall, Part 1), passando per la madre iperprotettiva, gli insegnanti oppressivi (Part 2, quella con i bambini in coro che tutti conoscono, bandita in Sudafrica e Corea del Nord per il messaggio antiautoritario), il matrimonio che si sgretola, il rapporto malato col pubblico. Alla fine Pink, trasformatosi in una specie di gerarca fascista, viene messo sotto processo da se stesso in The Trial, e il muro viene abbattuto.

Quello che funziona è l'architettura complessiva, la coerenza narrativa di un'ora e venti di musica che non perde mai il filo. Comfortably Numb è probabilmente il brano più riuscito del disco: quell'intro di chitarra di David Gilmour, uno degli assoli più famosi della storia del rock, costruisce un'atmosfera di dissociazione perfetta, e la tensione tra la voce di Waters nel verso e quella di Gilmour nel ritornello racconta da sola la distanza tra Pink e il mondo. Hey You è malinconica e potente. Run Like Hell è il momento più ritmato e quasi danzabile, con quell'eco di chitarra che entra direttamente nel cervello. Outside the Wall chiude il disco con una semplicità quasi commovente, mezza voce e qualche accordo, come se tutto il rumore precedente fosse servito solo per arrivare lì.

Non è il mio disco preferito dei Pink Floyd, perché la paranoia di Waters nella seconda parte mette a dura prova l'ascolto, e certi momenti sanno di esercizio stilistico più che di emozione vera. Ma è uno di quegli oggetti culturali che bisogna conoscere, non per moda, non per completezza, ma perché capire The Wall significa capire qualcosa di importante su cosa possa diventare un essere umano quando costruisce abbastanza muri intorno a sé. Waters lo sapeva bene. Lo aveva vissuto sulla propria pelle. E si sente.

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