Artista: Baroness
Anno: 2009
Tracce: 12
Formato: CD
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Il chitarrista e vocalist John Baizley è una figura insolita nel metal: oltre a suonare e cantare, disegna tutte le copertine della band (la dea-terra sulla copertina di Blue Record, una figura femminile che fonde anatomia umana e natura, è opera sua) ed è considerato uno dei migliori graphic artist del panorama metal contemporaneo. Non è un dettaglio marginale, perché quella cura visiva si riflette nel modo in cui la band costruisce la musica: con attenzione all'estetica, ai dettagli, agli spazi tra le note tanto quanto alle note stesse.
Il suono è un mix di progressive metal, sludge e hard rock degli anni Settanta che non si lascia facilmente categorizzare. Rispetto al Red Album precedente, qui i Baroness si allontanano ulteriormente dalle facili comparazioni con i Mastodon (un accostamento frequente, non sempre giustificato) e trovano una voce più personale: riff pesanti ma mai ottusi, con assoli che ricordano i migliori Thin Lizzy per senso melodico, e una capacità di passare dal fragile all'esplosivo senza preavviso che è il loro marchio di fabbrica. Steel That Sleeps the Eye, traccia acustica quasi folk, sfocia direttamente in Swollen and Halo, una delle prove progressive più convincenti del disco. A Horse Called Golgotha è il singolo più rappresentativo, con un video che ne fece uscire il nome dai circuiti strettamente metal. O'Appalachia è il momento più diretto e immediato, due minuti di attacco metal puro.
Perché averlo ed ascoltarlo, anche se non è il tuo genere di elezione? Perché è uno di quei dischi che dimostrano quanto il metal del primo decennio degli anni Duemila avesse ancora cose interessanti da dire, in direzioni diverse da quelle consuete. E perché una copertina così bella merita di stare su uno scaffale.

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