giovedì 22 ottobre 2026

Senso (1954)

 

Regia: Luchino Visconti
Anno: 1954
Titolo originale: Senso 
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
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Lo dico subito con onestà, il film storico, romantico e in costume non è proprio il mio genere. Se ne parlo comunque è perché volevo recuperare un pezzo importante del nostro cinema che mi è stato suggerito, e armato di Santa Pazienza ho guardato Senso di Luchino Visconti fino in fondo. Il film è del 1954, tratto da una novella di Camillo Boito della fine dell'Ottocento (che non ho letto, ma so che qui è stata ampliata). Il cast è guidato da Alida Valli e Farley Granger, con Massimo Girotti a completare il terzetto principale.

La storia è ambientata a Venezia nel 1866, in piena occupazione austriaca e mentre l'Italia si prepara alla guerra. Tutto comincia a teatro, durante una rappresentazione del Trovatore di Verdi che si trasforma in una manifestazione contro gli austriaci. Da lì nasce la passione tra la contessa Livia Serpieri e un giovane tenente austriaco, Franz Mahler, un amore che la porta a rischiare famiglia, posizione sociale e patrimonio per un uomo che dall'altra parte della barricata sta con il nemico e soprattutto pensa a se stesso. Ve lo dico così per non rovinarvi il resto, perché la parte che viene dopo conviene vederla con i propri occhi.

Dal punto di vista scenografico e della ricostruzione degli ambienti, considerando appunto che è stato girato nel 1954, devo dire che mi trovo d'accordo: è monumentale e preciso. Interni, costumi, palazzi e luci sono curati in un modo che ancora oggi lascia a bocca aperta, con il Technicolor a dare un colore pieno e ricco a ogni inquadratura. Se c'è una cosa che ho apprezzato senza riserve, è questa. Perfino io, che non sono un fan del genere, ogni tanto mi fermavo a guardare lo sfondo più che i personaggi principali, accerchiati anche da un numero incredibile di comparse.  Il tema del tradimento, che è un argomento sostanzioso, non si limita al piano amoroso. Il tradimento di Livia è verso il marito, certo, ma anche verso i propri ideali e verso la causa patriottica, e il film sembra voler dire che la fedeltà e la lealtà sono cose che si rompono su più livelli insieme. Quindi non solo una storia di passione, ma qualcosa di più morale e generale, che dà un po' di sostanza a quello che altrimenti sarebbe un melodramma in costume.

Poi mi sono cercato qualche informazione extra su Wikipedia e ho scoperto che il film ha subito una forte censura e molti tagli. Per me è una cosa abbastanza inspiegabile per un film di questo genere, che a prima vista sembra solo una storia d'amore ottocentesca. Da quello che ho letto in giro, però, a dare fastidio sarebbe stato il modo in cui venivano mostrati i soldati italiani, non proprio da eroi, e addirittura il finale originale è stato rigirato su richiesta dei censori. Insomma, anche una storia in costume negli anni cinquanta poteva toccare nervi scoperti, e questa curiosità da sola mi ha fatto guardare il film con altri occhi.

 Un film lungo e solenne, da guardare con calma, e che per chi ama il cinema italiano classico è sicuramente un titolo da conoscere.

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