Colpevole vostro onore. Con un ritardo di qualche secolo, ho finalmente visto Harry ti presento Sally. Prima che qualcuno mi lanci addosso una forma di pastrami, preciso a mia discolpa che il film lo conoscevo eccome, senza averlo mai visto davvero. Ne avevo sentito parlare mille volte e soprattutto conoscevo la scena, perché quella di Meg Ryan che simula l'orgasmo al ristorante è talmente epica da essere entrata nel patrimonio genetico di tutti, anche di chi non ha mai acceso un film di Rob Reiner in vita sua.
Reiner poi non è certo un regista che mi è estraneo, anzi. Ho amato molto altre sue opere, in particolare le trasposizioni di King. Misery mi ha tenuto incollato alla sedia come pochi thriller sanno fare, ma soprattutto Stand by Me, che per me è su un altro piano. Parla di ragazzini, di amicizia, di un'estate che finisce e di quella malinconia che ti resta addosso per giorni. Ecco, quando vedi che dietro a un film del genere c'è la stessa persona che ha diretto una commedia sentimentale, resti un po' spiazzato, ma in senso buono, perché capisci che il mestiere ce l'aveva davvero e che sapeva muoversi su registri molto diversi tra loro.
Così, quando mi sono deciso a recuperarlo, un po' mi sentivo come uno che va a visitare il Colosseo dopo averlo visto su cartoline, magliette e calamite del frigo per quarant'anni. Sai già com'è fatto, sai già qual è il pezzo forte, ti resta solo da capire se dal vivo ti emoziona o no.
Dirò la verità, e la dico sapendo di tirarmi addosso qualche sguardo storto: a me le commedie romantiche annoiano. Non è una posizione ideologica, non c'è nessuna crociata dietro, semplicemente non riesco a farci niente. Se poi la commedia romantica è anche leggera, leggera davvero, di quelle che scivolano via senza lasciare traccia, io comincio a guardare l'orologio dopo venti minuti. Harry ti presento Sally dura appena 95 minuti, eppure mi sono accorto di averlo fatto più di una volta.
Detto questo, sarebbe ingiusto e anche un po' stupido far finta che sia un brutto film, perché non lo è affatto. La sceneggiatura è di Nora Ephron, e i dialoghi sono scritti bene, con quel ritmo da botta e risposta che fa sembrare vera anche la conversazione più improbabile. Billy Crystal e Meg Ryan funzionano, e funzionano soprattutto insieme, con quella chimica da due che si punzecchiano senza smettere mai. Nel cast c'è anche Carrie Fisher, che ho riconosciuto con un certo piacere, essendo cresciuto con ben altre galassie. Quindi sì, il film è fatto con mestiere, con intelligenza e con una leggerezza che evidentemente è tutta voluta. La scena del ristorante, quella famosa, è girata al Katz's Delicatessen di New York, che a quanto pare ancora oggi ha un cartello appeso sopra il tavolo dove i due si sono seduti.
Il problema, ovviamente, è mio. Ho visto un film che parla di due persone che per dodici anni si girano intorno chiedendosi se un uomo e una donna possano essere solo amici, e io mi sono ritrovato a pensare ad altro, a come sarebbe stato meglio guardare qualcosa di diverso. Questo non toglie nulla al film, ma dice parecchio sui miei gusti.
Insomma, ho rimediato, ho pagato il mio debito con la cultura popolare e posso finalmente dire di aver visto Harry ti presento Sally. Mi è piaciuto abbastanza da capire perché è rimasto nella storia, e non abbastanza da volerlo rivedere. Se amate il genere probabilmente lo adorerete ancora di più, se siete come me lo guarderete con rispetto, un certo divertimento e un orecchio già puntato sulla prossima cosa da recuperare.
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