Oggi pomeriggio sono andato a Flashback 2026, il festival dedicato al retrocomputing e al retrogaming che si è svolto a Follonica. E devo dire che è stato davvero un bel tuffo nel passato, di quelli capaci di risvegliare una quantità imbarazzante di ricordi.
L'idea alla base dell'evento è semplice ma decisamente efficace: prendere tutta quella tecnologia che oggi consideriamo preistoria e rimetterla a disposizione del pubblico, non soltanto da guardare dentro una teca ma, soprattutto, da usare. Computer, console, cabinati arcade, simulatori, videogiochi e una quantità di oggetti che appartengono a un'epoca nella quale la tecnologia aveva ancora qualcosa di fisico, riconoscibile e quasi affettuoso.
L'esposizione, organizzata in collaborazione con il Classic Devices Club di Grosseto e Blue Wave, attraversava diversi decenni, dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta. C'erano computer storici, console, cabinati arcade originali e simulatori di Formula 1. E la cosa più divertente era proprio poterci mettere le mani sopra: accendere una macchina, prendere un joystick, sedersi davanti a un vecchio monitor e giocare davvero, invece di limitarsi a osservare un pezzo di archeologia informatica.
Per uno cresciuto tra computer, console e videogiochi degli anni Ottanta e Novanta, è inevitabile lasciarsi prendere dalla nostalgia. Alcuni oggetti li riconosci immediatamente, altri magari non li hai mai posseduti ma appartengono comunque a un immaginario che conosci benissimo. E poi ci sono quei momenti nei quali basta vedere una schermata, sentire un particolare suono o riconoscere un vecchio joystick per ritrovarsi improvvisamente vent'anni più giovani.
La parte dedicata ai videogiochi era probabilmente quella più immediata, con una vera sala giochi composta da cabinati arcade originali, oltre a tornei su computer, console e coin-op. Ma Flashback non era soltanto retrogaming: c'erano anche espositori e mercatini dedicati al retrocomputing e al collezionismo, oltre agli interventi di esperti e appassionati.
Mi è piaciuto soprattutto il fatto che non fosse una semplice mostra nostalgica del tipo "guardate com'erano brutti i computer di una volta". Al contrario, sembrava quasi una piccola macchina del tempo interattiva. La tecnologia del passato tornava a essere qualcosa con cui giocare, sperimentare e divertirsi.
E in effetti è curioso pensare a quanto sia cambiato il rapporto con la tecnologia. Oggi abbiamo smartphone infinitamente più potenti dei computer che un tempo occupavano un'intera scrivania, videogiochi con una grafica che sembra quasi cinema e connessioni che permettono di avere praticamente qualsiasi informazione in pochi secondi. Eppure davanti a un vecchio cabinato arcade, con quel joystick enorme e quei pulsanti colorati, la tentazione di giocare una partita rimane intatta.
Flashback 2026 mi ha fatto quindi soprattutto questo effetto: non tanto ricordare quanto fossero primitive quelle macchine, ma ricordare quanto fossero divertenti.
E forse è proprio questo il senso del retrogaming. Non necessariamente sostenere che il passato fosse migliore, perché non lo era in tutto e per tutto, ma recuperare una parte di quella tecnologia quando era ancora un'esperienza concreta, fatta di monitor, cassette, floppy disk, cartucce, joystick, rumori meccanici e schermate che oggi sembrano quasi appartenere a un'altra civiltà.
Un pomeriggio davvero piacevole. E, lo ammetto, uscendo da Flashback mi è venuta anche una certa voglia di rispolverare qualche vecchio videogioco. Ed ho sfoggiato la mia maglietta della Atari, che in quel posto tutti sanno riconoscere. VERdetto: un festival piccolo ma capace di trasformarsi in una macchina del tempo. Se avete qualche ricordo legato ai computer e ai videogiochi degli anni '80 e '90, qui rischiate seriamente di passare un paio d'ore con il sorriso stampato in faccia. Potete andare anche domani 4 ottobre, l'ingresso è gratuito.
Album fotografico Flashback 2026

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