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giovedì 22 febbraio 2024

Misery Non Deve Morire (1990)

 
Regia: Rob Reiner 
Anno: 1990
Titolo originale: Misery
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.8)
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Di Misery guardai prima il film, e successivamente lessi il libro. Dopo un po', non essendo stato un appassionato di King fin dall'inizio. Però questa visione fu importante per me, per capire meglio lo scrittore che poi ho avuto davanti per molti anni. Perchè il "maestro del brivido" lo immaginavo impegnato "soltanto" in lavori con la componente fantastica molto alta: mostri, vampiri, lupi mannari... Per me l'horror era una cosa di questo tipo da piccolo. Non potevo immaginare che un'infermiera con le comunissime sembianze di Kathy Bates (perdo tempo a dire che è stratosferica giusto per accodarmi alle già migliaia note positive scritte su di lei) potesse incutere timore e paura. Nel film in questione tutto è messo in risalto, dal suo volto placido che cambia espressione improvvisamente colto da una furia malata, a quello del protagonista allettato (James Caan) ed inerme, al ritmo serrato che crea un pathos, altrimenti poco arrivabile anche leggendo le pagine del libro. Una pellicola più che riuscita sotto ogni aspetto, che risulta piacevole e disincantata anche a distanza di anni. Misery, non muore proprio mai.

martedì 17 novembre 2020

La Storia Fantastica (1987)

 

Regia: Rob Reiner

Anno: 1987

Titolo originale: The Princess Bride

Voto e recensione: 5/10

Pagina di IMDB (8.1)

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Uno di quei titoli fantastici (un poco fantasy) che chi è cresciuto negli anni ottanta non può dimenticare. Anche soltanto per l’assonanza tutta italiana con il migliore La Storia Infinita, almeno per i miei gusti. Già, perché anche se non sarebbe corretto assimilare o confrontare i due film, a me il genere di per sé non ha mai entusiasmato, appunto se non in rare occasione. Questo lo ho sempre considerato, anche da piccolo, un prodotto minore che cavalcava l’onda del fantasy. In realtà non è esattamente così, ma la storia fiabesca e favolosa con punte di comicità e commedia resta rivolta a piccoli  famiglie, oggi più che ieri. Perché diciamolo chiaramente: è davvero invecchiato male nonostante non presenti alcun effetti speciale ed i costumi così come la fotografia e le scenografie non siano affatto da buttare. Piuttosto è invece il soggetto ed i personaggi ad essere nati già vecchi e scontati: la principessa da salvare, il marrano (in questo caso il principe) ed l’eroe bello e spavaldo, coadiuvato dagli amici nemici un po’ strampalati (tra cui Andrè The Giant, che i più nostalgici ricorderanno con affetto). Comunque per un pubblico giovane dell’epoca ci sono numerosi avvenimenti che risultano essere avvincenti ed intriganti, magari anche divertenti in alcune occasioni, e la cosa più positiva è il ritmo ben mixato che non rende la trama stucchevole o soporifera.

mercoledì 27 giugno 2012

Stand By Me - Ricordo Di Un'Estate (1986)


Regia: Rob Reiner
Anno: 1986
Titolo originale: Stand By Me
Voto: 8/10
Pagina di IMDB
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E' da paura. E non c'entra davvero niente il fatto di essere basato su The Body, un racconto di Stephen King. Forse ha ragione chi dice che sono attratto da quelle storie dove riaffiorano i ricordi adolescenziali ed i protagonisti vivono una piccola grande avventura, ma è un dato di fatto che Stand By Me, in tutta la sua semplicità è un capolavoro di armonia e sostanza. Malinconico ed adulto il ricordo dell'infanzia ci accompagna per tutta la durata della pellicola, riuscendo a farci immedesimare in situazioni anche lontane ed improbabili. La sua forza è il non avere età, perchè tutti siamo stati dodicenni, anche se nessuno lo è stato in quella atipica Castle Rock situata in Oregon. Tutti noi siamo stati Gordie, Chris, Teddy o Vern. O li abbiamo conosciuti, ci abbiamo giocato, ci abbiamo scherzato, li abbiamo ignorati e li abbiamo persi di vista. Reiner, con il soggetto di King, riesce a rendere immensa una comune storia adolescenziale, di quelle che sono all'ordine del giorno, che non hanno niente di spettacolare se non il fatto di essere genuine. Le emozioni che sprigiona sono tante e restano marchiate a fuoco per diverso tempo. Tutto questo grazie alla mano esperta della regia che sapientemente non abbandona niente al caso, riesce a sfruttare e cogliere ogni piccolo particolare renderlo importante. Sa fungere da cassa di risonanza ampliando un dettaglio banale e trasformandolo in un gioiello emotivo. Dobbiamo dare merito di questo anche allo straordinario cast che compone l'orchestra di volti giovani e giovanissimi. Per il 1986 avevamo molte eterne promesse, alcune purtroppo non mantenute, ma di certo essenziali per la riuscita di questo film. Will Wheaton (Star Trek e The Big Bang Theory), River Phenix (Exploers e Indiana Jones e l'ultima crociata), Corey Feldman (I Goonies, Gremlins, Venerdì 13, Ragazzi Perduti), Jerry O'Connell (Il mio amico Ultraman) e Kiefer Sutherland (l'unico che possiamo dire aver sfondato) hanno tutti un'accuratezza espressiva degna dei migliori caratteristi del cinema. Sia nelle scene di forte adrenalina che in quelle di impatto emotivo riescono sempre a gestire la situazione al meglio. Ogni personaggio è ben curato dal punto di vista psicologico e riesce a non sovrastare gli altri: la giusta dose di tutti i protagonisti rendono l'avventura deliziosamente corale. Alcuni dialoghi dalle sembianze adolescenziali si rivelano profondi e sono portati avanti con maestria nelle situazioni più disparate. Se da una parte lasciano spazio alla spensieratezza giovanile, dall'altra inseriscono numerosi punti interrogativi sul futuro ed altri esclamativi su temi non sempre facili da affrontare. Disincantati e disillusi i ragazzi crescono e questa è l'estate che li porta ad essere uomini, forse senza neanche che loro stessi se ne accorgano. Ognuno a modo suo cresce, si spoglia dei propri timori e delle proprie vergogne, riesce a fare affidamento sul gruppo e su sè stesso.
Grazie, Reiner, grazie King, uno dei migliori prodotti drammatici che possiamo avere ed apprezzare.